Luni Editrice: Il sogno di Gutenberg
Nate per scrivere. Quaranta scrittrici da tutto il mondo
Annalisa Bellerio
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2025
pagine: 192
Quale storia personale si nasconde dietro le pagine che amiamo leggere, di narrativa, di poesia, di saggistica? Che cosa sappiamo di chi le ha scritte, facendoci commuovere, sognare o riflettere? Questo libro offre una galleria di ritratti di autrici che hanno lasciato o stanno lasciando una traccia nella letteratura e nell’immaginario collettivo. È un volo sopra un paesaggio senza confini geografici né temporali, che mette a fuoco quaranta figure ora lontane nel tempo, ora a noi vicine o contemporanee, spaziando tra luoghi e culture assai diversi tra loro. Sono ritratti femminili, perché la vita delle donne è più segreta, come scrisse Marguerite Yourcenar, qui presente accanto a Saffo e Tony Morrison, Vittoria Colonna e Dacia Maraini, Emily Dickinson, Isabel Allende e le altre, presentate privilegiandone l’aspetto umano, puntando lo sguardo sulle atmosfere, i gusti, gli umori, non solo del loro stile letterario, ma anche del loro stile di vita. Compaiono nomi di fama consolidata, che vantano biografie e studi critici sterminati, e altri ancora poco noti, per mancanza di fonti o perché appartenenti a contesti con cui abbiamo scarsa familiarità. Differiscono i temi, i linguaggi, le inclinazioni: si va dal romanticismo alla sperimentazione, dall’isolamento all’impegno sociale, dall’ironia alla solennità, dalla storia magica alla magia della storia. Ad accomunare queste signore della penna è la stessa grande passione per la scrittura e il talento con cui hanno colpito il nostro intelletto e catturato il nostro animo.
Apparizione e visione. Vita e opere di Anna Maria Ortese
Luca Clerici
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2025
pagine: 752
Che Anna Maria Ortese fosse riservata e schiva lo si è sempre saputo, e proprio perciò la sua biografia sorprende e conquista: dietro all’immagine pubblica di una donna emarginata e solitaria, estranea alla società letteraria, si nasconde un personaggio straordinario. Nata a Roma, ma subito strappata alla Capitale «fra le braccia fiammanti di raso rosso e oro della mia nutrice», eccola raminga con la famiglia al gelo di Potenza e poi a Tripoli, ai margini del deserto in un’abitazione senza finestre. Dall’Africa a Napoli, città d’adozione amata e odiata, distrutta dalla guerra. E allora occorre impegnarsi: con la rivista «SUD», ma anche accompagnando i bambini indigenti e denutriti sui “treni della felicità” diretti a Modena e a Bologna per essere accolti in famiglie ospitali. E poi Milano, perché per chi vuole vivere solo scrivendo la capitale dell’editoria e del giornalismo è una meta obbligata, e quindi Roma e infine Rapallo, quando dopo aver cambiato una sessantina di domicili e superato momenti di indigenza Anna Maria – finalmente – una casa riesce a comperarsela. Autodidatta (si è fermata alle elementari), scrive da sempre e inizia presto a pubblicare. La raccolta di racconti dell’esordio, "Angelici dolori" (1937), la proietta al centro della scena letteraria, mentre la denuncia dell’ignavia della classe dirigente partenopea e dello spaventoso degrado sociale della città rappresentate nel "Mare non bagna Napoli" (1953) non le verrà mai perdonata. Successivamente ecco "Poveri e semplici" (1967), premio Strega, "Il Porto di Toledo" (1975), un inno alla magia della giovinezza, fino al romanzo che mette d’accordo tutti, "Il cardillo addolorato" (1993). A queste opere se ne aggiungono tante altre, e un’infinità di articoli giornalistici: racconti, poesie, divagazioni, recensioni e memorabili reportage. E poi i suoi due grandi e insospettabili amori, e la rete di relazioni pervicacemente coltivate in silenzio con migliaia di lettere a editori, scrittori, politici di primissimo piano e cari amici sconosciuti. Una storia appassionante e imprevedibile, quella di Anna Maria, raccontata come un romanzo in cui parla anche lei in moltissimi inediti, ma con particolare riguardo all’interpretazione critica di un’opera originale e visionaria che trasfigura la dimensione autobiografica, finalmente evidente, in emozioni indimenticabili.
Dostoevskij inedito. Quaderni e taccuini (1860-1881)
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2025
pagine: 720
Le fondamentali questioni del secolo, gli echi di eventi nazionali e europei, le aspre polemiche e la strenua lotta per le proprie idee e ideali, sono una vivida testimonianza della vivace partecipazione di Dostoevskij ai tumulti della sua epoca, come traspare dalle pagine dei Quaderni e taccuini inediti, pubblicati nella “vecchia” Unione Sovietica nel 1971 e qui tradotti dal russo e presentati dopo molti anni dalla loro apparizione. Per comprendere Dostoevskij è fondamentale conoscere i conflitti ideologici e personali dai quali lo scrittore discende: il segreto del suo genio sta nell'eccezionale capacità di assimilare idee contraddittorie e di evocare le aspirazioni più recondite dell'anima russa. Perennemente alla ricerca di una sintesi del pensiero russo e animato dall'ideale messianico del cristianesimo universale, Dostoevskij è al centro di un conflitto drammatico e irriducibile. I materiali qui presentati rispecchiano due decenni della febbrile e incredibile attività dello scrittore; egli si esprime con assoluta libertà ed è prodigo di notazioni e riferimenti autobiografici: queste pagine concorrono a creare una immagine dell’evoluzione personale e del cammino artistico del grande scrittore russo e “maestro della psiche”, confermandosi come un profeta dei tempi moderni, molto più prossimo a noi di quanto non fosse ai suoi contemporanei.
Le strenne Cariplo (1955-2000). Il gioiello dell'editoria bancaria italiana
Andrea Tomasetig
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2024
pagine: 112
L’editoria aziendale italiana si dispiega lungo tutto il Novecento con produzioni molto spesso di pregevole qualità, sia per quanto riguarda il materiale iconografico proposto, sia per la cura dei testi affidati a penne esperte del giornalismo e della storia economica. Era un modo attraverso il quale l’imprenditoria si autocelebrava contribuendo alla costruzione e divulgazione della cultura materiale, economica anche del made in Italy, tanto che, nel suo insieme, è considerata la più importante al mondo. Si aggiunga che queste pubblicazioni, che tuttora continuano, sono per loro natura rare, perché prevalentemente fuori commercio. Il fiore all’occhiello del settore è rappresentato dall’editoria bancaria, ancora più elegante nella veste e più nota al grande pubblico perché associata alle famose strenne natalizie, offerte un tempo dalle banche in omaggio alla migliore clientela; e, come affermava Umberto Eco, il fenomeno delle “strenne bancarie” è unico al mondo. L’autore di questo volume, studioso di vecchia data di editoria e cultura d’impresa, presenta per la prima volta l’intera produzione delle strenne Cariplo – la Cassa di Risparmio delle Province Lombarde –, pubblicate dal 1955 al 2000, riproducendo tutte le copertine originali che hanno rappresentato, per quel genere di editoria, un vero e proprio vertice, sia per la ricercatezza dei contenuti, sia per l’estrema cura grafica. "Le strenne Cariplo (1955–2000). Il gioiello dell’editoria bancaria italiana" è un documento straordinariamente importante perché permette, da un lato, di vedere come si sia evoluta e ampliata la ricerca culturale di un istituto bancario di altissimo livello nel corso del tempo, dall’altro, grazie a una bibliografia ragionata, è uno strumento destinato a essere una guida fondamentale per gli studiosi di editoria. Questo volume, che è allo stesso tempo memoria della cultura editoriale della Cariplo e catalogo della mostra di tutto il pubblicato, ha potuto vedere la luce grazie all’acquisizione dell’intera collezione delle strenne da parte della Biblioteca di via Senato di Milano. L’acquisizione va ad aggiungersi allo straordinario Fondo di Storia dell’Impresa Italiana dall’Unità a oggi, già presente nella stessa Biblioteca, organizzatrice anche della mostra.
Incontro con Primo Levi
Attilio Zambon
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2024
pagine: 48
In questo libro viene pubblicata la trascrizione inedita di un incontro con Primo Levi, organizzato nella primavera del 1975 da Attilio Zambon presso il Liceo Classico Pietro Orseolo II, di cui era allora preside, in occasione delle celebrazioni per il ventesimo Anniversario della Liberazione. Questo incontro è prezioso per diverse ragioni: innanzitutto si tratta di un documento particolarmente raro nel suo genere, perché è una delle poche e più antiche testimonianze pubblicate di quello che Levi chiamava il suo "terzo mestiere", quello di "presentatore di se stesso" in incontri con gli studenti. Solo l'anno successivo egli risponderà alle domande che più frequentemente gli venivano rivolte in queste occasioni nella Appendice del 1976 all'edizione scolastica di Se questo è un uomo. Ma un motivo di particolare interesse sta anche nella figura del promotore dell'evento e suo principale interlocutore. Attilio Zambon aveva infatti vissuto durante l'ultima guerra un'esperienza analoga a quella di Levi, la detenzione (nel suo caso per più di un anno) in campo concentramento; e il suo interminabile viaggio di ritorno attraverso tutta l'Europa centrale dopo la fuga dal campo di Taucha – descritto in una breve relazione qui riportata – è molto simile a quello narrato dallo scrittore nella Tregua. Inoltre, a differenza della quasi totalità degli intervistatori o interlocutori di Levi che erano letterati o giornalisti, anche Attilio Zambon era come lui un uomo di scienza, e quindi a lui intellettualmente affine. Quanto ai temi affrontati durante l'incontro, sono naturalmente in primo luogo quelli legati all'esperienza di Auschwitz, da lui trattati in numerosissime altre occasioni. Inoltre sono qui abbozzate, in risposta alle domande degli studenti, anche riflessioni che egli approfondirà solo in seguito: come quelle sulla natura buona o malvagia dell'uomo, oppure sulla figura del criminale nazista Herbert Kappler, che allora non era ancora evaso dal Celio.
Vita di Balzac. Al vento del boulevard
Charles Gorham
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2024
pagine: 736
«Considero Balzac il più grande romanziere che il mondo abbia avuto», affermava William Somerset Maugham, il grande scrittore britannico. A Parigi, nel Cimitero del Père-Lachaise, Honoré de Balzac dorme insieme con alcuni francesi di grande fama insieme a diverse migliaia di connazionali. Ogni anno, qualche giovane scrittore depone fiori sul sepolcro che reca il nome BALZAC. «Parigi può essere un deserto per il cuore, ma a un certo momento, dalle alture del Père-Lachaise soffia un vento di rivoluzione che, all'improvviso, riempie quel deserto di bandiere e di glorie cadute», scriveva Albert Camus. E Parigi spesso fu un deserto per Balzac, ma fu anche il suo giardino, come per tutta la Francia. Quando il vento dell'esistenzialismo sibila giù dal Père-Lachaise, una parte del suo alito vitale emana dalle ossa di Balzac. Egli fu uomo talora frenetico, spesso ostinato, sempre inquieto e qualche volta anche astuto; ma fu sempre alla ricerca di qualche cosa: donne, amore, fama, denaro e, perpetuamente, come estremo scopo, andò in cerca del vero. Uomo forte era trascinato da un'energia che non capiva e che talvolta odiava, che lo portò a finire arso nello splendore del proprio ingegno. Che cosa lo sospinse, dalla culla alla tomba? Che cosa lo obbligò a divenire il crogiuolo nel quale vengono creati i capolavori? Balzac visse negli stessi anni di Alexandre Dumas e Victor Hugo, gli altri due giganti della letteratura francese. Questa brama di vivere ogni istante, le mani sempre sporche di inchiostro, la tazza di caffè fumante sul tavolo per stare sempre sveglio, la camicia bianca inzaccherata anch’essa dell’inchiostro delle penne d’oca che utilizzava, la fame di vita e di amori ci spiegano più di ogni altra cosa come egli sia riuscito, nel corso della sua breve vita – morì a 51 anni – a produrre una tale quantità di “quadri”, attraverso le sue opere, che ancora oggi lascia annichiliti. Questa biografia ci riporta “dal vivo” l’uomo, l’amante e il supremo scrittore, che cercò di essere tutto e che tutto amò, con la passione più intensa che potesse avere.
Vita e opere di Carlo Collodi. Il «padre» di Pinocchio
Renato Bertacchini
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2024
pagine: 304
"Vita e opere di Carlo Collodi", il “padre” di Pinocchio è una ricchissima biografia che ha il grande pregio di descrivere l’avventura umana di Carlo Lorenzini più comunemente conosciuto come Carlo Collodi (1826–1890), in tutti i dettagli. Quella del Collodi fu una vita tormentata: prima seminarista insofferente poi studente beffardo, volontario nelle guerre d’Indipendenza, visse quel tormentato passaggio dal Granducato di Toscana all’Italia “piemontesizzata” dell’Unità; fustigatore dei costumi piccolo-borghesi e al tempo stesso giocatore incallito e amico e compagno dei “macchiaioli”, restò sempre scapolo impenitente. L’autore ci presenta l’attività del Collodi giornalista, che è stata assai intensa, lunga e ampia: giornalista satirico, critico teatrale e musicale, commediografo, romanziere, traduttore di Perrault, innovatore della letteratura scolastica, direttore di riviste e, infine, padre di Pinocchio, il libro più tradotto al mondo dopo la Bibbia. Questo libro entra nei meandri della vita di Carlo Collodi, vita pienissima e che forse è stata un poco oscurata e poco conosciuta a motivo della incredibile notorietà della sua creatura, che lo ha reso autore immortale. Delle Avventure di Pinocchio Bertacchini ci fornisce anche la più aggiornata e rigorosa interpretazione stilistica, socioculturale e strutturale. Vita e opere di Carlo Collodi, il “padre” di Pinocchio non è mai pedante o semplicemente agiografica: oltre a fornire informazioni difficilissime da recuperare su Collodi così da farcelo “conoscere” a fondo, al tempo stesso è opera fondamentale per conoscere e decifrare la cultura, la politica e il costume dell’Ottocento italiano.
La vita del signor Molière
Michail Bulgakov
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2024
pagine: 256
"Vita del signor de Molière" è un ritratto veridico e impietoso, per certi versi, del più grande commediografo e drammaturgo francese del XVII secolo. La ricerca biografica – frutto di documentazioni penetrantissime e capillari – si arricchisce, pagina per pagina, di una continua invenzione che ci porta a conoscere l'intima versatilità di Molière. Ciò che più conta è che Bulgakov evita le digressioni meditative e si affida alla forza esemplificante dei fatti, intento a riferire i casi e le vicende di un uomo di eccezionale levatura, costretto a vivere nell'alveo di una società che non smette di dispensare luci e ombre, che non smette mai di esaltare e umiliare in modo spesso inopinato, a ritmi alterni, i personaggi che vivono sulla scena della vita parigina. In questo modo, i temi di fondo – le forze dello spirito vengono calpestate con forza da quel potere costituito che diviene "strumento di negazione" – affiorano e si delineano progressivamente attraverso una prosa che associa momenti ritmati ad altri neofavolistici, a osservazioni asciutte e altre che paiono come stralunate dall'ironia un poco crudele, caratteristica della scrittura di Bulgakov. In questo modo ci consentono di situare Molière e il suo biografo su un piano ideale capace di accomunare, a distanza di tre secoli, due grandi e diversi figli del loro secolo, fuori da ogni parallelo retorico ma piuttosto per il filo di parabole segretamente affini. Prefazione di Venjamin Kavérin.
Giuseppe Prezzolini. L'eretico dello spirito italiano
Anacleto Verrecchia
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2024
pagine: 160
Questo libro nasce dall’amicizia profonda tra l’autore, Anacleto Verrecchia, e Giuseppe Prezzolini, due uomini, come si diceva un tempo, “tutti d’un pezzo”, intransigenti, onesti fino alla crudeltà e al tempo stesso generosi. Le pagine che Verrecchia ci riporta nascono dai frequenti incontri con Prezzolini, gli scambi di pensieri e opinioni, lettere... Qui scopriamo l’uomo di genio che ha attraversato il Novecento della cultura, conosciuto tutti, mantenendo quel rigore morale e la capacità di essere al centro del dibattito senza strillare o spintonare, con l’eleganza sia formale sia di “penna” che gli era propria. Un uomo di genio conserva sempre, in sé qualche cosa di fanciullesco che ne accresce il fascino. Ciò dipende dal fatto che le grandi intelligenze conservano fino all’ultimo la facoltà di meravigliarsi dinanzi alle cose, ossia dinanzi ai fenomeni, grandi o piccoli che siano. E proprio questo, che è alla base della vera disposizione alla filosofia, si notava di primo acchito in Prezzolini, dalla cui penna era uscita una sentenza bella e profonda nello stesso tempo: «Quando la curiosità dello spirito cessa, la cultura è morta». Egli sapeva trasformare in problema filosofico anche la quotidianità o meglio la generalità dei fenomeni. Insaziabile di conoscenza e spronato dal demone che gli urgeva dentro, viaggiò molto per terra e per mare, respirando aria nuova e spiegando appieno la propria individualità. Questo gli permise di acquistare uno stile di vita internazionale, che lo distingueva immediatamente. Non aveva nulla della figura tipica del dotto italiano, che di solito è piuttosto provinciale, sedentario, spocchioso, maldestro nel muoversi sulla scena del mondo e spesso incapace di spiccicare una parola straniera. Prezzolini, invece, si muoveva con disinvoltura, aveva molta eleganza nei modi e parlava più lingue. Nei dotti, di solito, si trova più scienza che sapienza. Non così in Prezzolini, la cui sapienza affiorava anche nei discorsi occasionali. Quella sua testa, che non si era mai piegata dinanzi a nessuno e che continuò a rimanere sempre diritta, era un esempio vivente di fierezza e di dignità. La sua conversazione infondeva energia, ma toglieva anche le illusioni: era la voce di un saggio che conosceva a fondo gli uomini e il mondo. Parlava per esperienza diretta, perché nel corso della sua lunghissima vita aveva avuto modo di conoscere tutta la fauna politica e letteraria del secolo. Era, insomma, un testimone oculare, i cui giudizi stridevano incredibilmente con la storiografia o meglio con la tromboneria ufficiale. Prezzolini diceva che la vera cultura è un fatto personale e non scolastico: «Non si diventa colti, ma lo si desidera, o si è spinti a diventarlo per una forza interiore. L’altra cultura, appiccicata o forzata, sia per programma, sia per obbligo, sia per guadagno non dà mai buoni frutti. Se nasce dal vostro essere, bisogna che si conservi sempre in unione con quello, e continui a trarne l’inspirazione. Non può essere imitazione, o interesse, o obbedienza. L’idea di cultura è un’idea attiva, non passiva».
La magia dei libri. Scritti di bibliografia e bibliofilia
Oliviero Diliberto
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2024
pagine: 192
I libri seguono destini singolari: vivono una vita propria, ben oltre l’esistenza del loro autore, dello stampatore, del primo proprietario. La loro vita si svolge attraverso percorsi tortuosi, vie carsiche; non di rado, scompaiono e riemergono in luoghi e tempi spesso del tutto imprevedibili. Vi è una storia generale dei libri e una storia speciale dei singoli volumi. Se ci si pensa, dall’invenzione della stampa – nel passaggio, cioè, dal manoscritto al testo composto con caratteri mobili – ogni volume è, per definizione, un multiplo. Anche il libro più raro ha dei suoi simili, praticamente identici, stampati insieme. Ma se quel certo esemplare che si possiede ha una storia sua, testimoniata da una nota di possesso, un ex libris, il timbro di una o più biblioteche, una firma, delle sottolineature, delle postille a margine del testo, una dedica, imprecazioni o scongiuri, minacce contro i potenziali ladri… Bene, quel volume da multiplo si è trasformato in un esemplare unico. Si tratta di quel libro. Il possessore ha segnato per sempre la vita proprio di quell’esemplare: e di nessun altro. Vi ha lasciato una traccia di sé. Lo ha impreziosito, rendendolo – appunto – unico. I segni sui libri offrono la voluttà dell’assenza di duplicazione. Si tratta di una fascinosissima avventura intellettuale. È infatti, sempre, storia di libri e, insieme, di vicissitudini umane. Oliviero Diliberto ci conduce attraverso le sue “avventure magiche” nel mondo dei libri, con la passione del bibliofilo ma soprattutto del bibliografo, cioè di colui che sì colleziona con criteri precisi volumi e carte, ma cerca di ricostruirne sempre, ove possibile, la storia, perché le carte sono portatrici di segni e testimonianze che vanno al di là del mero testo, ne integrano le conoscenze e ne svelano i misteri. Gli scritti che si possono leggere in queste pagine sono la risultante di queste sue passioni: ci rivelano il grande studioso e al tempo stesso il vero cercatore di “pepite in forma di carta”; Diliberto ci presenta il “mondo” del libro che ha studiato, amato, collezionato per condividerlo con il lettore, spesso ignaro di quelle informazioni che solo il grande studioso e “cercatore” può comprendere.
I libri proibiti del Settecento
Robert Darnton
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2024
pagine: 288
I grandi filosofi dell’Illuminismo, Voltaire, Rousseau, Diderot e i loro blasonati contemporanei sono stati da sempre considerati gli ideologi della Rivoluzione francese, o quanto meno di quel vasto fermento intellettuale che fu una delle cause del crollo dell’Antico Regime. Ma non furono i soli; dietro a questi nomi entrati nella storia, esisteva un mondo editoriale molto più sommesso e spesso sconosciuto, che faceva circolare le idee e le diffondeva tra il pubblico. Era un’editoria semiclandestina, a cui lavoravano scrittori di terz’ordine, stampatori stranieri, operai e tipografi che si spostavano da una città all’altra in giro per l’Europa, librai che smerciavano libri proibiti dalla censura e contrabbandieri che li trasportavano illegalmente in Francia. È una parte poco nota della storia della cultura, che Robert Darnton analizza grazie alla scoperta degli archivi di un editore svizzero del Settecento, la Société typographique di Neuchâtel, attraverso i quali riesce a ricostruire i metodi di produzione e di diffusione della letteratura clandestina francese negli anni che precedono la Rivoluzione francese, attraverso la corrispondenza dei personaggi che facevano parte di quel mondo editoriale ai limiti della legalità. Grazie alle loro lettere, Darnton fa rivivere gli intellettuali che contribuirono a diffondere le idee dell’Illuminismo tra il pubblico del Settecento, ma dal basso, clandestinamente, dal sottosuolo della cultura, in una continua sfida al potere costituito che risulta quanto mai attuale.
I moti di Milano del 1898. Testo francese a fronte
Filippo Tommaso Marinetti
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2024
pagine: 96
Dall’elegante palazzo di via Senato a Milano nel quale si era trasferita la famiglia Marinetti (dal quale pochi anni dopo nacque il Futurismo che “lanciò la sua sfida al chiaro di luna specchiato nel Naviglio”), il ventiduenne Filippo Tommaso è testimone delle rivolte e delle barricate dei Moti del ’98 descritti vivamente in queste pagine inedite, apparse su La Revue Blanche il 15 agosto 1900 e che ora vengono proposte al lettore in traduzione e con il testo francese a fronte. La curiosità intellettuale di Marinetti è già viva e con un fiuto infallibile lo porta là dove ci sono l’azione, il cambiamento sociale, le intelligenze più brillanti, e lo dimostra in questo breve spaccato di vita, di un periodo convulso della storia italiana, in cui la miseria del Sud e le rivendicazioni operaie del Nord sfociano in rivolte e nella sanguinosa repressione del generale Bava Beccaris. Leggiamo le impressioni dell’autore ricavate in presa diretta camminando per le strade di Milano sconvolte dalla rivolta: «Lungo il Naviglio, i parapetti erano stati divelti, i lampioni rovesciati, le inferriate dei giardini contorte, annodate, aggrovigliate. Sembrava che un esercito di giganti avesse saccheggiato, masticato, calpestato il quartiere. Sul ponte di Porta Vittoria, io e il mio amico facciamo una tacita scommessa. Ci gridano di non andare avanti, perché dal fondo di una stradina in basso i tiratori sorvegliano il ponte a colpi di fucile. Passiamo lo stesso. C’erano altri ragazzi che fischiavano i soldati e intanto correvano sotto le fucilate… Una serie di colpi di fucile scorticò violentemente i muri sopra le nostre teste e ci fece scappare... Al calar della notte, sotto i portici incrociammo un tizio: mostrava ai passanti dei cervelli umani che teneva nell’incavo del cappello,diceva: “Guardate che ne hanno fatto del povero popolo”. Piazza Duomo era diventata un bivacco, con i fasci di fucili e i cavalli disposti in cerchio, le briglie aggrovigliate tutte insieme, con i finimenti che tintinnavano e il letame che si accumulava. La sera ritornai con degli amici verso Porta Ticinese. Avevano rotto i lampioni e le lampadine, soltanto i falò di resina illuminavano fulvi e sanguinolenti le facce butterate delle case».

