SE: Testi e documenti
Il significato dell'idealismo
Pavel Aleksandrovic Florenskij
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 176
“Il significato dell’idealismo per un verso appare un testo limpido e trasparente come un cristallo, per un altro si mostra sigillato ed ermeneuticamente complesso. Solleva una questione critica riguardante l’interpretazione e la comprensione dei «luoghi» originari del pensiero filosofico, nel loro inesauribile riproporsi. È un’opera filosofica di zampillante vigore sorgivo, nella quale si rincorrono folgoranti intuizioni logiche, estetiche, ontologiche e mistiche. Dalla loro forza originaria prorompe una luce inattesa che giunge a rischiarare, almeno per un istante, l’oscurità di quelle domande eterne che inquietano il cuore dell’uomo. Forse si tratta di uno degli scritti filosofici più emblematici del pensatore russo, che ne riflette la peculiarità del sincretismo formale e del «pensiero nomade», oltrepassando i confini tra culture, lingue ed epoche, ma sempre alla ricerca insonne dell’unità sostanziale. Tutto in Florenskij è orientato verso l’unità sostanziale, l’unisostanzialità; tutto è teso a modellare una Weltanschauung integrale, definita nelle sue varie accezioni («medievale», «ecclesiale», «trinitaria») come antidoto alla «malattia mortale del secolo», che si manifesta nelle diverse forme di specialismo, nella frammentarietà dell’esistenza e della cultura.” (Dalla Postfazione di Natalino Valentini)
Il diario fiorentino
Rainer Maria Rilke
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 128
"Il soggiorno di Rilke a Firenze non fu lungo; ma l’attività svolta dovette essere intensa. Musei, chiese, palazzi, conventi, gallerie (persino quella del principe Corsini, di difficile accesso), nulla rimase inesplorato. Furono fatte escursioni non solo a Bellosguardo, a Fiesole, a Settignano e alla Certosa, ma a Maiano, a Rovezzano, a Bagno a Ripoli. Il frutto di tale primo contatto con realtà profondamente diverse da quelle conosciute sino allora non fu tanto l’albo o quaderno di riflessioni e ricordi che riempì per donarlo, testimonianza di amore e di ammirazione, a Lou Salomé, la donna amata, quanto un nucleo di idee e di concezioni che attraversano in modo più o meno visibile tutta la sua opera e alimentano la fase estrema della sua poesia." (Dallo scritto di Giorgio Zampa)
Diario di Hiroshima
Michihiko Hachiya
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 288
"A Hiroshima i volti che si disfanno, la sete dei ciechi. Denti bianchi sporgenti in un volto sparito. Vie bordate di cadaveri. Su una bicicletta un morto. Stagni colmi di morti. Un medico con quaranta ferite. «Siete vivo? Siete vivo?». Quante volte deve udirlo. Visita illustre: l'Eccellenza. In suo onore, egli si alza a sedere nel letto e pensa, va meglio. Di notte come unica luce i fuochi della città, cadaveri che bruciano. Odore come di sardine che bruciano. Quando accadde, la prima cosa che d'improvviso notò su di sé: era completamente nudo. Il silenzio, tutte le figure si muovono senza rumore, come in un film muto. Le visite ai malati nell'ospedale: primi resoconti di ciò che è stato l'annientamento di Hiroshima. La città dei quarantasette rōnin è stata scelta per questo? Il diario del medico Michihiko Hachiya comprende 56 giorni a Hiroshima, dal 6 agosto, il giorno della bomba atomica, al 30 settembre 1945. È scritto come un'opera della letteratura giapponese: precisione, delicatezza e responsabilità sono i suoi tratti essenziali. Un medico moderno, che è tanto giapponese da credere irremovibilmente nell'imperatore, anche quando questi annuncia la capitolazione. In questo diario quasi ogni pagina è degna di riflessione. Se ne impara più che da ogni altra descrizione successiva, poiché si è coinvolti nell'inesplicabilità dell'accaduto fin dal principio: tutto è assolutamente inesplicabile. Fra le sue sofferenze, in mezzo ai morti e ai feriti, l'autore va raccogliendo pezzo per pezzo la situazione di fatto; i suoi sospetti cambiano a mano a mano che egli ne sa di più, e si trasformano in teorie che esigono esperimenti. Non c'è una riga falsa in questo diario; e nessuna vanità che non si fondi sul pudore. Se avesse un senso riflettere su quale forma di letteratura sia oggi indispensabile, indispensabile a un uomo che sa e non chiude gli occhi, si dovrebbe dire: eccola, è questa." (Dallo scritto di Elias Canetti)
Teoria del romanzo
György Lukás
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 160
«Lo scoppio della guerra del 1914 – l’effetto prodotto dalla posizione interventista della socialdemocrazia sull’intellighenzia di sinistra – fu l’occasione che determinò la nascita della Teoria del romanzo. La mia posizione radicale si esprimeva in un veemente, globale e, specie all’inizio, poco articolato rifiuto della guerra, in particolar modo dell’entusiasmo che l’accompagnava. [...] In questo stato d’animo cresceva il primo abbozzo della Teoria del romanzo. Inizialmente avevo pensato a una catena di dialoghi: un gruppo di giovani si isola di fronte alla psicosi della guerra alla maniera dei narratori di novelle del Decamerone di fronte alla peste; i loro dialoghi, improntati a una reciproca intesa, avrebbero esplicitato grado a grado i problemi trattati nel libro, fino a gettare uno sguardo sul mondo di Dostoevskij. A un ripensamento più attento questo piano fu abbandonato e la Teoria del romanzo assunse la sua attuale configurazione. Essa crebbe così in un clima di permanente disperazione sulle sorti del mondo. Solo l’anno 1917 mi portò la risposta alle questioni che fino allora mi erano parse insolubili. [...] La problematica della forma del romanzo è qui l’immagine riflessa di un mondo fuori dai suoi cardini. Perciò la “prosa” della vita è solo un sintomo fra i tanti del fatto che la realtà offre d’ora in poi un terreno sfavorevole per l’arte; donde la liquidazione artistica di quelle forme conchiuse e totali emananti da una totalità dell’essere in sé compiuta, di quei mondi di forme in sé perfettamente immanenti – è il problema centrale della forma del romanzo. E questo non per ragioni artistiche, ma filosofico-storiche: “Non c’è più alcuna spontanea totalità dell’essere” afferma l’autore della Teoria del romanzo con riferimento alla realtà del presente. Qualche anno dopo Gottfried Benn esprime così questo stato di cose: “la realtà non esisteva più, rimaneva la sua smorfia”».
Del sentimento tragico della vita
Miguel de Unamuno
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 288
«Esiste qualcosa che, in mancanza d'altro nome, chiameremo "il sentimento tragico della vita", che porta dietro di sé tutta una concezione della vita stessa e dell'universo, tutta una filosofia più o meno formulata, più o meno cosciente. Questo sentimento possono averlo, e l'hanno, non solo uomini individuali, ma interi popoli; è un sentimento che non nasce dalle idee, ma piuttosto le genera, sebbene dopo, è chiaro, queste idee reagiscano su di esso, fortificandolo. Può nascere da una malattia accidentale, da una dispepsia, per esempio, ma può anche essere costituzionale. E non serve parlare di uomini sani e malati. A parte il fatto che non abbiamo una nozione normativa della salute, nessuno ha provato che l'uomo debba essere per natura gioioso. C'è di più: l'uomo, per il fatto di essere uomo, di avere coscienza, è già, rispetto all'asino o al gambero, un animale malato. La coscienza è una malattia».
In India
Octavio Paz
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 176
«Alla fine del 1993 inciampai – è la parola giusta – nelle venti pagine della mia conferenza (di Delhi del 1985). Le rilessi e mi resi conto di quanto fossero insufficienti. Decisi allora di ampliarle, ma poi, insoddisfatto, riscrissi tutto da capo. Il risultato fu questo piccolo libro. Non si tratta di memorie, ma di un saggio che si propone, con qualche rapida annotazione, di rispondere a una domanda, al di là degli aneddoti personali: come vede uno scrittore messicano, alla fine del ventesimo secolo, l’immensa realtà indiana? Non si tratta di memorie, ripeto, né di rievocazioni [...]. Offro solo immagini fugaci dell’India: indizi, barlumi, realtà percepite fra luci e ombre. Questo libro non è fatto per gli specialisti; non è figlio del sapere, ma dell’amore».
In hora mortis. Testo tedesco a fronte
Thomas Bernhard
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 128
Pubblicato per la prima volta nel 1958, "In hora mortis" è un breve poema, diviso in quattro parti, in cui una voce lirica si rivolge a un Dio - forse inesistente - lamentando il dolore del mondo e l'ineluttabilità della morte. In un linguaggio simbolico e visionario, che ricorda la poesia di Trakl, Bernhard si presenta, all'inizio della sua esperienza di scrittore, con la forza espressiva, radicale e sconvolgente, che renderà celebre la sua prosa matura. I versi di "In hora mortis" scavano intorno alle parole lunghi silenzi e utilizzano una tecnica di iterazione musicale che evoca tonalità bachiane. La forma della composizione è quella di un salmo, in un mondo in cui l'unica preghiera possibile è quella del dubbio e della disperazione. Nel suo ricercato lirismo questo libro ci rivela la matrice più profonda dell'opera di Bernhard e ci presenta una dimensione della sua arte ancora poco nota in Italia.
La prima radice
Simone Weil
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 304
"È soprattutto sul bisogno di radicamento che si concentra l’attenzione di Simone Weil, «il bisogno più importante e misconosciuto dell’anima umana, e tra i più difficili da definire». Si è detto che ad esso non corrisponde un bisogno dialetticamente contrario. Il fatto è che il radicamento costituisce il terreno di coltura indispensabile per la soddisfazione degli altri bisogni, cosicché ad esso si oppone non un bisogno correlativo ma la sua negazione, la «malattia dello sradicamento». La difficoltà poi a definirlo è anche dovuta al grado elevato di sradicamento a cui la società contemporanea è pervenuta, fino a subirlo come uno stato quasi naturale. L’analisi puntuale dello sradicamento operaio, dello sradicamento contadino e di quello che Simone Weil chiama lo sradicamento geografico, determinato dalla sostituzione dell’idea di nazione a quella di territorio, città, insieme di villaggi, regione, ha lo scopo di rendere evidenti i caratteri della malattia del nostro tempo. Innanzitutto la perdita del senso, nella misura in cui esso si trova assorbito nella ragione di Stato [...]. Quindi la distruzione di un rapporto pieno con il tempo e lo spazio, vale a dire con la propria storia e il proprio ambiente naturale; di qui il sentimento di discontinuità, frammentazione, estraneità, e in definitiva la riduzione della vita sociale a pura esteriorità." (Dallo scritto di Giancarlo Gaeta)
Ritorno dall'URSS seguito da Postille al mio «Ritorno dall’Urss»
André Gide
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 160
«Chi potrà dire che cosa l’URSS è stata per noi? Assai più che una patria di elezione: un esempio, una guida. Ciò che noi sognavamo, che osavamo appena sperare, ma a cui tendevano il nostro volere e le nostre forze, aveva preso corpo in quella parte del mondo. Era dunque l’URSS una terra dove l’utopia stava per diventare realtà. Immense realizzazioni già ci riempivano il cuore di attese. Sembrava che il più difficile fosse già fatto e noi ci avventuravamo gioiosi in questa sorta di impegno preso con il mondo sovietico in nome di tutti i popoli sofferenti. Fino a che punto, in caso di fallimento, ci saremmo sentiti impegnati allo stesso modo? Sennonché la sola idea di un fallimento è inammissibile. Se certe tacite promesse non venivano mantenute, a che cosa si doveva attribuire la colpa? Si dovevano considerare responsabili le prime direttive, o più propriamente le deviazioni, le infrazioni, i compromessi, per quanto potessero risultare motivati?... Affido a queste pagine le mie riflessioni personali su quanto l’URSS ha il piacere e l’orgoglio legittimo di mostrare e su quanto, in aggiunta a quello, ho potuto vedere io. Le realizzazioni dell’URSS il più delle volte sono straordinarie. In intere regioni il paese offre il volto già ridente della felicità. Coloro che mi approvavano quando nel Congo, abbandonata l’auto governativa, cercavo di entrare in contatto diretto con chiunque per rendermi conto, potranno mai rimproverarmi di avere usato pari scrupolo in URSS, senza lasciarmi affatto abbagliare?».
Amedeo Modigliani e altri scritti
Anna Achmàtova
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 176
"Questo volume comprende alcuni degli scritti in prosa di Anna Achmatova (1889-1966): scritti critici e di memoria. Ritroviamo qui le stesse caratteristiche dello stile dell’Achmatova poetessa: limpidezza della lingua, ricchezza della sostanza letteraria ed esistenziale, intensa partecipazione emotiva filtrata attraverso il rigore della parola. Le prose critiche costituiscono capitoli diversi, interiormente legati, di un libro ideale, mai compiuto, dedicato a Puškin, che fu veramente il grande maestro e il grande ispiratore di Anna Achmatova. Di carattere memorialistico (ma anche, in parte, critico) sono gli altri scritti, dedicati a poeti come Blok e Mandel’štam, a poeti e traduttori insigni come Lozinskij: tutti momenti fondamentali della cultura russa, con una eccezione: Amedeo Modigliani. Forse non si tratta di una vera e propria eccezione: anche Modigliani, se non altro per il tenero e delicatissimo affetto che lo legò per qualche tempo ad Anna e per il bellissimo ritratto che dipinse di lei, ci pare abbia il diritto di far parte di una storia ideale della cultura russa. In quel famoso ritratto, più che Anna Achmatova si rispecchia il «mistero» di Anna Achmatova: la straordinaria purezza della sua forma e la profonda inquietudine della materia del suo poetare, l’aspirazione a un’emozione rinascimentale e il presagio del tumulto e delle angosce. E le rose che Anna gettò un giorno lontano nel cortile parigino di Modigliani mandano sempre il loro delicato profumo, anche attraverso le altre pagine del libro. Nei suoi ricordi, con pochi tratti essenziali, brevi illuminazioni, rievoca dunque gli amici poeti, risuscitando immagini e sentimenti del passato e permettendo anche di capire aspetti meno noti della personalità di quegli artisti straordinari, a cui Anna era legata da profonda amicizia." (Dalla postfazione di Eridano Bazzarelli)
Dei miei sospiri estremi
Luis Buñuel
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 288
"Dei miei sospiri estremi", autobiografia scritta da Buñuel negli ultimi anni di vita con l’aiuto dell’amico Jean-Claude Carrière, appare come un testamento e come il prezioso, avventuroso riepilogo di una grande stagione artistica narrata con vivacità e divertimento. L’educazione cattolica, l’amicizia con García Lorca e con Salvador Dalí, l’incontro con Breton e quello con Fritz Lang, la Hollywood degli anni d’oro e la Parigi dei mitici anni Venti, il Messico e la Spagna come terra d’ispirazione: ecco alcuni degli innumerevoli argomenti trattati in questo libro da un protagonista della cultura del nostro tempo.
Il labirinto della solitudine
Octavio Paz
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 176
«A tutti noi, in un dato momento, la nostra esistenza si è rivelata come qualcosa di particolare, inalienabile e stupendo. Quasi sempre questa rivelazione avviene durante l’adolescenza. La scoperta di noi stessi si manifesta come un saperci soli; tra il mondo e noi s’innalza un’impalpabile, trasparente muraglia: quella della nostra coscienza. Fin dalla nascita ci sentiamo soli; ma bambini e adulti possono superare la loro solitudine e dimenticare se stessi mediante il gioco o il lavoro, mentre l’adolescente, oscillando tra l’infanzia e la giovinezza, rimane sospeso per un istante di fronte all’infinita ricchezza del mondo. L’adolescente si stupisce di esistere. E allo stupore segue la riflessione: chino sul fiume della sua coscienza si domanda se quel volto che affiora lentamente dal fondo, deformato dall’acqua, è il suo. La particolarità di esistere – mera sensazione del bambino – diventa problema e domanda, coscienza che interroga. Ai popoli in fase di crescita succede qualcosa di simile. Il loro essere si manifesta come interrogativo: che cosa siamo e come realizzeremo quello che siamo? […] Mi pare rivelatrice l’insistenza con cui in certi periodi i popoli si piegano su loro stessi e si interrogano. Destarsi alla storia significa prendere coscienza della nostra particolarità, pausa di riflessione prima di dedicarci all’azione. “Quando sogniamo di sognare, il risveglio è vicino” dice Novalis».

