Archinto: Lettere
Buste di poesia
Emily Dickinson
Libro: Libro in brossura
editore: Archinto
anno edizione: 2017
pagine: 120
"Un libro di poesie, ma anche di arte visiva. Una miniera di nuovi indizi per addentrarsi nell'enigma persistente della poetessa di Amherst. Corredato dalle trascrizioni di Jen Bervin e Marta Werner, il volume ospita 52 fotografie di «envelope poems» riprodotte a colori. Questi manufatti – trascrizioni di liriche su buste postali più o meno usate – sono posteriori all'ultimo dei «fascicles» (i tipici pacchetti di fogli ripiegati e cuciti con ago e filo nei quali furono ritrovate dopo la morte le sue oltre 1700 poesie). L'obliqua calligrafia dickinsoniana traboccante di anelli e pennellate verticali è riportata come testo stampato all'interno della sagoma degli involucri nei punti esatti in cui compaiono le annotazioni, in modo da ottenere una fruizione il più possibile completa di questi impaginati multidirezionali. Esperimenti, dunque. Condotti dalla poetessa quando aveva già consegnato all'immortalità il suo testamento letterario. E proprio la sperimentazione, con i limiti dettati dal supporto, regala una Dickinson quanto mai sintetica e incline all'aforisma." (Traduzione di Nadia Fusini)
Sii fedele. Corrispondenza 1925-1935
Theodor W. Adorno, Alban Berg
Libro: Libro in brossura
editore: Archinto
anno edizione: 2016
pagine: 309
"Sei treu, sii fedele!" sussurra Alberich a Hagen nella I scena del II atto del "Crepuscolo degli dei", e Berg in una cartolina aveva mandato a Adorno il passo con il monito, citando però la musica senza le parole, e mettendo in imbarazzo il giovane allievo che tardò a riconoscerla. Fedele Adorno fu davvero, anche dopo la morte di Berg: fedele innanzitutto all'intuizione che lo aveva spinto nel 1925 a sceglierlo come insegnante di composizione, essendo fin da allora (prima del successo del "Woozzeck") ben consapevole della straordinaria grandezza del compositore viennese. Berg fu per Adorno il punto di riferimento negli anni della più intensa vocazione di compositore; il giovane Adorno fu per Berg un intellettuale capace di riconoscere e divulgare la grandezza dei protagonisti della Scuola di Vienna e un musicista dotato di autentico talento compositivo. Con una nota di Paolo Petazzi.
Lettere al professore. Corrispondenza con Milton Hindus 1947-1949
Louis-Ferdinand Céline
Libro: Libro in brossura
editore: Archinto
anno edizione: 2015
pagine: 230
Le lettere indirizzate da Céline a Milton Hindus - di cui la casa editrice Archinto aveva già pubblicato nel 1992 una prima scelta con il titolo Lettere dall'esilio - coprono gli anni dal 1947 al 1949, periodo nel quale lo scrittore si trova in esilio in Danimarca e ne costituiscono una vivida testimonianza. Incriminato dai tribunali francesi per antisemitismo e collaborazione con gli occupanti nazisti, Céline trova in Hindus, docente universitario americano, ebreo e firmatario di una petizione in suo favore, un insperato sostegno nella sua battaglia per difendersi dalle accuse giudiziarie e per rilanciare la sua immagine presso l'opinione pubblica. Alla curiosità dello studioso americano - intenzionato a venire a capo di quella intricata matassa di fili che tengono avvinto il geniale autore di capolavori letterari all'ideologo da bistrot dei pamphlet razzisti - Céline risponde proclamandosi homme à style e nient'affatto homme à idées, rivendicando il senso della sua attività di scrittore all'interno di una poetica e non di una ideologia. L'amicizia tra i due, nata a mezzo posta, cresciuta in una comunanza di sentire unicamente letteraria, si concluderà disastrosamente nel momento in cui l'americano si recherà a fare visita allo scrittore in Danimarca, verificando quanto fossero forti i malintesi e le incompatibilità. La pubblicazione del saggio-pamphlet di Hindus su Céline sancirà la rottura definitiva tra i due, testimoniata dalle lettere...
Lettere a Merline
Rainer Maria Rilke
Libro: Libro in brossura
editore: Archinto
anno edizione: 2015
pagine: 117
Questa selezione delle lettere del poeta praghese documenta gli esordi della relazione con Merline fino al compimento del suo capolavoro della maturità: le "Elegie duinesi". Lo stato passionale che insorge dopo l'incontro con Mme Klossowski contrasta con la passività che Rilke cerca in quegli anni; ma egli sceglie di associare l'amica alla personale ricerca di uno "spazio interiore" capace di aprirlo agli "influssi" delle forze che parlano attraverso di lui senza appartenergli. Merline diviene così la compagna di quell'avventura iniziata al castello di Berg e conclusasi nella torre di Muzot dove, con violenza pressoché distruttiva, quegli stessi "influssi" porteranno alla conclusione delle grandi "Elegie". Prefazione di Enzo Restagno.
La mia Austria. Ricordi (1892-1937)
Berta Zuckerkandl
Libro: Libro in brossura
editore: Archinto
anno edizione: 2015
pagine: 199
Nel libro "La mia Austria", pubblicato per la prima volta in Italia, un'epoca leggendaria si anima e scorre dinanzi ai nostri occhi inducendoci alla riflessione, al di là dei soliti cliché del mito asburgico. L'autrice, Berta Zuckerkandl - figlia di Moriz Szeps, noto giornalista di origine ebraica fondatore dell'importante quotidiano "Neues Wiener Tagblatt" -, si dedicò giovanissima al giornalismo divenendo ben presto un'affermata esegeta della situazione politica e letteraria austriaca, ed entrando in contatto con il fior fiore dei protagonisti dell'epoca. Dopo il matrimonio con il noto anatomista Emil Zuckerkandl nel 1886, mise su, come era allora costume a Vienna, un "Salon" frequentato da autorevoli personaggi del mondo culturale come Schnitzler, Strauss, Schiele, von Hofmannsthal, Freud, Werfel e altri. Da giornalista, Berta s'impegnò soprattutto con i suoi articoli a favore della Secessione viennese rappresentata da Klimt, Kokoschka, Wagner, Mahler e Reinhardt e assistè alla nascita del Festival di Salisburgo. Nel 1938, dopo l'invasione dell'Austria e l'ingresso dei nazionalsocialisti a Vienna, Berta, ebrea, emigrò a Parigi, dove viveva la sorella Sophie; tuttavia nell'autunno del 1940 i nazisti occuparono la capitale francese e Berta riparò ad Algeri, dove risiedeva un figlio divenuto ufficiale dell'esercito francese. Fu allora che, stimolata dal giovanissimo nipote Emile, scrisse i "Ricordi".
Lettere alla vicina
Marcel Proust
Libro: Libro in brossura
editore: Archinto
anno edizione: 2015
pagine: 70
Per otto anni, dal 1908 al 1916, Marcel Proust intrattiene una relazione epistolare con la signora Williams. Ciò che rende particolarmente intriganti le ventitré lettere rimasteci, pubblicate per la prima volta nel 2013, è che Proust non aveva mai parlato a nessuno né della donna, né della sua corrispondenza con lei. Chi è la signora Williams? Molto semplicemente una vicina dello scrittore. Abita come lui al 102 di boulevard Haussmann; ha sposato in seconde nozze un dentista americano con studio al secondo piano del palazzo, proprio sopra l'appartamento di Proust, mentre la coppia vive al terzo piano. Di notte, Proust lavora o combatte contro le ricorrenti crisi d'asma; di giorno, cerca di recuperare il sonno perduto, e dunque il silenzio e la quiete gli sono indispensabili. Lo studio dentistico al secondo piano e i lavori di ristrutturazione al terzo incrinano però il precario equilibrio che governa le giornate dello scrittore. A Proust non resta che rivolgersi alla gentile vicina per chiedere qualche ora di tregua. Il rumore dà il via allo scambio di lettere, ma queste acquisiscono presto anche una vita propria. In esse Proust dispiega il suo senso dell'umorismo e la sua maestria di architetto di frasi incantatorie lasciando più di una volta il lettore con l'impressione di trovarsi davanti a una pagina della "Recherche". E, d'altra parte, Proust apprezza molto le lettere raffinate e brillanti della signora Williams.
A presto, dunque, e a sempre. Lettere 1955-1990
Elena Croce, María Zambrano
Libro: Libro in brossura
editore: Archinto
anno edizione: 2015
pagine: 306
Il volume presenta in forma integrale la corrispondenza inedita tra Elena Croce e Maria Zambrano: documento straordinario sia del pensiero della Zambrano, le cui lettere costituiscono un autentico laboratorio filosofico, sia della scrittura di Elena Croce, di cui le lettere mettono in luce quelle qualità che la fanno partecipe della migliore tradizione memorialistica. L'apparato critico ricostruisce l'ordito delle vicende biografiche, culturali, sociali e politiche su cui l'epistolario s'intesse, delineando eventi e processi che hanno segnato la storia del Novecento e che trovano un vivido riflesso nelle considerazioni appassionate e lucide delle autrici.
Ineffabile nostalgia. Lettere al fratello (1931-1985)
Emil M. Cioran
Libro: Copertina morbida
editore: Archinto
anno edizione: 2015
pagine: 140
I destini dei fratelli Cioran, uniti in gioventù dalla passione intellettuale e dal fervore politico, si separano sul finire degli anni Trenta. La guerra mondiale e la cortina di ferro che taglia l'Europa in due blocchi contrapposti, li costringeranno a quarant'anni d'esilio forzato. L'uno, Emil, meteco a Parigi, nel cuore di quel "paradiso desolante" che è diventato ai suoi occhi l'Occidente; l'altro, Aurel, prigioniero in patria, in una Romania ormai simile a un grigio inferno "che non è più di nessuno". I due fratelli affidano alla sorte incerta e vulnerabile della missiva il desiderio di sentirsi uniti, nonostante la Storia stessa cospiri contro di loro. Dalle lettere ad Aurel emerge un altro Cioran, per certi versi inedito. Benché animato da un orrore gnostico per la procreazione, di fronte alle sofferenze dei congiunti il "persuasor di morte" cambia registro, rivelandosi di volta in volta provvidenziale medico dell'anima, consulente familiare e scrupoloso... farmacista. Sotto il segno della malinconia - eredità a un tempo familiare e culturale - Cioran si riconcilia col fondo romeno della sua anima ed è colto da un'"ineffabile nostalgia" per i luoghi incontaminati dell'infanzia, metafora del suo sradicamento metafisico.
Lettere dal fronte a Mario Puccini
Giuseppe Ungaretti
Libro: Libro in brossura
editore: Archinto
anno edizione: 2015
pagine: 68
Tra le migliaia di soldati italiani impegnati nel 1917 sul fronte isontino, si trovano due scrittori già amici da qualche anno: Mario Puccini, ufficiale in servizio presso il Comando supremo della III armata, e Giuseppe Ungaretti, soldato semplice nel 19° reggimento, dove milita sin dal novembre del 1915 e dove ha maturato le drammatiche esperienze militari ispiratrici delle poesie del "Porto sepolto", pubblicato sul finire del 1916. E dell'accoglienza critica ricevuta da questo libriccino scrive Ungaretti in una delle prime lettere indirizzate a Puccini tra l'aprile e il dicembre di quell'anno funesto; come pure scrive, polemicamente, di d'Annunzio, che fa "le pose plastiche in ginocchio davanti ai feretri dinanzi al fotografo sempre immancabile". Ma in queste lettere Ungaretti racconta anche la sua vita difficile al fronte "macerato di malinconia" e tanto in cattiva salute da essere dichiarato inabile alle fatiche di guerra; per questo sarà avviato a un corso per diventare ufficiale contro la sua volontà di rimanere soldato tra i soldati, ritenendosi inadeguato a comandare e a dare ordini. E poi arriva Caporetto, che in una lettera di novembre Ungaretti racconta in tutta la sua drammaticità: "buttato via come una pietra da una violenza bruta" dopo aver visto "schiantati" tanti "docili, poveri compagni".
The New Yorker. Lo humour in ufficio
Libro: Copertina morbida
editore: Archinto
anno edizione: 2014
pagine: 189
La segretaria al giovanotto in cerca di assunzione: "Il signor Dyer ha detto che non gli interessa parlare con qualcuno che può restare in attesa così a lungo"; un manager, al telefono: "No, giovedì non riesco. Veramente non posso mai... Facciamo per mai?"; il magnate: "Temo, figlio mio, che tutto questo non sarà mai tuo. Ho deciso di farmi clonare". Nell'ormai consolidato appuntamento con le vignette del magazine "The New Yorker", il tema di quest'anno è l'ufficio. In tutte le sue declinazioni: dal bacio di congedo mattutino della moglie ("Non tornare a casa finché la borsa non è piena di banconote") al miraggio di un aumento ("L'aumento non glielo do, ma le concedo di sbattere la porta quando esce dall'ufficio"), dalle riunioni ("Edgerley, abbia la cortesia di aprire la seduta con la barzelletta di rito") alla crudeltà del capufficio ("Ah, il profumo degli impiegati falciati di fresco!").
The New Yorker. Lo humour dei libri
Libro
editore: Archinto
anno edizione: 2014
Dal 1925, senza interruzioni, il settimanale "The New Yorker" diletta i suoi esigenti aficionados con vignette umoristiche che, disseminate fra pezzi di costume, inchieste, rubriche culturali, cronache mondane e inediti letterari, ne rappresentano perfettamente lo spirito elegante, mordace, sofisticato, acuto e cosmopolita. Dopo l'antologia del 2011 dedicata ai gatti e ai gattofili, il tema prescelto sono i libri, e in particolare i loro lettori e il variegato mondo dell'industria intellettuale, bersaglio su cui si cimenta a beffardi colpi di matita il gotha degli umoristi degli ultimi novant'anni, da William Steig a Robert Mankoff, da Leo Cullum a Charles Barsotti.

