Priuli & Verlucca: Schema libero
Leggende e credenze delle alpi piemontesi. Storie di demoni e di santi di desposti e di amanti di belve e di spiriti
Enrico Bertone
Libro: Libro rilegato
editore: Priuli & Verlucca
anno edizione: 2013
pagine: 192
La vita dura delle isolate valli alpine, stretta in un mondo povero modulato dal lento ritmo della natura, la paura dell'ignoto, le forze ostili, la morte. Per contro la forza del riscatto, della speranza, della fede. Da queste condizioni nascevano i racconti fantastici delle lunghe serate delle veglie invernali che, nell'umido tepore della stalla o davanti allo scoppiettante focolare del camino, venivano tramandati oralmente tra le generazioni; i bambini sgranavano gli occhi e ascoltavano in silenzio, imparavano le storie dai vecchi e quasi inconsapevolmente ne carpivano le morali semplici e profonde. Si narrava di luoghi misteriosi, delle anime dei morti, di faje, di sarvan, di belve, di masche, di diavoli, ma anche di santi. Un mondo in gran parte immaginario arricchito dagli enigmi della storia: i saraceni, Annibale, la regina Giovanna, la Maschera di Ferro, personaggi familiari delle valli piemontesi. Vicende che aleggiavano tra fantasia e realtà, storie di ricchezze e di povertà, di re e di regine, di signori e di tiranni. Un patrimonio mitologico popolare che fino alla metà del secolo scorso scandiva la vita contadina e che oggi merita di essere ricordato.
Masche. Voci luoghi personaggi di un Piemonte altro. Attraverso richerche racconti e testimonianze autentiche
Donato Bosca
Libro
editore: Priuli & Verlucca
anno edizione: 2012
pagine: 240
Donne cariche d'anni, con un volto sgradevole e ripugnante, la pelle ruvida e molto scura, che all'improvviso si fa pallida, cadaverica, la fronte bassa, stretta e solcata da mille rughe, gli occhi velati, messi per storto nelle orbite e la voce roca, tremula, a volte impercettibile. Nella coscienza popolare la paura della donna masca, dotata di magici e malvagi poteri persiste, anche se affievolita. Attraverso l'immagine-icona che ci è stata tramandata, superstizioni, pregiudizi, scaramanzie sono ancora largamente diffusi ai nostri giorni, più o meno tollerati e condivisi dalla mentalità comune, apparentemente inoffensivi. Donato Bosca di queste tradizioni popolari piemontesi è stato, in questi ultimi trent'anni, studioso puntuale e appassionato. Promuovendo indagini che hanno coinvolto centinaia di anziani e di alunni della scuola dell'obbligo, ha dato impulso ad una "rivincita" culturale che consente oggi di riconoscere alle masche il ruolo di vittime più o meno inconsapevoli di una psicosi rimasta radicata nel corso dei secoli. Caricature e parodie cui le masche sono oggi destinate dal teatro e dalle strategie di rinascita del "territorio" dimostrano che, con il suo singolare e irripetibile percorso di ricerca, l'autore ha fatto emergere dal sottosuolo della memoria collettiva fonti orali e documenti ufficiali che erano indispensabili per arrivare a comprendere la complessità del fenomeno culturale legato a queste credenze.
Frammenti di barriera
Gipo Farassino
Libro: Copertina rigida
editore: Priuli & Verlucca
anno edizione: 2012
pagine: 175
"Gipo ovvero un personaggio che avrebbe fulminato Pavese. Per il linguaggio saettante, l'amore chitarra, il mito del cortile, del caffè con biliardo, della giacchetta di cuoio, dell'amicizia severa e sarcastica. Ma Gipo è anche altro: deraglia dai binari d'un tipico racconto pavesiano in virtù d'una maggiore e più moderna positività. Gipo è anche il 'correre correre' d'una canzone, un 'correre correre' che significa: tutto il futuro che possediamo è questo presente. Corri e finalmente incontrerai colui che avresti potuto essere. O impariamo a ridere, a vivere, a esistere nel presente che ci tocca, oppure questo presente ci seppellirà come un piede distratto schiaccia una formica. Questo ci dice Gipo. Con una consapevolezza critica ormai raffinata ma che mai ha perso una briciola dello scatto, della rabbia, dell'umana nostalgia e dell'umana protervia che hanno fatto di Gipo non solo un compositore, un cantante, ma una 'maschera' testimoniante dei nostri tempi." (Giovanni Arpino)

