Limina
Scarpette rosse. La storia dell'Olimpia Milano, signora del basket
Werther Pedrazzi
Libro: Libro in brossura
editore: Limina
anno edizione: 2013
pagine: 248
Era nata nel 1936 come Triestina Milano, ma, dopo la fusione con il Dopolavoro Borletti, nel 1947, ha origine quella che diventerà la squadra più seguita, più amata, più titolata del basket italiano, l'Olimpia Milano: 25 scudetti, 4 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Korac, 3 Coppe delle Coppe e 1 Coppa Intercontinentale. Nell'intreccio di passione e ragione che legherà indissolubilmente la squadra alla sua città, Milano sarà il palcoscenico in cui i più grandi protagonisti della pallacanestro potranno interpretare copioni da leggenda - il geniale, primo presidente Adolfo Bogoncelli e il Principe Cesare Rubini, il greco Stephanidis, primo straniero nel basket italiano, il dream team di Dino Meneghin e Mike D'Antoni, Dan Peterson, il senatore Bill Bradley e il socio Kobe Bryant, e ancora Pittis, Fucka, Bodiroga, Gallinari, - in un'altalena di avvenimenti ed emozioni, dalla rimonta di 34 punti all'Aris Salonicco in Coppa dei Campioni al rischio eutanasia del basket a Milano, ma ogni volta con l'inestinguibile istinto di risorgere. Simmenthal, Billy, Simac, Tracer, Philips, Stefanel o Armani, per tutti Olimpia Milano - nei momenti di gloria denominata "La 24esima squadra Nba" o "La Juventus del basket", - nel cuore dei suoi appassionati sostenitori sarà per sempre Scarpette rosse.
Il Grifone fragile. Fabrizio De André: storia di un tifoso del Genoa
Tonino Cagnucci
Libro: Libro in brossura
editore: Limina
anno edizione: 2013
pagine: 171
Fabrizio De André s'è fatto cremare con la sciarpa del Genoa. S'è nascosto il Genoa dentro al cuore. "Ma come, De André tifoso?". È il gusto di rispondere a questo odioso stupore. Come se la cultura non fosse stare con gli occhi aperti in mezzo al mondo. Come se il calcio, un manufatto dell'umanità fatto coi piedi, non fosse arte. Come se non fossero esistiti Meroni, Cantona, Le Tissier, Maiellaro, Garrincha, Vendrame. Come se non fossero giganteschi affreschi umani le curve prima dell'avvento della Tessera del Tifoso, e come se non fosse amore quello che c'è dietro a tutto questo. È come fosse uno scandalo che non si può dire: il calcio come arte e poesia. Il pallone sta dalla parte della vita. De André come nessun altro è stato da questa parte. Fa scalpore la sproporzione fra quanto scritto sul suo cuore, alla ricerca del suo cuore, e il suo cuore semplicemente rossoblu. Come se questo non fosse un modo degno di raccontare o, peggio, di raccontarlo. È il più grande sgarbo che si possa fare a De André, lui che ha sempre cercato il vero, che spesso trovi nel basso e non nell'alto dei cieli (il Grifone simbolo del Genoa si mischia con la terra per volare), fiutando peggio di un cane frammenti di racconti perduti. Il Genoa è stato il suo pudore. In tutta la sua produzione non l'ha mai nominato. Il Genoa è stato il suo amore. E quando verranno a chiedertelo un amore così lungo tu non darglielo in fretta... Non l'hanno ancora fatto. Il vero De André apocrifo è questo.
Tutto (o quasi) su mio padre. Con Aldo, due punti di vista paralleli
Antonella Biscardi
Libro: Libro in brossura
editore: Limina
anno edizione: 2012
pagine: 133
Un viaggio familiare e professionale a due voci, attraverso il mondo del giornalismo e della televisione in continuo mutamento ed evoluzione. Storie e aneddoti privati e degli innumerevoli personaggi che sono passati nel "bar dello sport" (come Giovanni Arpino definì l'innovativa trasmissione di Aldo Biscardi) o nel salotto di casa, comunque lo si voglia considerare, che è il "Processo di Biscardi". Vizi e virtù di quanti sono stati ospiti, visti da dietro le quinte e davanti alle telecamere, ognuno con la proprie manie, pregi e follie. Chiunque si sia interessato di sport, come addetto ai lavori, o come tifoso illustre è passato nella grande platea del "Processo". Da Falcào a Diego Maradona, ospite per un lungo periodo, con le sue strambe richieste. Dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini, in diretta con temperature polari dalla Val Gardena, al senatore Giulio Andreotti, ironico e puntiglioso tifoso della Roma, fino al Presidente del Consiglio e Presidente del Milan, Silvio Berlusconi. E ancora: grandi colleghi, scrittori e registi. Un Biscardi inedito, vero, dove la carriera è solo il filo conduttore per un'analisi del personaggio che, attraverso una raccolta delle sue memorie più belle, narra la storia calcistica e sportiva degli ultimi cinquant'anni.
Ribot e il menalatte. Viaggio intorno a Giacinto Facchetti, galant homme
Andrea Maietti
Libro
editore: Limina
anno edizione: 2012
pagine: V-110
Il libro si ispira all'immagine più immediata che Facchetti ha dato di sé in Italia e in tutto il mondo: quella del cavaliere senza macchia e senza paura. Difensore di quasi masochistica correttezza (una sola espulsione in quasi vent'anni di carriera), attaccante aggiunto che combinava la potenza squassante di Riva con l'apollinea falcata di Beckenbauer. La fedeltà a una sola maglia, e quale! L'inter. Quasi d'inerzia il libro si fa quindi viaggio intorno a un atleta e a un uomo fuori moda: il capitano parco, il galant homme. Un viaggio alla ricerca di personaggi e di vite in antitesi e in antidoto a certi eccessi di troppe modernità.
La farfalla granata. La meravigliosa e malinconica storia di Gigi Meroni il calciatore artista
Nando Dalla Chiesa
Libro: Libro in brossura
editore: Limina
anno edizione: 2012
pagine: VIII-214
La storia di un uomo, di una generazione. Meroni è stato nel calcio il maggiore e forse l'unico interprete della domanda di libertà che ha investito l'universo giovanile negli anni Sessanta. Personaggio complesso: calciatore estroso, mite e ribelle, protagonista di un amore difficile e invincibile con una donna sposata, fino alla morte banale avvenuta quando aveva 24 anni. Gigi Meroni è il personaggio intorno al quale viene fatto ruotare lo scenario in movimento di una intera generazione, con i suoi idoli e le sue culture, anche musicali. È il punto di osservazione che, in un grande amarcord collettivo, consente di abbracciare la generazione che diventa adulta tra il '62 e il '67, tra il mito di Marilyn Monroe e Che Guevara.
Mai dire Nagatomo. Una storia d'Oriente
Alvise Cagnazzo
Libro: Libro in brossura
editore: Limina
anno edizione: 2012
pagine: XVII-153
Mai dire Nagatomo rappresenta un esperimento letterario attraverso il quale è possibile appassionarsi non soltanto alla figura del piccolo calciatore giapponese, sbarcato in Italia come un Ufo fra lo scetticismo di un Paese refrattario alle novità, ma anche al corollario di storie e aneddoti ad esso riconducibili. Analizzati minuziosamente per mezzo di espedienti narrativi legati al mondo del cinema o a quello della letteratura, come il parallelismo fra la sfrontata testardaggine di Yuto e l'afFresco caratteriale rappresentato da Woody Alien nel capolavoro "Provaci ancora Sam". Con richiami al talento indefinibile di Forrest Gump, ragazzo di provincia capace di insegnare lo swing a Elvis Presley, diventare eroe di guerra e campione di ping pong con tanto di palette autografate da Mao in una America liberale e reduce dalla sconfitta in Vietnam. Un racconto completo, multiforme. Una biografia open nella sua essenza più anarchica e spettinata, irrobustita dalla Prefazione di Marco Santin della Gialappa's Band. Componente di quel trio che proprio grazie a vecchi filmati nipponici abbandonati nei magazzini Mediaset ha iniziato a costruire il proprio successo televisivo. Tutto questo, e molto altro, è "Mai dire Nagatomo".
Io, Ribot. La mia vita da Figlio del Vento
Nicola Melillo
Libro: Libro in brossura
editore: Limina
anno edizione: 2012
pagine: 133
Sì, lui, Ribot, il cavallo del Secolo, il primo vero atleta soprannominato Figlio del Vento (Carl Lewis è arrivato molto dopo), che per primo riconsegnò a tutta l'Italia un orgoglio nazionale appassito e tremendamente a caccia di un simbolo da presentare al mondo. Il cavallo che, andando a battere il portacolori della Regina Elisabetta a casa sua e vincendo per ben due volte l'Arc de Triomphe, è entrato nella leggenda lasciando a distanza siderale tutti i migliori del pianeta. Il cavallo che si meritò prime pagine di giornali, volumi e volumi, intere trasmissioni di una nascente televisione, come solo Coppi e Barrali erano stati capaci all'epoca. Rimasto ancora oggi imbattuto in sedici corse anche di primissimo livello mondiale, un'icona del galoppo, i suoi discendenti dominano ancora nel 2011 la scena in Usa, Australia, Giappone, Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Irlanda, Sudafrica. All'autore è piaciuto rivelare il "dietro le quinte" di questa straordinaria carriera dall'inedito punto di vista del protagonista: il lavoro, le amicizie, le idiosincrasie, le emozioni... e, orgoglioso e stizzito davanti a molti campioni degli anni Ottanta e Novanta, il desiderio di rimettere le cose della Storia al loro posto. Insomma, partendo dai fatti e da aneddoti veri, raccontare il campione e le sue imprese provando a entrare nella testona "brutta e sgraziata" (la definirono) di uno dei più grandi atleti di tutti i tempi.
Gino Bartali, mio papà
Andrea Bartali
Libro: Libro in brossura
editore: Limina
anno edizione: 2012
pagine: 212
Abbiamo letto centinaia di pagine indimenticabili che hanno celebrato uno dei campioni più rappresentativi del Novecento. Le grandi imprese, i trionfi, Giro d'Italia o Tour, come quello del '48 che, nei giorni dell'attentato al segretario del Pci Palmiro Togliatti, "salvò" l'Italia dal rischio di una guerra civile, l'amicizia/rivalità con Fausto Coppi. Ma solo attraverso gli occhi di un figlio poteva essere rivelata una biografia che va oltre l'immagine pubblica del personaggio, dando la possibilità di accostarsi e intravedere, dietro quegli eventi, le emozioni e i sentimenti che li precedevano o li accompagnavano. Lo scenario allora si allarga alla profondità dei rapporti familiari, al legame complice con la compagna di una vita, al suo modo di intendere l'amicizia, ai grandi dolori privati. E ancora, all'impegno nel sociale e nella politica, alla fede, che fu ispirazione di un sentimento intimo, di una generosità verso gli altri sempre vissuti sotto il segno del riserbo, lontano dall'applauso del mondo. E lo sguardo del figlio fissa anche istantanee gustose su rituali domestici e aneddoti inediti, abitudini bizzarre e curiosità, consegnandoci interamente la complessità di una figura con molte sfaccettature, che possedeva prima di tutto nello straordinario spessore umano le ragioni del proprio successo. Fino al ritiro e alla vita dopo il ciclismo, una ricchissima vicenda, speciale ed esemplare insieme della storia del nostro Paese, raccontata da un testimone d'eccezione.
La corsa non finisce mai
Pietro Paolo Mennea, Daniele Menarini
Libro: Libro in brossura
editore: Limina
anno edizione: 2012
pagine: 214
Carattere forte, introverso, ostinato, Mennea deve i suoi successi sportivi, oltre che allo straordinario talento innato, al lavoro duro e alla tenacia ferrea di un allenamento costante e quotidiano, che gli consentivano di fronteggiare atleti più potenti e "modellati", lui ragazzo dal fisico mingherlino. In quel periodo magnifico, agli appuntamenti importanti, lui c'era sempre. Oro ai Giochi del Mediterraneo del 1971, nel 1972 partecipò alle Olimpiadi di Monaco dove vinse il bronzo nei 200 metri. Ai Campionati europei di Roma del 1974 arrivò davanti a tutti nei 200 metri e nella staffetta 4x100. Agli Europei del 1978 a Praga nei 100 e nei 200 metri. Quest'ultima era la sua specialità preferita, dove poteva far emergere la sua accelerazione nel finale, la sua velocità di punta, impossibile. Nel 1979 a Città del Messico, durante le Universiadi, con 19"72, realizzò il record del mondo nei 200 metri, primato che resisterà fino al 1996. Poi, nel 1980, l'oro olimpico di Mosca: sul filo del rasoio dopo una rimonta prodigiosa. Il 22 marzo 1983 stabilì anche il primato mondiale dei 150 metri piani, con 14"8, che resiste tutt'oggi. Uno dei più grandi atleti del nostro sport, resta anche uno dei più amati, oltre che per le eccezionali imprese, per il coraggio e l'impegno incrollabile: "Esiste un solo modo per sapere se si fallirà o si vincerà: provarci".
Gigi Riva. Ultimo hombre vertical
Luca Pisapia
Libro: Libro in brossura
editore: Limina
anno edizione: 2012
pagine: 169
Qui si narrano le imprese di Gigi Riva: eroe dell'immaginario collettivo italiano negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, protagonista dell'unico Europeo vinto dagli azzurri (nell'anno di grazia delle utopie, il 1968), demiurgo che plasma la realtà di un Paese che, nel volgere di un decennio, conosce il benessere e assapora il riscatto, si abbandona all'illusione del sogno e infine precipita nell'incubo. Figura ieratica, enigmatica e silenziosa, il cui volto imperturbabile e imperscrutabile racchiude in sé tutta la gamma di espressioni necessarie e ogni sfumatura delle emozioni possibili, Riva non è solo il calciatore che guida il Cagliari a un incredibile scudetto, è anche il condottiero rivoluzionario che attraverso il calcio guida la riscossa di quell'alchemico athanor incandescente chiamato Sardegna. Come lo Straniero Senza Nome, Django, Silenzio, Cuchillo, Armonica o El Chuncho, suoi contemporanei e protagonisti della gloriosa epoca degli Spaghetti Western, Gigi Riva, pistolero solitario e silenzioso dagli occhi di ghiaccio e dal sinistro esplosivo, è l'ultimo hombre vertical: eroe tragico la cui determinazione a portare a compimento il proprio incarico è pari solo alla perseveranza nel combattere inutilmente contro i mulini a vento di un destino che non si è scelto.
Il conte Max. Da Galeone al Milan: la forza tranquilla di Massimiliano Allegri
Francesco Persili
Libro: Libro in brossura
editore: Limina
anno edizione: 2011
pagine: 212
Il diciottesimo scudetto rossonero arriva dopo otto anni di digiuno, anni dominati dagli odiati cugini interisti e per questo ancora più amari. A guidare la riscossa c'è un giovane allenatore, che fa dello stile e dell'eleganza la sua bandiera: Massimiliano Allegri. Ha "le physique du róle" per allenare il Milan, sentenzia Adriano Galliani, dopo aver visto giocare il Cagliari allenato dall'eterno ragazzo del calcio italiano, ex mezz'ala del Pescara di Galeone, l'unico che aveva saputo domare il suo genio intermittente. Considerato una testa calda da calciatore, l'orizzonte cambia completamente quando riparte dalla panchina. Una gavetta lunga che inizia dall'Aglianese, in C2 e lo porta gradino dopo gradino in serie A, fino alla chiamata di Cellino e l'approdo a Cagliari, Dopo l'avvio shock (5 sconfitte in 5 partite) il Cagliari si riprende, alla fine Allegri è il miglior tecnico della serie A. Meglio anche di Mourinho, a cui soffia la Panchina d'oro. Inizia la corte del Milan: la sfida è andare all'attacco, con equilibrio ma senza paura. La filosofia della società rossonera si rispecchia in quella di un allenatore che, dopo Sacchi e Capello, non è solo un nome nuovo.
Essere Mike Tyson. Vita, successi ed eccessi del più discusso campione della storia della boxe
Andrea Bacci
Libro: Libro in brossura
editore: Limina
anno edizione: 2011
pagine: 254
In pochi altri casi come per Mike Tyson, la vicenda privata e quella sportiva si sono inestricabilmente intrecciate e fuse, l'uomo ha così irrimediabilmente condizionato l'atleta. Il ring lo aveva tirato fuori dal ghetto di Brooklin, ma non dall'inferno che si portava dentro, e Cus D'Amato, l'allenatore-padre che gli stava insegnando come fare, se n'era andato troppo presto. I suoi colpi erano così facili e così cattivi perché al suo sguardo la strada e il quadrato del ring si confondevano e in entrambi esplodeva lo stesso odio e la stessa voracità. Violenza allo stato puro, l'America sportiva, e non solo, instancabile divoratrice di miti, ha usato questo fenomenale pugile enfatizzandone l'anima buia, il lato oscuro, facendone l'idolo da esaltare sull'altare della gloria, prima, e da gettare nella polvere, poi, il totem che poteva catalizzare la nostra rabbia e le nostre paure, la parte "cattiva" di ognuno di noi, il nostro fondo malato e perverso. Quasi tutti quelli che gli sono stati vicini erano lì per qualche altro fine, "attorno all'enorme corpo muscoloso di Mike stavano girando molti alligatori" perché i suoi pugni potessero diventare il riscatto definitivo di un ragazzino sensibile e introverso che aveva bisogno di imparare prima di tutto come diventare un uomo. Perché come dice il detto: "Puoi anche uscire dal ghetto, ma il ghetto non esce mai da te".

