Cinema, televisione e radio
Ugo Tognazzi
Ignazio Senatore
Libro: Copertina morbida
editore: Gremese Editore
anno edizione: 2022
pagine: 280
Anche se viene identificato innanzitutto come uno dei quattro "moschettieri" o "colonnelli" della commedia all'italiana (fu il primo di loro ad andarsene, nel 1990), nel cinema Ugo Tognazzi non si è limitato a questo genere, pur avendovi preso parte con titolichiave, da Il federale a La voglia matta, da I mostri a La vita agra, da Il commissario Pepe ad Amici miei. Ha interpretato 150 film, spaziando dalle farse senza pretese al cinema d'autore; è stato lui stesso regista di 5 film; ha dato un contributo rilevante alla storia, ormai remota, della televisione intelligente e al tempo stesso divertente; è stato una delle ultime stelle del teatro di varietà e rivista. E in mezzo a tutto questo ha trovato anche il tempo di vivere una vita intensa e ricca di piaceri (belle donne, divertimenti, sport, cucina): quella che sognava da ragazzo. Il presente libro - il più ricco e completo mai pubblicato su di lui, realizzato sotto la supervisione dello storico del cinema Enrico Giacovelli - è dedicato non soltanto a tutti i suoi film (trattati a uno a uno con cast e credits verificati, trame, giudizi, interviste, recensioni, battute, fotogrammi), ma anche a tutte le altre attività della sua carriera artistica e della sua vita. Con le sue 800 immagini, perlopiù inedite su carta, e la sua ricchezza di battute da film e spettacoli televisivi, frammenti critici, informazioni, testimonianze, ricordi, è una sorta di enciclopedia piacevole da leggere e da sfogliare su uno dei protagonisti più amati e stimati dello spettacolo del XX secolo in Italia. Prefazione di Pupi Avati.
Io sono il mago
Ezio Frigerio
Libro: Libro rilegato
editore: Baldini e Castoldi
anno edizione: 2021
pagine: 368
Rapidi, pastosi, materici come le pennellate di un pittore informale, i capitoli che compongono questa autobiografia, attraversano il Novecento più colto e avventuroso. Fra una risata irriverente e qualche nostalgia, Ezio Frigerio ricorda la sua lunga esistenza con una sorprendente lucidità sentimentale. Nato da famiglia benestante comasca durante il fascismo, l’autore non esita a sorridere malignamente della buona borghesia locale. Il suo tratto corrosivo ricorda il miglior Piero Chiara, ma è Salgari che lo induce a essere curioso della vita, e a non risparmiarsi le più funamboliche avventure. Dopo la guerra, i bombardamenti, i tedeschi e la Liberazione, il giovane Frigerio scopre la pittura fiorentina, il mondo artistico che impregnerà anche il suo futuro mestiere di scenografo. E, ancora molto giovane, affronta l’impegno del teatro con Strehler come mentore – un sodalizio intenso e tempestoso che durerà decenni – quello del cinema con De Sica, la Loren e Mastroianni, il balletto con Rudolf Nureev. E, in seguito, gli allestimenti storici per il Piccolo Teatro di Milano, la Scala, l’Opéra di Parigi. Ma per Frigerio l’avventura è anche lontano dalle mille luci dei palcoscenici: nel silenzio immobile del deserto, nell’Africa più profonda, nella Russia più sconosciuta. Pagina dopo pagina il lettore incontra ricordi, sorrisi e qualche commozione non ancora sopita. Sberleffi e carezze, dedicati alla vita e alla sua magia. La stessa magia che il grande scenografo ha offerto agli spettatori per molte, moltissime sere. Giocando, come in queste pagine, su quel confine sottile e illusorio che sta fra verità e menzogna.
Hollywood Babilonia
Kenneth Anger
Libro: Libro in brossura
editore: Adelphi
anno edizione: 2021
pagine: 437
In questo libro, che Susan Sontag ha definito «leggendario come ciò di cui parla», Kenneth Anger si è rivelato il primo adeguato chroniqueur, il più felice e amaro favolista del mondo di Hollywood. Con tocco sicuro, da grande maniaco del cinema, Anger ci fa constatare come gli scandali, i pettegolezzi, i suicidi, gli amori, le morti sospette, le perversità, i trionfi, i delitti e gli imbrogli avessero un altro colore a Hollywood: quei fatti sordidi e scintillanti andavano infatti subito a disporsi tra le vaste costellazioni dello star system, le loro oscurità nutrivano la luce irreale dello schermo. «Più stelle che in cielo» era un motto della Metro Goldwyn Mayer. Oggi, dopo decenni in cui lo star system è stato additato come macchina di depravazione commerciale e di svendita dell'arte al dollaro, cominciamo finalmente a intenderlo alla lettera: sistema di miti, orbite di astri, varianti e ripetizioni inesauribili di Storie e Figure Esemplari. In fondo, l'unico grande sistema mitologico che il nostro tempo abbia saputo offrirci. E, guidati da Kenneth Anger, qui ci avviciniamo al mito di Hollywood con lo spirito che gli è più congeniale: quello di Laforgue, dove la devozione si congiunge al sarcasmo e la parodia non si pone alla fine dei tempi ma alla loro origine. La Babilonia di gesso che Griffith fece costruire nel 1915 per accogliervi centinaia di comparse, e poco tempo dopo era un cimitero di relitti e di erbacce, è il luogo perenne del cinema, e da questo punto – soglia dell'Epoca dei Dubbi Splendori, quando Hollywood appariva a un osservatore attendibile come Aleister Crowley abitata da «una banda di maniaci sessuali pazzi di droga» – giustamente muove il racconto di Anger. Fatty e Hearst, Chaplin e Valentino, von Stroheim e Mae West, Errol Flynn e Marlene Dietrich, Lupe Velez e Robert Mitchum, Lana Turner e Judy Garland, e tanti nomi ormai sepolti, sfilano tutti davanti a noi, fra episodi atroci e dettagli oltraggiosi, in immagini della loro vita intima che si mescoleranno per sempre a quelle delle loro opere. Perché è appunto una caratteristica del sistema di Hollywood quella di essere onnivoro: tutto ciò che riguarda i suoi personaggi gli appartiene, tutto fa parte della sua scena, le gonnelline di Shirley Temple come l'epidemia di suicidi con il Seconal. Alla fine, si ha addirittura il sospetto che le ragioni commerciali stesse siano il pretesto per una grandiosa e involontaria applicazione dell'art pour l'art. Così, anche Hollywood Babilonia fa parte del cinema di Hollywood: al termine di queste pagine, dove il testo vive dentro le immagini e le immagini dentro il testo, dove nessun particolare è superfluo e tutti hanno un loro cupo smalto, come in un von Stroheim di ambiente californiano, potremmo dire di aver visto il cinema raccontare se stesso in un grande film nero.
Stranger Things. Wonder box
Libro
editore: Panini Comics
anno edizione: 2021
La "Stranger Things wonder box" presenta una raccolta delle stagioni 1-3. All'interno della Tin Box a forma di VHS troverete: Card giocabili "Scarta il Demogorgone!". Card da collezione. 10 card foil speciali. Un mini magazine con il meglio di Stranger Things. Sticker sheets in PVC sagomati. Card XXL esclusive. Poster doppio.
Pier Paolo Pasolini. Accattone
Stefania Parigi
Libro: Libro in brossura
editore: Lindau
anno edizione: 2021
pagine: 227
A distanza di sessant’anni dall’uscita, Accattone non ha perso la carica eversiva che nel 1961 suscitò un forte clamore di cronaca e l’intervento della censura. Lo si può guardare come un’aspra denuncia sociale delle condizioni di vita dei sottoproletari romani o come lo straordinario documento antropologico di un passato che ancora si proietta nel presente. Lo scenario della periferia, infatti, non smette di accogliere nei suoi gironi infernali sempre nuove figure di emarginati. Ma, al di là della dimensione politica o sociologica, la forza del film risiede soprattutto nella sua prospettiva estetica. Accattone è la folgorante invenzione di uno stile che, attraverso un raffinato primitivismo, infrange le regole della bella scrittura cinematografica e i consueti canoni neorealisti di rappresentazione della povertà. Le borgate sono immerse in una luce accecante, quasi ultraterrena. I sottoproletari sembrano personaggi di pale d’altare, divinità di antichi affreschi. I loro gesti violenti e insensati sono sacralizzati dalla solenne musica di Bach. Un’aria funerea spira tra le baracche desolate e i prati bruciati dal sole, esaltando la «disperata vitalità» e la sensualità feroce dei corpi che li attraversano. Privi di qualsiasi proiezione in un mondo migliore, i delinquenti pieni di innocenza di Accattone non hanno speranze di redenzione sociale o religiosa, sono tragici eroi dell’impotenza e del nichilismo. Il loro unico riscatto è affidato alla trasfigurazione mitica dello sguardo pasoliniano.
Un posto al sole. Il libro ufficiale. Le storie, i personaggi, i luoghi: tutti i segreti della serie più amata
Libro: Libro in brossura
editore: Mondadori Electa
anno edizione: 2021
pagine: 208
Ogni sera, dal lunedì al venerdì, quasi due milioni di televisori si sintonizzano su Rai3 in attesa di uno dei programmi più amati di sempre: Un posto al sole. Venticinque stagioni, circa 6000 puntate, uno share che arriva anche a superare il 7%: UPAS, acronimo caro ai fan più affezionati, non è soltanto il daily drama italiano più longevo, ma un vero e proprio fenomeno di costume, un appuntamento irrinunciabile. Ma come ha fatto questa serie a fare breccia sin da subito nel cuore dei telespettatori? Perché mette in scena tutti i sentimenti e gli atteggiamenti più veri: l’amore, la rabbia, i dubbi, gli errori, l’amicizia, la paura, la gioia, ma anche il gioco e il divertimento. Perché rispecchia la vita reale: ci accompagna nei giorni, nei mesi, nelle stagioni. Scandisce il tempo insieme a noi. Perché i protagonisti, gli inquilini di Palazzo Palladini a Posillipo, sono autentici: ci riconosciamo in loro, ci emozioniamo con loro. E siamo cresciuti insieme a loro, sognando un giorno di abitare alla Terrazza e di uscire di casa salutando Raffaele che innaffia i fiori, di chiedere un caffè a Silvia, al bar Vulcano, di visitare i Cantieri Flegrei-Palladini e scorgere un incontro proibito tra Marina e Roberto. Questo libro vuole celebrare la lunga storia di UPAS: ricco di informazioni sulla serie, con schede sui personaggi e interviste esclusive, con curiosità sulle puntate cult e sulle guest star più importanti, con approfondimenti sui temi sociali trattati e con uno sguardo sui set e dietro le quinte. Un vero regalo per i telespettatori: per festeggiare venticinque anni insieme, per rivivere le emozioni più forti, per sfogliare l’album delle storie che abbiamo vissuto accanto agli abitanti di Palazzo Palladini. Per ricordarci che, anche stasera, un posto al sole ancora ci sarà.
Dario Argento. Le tenebre del mondo
Roberto Lasagna
Libro: Libro in brossura
editore: Weird Book
anno edizione: 2021
pagine: 224
Un viaggio tra le ossessioni e i personaggi del cineasta italiano che più ha saputo far conoscere la raffigurazione della paura sul grande schermo. Dario Argento non smette di sorprendere, diventando persino attore a ottant’anni per il film Vortex di Gaspar Noé, e questo libro ci porta dentro il suo mondo di tenebre raccontando i film, le influenze, i successi e il rapporto con tra la critica e con la censura del maestro del brivido. Da soggettista per Sergio Leone a regista di gialli e thriller che hanno fatto scuola come L’uccello dalle piume di cristallo e Profondo rosso sino alla definitiva affermazione come autore di horror quali Suspiria e Inferno, Dario Argento non ha mai smesso di trasformarsi, di trasgredire le regole per rinnovare il linguaggio del cinema, influenzando l’opera di altri autori. Con le interviste ad alcuni dei collaboratori di Dario Argento che si raccontano in un libro completo, dove ogni film, da quello divenuto un cult al lavoro più controverso, viene collocato in un divenire che testimonia la vitalità di un cineasta unico al mondo.
Kubrick e Caravaggio, sabotatori del reale
Francesco Fiotti
Libro: Libro in brossura
editore: Mimesis
anno edizione: 2021
pagine: 150
Durante le riprese di Shining Kubrick confidò a Jack Nicholson: "in un film non si cerca di fotografare la realtà, si cerca di fotografare la fotografia della realtà". Le sue parole in maniera apparentemente inspiegabile richiamano l'opera di Caravaggio. Questo saggio è un tentativo di scalfire la superficie del visibile, del consueto, del rassicurante, puntando in profondità ad analizzare le sovrapposizioni della poetica di due geni assoluti dell'arte solo a prima vista distanti, ma che si incontrano sul terreno della ricerca della verità e del suo rapporto con il reale. Un viaggio avvincente in cui la struttura stessa si fa contenuto. Il testo infatti si configura come un monolite, accoglie al suo interno una costellazione di rimandi, dei veri e propri varchi, che ci conducono in direzioni inaspettate, parallele, sorprendenti, in grado di amplificare la nostra esperienza. Prefazione di Gianvincenzo Cresta.
San Totò
Paolo Isotta
Libro
editore: Marsilio
anno edizione: 2021
pagine: 320
«Chi non ha visto Totò a teatro non ha visto Totò», si è sempre sentito dire Paolo Isotta da suo padre. Noi ci troviamo tutti, ora, in questa situazione: di Totò abbiamo solo le interpretazioni cinematografiche, molte delle quali contengono spezzoni di Rivista, il che faceva indignare i critici puristi. L'autore la ritiene invece una fortuna, perché si può così tentare di ricostruire un'immagine intera del sommo attore. Di Totò hanno scritto storici del cinema, del teatro, antropologi, studiosi della lingua italiana e latina, filologi classici e filosofi della politica... ma mai uno storico della musica come Paolo Isotta, che dichiara di aver affrontato l'impresa non da esperto ma in quanto innamorato di Totò. Nella prima parte del volume si tenta un ardito ritratto, completo e sintetico, del principe de Curtis. La seconda, che rappresenta a modo suo una novità, è costituita da «una scheda per film», raccontato ora analiticamente, ora brevemente. Il talento di Totò emerge non solo e non tanto nella recitazione, ma nella creazione, attraverso battute memorabili «ai vertici della metafisica». Egli non temeva la competizione, comprendendo che, quanto meglio veniva accompagnato, tanto meglio il suo genio ne sarebbe emerso, in una sorta d'opera d'arte collettiva. Così, fra teatro e cinema, tra spalle e comprimari, sfilano sotto i nostri occhi grandi personaggi dello spettacolo come Aldo Fabrizi, Mario Castellani, Nino Taranto, Aroldo Tieri, Raimondo Vianello, Paolo Stoppa, Macario, Carlo Croccolo. E poi Peppino («la più naturale intesa e unico alla sua altezza»), Alberto Sordi e Titina De Filippo, Franca Valeri e Franca Faldini, che di Totò fu l'ultima compagna. Un tributo raffinato e giocoso a colui che «affermava di ritenersi lieto di avere fatto per mestiere il comico perché la comicità aiuta la gente a prendere la vita come viene e gliela rende più accettabile. Che altro fanno, i Santi?».
Gaspar Noè. Il tempo distrugge tutto
Nicolò Barison
Libro: Libro in brossura
editore: Santelli Editore
anno edizione: 2021
pagine: 103
Un visionario. Un innovatore. Un provocatore. Un genio. Questo (e molto altro) è il regista franco-argentino Gaspar Noé, uno dei registi più interessanti del panorama cinematografico contemporaneo. Doti tecniche non comuni, sublime maestria nell'uso tremolante ed impazzito della macchina da presa, Noé, nel corso della sua carriera da regista, iniziata negli anni novanta, ha dato vita con le sue opere ad un vero e proprio marchio di fabbrica, spaziando dal trip lisergico ed onirico all'introspettiva analisi dell'essere umano nei suoi aspetti più abietti, schiavo di istinti che non riesce a sopprimere e stordito dalle droghe, ma capace, in fondo al suo animo, di provare ancora il più grande ed autentico sentimento che ci sia: l'amore.
Fellini anarchico
Goffredo Fofi
Libro: Libro in brossura
editore: Elèuthera
anno edizione: 2021
pagine: 120
Furono per primi due francesi, il critico André Bazin e più tardi lo scrittore Daniel Pennac, a parlare di un «Fellini anarchico» e cosciente di esserlo. D'altronde il suo cinema - sempre attento ai marginali, di cui racconta i confusi tentativi di rivolta e la fatica di vivere - si è avvalso di geniali sceneggiatori come Ennio Flaiano, Tonino Guerra o Bernardino Zapponi, alcuni dei quali dichiaratamente anarchici. Ed è indubbio che anche l'humus romagnolo e il giovanile confronto con il fascismo abbiano influito sulla sua visione della società, come risulta evidente in Amarcord, il suo film più autobiografico. Ma la diversità felliniana è altrettanto evidente in capolavori come Otto e mezzo o La dolce vita, in cui il regista prefigura la mutazione antropologica in atto in Italia, sancendo al contempo la sua irrecuperabilità di artista a un qualunque ordine borghese. Sono però le sue ultime opere - Satyricon, Casanova e La voce della luna - quelle in cui la narrazione si fa metafora e giudizio, rendendo infine esplicita l'irriducibile distanza di Fellini da una società che non a caso ci mostra nella sua degenerazione festaiola e conformista, nell'euforia consumista della «sagra dello gnocco»…

