Aragno
Sur un terrain etrange. Riflessioni sull'incertezza e la disorientazione nel disegno contemporaneo
Lóránd Hegyi
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2021
pagine: 60
Profilo minore
FEDERICO FEDERICI
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2021
pagine: 126
Withholding pattern del libro di Federico Federici - tra le voci giovani, oggi, di maggiore consapevolezza concettuale: portato sicuro della sua vocazione interdisciplinare - è la misura. Quella del tempo e quella dello spazio, come fisica insegna, si implicano a vicenda; e strumento di tale misura è la luce. Il concetto ha poi, com'è ovvio, una valenza metapoetica. Anche il verso è una misura, unità di senso della fisiologia umana in quanto presa di respiro, e insieme principio costruttivo della pagina e del libro: come ha insegnato una volta per tutte Amelia Rosselli. Non a caso ricorre, nel testo, la parola «rima». Non perché sia poesia "in rima", questa (che pure ci propone, sempre, costrutti formali attentamente congegnati): ma perché, etimologicamente, la rima è la "fessura" che percorre il terreno e, così definendolo, istituisce un territorio (ci si ricorda del mito della fondazione di Roma). Come nelle piste megalitiche di Nazca, disegnate dagli antichi Incas rivolgendosi ai loro dèi, o come in una certa misterica pagina del Gordon Pym di Edgar Allan Poe, il disegno che compongono queste rime non è immediatamente intelligibile, rinviando a una definizione che si prolunga indefinitamente, interminabilmente forse, nello spazio e appunto nel tempo. La nota dell'autore allude al proprio testo come a un organismo vivente, o un conglomerato geologico, che la pubblicazione si limita a fotografare in un grado del suo farsi. Come un archeologo, o un cacciatore-raccoglitore, il lettore è chiamato a decifrare questi segni, e magari ad avventurarsi a percorrerli a sua volta: "a margine del paesaggio, un segno certo, di passaggio".» (Andrea Cortellessa)
Divieto di sosta
LUIGI BALLERINI
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2021
pagine: 98
«Esiste differenza, tra linguaggio e mondo? Quasi non pare, a leggere le poesie di Luigi Ballerini, tanto esse hanno radici intrise in multiformi manifestazioni di realtà (la quale tiene sulla sua pagina equanime Ugo Foscolo accanto a Walt Disney): filosofia, politica, scienza, mitologia, frantumi lirici, etimologia. Il risultato non è però un collage di identità di mondo: Ballerini tesse e ricuce le suggestioni su un telaio di filosofia organica, poggiato su basi ritmiche talmente ben accordate da sembrare canto spontaneo. L'ipotesi di canto ininterrotto pare confermata dal proseguire dei testi quasi uno nell'altro: diviso solo dal titolo, ciascun testo viene presentato senza maiuscole né punti iniziali e finali. A certi fortunati poeti accade che il mondo sprizzi linguaggio e che essi debbano solo tendere l'orecchio al suono proveniente dalle cose. Spiccia ironia inclusa, di ascendenza americana, poiché, a questi livelli di coscienza, alla poesia si dà lo stesso credito che alla natura. Dal mondo zampilla la gioia libera del linguaggio e la gioia stessa del mondo, d'essere linguaggio. Se la poesia è sempre traduzione di cosa invisibile, qui è traduzione pure di realtà, visto che ci imbattiamo in una dichiarazione d'intenti che chiude il cerchio della nostra domanda iniziale: secondo Ballerini l'artista produce «intuizioni necessarie al benessere dei concittadini». La «sosta vietata» cui fa riferimento il titolo è allora quella descritta nel 1963 da Pagliarani (nominato con amore e divertimento grandi), il temporaneo approdo di un poeta. Ma non è etico fermarsi troppo a lungo in uno stile, suggerisce Ballerini: la poesia è gettarsi a pescare e riportare al mondo idee nuove, è rischio e reinvenzione (del linguaggio, perciò del mondo). Bastino, come esempio, le pagine qui raccolte: mai uguali, sempre lanciate oltre l'ostacolo del proprio stesso «cuore», a fiutare il futuro, senza però abbandonare il grande corpo sommerso dell'esperienza, l'implicito magma del vivere, del quale le parole di Ballerini rappresentano punte, affilate e smaglianti.» (M.G. Calandrone)
All you can eat
Lidia Riviello
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2021
pagine: 75
Possiamo considerarlo un esempio di project poetry, questo "All you can eat", libro della maturità di Lidia Riviello, tutto concentrato intorno a un nucleo letteralmente indigesto, che il capitalismo, o con Donna Haraway il Capitalocene, nonostante il motivo allegorico gioviano dello spiritus che durissima coquit, non riesce completamente - non ancora - ad assimilare nel doppio senso di questa parola: ed è l'animale necessità del fare cibo di qualcos'altro, qualcun altro, nell'impossibilità di divorare direttamente il sole. Siamo tutti food chains, catene alimentari, e non sappiamo di esserlo, ci ricorda Riviello, ma, come direbbe Aldo Leopold, «troppa sicurezza, a lungo andare, sembra produrre solo pericoli». Così questo libro costruisce un panopticon, un carcere perfetto in cui l'occhio si posa su ogni cosa e di ogni cosa fa commestibile. E allo stesso tempo crea un soggetto molteplice, animale caleidoscopico dalle mille bocche che si disperde in voce neutra, in annuncio pubblicitario-autoritario di un mondo in cui si viene disperatamente parlati da una voce dentro lo stomaco. Fino a farsi e farne continuità digestiva ininterrotta cibo-corpo-casa-mondo, enorme bolo, susseguirsi di s/cene primarie, ironiche cene primarie à la Hillmann, e sempre vagamente antropofaghe. La pandemia della primavera 2020 vi entra per restare, come «sensazione predatoria», messa a fuoco e allo stesso tempo ricordo di qualcosa che ci accorgiamo di conoscere troppo bene da troppo tempo. Già lo scintillio di Neon 80 era di luce fredda, ma in questa raccolta, in cui ogni testo prilla su sé stesso come un piattello e viene fatto brillare come un ordigno, diamo conto che il mondo di Lidia Riviello si è indurito, ridotto a quel residuo in cui tutto si arrende a ciò che è, per quel processo che nel tempo da polpa ci fa diventare quasi solo nocciolo. Tutto si è rappreso, intorno a una poesia che ancora cerca di scavare una via d'uscita. Intanto la guerra, forse, è stata persa da tempo. Laura Pugno
Augusto
Ermanno Bencivenga
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2021
pagine: 68
La plebe, stupida e inetta, acclamerà il vincitore di turno, godrà nel vederlo caduto in disgrazia, oltraggerà il suo cadavere; ma soprattutto affollerà le taverne e le arene, dove si consumeranno i pasti e i giochi con cui hai cementato il tuo potere e mille tuoi sosia vorranno fondare il loro. Un giorno qualcuno guarderà con stupore a questa tua città eterna e si chiederà come avesse potuto essere la patria di Cincinnato e Scipione, e perché non fosse stata inghiottita dagli inferi secoli prima. Ma la sua eternità, il suo degrado insensibile e inarrestabile, saranno la sua condanna.
Dalle maone all'impresa a rete
Pierfranco Pellizzetti
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2021
pagine: 284
Una ricerca, promossa da autorevoli esponenti della business community con salde radici d'area (Banca Passadore, Fondazione Garrone e Studio BonelliErede), che dipana il filo storico della vicenda d'impresa genovese e ligure; evidenziando importanti tratti di continuità in un arco temporale che risale al Medioevo: dagli "scagni" degli antichi mercanti-banchieri, all'opera sulle rotte da Antiochia a Siviglia, agli imprenditori-manager che intraprendono con successo nei mercati globali. E un elemento che continua ad accomunarli è lo spirito di appartenenza, in cui il legame familiare, coniugato con la competenza professionale, si rivelava e continua a rivelarsi vantaggio competitivo. Oggi lo chiamiamo "professional ownership"; al tempo in cui le "joint venture" prendevano il nome di "maone" si parlava di primazia nel mercatare. Ma c'è un altro fattore di successo che emerge dall'excursus (confermate dalle interviste di 22 leader di imprese radicate nel territorio): la capacità di superare le divisioni nei momenti di crisi, promuovendo periodici progetti di rilancio civico, in cui - come ha scritto lo storico d'origine genovese Roberto S. Lopez - si salda "il felice compromesso tra l'unità indispensabile e l'individualismo tenace". Il messaggio - quale banco di prova - che il libro indirizza allo spirito del luogo come innesco per nuove stagioni di un ricorrente rinascimento millenario.
Il re di Prussia e la riforma sociale. Glosse critiche
Karl Marx
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2021
pagine: 99
«Bisogna convenire che la Germania è classicamente vocata alla rivoluzione sociale, quanto inabile a quella politica». (K. Marx)
Regola
Benedetto (san)
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2021
pagine: 393
Opera della vita, calcolata nell'eremo del sudore e dell'errore, scritta tra il 530 e il 550, la Regola si configura come scuola (dominici schola servitii) e milizia ("dobbiamo disporre i cuori e i corpi nostri a militare sotto la santa obbedienza"). La sua grandezza è nella sua statura di addestramento, di disciplina temporanea e terrena, essenziale per inutilità, pratica, semmai, per impartire i "primordi della vita monastica". Il Vangelo spacca il sepolcro della Legge, fa accedere a una libertà vorticosa, che acceca. Benedetto disponeva di diversi modelli - soprattutto: Basilio, Agostino, le Istituzioni cenobitiche di Giovanni Cassiano, la cosiddetta "Regula Magistri" -, ma la semplicità, la potenza pervasiva e didascalica consentì alla sua Regola una vastissima diffusione in tutta Europa, fino a diventare il fondamento di diversi ordini monastici. La sua logica, condotta con il cilicio e con il cinismo, è ineffabile, feroce: bisognerebbe avvicinare la Regola al Tractatus di Ludwig Wittgenstein - che ha la stessa ambizione di creare accoliti, sotto la sindone del pudore - per capirne la piena potenza sapienziale. La Regola, registrata alla "soprannaturale obbedienza", non dà norme all'anima: riassume la Storia in un giorno, i millenni nell'Ufficio divino, il mondo nei singoli, singolari gesti del monaco, ciascuno dei quali, inconsapevolmente, regge il creato. La Regola, in fondo, infonde una danza e un ritmo eterno nel delirio del divenire, impone un canto.
Dialoghi con Leucò
Cesare Pavese
Libro: Libro in brossura
editore: Aragno
anno edizione: 2021
pagine: 155
"Cesare Pavese, che molti si ostinano a considerare un testardo narratore realista, specializzato in campagne e periferie americano-piemontesi, ci scopre in questi Dialoghi un nuovo aspetto del suo temperamento. Non c'è scrittore autentico, il quale non abbia i suoi quarti di luna, il suo capriccio, la musa nascosta, che a un tratto lo inducono a farsi eremita. Pavese si è ricordato di quand'era a scuola e di quel che leggeva: si è ricordato dei libri che legge ogni giorno, degli unici libri che legge." (Cesare Pavese, 1947. Risvolto di copertina della prima edizione di Dialoghi con Leucò)
Del declinare del mondo
BENIAMINO MASSIMO DI DARIO
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2021
pagine: 385
Calato nella propria epoca, il contemporaneo si considera l'apice del progresso e del processo evolutivo. La sua civiltà, culmine della vicenda umana, domina incontrastata, superiore a tutte quelle che l'hanno preceduta. Ma entrambi, l'uomo e la sua civiltà, sono in realtà prigionieri di un'illusione da cui solo la storia, se svincolata dalla banalità causa-effetto ed elevata a metafisica, può farli riaffiorare. Come ogni altro composto alla deriva nel divenire, le civiltà ne subiscono le leggi cicliche; nascono e crescono, maturano, invecchiano e muoiono. Ma ciascun ciclo è incastonato a sua volta in un ciclo maggiore con un proprio svolgimento, il cui stadio individua la vera natura delle civiltà. E così, accanto alle civiltà che furono dell'infanzia e della giovinezza, dell'età adulta e della vecchiaia, la metafisica della storia scorge ora civiltà agonizzanti, defunte o già in decomposizione. Habent sua fata libelli, anche i testi hanno il loro destino: non è un caso che questo libro catacombale veda la luce all'indomani di una catastrofe; proprio come il Tramonto spengleriano, evocato già dalle corrispondenze del titolo. Cosa ne sarà dunque della civiltà occidentale euroamericana, chiamata a chiudere il ciclo dei cicli? Destinata a trasfigurarsi nell'imminente città mondiale, essa accoglie nel suo seno morente le carcasse e i relitti delle civiltà che furono. Ma sintomi e simboli la condannano all'ineluttabile disfacimento. Eppure, colui che si trova a vivervi è un privilegiato, perché è in grado di contemplare lo spegnimento della civiltà. Ora la fine della Storia rende possibile il tentativo di una storia minima del mondo. Nel calare della notte mondiale, il metafisico della storia sembra chiamato a intonare requiem e lamenti funebri. E invece potrà mostrare agli uomini del proprio tempo che, come nelle antiche tragedie, quando il finale è già noto si può assistere alla recita senza scomporsi.
Aforismi tra la vita e la morte
Mario Postizzi
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2021
pagine: 212
Fedele al connotato di frontiera di cui la parola può rivestirsi, alla marginalità che non è esclusione, Mario Postizzi propone uno scavo incessante nelle zone d'ombra, nei luoghi riposti della vita oltre la linea di fuoco. Con spietata ironia e senza perdere il filo di speranza, lo fa mettendo al centro l'essenzialità di un pensiero depositato, mai a caso, sul foglio, dopo un lungo processo di sottrazione, di rarefazione e di rigorosa collocazione. Le parole e le espressioni rompono le alleanze lessicali attraverso le quali sono solitamente combinate. Con ricerca costante di relazione e di tensione esistenziale, sul punto di non ritorno, tra le ombre in attesa, si percepisce la forte esigenza di trattenere ancora in vita la morte, di coniugare, nella memoria, l'ultimo resto di sopravvivenza che non cade nel nulla, ma recupera, talvolta, una sperduta maglia di luce.
Per filo e per segno. Teatro 1978-2018
Luca Archibugi
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2021
pagine: 568
Irriducibile alla pura materia e incomprensibile con i soli strumenti del pensiero, nel teatro di Luca Archibugi si svolge, né più né meno, tutta l'esistenza umana nella sua assoluta, integrale e beffarda portata: un teatro degli opposti che solo all'apparenza contrastano perché lo scambio di battute tra i due estremi non è che un modo - l'unico concesso - per attraversare, dileguando, quel tempo e quello spazio che, con non poca incoscienza, chiamiamo realtà. Racchiusa per la prima volta in un unico volume e immune al deteriorarsi dei contesti, la scrittura drammaturgica di Archibugi dispiega - dal suo esordio sul finire degli anni Settanta fino agli ultimi esiti - un'orfica potenza evocatrice che mette alla berlina le approssimative distinzioni tra iperuranio dei massimi sistemi e corvée quotidiana: un'infedeltà complice - e lunga, come quella, testimoniata in appendice alla raccolta, che lega Archibugi alle pagine critiche di uno scrittore come Franco Cordelli. Un'infedeltà in cui il gesto tradisce il segno e - senza cascami - il classico irrompe nell'attuale. Ovvero - come nota Attilio Scarpellini nella Prefazione a questo libro citando dal prologo di Edipo di Spinaceto - «in mezzo a quelle cose che la memoria ha trapiantato già in un limbo, e ha però tenuto ferme quasi a conferire certezza alla nostra vita».

