Limina: Storie e miti
Lo stadio dei sogni. Undici campioni giocano la loro storia
Andrea Schianchi
Libro
editore: Limina
anno edizione: 1997
pagine: 122
Ode per Manè. Quando Garrincha parlava ai passeri
Darwin Pastorin
Libro
editore: Limina
anno edizione: 1996
pagine: 78
La storia di un giocatore-mito, il brasiliano Mané Garrincha, tra realtà e finzione. Un viaggio nella memoria di un calcio romantico, attraverso momenti universali e personali. Splendore e tragedia di un campione-bambino che sapeva interpretare la lingua dei passeri. La poliomelite da giovane, la miseria, i gol, le due vittorie ai campionati del mondo: un'ala destra dotata di una finta, un sola finta, ma sorprendente e straordinaria. Le mogli, le tante figlie, il figlio svedese, la passione travolgente per la cantante Elsa Soares: nel racconto di voci autentiche o fantastiche, l'itinerario sportivo e umano di un personaggio che il Brasile continua ad adorare. Prefazione di Gianni Minà, postfazione di Maurizio Maggiani.
Miguel y Marco. La fantastica corsa nella terra di Macondo
Maurizio Ruggeri
Libro
editore: Limina
anno edizione: 1996
pagine: 114
Ti raccomando Raas. Napoli, l'amore, le biciclette, l'Olanda
G. Paolo Porreca
Libro
editore: Limina
anno edizione: 1996
pagine: 116
Scarpette rosse. La storia dell'Olimpia Milano, signora del basket
Werther Pedrazzi
Libro: Libro in brossura
editore: Limina
anno edizione: 2013
pagine: 248
Era nata nel 1936 come Triestina Milano, ma, dopo la fusione con il Dopolavoro Borletti, nel 1947, ha origine quella che diventerà la squadra più seguita, più amata, più titolata del basket italiano, l'Olimpia Milano: 25 scudetti, 4 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Korac, 3 Coppe delle Coppe e 1 Coppa Intercontinentale. Nell'intreccio di passione e ragione che legherà indissolubilmente la squadra alla sua città, Milano sarà il palcoscenico in cui i più grandi protagonisti della pallacanestro potranno interpretare copioni da leggenda - il geniale, primo presidente Adolfo Bogoncelli e il Principe Cesare Rubini, il greco Stephanidis, primo straniero nel basket italiano, il dream team di Dino Meneghin e Mike D'Antoni, Dan Peterson, il senatore Bill Bradley e il socio Kobe Bryant, e ancora Pittis, Fucka, Bodiroga, Gallinari, - in un'altalena di avvenimenti ed emozioni, dalla rimonta di 34 punti all'Aris Salonicco in Coppa dei Campioni al rischio eutanasia del basket a Milano, ma ogni volta con l'inestinguibile istinto di risorgere. Simmenthal, Billy, Simac, Tracer, Philips, Stefanel o Armani, per tutti Olimpia Milano - nei momenti di gloria denominata "La 24esima squadra Nba" o "La Juventus del basket", - nel cuore dei suoi appassionati sostenitori sarà per sempre Scarpette rosse.
Il Grifone fragile. Fabrizio De André: storia di un tifoso del Genoa
Tonino Cagnucci
Libro: Libro in brossura
editore: Limina
anno edizione: 2013
pagine: 171
Fabrizio De André s'è fatto cremare con la sciarpa del Genoa. S'è nascosto il Genoa dentro al cuore. "Ma come, De André tifoso?". È il gusto di rispondere a questo odioso stupore. Come se la cultura non fosse stare con gli occhi aperti in mezzo al mondo. Come se il calcio, un manufatto dell'umanità fatto coi piedi, non fosse arte. Come se non fossero esistiti Meroni, Cantona, Le Tissier, Maiellaro, Garrincha, Vendrame. Come se non fossero giganteschi affreschi umani le curve prima dell'avvento della Tessera del Tifoso, e come se non fosse amore quello che c'è dietro a tutto questo. È come fosse uno scandalo che non si può dire: il calcio come arte e poesia. Il pallone sta dalla parte della vita. De André come nessun altro è stato da questa parte. Fa scalpore la sproporzione fra quanto scritto sul suo cuore, alla ricerca del suo cuore, e il suo cuore semplicemente rossoblu. Come se questo non fosse un modo degno di raccontare o, peggio, di raccontarlo. È il più grande sgarbo che si possa fare a De André, lui che ha sempre cercato il vero, che spesso trovi nel basso e non nell'alto dei cieli (il Grifone simbolo del Genoa si mischia con la terra per volare), fiutando peggio di un cane frammenti di racconti perduti. Il Genoa è stato il suo pudore. In tutta la sua produzione non l'ha mai nominato. Il Genoa è stato il suo amore. E quando verranno a chiedertelo un amore così lungo tu non darglielo in fretta... Non l'hanno ancora fatto. Il vero De André apocrifo è questo.
Tutto (o quasi) su mio padre. Con Aldo, due punti di vista paralleli
Antonella Biscardi
Libro: Libro in brossura
editore: Limina
anno edizione: 2012
pagine: 133
Un viaggio familiare e professionale a due voci, attraverso il mondo del giornalismo e della televisione in continuo mutamento ed evoluzione. Storie e aneddoti privati e degli innumerevoli personaggi che sono passati nel "bar dello sport" (come Giovanni Arpino definì l'innovativa trasmissione di Aldo Biscardi) o nel salotto di casa, comunque lo si voglia considerare, che è il "Processo di Biscardi". Vizi e virtù di quanti sono stati ospiti, visti da dietro le quinte e davanti alle telecamere, ognuno con la proprie manie, pregi e follie. Chiunque si sia interessato di sport, come addetto ai lavori, o come tifoso illustre è passato nella grande platea del "Processo". Da Falcào a Diego Maradona, ospite per un lungo periodo, con le sue strambe richieste. Dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini, in diretta con temperature polari dalla Val Gardena, al senatore Giulio Andreotti, ironico e puntiglioso tifoso della Roma, fino al Presidente del Consiglio e Presidente del Milan, Silvio Berlusconi. E ancora: grandi colleghi, scrittori e registi. Un Biscardi inedito, vero, dove la carriera è solo il filo conduttore per un'analisi del personaggio che, attraverso una raccolta delle sue memorie più belle, narra la storia calcistica e sportiva degli ultimi cinquant'anni.
Mai dire Nagatomo. Una storia d'Oriente
Alvise Cagnazzo
Libro: Libro in brossura
editore: Limina
anno edizione: 2012
pagine: XVII-153
Mai dire Nagatomo rappresenta un esperimento letterario attraverso il quale è possibile appassionarsi non soltanto alla figura del piccolo calciatore giapponese, sbarcato in Italia come un Ufo fra lo scetticismo di un Paese refrattario alle novità, ma anche al corollario di storie e aneddoti ad esso riconducibili. Analizzati minuziosamente per mezzo di espedienti narrativi legati al mondo del cinema o a quello della letteratura, come il parallelismo fra la sfrontata testardaggine di Yuto e l'afFresco caratteriale rappresentato da Woody Alien nel capolavoro "Provaci ancora Sam". Con richiami al talento indefinibile di Forrest Gump, ragazzo di provincia capace di insegnare lo swing a Elvis Presley, diventare eroe di guerra e campione di ping pong con tanto di palette autografate da Mao in una America liberale e reduce dalla sconfitta in Vietnam. Un racconto completo, multiforme. Una biografia open nella sua essenza più anarchica e spettinata, irrobustita dalla Prefazione di Marco Santin della Gialappa's Band. Componente di quel trio che proprio grazie a vecchi filmati nipponici abbandonati nei magazzini Mediaset ha iniziato a costruire il proprio successo televisivo. Tutto questo, e molto altro, è "Mai dire Nagatomo".
Io, Ribot. La mia vita da Figlio del Vento
Nicola Melillo
Libro: Libro in brossura
editore: Limina
anno edizione: 2012
pagine: 133
Sì, lui, Ribot, il cavallo del Secolo, il primo vero atleta soprannominato Figlio del Vento (Carl Lewis è arrivato molto dopo), che per primo riconsegnò a tutta l'Italia un orgoglio nazionale appassito e tremendamente a caccia di un simbolo da presentare al mondo. Il cavallo che, andando a battere il portacolori della Regina Elisabetta a casa sua e vincendo per ben due volte l'Arc de Triomphe, è entrato nella leggenda lasciando a distanza siderale tutti i migliori del pianeta. Il cavallo che si meritò prime pagine di giornali, volumi e volumi, intere trasmissioni di una nascente televisione, come solo Coppi e Barrali erano stati capaci all'epoca. Rimasto ancora oggi imbattuto in sedici corse anche di primissimo livello mondiale, un'icona del galoppo, i suoi discendenti dominano ancora nel 2011 la scena in Usa, Australia, Giappone, Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Irlanda, Sudafrica. All'autore è piaciuto rivelare il "dietro le quinte" di questa straordinaria carriera dall'inedito punto di vista del protagonista: il lavoro, le amicizie, le idiosincrasie, le emozioni... e, orgoglioso e stizzito davanti a molti campioni degli anni Ottanta e Novanta, il desiderio di rimettere le cose della Storia al loro posto. Insomma, partendo dai fatti e da aneddoti veri, raccontare il campione e le sue imprese provando a entrare nella testona "brutta e sgraziata" (la definirono) di uno dei più grandi atleti di tutti i tempi.
Gino Bartali, mio papà
Andrea Bartali
Libro: Libro in brossura
editore: Limina
anno edizione: 2012
pagine: 212
Abbiamo letto centinaia di pagine indimenticabili che hanno celebrato uno dei campioni più rappresentativi del Novecento. Le grandi imprese, i trionfi, Giro d'Italia o Tour, come quello del '48 che, nei giorni dell'attentato al segretario del Pci Palmiro Togliatti, "salvò" l'Italia dal rischio di una guerra civile, l'amicizia/rivalità con Fausto Coppi. Ma solo attraverso gli occhi di un figlio poteva essere rivelata una biografia che va oltre l'immagine pubblica del personaggio, dando la possibilità di accostarsi e intravedere, dietro quegli eventi, le emozioni e i sentimenti che li precedevano o li accompagnavano. Lo scenario allora si allarga alla profondità dei rapporti familiari, al legame complice con la compagna di una vita, al suo modo di intendere l'amicizia, ai grandi dolori privati. E ancora, all'impegno nel sociale e nella politica, alla fede, che fu ispirazione di un sentimento intimo, di una generosità verso gli altri sempre vissuti sotto il segno del riserbo, lontano dall'applauso del mondo. E lo sguardo del figlio fissa anche istantanee gustose su rituali domestici e aneddoti inediti, abitudini bizzarre e curiosità, consegnandoci interamente la complessità di una figura con molte sfaccettature, che possedeva prima di tutto nello straordinario spessore umano le ragioni del proprio successo. Fino al ritiro e alla vita dopo il ciclismo, una ricchissima vicenda, speciale ed esemplare insieme della storia del nostro Paese, raccontata da un testimone d'eccezione.
La corsa non finisce mai
Pietro Paolo Mennea, Daniele Menarini
Libro: Libro in brossura
editore: Limina
anno edizione: 2012
pagine: 214
Carattere forte, introverso, ostinato, Mennea deve i suoi successi sportivi, oltre che allo straordinario talento innato, al lavoro duro e alla tenacia ferrea di un allenamento costante e quotidiano, che gli consentivano di fronteggiare atleti più potenti e "modellati", lui ragazzo dal fisico mingherlino. In quel periodo magnifico, agli appuntamenti importanti, lui c'era sempre. Oro ai Giochi del Mediterraneo del 1971, nel 1972 partecipò alle Olimpiadi di Monaco dove vinse il bronzo nei 200 metri. Ai Campionati europei di Roma del 1974 arrivò davanti a tutti nei 200 metri e nella staffetta 4x100. Agli Europei del 1978 a Praga nei 100 e nei 200 metri. Quest'ultima era la sua specialità preferita, dove poteva far emergere la sua accelerazione nel finale, la sua velocità di punta, impossibile. Nel 1979 a Città del Messico, durante le Universiadi, con 19"72, realizzò il record del mondo nei 200 metri, primato che resisterà fino al 1996. Poi, nel 1980, l'oro olimpico di Mosca: sul filo del rasoio dopo una rimonta prodigiosa. Il 22 marzo 1983 stabilì anche il primato mondiale dei 150 metri piani, con 14"8, che resiste tutt'oggi. Uno dei più grandi atleti del nostro sport, resta anche uno dei più amati, oltre che per le eccezionali imprese, per il coraggio e l'impegno incrollabile: "Esiste un solo modo per sapere se si fallirà o si vincerà: provarci".

