SE
Il trattato decisivo sulla connessione della religione con la filosofia
Averroè
Libro
editore: SE
anno edizione: 2026
«Il libro di Giobbe. Accompagnato da «The book of Job» di William Blake»
Libro
editore: SE
anno edizione: 2026
L'essenza della religione
Ludwig Feuerbach
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2026
pagine: 160
"L'affermazione che la religione è per l'uomo qualcosa di innato e naturale è falsa, se si fanno passare per religione in generale le idee e le rappresentazioni del teismo, e cioè della fede in Dio vera e propria, ma è perfettamente vera, se per religione non s'intende altro che il senso di dipendenza - il sentimento, o la coscienza, che l'uomo ha di non esistere, e di non poter esistere, senza un altro essere distinto da lui, e di non dovere a se stesso la propria esistenza. La religione in questo senso non è meno intrinseca e connaturata all'uomo di quanto lo sia la luce all'occhio, l'aria al polmone, il cibo allo stomaco. Religione significa riconoscere ciò che io sono, prenderne atto. Ma, anzitutto, io non sono un essere che possa esistere senza luce, senz'aria, senz'acqua, senza terra, senza cibo, indipendentemente dalla natura. Nell'animale e nell'uomo che è ancora vicino allo stato animale questa dipendenza è ancora incosciente, irriflessa; elevarla a coscienza, rappresentarla, riconoscerla, prenderne atto significa elevarsi alla religione. Così tutta la vita dipende dalla successione delle stagioni; ma solo l'uomo celebra questa successione in rappresentazioni drammatiche, in feste. Ma queste feste, che non esprimono e non rappresentano altro che il corso delle stagioni o le fasi lunari, sono le professioni religiose prime, più antiche, più autentiche e genuine dell'umanità".
Thomas l'impostore
Jean Cocteau
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2026
pagine: 112
«Un ammasso di cavalli di frisia e filo spinato bloccava il passaggio. Per passare a sinistra, bisognava immergersi nell’acqua fino alle cosce. Guillaume scelse la destra. Sbucò su terraferma, rallegrandosi per la totale assenza di razzi illuminanti, ma quando si fermò, di fronte a lui, a una certa distanza, si distingueva la sagoma di una pattuglia nemica. Quella pattuglia vedeva Guillaume ma non si muoveva. Credeva di essere invisibile. Il cuore di Guillaume batteva forte, con colpi sordi, come il martello di un minatore nel fondo di una miniera. L’immobilità divenne intollerabile. Gli parve di sentire un chi-va-là. – Fontenoy! – gridò a squarciagola, trasformando la sua impostura in un grido di battaglia. E aggiunse, per fare uno scherzo, mentre fuggiva a perdifiato: – Guillaume II. Guillaume correva, saltava, scappava come una lepre. Non sentendo nessuno sparo, si fermò, si voltò, senza fiato. In quel momento, sentì un atroce colpo al petto. Cadde. Stava diventando sordo, cieco. “Una pallottola” si disse. “Sono perduto, a meno che non faccia finta di essere morto”».
Dostoevskij dal doppio all'unità
René Girard
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2026
pagine: 128
«I critici contemporanei amano dire che uno scrittore crea se stesso creando la propria opera. La formula può essere applicata in modo eccellente a Dostoevskij a patto che non si confonda questo duplice processo creativo con l’acquisizione di una tecnica. [...] Dostoevskij e la sua opera sono esemplari non nel senso in cui lo sarebbero un’opera e un’esistenza senza fratture, ma in senso esattamente opposto. Osservando vivere e scrivere questo artista forse impareremo che la pace dell’animo è la più ardua di tutte le conquiste e che il genio non è un fenomeno naturale. [...] Al di là della differenza superficiale dei temi, le varie opere formano un tutt’uno; è a questa unità che il lettore è sensibile quando riconosce al primo colpo d’occhio, e quale ne sia la data, un testo di Dostoevskij; è questa unità che oggi così tanti critici cercano di descrivere, di cogliere e di circoscrivere. Ma riconoscere la singolarità assoluta dello scrittore che si ammira non è sufficiente. Al di là di questa, bisogna individuare le differenze fra le opere singole, segni di una ricerca che ha un approdo o che non lo ha. In Dostoevskij la ricerca dell’assoluto non è vana: iniziata nell’angoscia, nel dubbio e nella menzogna, essa termina nella certezza e nella gioia. Non è con una qualche essenza immobile che si definisce lo scrittore, ma con quell’itinerario esaltante che forse costituisce il più grande dei suoi capolavori».
Lo Stato mondiale
Ernst Jünger
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2026
pagine: 80
Nel 1960, in un clima ancora teso di guerra fredda, Ernst Jünger concepisce l’idea di uno «Stato mondiale» come il punto verso cui sembra tendere il movimento sempre più rapido di trasformazione dell’ordine planetario. Con lucida antiveggenza, Jünger riconosce il dilagare della globalizzazione tecnico-economica e individua una nuova categoria politica sulla base della quale ripensare l’ordine internazionale superando la tradizionale idea di nazione. La tecnica e l’economia, fenomeni di portata universale, producono effetti di crescente uniformazione, spingono verso una globalizzazione che sarà appunto sancita, politicamente, dallo Stato mondiale. Il nuovo stile politico sembra imporsi come un fenomeno cosmico, che sfugge al controllo e alla pianificazione dei soggetti: lo Stato mondiale sembra imposto di necessità da forze che travalicano lo spazio dell’umana libertà.
Una generazione che ha dissipato i suoi poeti. Il problema Majakovskij
Roman Jakobson
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2026
pagine: 112
"Lo scritto di Jakobson è molto più di una necrologia politicamente appassionata o poeticamente elevata: è un tentativo, il primo, di considerazione letteraria globale di Majakovskij. Singolare saggio critico, in cui un modo sistematico di lettura, intrinseco a Jakobson, si complica e si amplia non solo per la pur umana commozione dell’amico, ma più ancora per la ben umana penetrazione del testimone, di chi ha appartenuto, anche se in disparte e a distanza, alla «generazione che ha dissipato i suoi poeti». [...] Majakovskij è nella sua generazione, una generazione che è storia, e solo dentro la realtà intensa e dilaniata di questa storia i significati simbolici di vita e di poesia di Majakovskij si rendono decifrabili. [...] Nella sua leggenda in contrappunto si fondono i tamburi del sovvertimento e i flauti dell’angoscia; e la sua voce s’è fatta più struggente da quando, come Esenin, se n’è andato «fendendo le stelle». A penetrarne il timbro aiuta l’intelligenza amara e pacata di uno studioso che di lui fu amico." (Dallo scritto di Vittorio Strada)
Lettere
Marina Cvetaeva, Rainer Maria Rilke
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2026
pagine: 112
"Nel 1926, ancora ignaro della morte incombente, Rainer Maria Rilke indirizza, su invito di Boris Pasternak, una lettera a Marina Cvetaeva che accompagna i suoi ultimi due volumi di poesie. Della poetessa esule Rilke non conosce nulla; sa soltanto, attraverso Pasternak, che legge con grande ammirazione i suoi versi. La risposta non si fa attendere. Dall'esilio francese Cvetaeva risponde subito; e in tedesco, la lingua appresa dalla madre nella sua infanzia. E con una lettera d'amore. Alla quale Rilke, a sua volta, risponde con slancio. Senza mai incontrarsi, i due poeti vivono, da una lettera all'altra, la storia di un vero « amor di lontano», come quello cantato dai trovatori. Un'arcana frenesia sommuove le singole lettere, come se entrambi inconsapevolmente sapessero che il tempo del loro dialogo è fatalmente contato, prossimo a scadere." (Pina De Luca e Amelia Valtolina)
Mistica orientale, mistica occidentale
Rudolf Otto
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2026
pagine: 256
“Il libro che qui presentiamo è del 1926. È il primo grande studio pubblicato da Rudolf Otto dopo il suo capolavoro, Das Heilige (Il sacro), apparso nel 1917, e la applicazione forse più interessante delle idee in esso contenute. […] Il libro analizza e confronta il pensiero di due grandissime figure della storia della filosofia e delle religioni, Eckhart e Śankara, maestro quest’ultimo della advaita (non-dualità) e del «puro Vedānta», commentatore prestigioso delle Upanishad e della Gītā, artefice della rinascita del brahmanesimo nell’India dell’VIII secolo. Il parallelismo tra i due maestri appare davvero sorprendente e – non potendosi assolutamente parlare di reciproci influssi – mostra la effettiva convergenza e la strutturale omogeneità della più profonda esperienza filosofico-religiosa. Anche se i due maestri mantengono un preciso legame con le loro rispettive tradizioni – e questo segna, in ultima analisi, la loro differenza specifica –, i motivi principali e la ispirazione di fondo sono identici e si esprimono spesso in formule identiche.” (Dallo scritto di Marco Vannini)

