Einaudi
L'impronta del lupo
Jo Nesbø
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 416
Una metropoli ferita dalla violenza. Un poliziotto ostinato in cerca di risposte, anche su sé stesso. E un killer che si muove come uno spettro tra le maglie dell’America di oggi. Minneapolis, 2016. Quando un mercante d’armi legato alle gang è vittima di un attentato, gli indizi sembrano puntare verso un suo vicino, Tomas Gomez, che però tutti descrivono come tranquillo e perbene. Eppure Tomas Gomez potrebbe essere il misterioso Lobo, un assassino prezzolato che negli anni Novanta aveva scosso il mondo della criminalità locale con la sua ferocia. Adesso sembra tornato, deciso a regolare vecchi conti in sospeso. Bob Oz è un detective con un passato doloroso e un problema con l’alcol e le donne, che compensa la mancanza di talento non arrendendosi mai. Il caso Gomez lo affascina, suo malgrado. E indagando, contro tutto e tutti, capisce che Lobo – “il lupo” – non è in cerca di vendetta, ma di giustizia.
Altrimondi. Lezioni dal passato per sopravvivere alla Storia
Federico Campagna
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 360
La fine del mondo è già avvenuta. Più volte. Ma qualcuno è sempre sopravvissuto. Quando la Storia decreta la fine di una civiltà e tutto ciò che era familiare si disintegra, resta una sola domanda: dove fuggire, se il futuro è ormai alle nostre spalle? Per millenni, i popoli del Mediterraneo hanno custodito una sapienza segreta su come attraversare le apocalissi. Hanno coltivato l’arte di emigrare nello spazio, nell’immaginazione, nel simbolo. Hanno imparato a disertare i mondi in rovina e a cercare luoghi in cui ricominciare. Federico Campagna ricostruisce l’epica di queste rotte invisibili, raccontando un’altra geografia del possibile. Per millenni i popoli del Mediterraneo hanno affrontato guerre, persecuzioni e catastrofi naturali: tante piccole apocalissi. Ma ogni volta che il loro mondo veniva distrutto, sapevano migrare verso un «altrove» dove vivere fosse di nuovo possibile. Si spostavano da costa a costa, come i migranti di oggi alla ricerca di un futuro migliore, ma soprattutto viaggiavano con l’immaginazione al di là dei confini tracciati dalla Storia. Osavano spingersi verso quel luogo invisibile dove non smettono mai di nascere nuove concezioni del mondo e della vita. Questo libro segue i loro viaggi, partendo dalle battaglie cosmiche con cui gli dèi e gli eroi mesopotamici ed egizi diedero avvio alla creazione dell’universo. Supera i confini orientali della Persia, lungo lo strano percorso tracciato dal personaggio di Alessandro Magno nelle storie dei cantori popolari. Attraversa i secoli tumultuosi della Tarda Antichità in compagnia di mistici e visionari, avventurandosi nel tempo dell’ascesa dell’Islam e delle crociate. Solca le onde che furono testimoni delle avventure di migliaia di corsari, pirati e schiavi nella prima Modernità, per poi approdare tra i sogni e le tragedie del XX secolo. E si conclude sulle coste del Mediterraneo dei giorni nostri, dove il resto di questa storia si sta ancora scrivendo.
Intermezzo. Ediz. italiana
Sally Rooney
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 432
A parte il fatto di essere fratelli, Peter e Ivan Koubek sembrano avere poco in comune. Peter è un avvocato di Dublino sui trent’anni, affermato, abile e apparentemente irreprensibile, ma, ora che gli è morto il padre, prende farmaci per dormire e si barcamena faticosamente fra due relazioni: con Sylvia, il primo, imperituro amore, e con Naomi, una studentessa universitaria per cui la vita è una lunga barzelletta. Ivan, invece, è un campione di scacchi ventiduenne che si è sempre considerato uno sfigato, un paria, l’antitesi del suo disinvolto fratello maggiore, e ora, nelle prime settimane dopo la perdita del padre, incontra Margaret, una donna più grande che esce da un passato turbolento. Per i due fratelli in lutto, e per le persone da loro amate, si apre un interludio, un periodo di desiderio, disperazione e nuove prospettive – l’opportunità di scoprire quante cose un’unica vita possa contenere senza per questo andare in pezzi.
Non scrivere di me
Veronica Raimo
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 160
Dennis May è morto. Per il mondo è una notizia tra le tante, per S. è il finale sbagliato della propria storia. Dennis è stato l’oggetto della sua devozione e l’artefice della sua umiliazione, la possibilità di immaginare un’altra vita e l’infinito autoinganno. Se oggi S. fa la cameriera e disprezza quasi tutto è a lui che lo deve. O forse è solo un alibi. Con una voce magnetica, tenera e spiazzante, Veronica Raimo racconta lo scandalo del desiderio che si annida nel trauma, il ridicolo che si accompagna alla tragedia, il dubbio che a definire la nostra storia – più ancora di quanto è accaduto – sia quello che, nell’ottundimento della rabbia o dell’amore, continuiamo ad aspettare. «È il senso costante di reversibilità a causare dolore, l’idea che possiamo ancora cambiare le cose». L’ultima volta che ha visto Dennis May dal vivo – Dennis May “vivo” – S. aveva addosso dei jeans scuri e una maglia color smeraldo. Ora quei vestiti sono sepolti in cantina, pezzo forte di una collezione degli orrori insieme a un Nokia con i messaggi di Dennis e una locandina autografata di “Lark”, il film che lo aveva trasformato in un attore e regista di culto. Dentro quell’innamoramento collettivo S. ha camuffato la propria devozione, proteggendola con la tenacia di un cane da guardia perché nulla potesse scalfirla: né le stroncature ai film di Dennis, né i suoi silenzi e le sue fughe, né le dichiarazioni imbarazzanti alla stampa. L’ha protetta persino quando, nella stanza di un albergo a Roma, Dennis l’ha violentata per poi sparire dalla sua vita. E l’ha protetta quando ha temuto che ad altre donne, in altre stanze, potesse essere accaduta la stessa cosa. Oggi S. ha trentacinque anni, fa la cameriera in un bar, e non ha mai smesso di aspettare che Dennis tornasse per offrirle un’altra possibile versione della loro storia. Ha abbandonato il sogno di scrivere, ma legge il mondo con un’intelligenza corrosiva e un’ironia brutale che forse rivela l’esatta collocazione della ferita. Il suo è un curriculum fatto di inciampi, autosabotaggi, legami interrotti. Come l’amore incerto con Gionata, che ancora rimpiange, o la relazione burrascosa con Lorenzo, che si è innamorato di lei per quello che poteva diventare ma solo a patto che non lo realizzasse davvero, o l’amicizia con Agnese, che dice sì a tutto ma non fa mai domande, neppure quelle che a dirle ad alta voce cambierebbero molte cose. Ma adesso che Dennis May è morto, adesso che non c’è più niente da aspettare, può darsi che sia il tempo di smettere di fare la guardia, e tornare con qualcuno in quella stanza, per trovare le parole. Si dirà, di questo libro, che è un romanzo sull’ossessione amorosa e sulle narrazioni tossiche che condizionano le nostre vite, un romanzo sul fallimento e sul suo potere di seduzione, sulla scrittura e sulla vergogna, sull’ambiguità con cui la vittima abita il suo ruolo, sulla nostra idea di giustizia, su un certo modo fragile e rabbioso di essere uomini, sulla sorellanza. Si dirà tutto questo e sarà vero ma non ancora a fuoco: ci sono tanti modi di intercettare le grandi questioni del nostro presente, quello di Veronica Raimo è la letteratura.
Il diavolo in tasca. Genitori e figli prigionieri del telefonino
Carlo Verdelli
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 160
Un magistrale reportage narrativo, in forma di pamphlet, che lancia un grido d’allarme sulla dipendenza da cellulare e sulle conseguenze del capitalismo digitale. Una dodicenne partecipa a una sfida lanciata sui social, va a scuola con una borraccia piena di vodka e finisce in coma etilico. Un bambino, scrollando TikTok, si imbatte in un gioco che consiste nel prendere più pastiglie di paracetamolo possibile e finisce in ospedale. La maestra di una scuola elementare muore in un incidente stradale causato dall’autista del pullman su cui viaggiava: l’uomo, invece di guardare la strada, digitava sul cellulare. Attraverso storie come queste a tratti scioccanti, Carlo Verdelli racconta una rivoluzione, quella dei telefonini e delle loro applicazioni, che sta modificando nel profondo tanto gli adolescenti quanto gli adulti. E della cui pericolosa enormità – anche per le ingerenze della tecnologia nella politica – nessuno sembra volersi occupare. «La realtà è che il cellulare inteso come smartphone è un carcere senza sbarre e noi ci siamo dentro. Prendere consapevolezza che il problema esiste è già un buon punto di partenza».
Sull'antisemitismo
Mark Mazower
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 384
Di cosa parliamo, storicamente, quando parliamo di antisemitismo? Si può difendere l’idea di uno Stato palestinese o attaccare le politiche israeliane senza essere etichettati come antisemiti? Essere critici verso il sionismo rende automaticamente antisemiti? È consentito paragonare Israele al Sudafrica o, se vogliamo, al Terzo Reich? Gli ebrei possono dire cose che i non ebrei non possono dire? Chi può parlare a nome degli ebrei e chi no? Viviamo in una tempesta perfetta di incomprensione che soffoca il dibattito e inibisce una discussione ragionevole – oltre a impedire qualsivoglia autentico progresso. Mark Mazower ci mostra in modo chiaro e accurato come siamo arrivati a questo punto, cercando di fare luce piuttosto che attribuire colpe e responsabilità. Nel 1879 il giornalista tedesco Wilhelm Marr annunciò la nascita di una Lega degli antisemiti che si proponeva di impedire che agli ebrei fosse concessa una piena uguaglianza giuridica. Fu coniato così un sostantivo astratto: «antisemitismo». Il termine si è poi tristemente diffuso a livello globale con l’ascesa di Adolf Hitler e con il piano di sterminio del popolo ebraico portato avanti dai nazisti. Oggi decine di Paesi sono impegnati a combattere l’antisemitismo, ed esistono specifiche task force internazionali il cui compito è quello di sradicarlo. Nello stesso tempo, tuttavia, il consenso sul significato del termine tocca il suo minimo storico e vengono accusate di antisemitismo persone delle più svariate tendenze, dai seguaci del suprematismo bianco al segretario generale dell’Onu. Un tempo le cose erano meno complicate. In passato il nemico era senza dubbio l’estrema destra, da cui provenivano gli stereotipi razzisti, le teorie della cospirazione e il negazionismo dell’Olocausto. Adesso però la situazione è molto cambiata. Più di quattro quinti degli ebrei vivono in due Paesi, Israele e gli Stati Uniti, e questi ultimi garantiscono la supremazia militare del primo. Gli ebrei sono a tutti gli effetti considerati «bianchi» e per i movimenti anticoloniali la questione palestinese è sempre più rilevante. E le accuse di antisemitismo colpiscono la sinistra più che la destra. Eppure fino a mezzo secolo fa nessuno si sarebbe sognato di associare all’antisemitismo le critiche mosse allo Stato di Israele, mentre oggi le due cose vengono di continuo sovrapposte, a volte strumentalmente, a volte no. La stessa parola ha assunto un nuovo significato, con il rischio di diventare un’accusa generica usata per delegittimare posizioni legittime, delegittimandosi a sua volta. Mark Mazower, uno dei maggiori storici mondiali, ci offre una guida chiara e imparziale che mette in prospettiva la confusione del presente per dipanare una delle questioni più urgenti del contemporaneo.
Partenze
Julian Barnes
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 184
“Partenze” è la storia di due amori, quello fra il giovane Stephen e la giovane Jean e quello fra il vecchio Stephen e la vecchia Jean. È la storia dell’anziano jack russell Jimmy, deliziosamente ignaro della propria caninità. Ed è la storia di uno scrittore di nome Julian, alle prese con gli scherzi della memoria, le fallacie del corpo, e quella speciale partenza a cui non segue alcun arrivo. I AM: Io Sono, naturalmente. Ma anche l’acronimo di Involuntary Autobiographical Memory, quella memoria autobiografica involontaria che, a partire da uno stimolo sensoriale (per intendersi, il sapore della madeleine intinta nel tè, nel caso di Proust), rievoca un preciso evento del passato. Illuminante corrispondenza o mero gioco linguistico? Se è vero che «la memoria coincide con l’identità e viceversa», sembrerebbe valere la prima ipotesi. D’altra parte, un ricordo non mediato dalla volontà, e dunque dalle molte narrazioni e autonarrazioni che se ne fanno, è davvero tale? E, in definitiva, vale la pena di essere ricordato? Prendiamo il caso di Stephen e Jean – alto, allampanato, gentile studente di filosofia lui, attraente, caustica, benestante studentessa di letteratura russa lei. Julian li conosce all’Università di Oxford negli anni Sessanta, quell’epoca di libertà sessuale tanto decantata ma raramente sperimentata, e, un po’ terzo incomodo un po’ mezzano, li fa incontrare e innamorare. Poi la vita fa il suo corso e quarant’anni dopo Julian non resiste alla tentazione di rifarsi Cupido, «scrivendo» un nuovo capitolo della loro unione. Nel raccontare le loro storie d’amore, la prima come la seconda, lo scrittore-demiurgo fa affidamento sulla memoria e gli appunti personali. È lecito domandarsi quale grado di verità tali supporti garantiscano alla narrazione. Anche quando deve fare i conti con la propria caducità, quando una diagnosi infausta stravolge le categorie grammaticali trasformando i suoi tempi verbali da futuro in passato, è il Julian scrittore a prendere il sopravvento. «È stato tutto molto interessante» è il suo commento, a proposito di bagni di realtà brutali, pratiche mediche invasive, e dell’invidiabile condizione del cane di Jean e Stephen, Jimmy, a differenza di lui ignaro della propria mortalità (nonché del fatto stesso di essere cane). “Partenze” è un’opera di fantasia, ma questo non significa che non sia vera; è un libro giocoso, arguto e irriverente, ma questo non significa che non stringa il cuore a ogni pagina. «Possiamo e dovremmo fidarci degli scrittori quando ci raccontano meravigliose bugie sui loro romanzi». Julian Barnes lo scrive a proposito di Marcel Proust. O forse no.
Mi rifiuto di obbedire. Preferisco vivere e uccidere la guerra
Jean Giono
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 128
«Attorno a noi troppi ex pacifisti hanno obbedito, obbediscono, seguono pian piano i grandi movimenti, con stendardi strepitanti e fumo, camminano sui sentieri che portano agli eserciti e alle battaglie. Mi rifiuto di seguirli. Mi rifiuto di obbedire». Un inno contro il militarismo, la guerra, l’asservimento allo Stato, contro le efferate strategie di chi manda al massacro giovani in divisa. Un classico imprescindibile del pacifismo. «Quella di Giono è una prosa violenta, irriducibile, da esteta armato dei gloriosi anni Trenta, ma armato solo della sua rivolta» (Dalla postfazione di Giuliano Ferrara). Questo pamphlet del 1937 è composto da due testi esemplari del pacifismo radicale di Giono. Il primo, “Non posso dimenticare” – in parte appassionata e lucida invettiva contro le presunte ragioni che stanno dietro i conflitti tra gli Stati, in parte viscerale difesa della renitenza alla leva e del rifiuto di usare le armi – si conclude con un accorato ricordo dei tanti compagni perduti dallo scrittore nel corso del massacro del ’14-18. Il secondo raccoglie quattro capitoli inediti del romanzo “Le grand troupeau”. Qui il grande scrittore francese mette in scena, con il suo stile epico e popolare, le paure, i drammi, le crisi di coscienza di un gruppo di soldati trascinati nella spirale della Grande Guerra.
Questa feroce bellezza
Giuseppe Galliani
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 328
In una terra arsa e modellata dal vento, percorsa da profughi, assassini e peccatori in cerca di riscatto, un uomo prova a fare giustizia per un innocente. Ma la verità ha un prezzo e sono in molti a volerla nascondere. Giuseppe Galliani riporta i gesti umani alla loro radice primordiale in un esordio di purezza feroce, che esplora il confine tra violenza e grazia. Il tenente della Forestale Ian Dabrowski è arrivato da un anno in una delle ultime steppe d’Europa, fra l’Altopiano Murgiano e la Fossa Bradanica, e ha imparato presto che la frontiera promessa può trasformarsi in un campo di battaglia. Nel pieno di un inverno nevoso, il dodicenne Gheorghe Bunget viene ritrovato senza vita. Il caso è archiviato come suicidio, ma il forestale non è convinto. Inizia così la sua indagine ufficiosa per scoprire che cosa è davvero accaduto, mentre il fratello del ragazzo, accecato dal dolore, è determinato a vendicarsi. Le loro strade incrociano quelle di individui senza scrupoli, giunti da ogni parte per prendersi ciò che resta di un miraggio di libertà. Sullo sfondo di un paesaggio che è specchio e palcoscenico del destino, si consuma una tragedia in cui non c’è salvezza possibile, solo il riconoscimento dell’ordine profondo delle cose. Un romanzo teso come un crime, in cui il linguaggio diviene dimora dell’anima, atto di redenzione del mondo attraverso la bellezza.
Il silenzio è rivoluzione. Ascoltare il suono segreto della vita
Nicoletta Polla-Mattiot
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 160
Nell’epoca del rumore onnipresente, riscoprire e coltivare il silenzio è un atto politico, una forma di resistenza: il punto di partenza per una nuova ecologia sociale ed esistenziale. Un libro emozionante, che ci insegna a sentire ciò che non fa rumore. Da sempre il silenzio inquieta. Evoca paura e disagio. È l’ultimo gesto, la fine. La nostra società – iperveloce, perennemente connessa – non tollera l’assenza, la rimuove. Viviamo, senza rendercene conto, in un sottofondo incessante di parole, distrazioni, stimoli. Il rumore, digitale e sociale, sta saturando ogni interstizio dell’esperienza. Parlare è la norma, tacere è sospetto. Eppure, nel flusso di sollecitazioni in cui siamo immersi, la vera rivoluzione è il silenzio, che non è una semplice assenza di suoni, ma un terreno fertile dove possono nascere il pensiero, la creatività, la consapevolezza e l’empatia. Attraverso un percorso che fonde autobiografia, arte, neuroscienze, spiritualità, filosofia e sociologia, questo libro è un appello a riabilitare il silenzio come risorsa vitale, non come vuoto da temere. Dalle pause nel rumore urbano alle camere anecoiche, fino alle strategie di marketing che trasformano la quiete in bene di lusso, ogni pagina ci invita a mettere il silenzio al centro delle nostre vite, e a rivendicarlo in quanto spazio politico e collettivo. Nicoletta Polla-Mattiot ci accompagna così in un viaggio rigenerante alla scoperta del silenzio come riserva di senso, che, senza moralismi né nostalgie, ci pone una domanda urgente: possiamo reimparare a tacere per capire meglio chi siamo e ciò che diciamo?
Il Il dentifricio radioattivo e altre scorie di famiglia
Joe Dunthorne
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 224
Quando scova in un cassetto le memorie del bisnonno, brillante chimico e inventore del dentifricio radioattivo, Joe Dunthorne è convinto di portare alla luce l’epopea di una famiglia ebreo-tedesca in fuga dalle persecuzioni naziste. Presto, però, si rende conto che quella che sta dissotterrando è una storia ben diversa, un intreccio di menzogne e non detti volti a nascondere un’altra, indicibile realtà. Joe Dunthorne dà vita a un memoir di commovente tenacia, che affronta con sagacia ed empatia gli scheletri e i fantasmi in grado di tenere sotto scacco intere esistenze. Quando Joe Dunthorne si sposa, la madre gli regala un anello: un eliotropio nero screziato di rosso che, a detta della donna, era «scampato ai nazisti» nel 1935 – o forse no? A poco a poco, Dunthorne comincia a sospettare che le cose non siano andate esattamente come ha sempre pensato, e che la storia della sua famiglia ebreo-tedesca in realtà sia una narrazione creata ad arte per nascondere qualche segreto particolarmente scomodo. Mentre rovista in casa della nonna alla ricerca di documenti d’archivio, si imbatte in un corposo faldone intitolato “Le memorie di Siegfried Merzbacher”. Siegfried è il suo bisnonno, che grazie all’invenzione del dentifricio radioattivo aveva ottenuto un posto importante in un laboratorio di armi chimiche a Oranienburg, «il borgo sonnolento in cui Berlino nascondeva i suoi segreti», ed è proprio in quelle carte che sono sepolte tutte le “scorie di famiglia”. Nelle pagine di quelle memorie, tra una ricostruzione storica e un aneddoto d’infanzia, Dunthorne scopre che Siegfried ha nascosto una lunga confessione, che getta un’ombra scura sulla sua parabola esistenziale: piano piano, prende forma un’indagine in cui coesistono sensi di colpa e tentativi di autoassoluzione, ammissioni e omissioni – un’indagine senza esclusione di colpi, in cui Dunthorne accetta di rinunciare alla narrazione eroica a cui aveva sempre preferito credere pur di «capire qual è il cemento che tiene insieme le mie verità». Con l’estro di un giallista, la precisione di uno storico e, soprattutto, la verve comica di un romanziere che sa fare dell’ironia un vero e proprio motore narrativo, Dunthorne dà vita a un memoir familiare di straordinaria effervescenza, capace di tenere col fiato sospeso fino all’ultima pagina. Senza mai cedere al pathos, scava tra le carte di Siegfried, le biblioteche pubbliche e le macerie del nazismo, e un po’ alla volta dissotterra la storia che la sua famiglia aveva tentato di seppellire – una storia che abbraccia Germania, Turchia, Scozia e Stati Uniti, e che si staglia sullo sfondo di una domanda esistenziale: su quali menzogne abbiamo costruito la nostra vita e quanta verità siamo disposti a sopportare?
Procne Machine
Carmen Gallo
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 112
Il lungo viaggio di due sorelle dal passato del mito a un presente su cui si allungano ombre di violenza che minacciano corpi e voci. “Procne Machine” è una macchina di associazioni e metamorfosi, come quella che trasforma Procne in una rondine e sua sorella Filomela, con la lingua tagliata, in un’usignola dal canto memorabile: «Ho immaginato di sentirle cantare, entrambe. Di seguirne nel bosco le tracce, le fughe, i nascondimenti». È anche un attraversamento della cultura occidentale guidati dal volo e dal canto degli uccelli: dal titolo che riecheggia l’“Hamletmaschine” di Heiner Müller a Eschilo e Coetzee, passando per Shakespeare, Keats, Eliot, fino a Laurie Anderson e Lou Reed. L’intima matrice autobiografica («Ho sempre avuto paura di voi») alimenta e fa proliferare l’immaginazione, animando una creatura ibrida che pensa e si ripensa, esplorando le possibilità della più recente poesia contemporanea: a calibrati componimenti in versi seguono «microsaggi» in prosa, un poemetto dalle suggestioni leopardiane, libere traduzioni di testi classici, la descrizione analitica di un quadro surrealista di Ernst. Un viaggio sulle tracce di una storia che contiene altre storie, esercizi di violenza e compassione, ma anche la speranza di un canto a venire. A partire da una domanda: «Com’è possibile difendersi da ciò / che ci minaccia o ci reclama dall’alto».

