Saggistica
Storia romana. Testo greco a fronte. Volume Vol. 1
Cassio Dione
Libro: Libro in brossura
editore: Rizzoli
anno edizione: 2025
pagine: 784
Opera monumentale, la "Storia romana" di Cassio Dione costituisce un unicum nel panorama della storiografia antica. Esortato dalla profonda conoscenza del potere e degli uomini che lo esercitavano, Cassio Dione concepisce la propria narrazione come uno studio delle grandi personalità che hanno plasmato la gloria di Roma. In questo volume sono presentati i libri XXXVI-XL, i primi cinque pervenutici quasi integralmente, attraversati da conquiste territoriali, lotte di potere e ambizioni dei protagonisti della tarda repubblica. Grazie al nuovo apparato introduttivo e di note al testo possiamo rileggere eventi tra i più celebri della storia di Roma: dai successi di Pompeo contro i pirati e sullo scenario orientale alla congiura di Catilina, dal consolato di Cesare alle guerre galliche, dalla fine del I Triumvirato allo scoppio della guerra civile tra Cesare e Pompeo. Riviviamo in queste pagine momenti e ragioni del declino della repubblica, con uno sguardo alla storia e ai suoi protagonisti sotto una nuova, a volte sorprendente, angolazione, quella di colui che crede che la grandezza di Roma, nonostante le crisi, non avrebbe trovato fine.
Pensieri e altri scritti
Marco Aurelio
Libro: Libro in brossura
editore: UTET
anno edizione: 2025
pagine: 820
«Devi essere simile al promontorio, contro il quale i flutti si infrangono incessantemente: esso rimane immobile, e intorno a lui viene a placarsi il ribollire delle acque», scrive l’imperatore Marco Aurelio ormai alla soglia della vecchiaia, mentre si trova in Asia Minore con il suo esercito. Annoverato tra i “cinque buoni imperatori” dal celebre storico Edward Gibbon, Marco Aurelio è stato una specie di anomalia: uomo timido e pacato, dotato di grande saggezza, sale sul trono di Roma nel momento più bellicoso e instabile della sua storia. Sin da giovane mostra uno spiccato interesse per la retorica, interesse di cui si accorge presto Cornelio Frontone, cultore dell’eloquenza e principe del Foro, che per il nuovo Cesare assume le vesti di tutore e maestro di vita. Ma per governare un mondo in continuo cambiamento senza lasciarsi travolgere non basta la retorica: Marco Aurelio sceglie di percorrere la via della filosofia e dello stoicismo, abbracciando dunque la ricerca della sapienza e la pratica della virtù. In questo apprendistato esistenziale, la scrittura diventa per lui una nave robusta con cui solcare il mare in tempesta. Nelle pagine dei Pensieri Marco Aurelio dialoga con se stesso, riflette sulla natura umana, sul cosmo, sull’esigenza di coniugare essere e agire, perché la filosofia non si risolve in teorie astratte, ma funge da guida per vivere ogni giorno secondo virtù. Per questo motivo i Pensieri costituiscono un’opera difficilmente ascrivibile a un unico genere: breviario filosofico, raccolta di aforismi, intimo diario di un imperatore che non ha mai dimenticato di essere innanzitutto un uomo. Oltre all’opera più celebre dell’imperatore filosofo e a vari documenti della sua attività legislativa, questo volume raccoglie anche il fitto carteggio con l’affezionato precettore Frontone: sono lettere da cui emerge la figura di un giovane affettuoso e sensibile, già amante degli studi e della vita appartata ma non indifferente ai divertimenti della vita di corte, ancora insicuro ma determinato a realizzare in autonomia il proprio progetto intellettuale e politico. Questo volume restituisce così le complessità caratteriali di un sovrano illuminato dei più memorabili e la sua ricca eredità storica e culturale, tra filosofia e impegno civile.
Libri contro sigarette
George Orwell
Libro: Libro in brossura
editore: Wudz Edizioni
anno edizione: 2025
pagine: 144
Non vi sono al mondo creature più strane degli amanti dei libri. I lettori li scrutano tra gli scaffali con occhiate lupesche e sornione; li maneggiano come sibille, fanno orecchie alle pagine, sottolineano tutto. I librai, nascosti dietro il loro bancone, vigilano su di loro come i guardiani di un tempio. I recensori li santificano o li gettano nel rogo. I professori li declamano con fare religioso. Gli incauti li usano per mettere in equilibrio il tavolo della cucina. Il mondo dei libri, e dunque della letteratura, è un grande circo di vizi, manie, abbandoni estatici, dispute e delusioni. Ma è anche molto altro: le ossessioni della letteratura sono sempre sintomo di malattie ben più luminose: slancio politico, autocoscienza, memoria, desiderio di mondi sconosciuti, più giusti, più equi. George Orwell, genio multiforme e amante dei libri in tutte le possibili incarnazioni, affida a queste pagine le sue riflessioni di giovane libraio scoraggiato, di critico letterario disilluso e di uomo adulto segnato da un’infanzia dominata da lotte di classe e un’educazione crudele. Tra le parole di questi saggi – tra lettori smarriti, propagande inefficaci, e figure opache di un’epoca non così lontana – si cela un invito necessario: rimettere in discussione il modo in cui guardiamo il mondo.
A occhi aperti. Saggi, discorsi, scritti vari
Ingeborg Bachmann
Libro: Libro in brossura
editore: Adelphi
anno edizione: 2025
pagine: 275
Chi abbia letto anche solo una pagina, o una poesia, di Ingeborg Bachmann non può che essere rimasto colpito dalla sua audacia nell’affrontare la violenza e il dolore – giacché a farci aprire gli occhi è proprio «quello stato lucido e straziante in cui il dolore diventa fecondo» – e nell’assecondare con tenacia la tensione che ci spinge «verso l’assoluto, l’impossibile, l’irraggiungibile». Ne avrà ora conferma negli scritti qui radunati: che ci parli degli autori che venerava (Musil, Kafka, Plath, Bernhard), di Roma che le ha insegnato «ad andare d’accordo con gli altri», di Maria Callas, del Tractatus di Wittgenstein o del destino della poesia, Bachmann non viene mai meno al compito che si è assegnata: fare della letteratura uno strumento di conoscenza – al punto da incarnarla dolorosamente: «io esisto soltanto quando scrivo, quando non scrivo non sono niente» –, incoraggiare alla verità e pretenderla da sé. Solo così sarà possibile annientare le frasi fatte e conquistare «l’unico, l’irripetibile»: quelle parole cristalline che affiorano di quando in quando in una pagina di prosa o di poesia. Una postura ardita, inflessibile, di cui troviamo la più precisa definizione nel ritratto di Gombrowicz che è anche un ritratto di se stessa: «se devo pensare a qualcuno che abbia un cuore, mi verrà sempre in mente G. ... era una persona che apertamente incuteva timore; non lo è mai stato per me, perché io non voglio che l’orgoglio e un certo modo di atteggiarsi scompaiano dal mondo».
Inchiostro invisibile
Javier F. Peña
Libro: Libro in brossura
editore: Mondadori
anno edizione: 2025
pagine: 252
Le storie ci definiscono, ci abitano, ci uniscono. E in questo libro diventano le mappe di un viaggio attraverso la letteratura e la memoria che l'autore intraprende al fianco del padre, mentre lo accompagna negli ultimi giorni di vita, in una stanza d'ospedale. Perché «quando qualcuno sta per morire non gli parli di Dio o della morte o della scienza o dell'aldilà, gli racconti storie per farlo sorridere». Le storie che orbitano intorno a loro sono storie di famiglia, ma soprattutto quelle dei libri che hanno letto e amato. Storie condivise che costituiscono un legame fortissimo tra padre e figlio. Visita dopo visita, al dolore si affianca così una sorta di felicità inattesa, tanto più sorprendente perché si accompagna alla scoperta e allo svelamento di un'identità condivisa: «quello su cui eravamo d'accordo è che la vita è fatta di storie, che erano il nostro gioco preferito». In quella dolorosa cerimonia di commiato, ogni autore diventa una voce, ogni aneddoto una chiave per accedere a emozioni profonde, ogni testo un passo in più nel territorio incerto della fragilità, dell'amore, o forse della vita, moltiplicata infinite volte, di chi affida alle pagine la propria storia. I lettori non faticheranno a riconoscersi nella voce di Peña, che risuonerà ricca di suggestioni, scoperte e riscoperte: da Kafka a Pessoa, da Woolf a Auster, da Mann a Dickinson, senza trascurare il cinema e le canzoni. E mentre Peña celebra il potere consolatorio della letteratura, ci invita a leggere tra le righe e a scoprire l'inchiostro invisibile che lega le parole alla vita.
Maschi e licheni
Alexandre Vialatte
Libro: Libro in brossura
editore: Prehistorica Editore
anno edizione: 2025
pagine: 96
Una collana per bibliofili, dal gusto squisitamente vintage. Alexandre Vialatte (1901 -1971) esprime tutta la sua cifra stilistica nei sui scritti brevi: Le cronache, pubblicandone più di 900 sul giornale dell’Alvernia “La Montagne”. Prehistorica le pubblica tutte raccogliendole in questi deliziosi fascicoletti, che ne contengono 12 ciascuno. Partendo sempre da un fatto di attualità- una pubblicità, un film, una notizia curiosa - Vialatte ci delizia con il suo stile ironico, densamente incongruo e la sua vena magica, finemente surrealista.
De amicitia-Sull'amicizia. Testo latino a fronte e note linguistiche
Marco Tullio Cicerone
Libro: Libro in brossura
editore: Demetra
anno edizione: 2025
pagine: 160
Un elogio dell'amicizia scritto da Cicerone negli anni della maturità e composto in forma di dialogo fra Gaio Lelio e i suoi generi Gaio Fannio Strabone e Quinto Mucio Scevola.
E sembra quasi vero. Storie, invenzioni e fantasticherie sui libri che ho comprato con i miei ultimi risparmi
Riccardo Pedicone
Libro: Libro rilegato
editore: Rizzoli
anno edizione: 2025
pagine: 228
«Ma, fedele ai miei vizi, più di una volta decisi di acquistare libri con gli ultimi risparmi che mi erano rimasti. Avere un libro riempiva ogni vuoto, l'ansia, la distanza tra me e i miei traguardi.» Da piccolino Riccardo sa già leggere, ma finge di sbagliare per far ridere sua madre. Poi con i primi soldi inizia a comprare libri, al posto del gelato, nei pomeriggi lenti di Pordenone, un po' perché leggere lo legittima a non studiare, un po' perché le librerie sono spesso vuote e lì trova uno spazio di pace. Così, nelle storie degli altri trova una scusa e una consolazione. E quando ci si infila dentro, legge la vita. Allinea la sua esperienza personale con il libro che ha in borsa, o in tasca. Tra le pagine gli si aprono cunicoli che percorre con l'entusiasmo di chi è pronto a rinnovare la propria realtà con personaggi, storie, invenzioni. E ci porta con lui. A origliare i discorsi di quattro giovani intenti a fare la rivoluzione, partendo dal "Mondo salvato dai ragazzini" di Elsa Morante. A seguire le vicende di una giovane veneziana e la scia appiccicosa e rivelatoria del suo stalker, con "L'occhio selvaggio" di Felice Cimatti. A scoprire la sorte dei folletti nascosti nel retro di una libreria, grazie alle "Piccole memorie" di José Saramago. E così via, libro dopo libro, l'autore inventa personaggi iconici che permettono a lui, e a noi, di capire che «vivere era leggere, e leggere non è mai stato tanto intenso e reale».
Torino magica
Vittorio Del Tufo
Libro: Libro in brossura
editore: BEAT
anno edizione: 2025
pagine: 368
Misteriosa. Simmetrica. Inafferrabile. Ma anche compassata, superba, ostinata. Nata all’incrocio di due fiumi e molte leggende, rebus di luce e tenebre, Torino ha sempre avuto un rapporto strettissimo con la sua dimensione magica. Come la danzatrice delle Mille e una notte, l’antica capitale sabauda si svela poco alla volta: un velo, poi un altro, un altro ancora. Fino all’ultimo velo, dietro il quale c’è il cuore magico della città. Diceva García Márquez che ogni uomo ha una vita pubblica, una vita privata e una vita segreta. Anche le città, come gli uomini, hanno una vita segreta, che è fatta di tracce, di voci, di storie, di memorie, di pietre e di ombre. Dal mistero del Graal alle suggestioni diaboliche, dai riti pagani ai personaggi delRisorgimento, dalle grotte alchemiche ai luoghi fantastici, dal culto della Sindone ai simboli occulti scolpiti nei monumenti, dai miti letterari alle grandi correnti esoteriche: questo, e tanto altro ancora, è Torino magica. Amata da registi come Dario Argento, che è riuscito, con i suoi occhi visionari, a penetrarne l’anima, e da scrittori come Fruttero & Lucentini, che ne hanno fatto uno scenario affascinante di delitti e indagini poliziesche, è una città che nasconde molto più di quanto non mostri. Una città malinconica, austera, fascinosa, inquietante, ambivalente: legata a un glorioso passato risorgimentale e all’immigrazione proveniente dal Sud; nostalgica e rivolta al passato eppure protesa verso la modernità. Una città, diceva Italo Calvino, che invita alla logica, e attraverso la logica apre la strada alla follia.
Una stanza tutta per sé
Virginia Woolf
Libro: Libro rilegato
editore: Newton Compton Editori
anno edizione: 2025
pagine: 128
Illustre capostipite dei manifesti femminili del Novecento europeo, e primo brillante intervento della Woolf sul tema «donne e scrittura» (allora oggetto di un dibattito oggi banalizzato più che superato),Una stanza tutta per sé è un piccolo trattato ironicamente immaginifico, personalissimo nella misura godibilmente tesa di toni e motivi (il conversational, le proiezioni letterarie, l'analisi sociale, la satira, la visione). Il leitmotiv della stanza, grembo e prigione dell'anima femminile, si allarga fino a comprendere tutti i luoghi della dimora umana: la natura, la cultura, la storia e infine la «realtà» stessa nella sua inquietante-esaltante molteplicità. Introduzione di Armanda Guiducci.
Scrivere dal vero. Manuale di giornalismo narrativo
Riccardo Staglianò
Libro: Libro in brossura
editore: Sellerio Editore Palermo
anno edizione: 2025
pagine: 408
«Si può insegnare a scrivere? Il dibattito è antico, antichissimo, ossificato ormai. È iniziato con la scrittura creativa, ovvero quella rivolta alle opere di finzione. In Nord America è stato definitivamente chiuso con una risposta affermativa. Anche in Italia le scuole abbondano e, a quanto pare, producono buoni fatturati, segno che senz'altro esiste un mercato ed evidentemente si ritiene che il prodotto abbia un valore. Ma se si può insegnare a sollecitare l'immaginazione a inventare personaggi e mondi interi, perché non si dovrebbe poter dare indicazioni su come amministrare lo stile sul terreno della non-fiction? Almeno bisognerebbe provarci. Invece non va così. Si dà il caso, infatti, che la scrittura sia l'unica materia che non insegnano nelle scuole italiane di giornalismo. E a me sembra un peccato non veniale, un torto da riparare». I modi, le tecniche, i dispositivi per rendere narrativa una scrittura giornalistica, attraverso i testi dei grandi scrittori che hanno abbattuto le barriere tra letteratura e giornalismo. Questo libro non è un elenco di regole. Dietro gli itinerari indicati da Riccardo Staglianò (storica firma del Venerdì di Repubblica, che ha insegnato all'Università di Roma Tre, alla Scuola di scrittura Belleville e alla Holden) tra le pagine di David Foster Wallace, Emmanuel Carrère, Joan Didion e altri, si rivelano le vie per disegnare i tratti di un personaggio, per rendere vivo un resoconto mettendo a fuoco i dettagli. E oltre ai brani dei maestri del giornalismo narrativo riportati nel libro, la stessa prosa vivace di Staglianò diventa un esempio di come coinvolgere il lettore, invogliandolo a ulteriori letture d'autore.
Perché l'Italiano? Storia di una metamorfosi
Jhumpa Lahiri
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2025
pagine: 240
Da quando Jhumpa Lahiri si è trasferita a Roma per imparare meglio l’italiano, nel 2012, la domanda «perché l’italiano?» le è stata rivolta con insistenza, e ancor di più dopo che in questa lingua ha cominciato anche a scrivere. «Per amore» è la prima risposta, la più istintiva ma non meno vera. E come ogni amore, questo ha finito per trasformarla. Da autrice è diventata anche traduttrice, dei propri testi e di quelli altrui. Una metamorfosi personale che infonde grande lucidità e sentimento alle sue riflessioni sulle lingue e su quella preziosa attività del pensiero che consente di passare dall’una all’altra, creando nuovi innesti e prospettive. Fin da bambina, da quando le è venuto il dubbio su quale lingua usare in un biglietto per la Festa della mamma – l’inglese imparato a scuola o il materno bengali? –, Jhumpa Lahiri si è posta problemi di traduzione. Così, quando ha affrontato il rischio di tradurre le proprie parole e quelle degli altri, ha sperimentato quella particolare forma di riconoscimento di sé che spesso chiamiamo destino. Ma il destino ha i suoi snodi, è un percorso fatto di incontri fortuiti, scelte e occasioni. In questo caso, è un avvincente percorso intellettuale, una ricerca senza fine il cui racconto conferisce un andamento narrativo a questa intensa raccolta di saggi sulla traduzione e l’autotraduzione. Nei tredici testi che compongono il libro, di cui quattro nati in italiano e nove in inglese, gli incontri sono fecondi e numerosi: in primis, quello con la lingua italiana, per amore della quale Jhumpa Lahiri ha scelto di vivere metà della sua vita a Roma, e da cui tutto ha avuto inizio; poi quello con i romanzi di Domenico Starnone che l’autrice ha tradotto in inglese (“Lacci”, “Scherzetto”, “Confidenza”), un’esperienza nuova ed emozionante; quello con le Lettere dal carcere di Antonio Gramsci, un potente antidoto al confinamento della pandemia; e infine l’incontro di una vita, in un’altra lingua ancora, quello con il grande poema ovidiano, il cui argomento diventa la metafora principale per interpretare il processo traduttivo. Su tutti questi temi Jhumpa Lahiri posa il suo sguardo acuto e appassionato, uno sguardo bifronte che a ogni pagina trasmette l’urgenza di coltivare il dialogo tra lingue per creare una letteratura e una società più aperte.

