Rizzoli: Saggi italiani
La figlia di Nora
Adele Grisendi
Libro: Libro rilegato
editore: Rizzoli
anno edizione: 2025
pagine: 384
La scia di sangue seguita all'occupazione tedesca e alla Resistenza sembra non finire mai. È il 31 ottobre 1946 quando Nora Conforti viene uccisa in un agguato, come è successo l'anno prima al padre Agostino, vittime entrambi di un odio spietato contro la ricca borghesia agraria emiliana. L'omicidio di Nora chiudeva il romanzo "I tre inverni della paura", scritto nel 2008 da Giampaolo Pansa, racconto delle vicende della famiglia Conforti nei due anni cruciali della guerra civile. Adele Grisendi, compagna di vita del grande giornalista, riprende il filo di quella storia per narrarci la vita della figlia di Nora, Giulia, rimasta orfana a poco più di tre anni, quando il suo fratellino Genio è ancora nella culla. A occuparsi di loro a villa Anita, la grande casa di Monticelli di Quattro Castella, ci sono il padre Nelson, un uomo ferito ma capace di risollevarsi, lo zio Carlo, che dalla morte di Agostino vive a Monticelli, e la tata Angiòla, una seconda madre, presenze che aiutano la piccola a curare il dolore e a crescere. Seguendo i passi di Giulia, la sua infanzia e la sua formazione di giovane donna, Adele Grisendi mette in scena una saga famigliare dal profondo valore civile, dove tutti provano a lasciarsi alle spalle gli orrori del passato. L'Italia, intanto, si trasforma e a villa Anita si accendono discussioni quando i punti di vista divergono di fronte ai cambiamenti politici e sociali. A mediarne le asprezze, come sempre, è Nelson, l'uomo del Po, che con i figli ormai grandi potrà finalmente sentire «il cuore sgombro perché la guerra è finita per tutti loro». "La figlia di Nora" è il racconto di un universo famigliare, ma anche uno spaccato della storia d'Italia dalla fine della guerra agli anni Ottanta. Un romanzo delicato, struggente.
Dynasty. Dagli Agnelli ai Del Vecchio, dai Benetton ai De Benedetti: il crollo delle dinastie dei potenti
Mario Giordano
Libro: Libro rilegato
editore: Rizzoli
anno edizione: 2025
pagine: 216
Negli anni Ottanta si celebrava il capitalismo familiare. C'erano l'Avvocato, l'Ingegnere, il Contadino. Oggi, però, quelle dinastie si stanno sgretolando davanti ai nostri occhi. Le grandi famiglie, dagli Agnelli ai Benetton, dai Del Vecchio ai De Benedetti, nel momento del passaggio generazionale, stanno dimostrando tutta la loro debolezza. Spesso pure la loro meschinità. E precipitano giorno dopo giorno in un abisso di liti e vizi, ripicche e colpi bassi, pubbliche vergogne e private avidità, che getta nel discredito non solo il loro presente. Ma pure il loro passato. Basta pensare alla torbida faida di casa Agnelli, con madre (Margherita) e figli (Jaki Elkann e i suoi fratelli) che si rinfacciano l'un altro maltrattamenti ed evasione fiscale, disputandosi ville, yacht, quadri nascosti e tesori portati all'estero mentre le fabbriche dell'auto si spengono lasciando gli operai per strada. Oppure ai Del Vecchio che da quasi tre anni non riescono a mettersi d'accordo sull'eredità e si detestano a tal punto (dicono le inchieste) da ricorrere agli spioni illegali per controllarsi a vicenda e per produrre dossier falsi a suon di criminali sessuali. Oppure ai De Benedetti, con figli e genitore che si scontrano all'arma bianca in una specie di guerra dei Roses della carta stampata. Oppure ai Benetton, alla famiglia che insegnava al mondo etica e solidarietà, ed è precipitata nell'infamia, con quelle feste a Cortina celebrate senza ritegno dopo la tragedia del ponte Morandi, mangiando e bevendo nonostante i quarantatré morti. Le famiglie del capitalismo che sembravano destinate a far volare l'Italia in realtà hanno fatto volare solo le loro liti e i loro conti in banca, oltre a qualche yacht alle Cayman. "Così finiscono le dinastie" scrive l'autore. "E iniziano le Dynasty. Così finiscono le storie dei condottieri. E iniziano le storie degli ereditieri. Così finiscono le storie di chi ha guadagnato montagne di denaro. E iniziano le storie di quelli che nel denaro ci nuotano da quando sono nati, e ora rischiano di affogarci dentro." Una Dynasty all'italiana in cui, fra lotte spietate e eredità contese, vanno in fumo prestigio e patrimoni creati in anni di duro lavoro. Con straordinaria precisione, Mario Giordano ricostruisce e denuncia gli sprechi, le follie, le scelleratezze dei potenti ma anche le loro miserie umane. E svela il vero volto di questi Paperoni, ricchi di soldi ma poveri di tutto il resto, disposti a sacrificare ogni cosa, anche la propria dignità, anche la propria memoria, anche la propria famiglia, in nome di una sconfinata avidità.
Stupri sacri. Le storie di Gloria, Mirjam, Samuelle e di tante altre suore che si sono ribellate agli abusi dentro la Chiesa
Laura Sgrò
Libro: Libro in brossura
editore: Rizzoli
anno edizione: 2025
pagine: 256
“C’è un taglio profondo, una lacerazione che attraversa la Chiesa, una ferita aperta e sanguinante. È la ferita degli abusi, quella perversione che trasforma chi dovrebbe essere pastore in predatore, chi dovrebbe proteggere in carnefice. Questa ferita ha molti nomi: abuso di potere, manipolazione spirituale, violenza psicologica, sfruttamento, abuso sessuale. Si nasconde dietro le mura dei conventi, si maschera di sacralità, usa il linguaggio della fede per legittimare una violenza inaccettabile.” Laura Sgrò, avvocato esperta in misteri vaticani, affronta in questo libro un’indagine esplosiva che parte dalla testimonianza unica di alcune suore coraggiose: Gloria, Mirjam, Samuelle e molte altre sorelle che hanno denunciato sacerdoti, a volte loro padri spirituali. Vittime proprio di chi avrebbe dovuto proteggerle, coltivare e nutrire la loro vocazione. Per la prima volta in queste pagine emerge un fenomeno che si è consumato per anni all’interno di comunità religiose e che, grazie anche alla forza mediatica delle indagini sugli abusi sui minori, ora sta finalmente rompendo un silenzio secolare. Sono storie crude di dolore e sopraffazione, ma sono una chiave di lettura preziosa per comprendere i meccanismi sotterranei attraverso cui il potere spirituale può essere distorto e trasformato in uno strumento di dominio assoluto.
Vite al fronte. Donbass, Libano, Siria, Nagorno Karabakh: il grande intreccio delle guerre nelle storie di chi le ha vissute
Luca Steinmann
Libro: Libro in brossura
editore: Rizzoli
anno edizione: 2025
pagine: 272
Negli ultimi anni Steinmann ha vissuto conflitti in tutti gli angoli della Terra, aggregandosi a eserciti, popolazioni e combattenti tra loro nemici: durante la guerra in Libano del 2024 è stato tanto sul lato israeliano quanto su quello di Hezbollah; ha viaggiato sia per i territori in mano ad Assad, tornandoci dopo la sua caduta, sia in quelli abitati da ribelli e civili a lui ostili lungo i confini della Siria; è andato nel Nagorno Karabakh durante i combattimenti e poi di nuovo dopo la fuga di massa degli armeni, osservando il ripopolamento di questa regione da parte degli azerbaigiani. Senza dimenticare il Donbass, dove è stato uno dei pochissimi giornalisti occidentali a seguire le truppe russe mentre invadevano l’Ucraina. In tutti questi viaggi ha raccolto le testimonianze di soldati e civili che, travolti dalle guerre, non riescono più a liberarsene, nemmeno fuggendo all’estero. Ha incontrato gli ebrei ucraini che nel 2022 sono scappati in Israele per poi ritrovarsi un anno dopo trascinati nuovamente nella guerra di Gaza; i palestinesi rifugiati in Libano e Siria e travolti anche lì dai conflitti; i cristiani del Medio Oriente ormai sempre meno numerosi; gli armeni in fuga dalla guerra in Siria che, dopo essersi stabiliti nel Nagorno Karabakh, sono dovuti scappare di nuovo. Attraverso le loro storie, Steinmann mostra come tutte queste guerre siano intrecciate e si alimentino a vicenda. Con una prosa avvincente, conduce il lettore alla scoperta di aree inesplorate dai media, dando voce senza filtri a persone che lottano per la quotidiana sopravvivenza, talvolta imbracciando loro stesse le armi tra le file di milizie, eserciti e battaglioni di mercenari, come il Gruppo Wagner. E lo fa con la forza narrativa di chi cerca sempre di restituire alle guerre non la verità ideologica ma la spietata realtà dei fatti. Quella realtà che in tanti dimentichiamo perché, “alla fine, chi vince sui campi di battaglia si conquista un posto al tavolo delle grandi potenze del mondo. Anche chi fino a cinque minuti prima subiva accuse di terrorismo, pulizia etnica e genocidio. Solo gli sconfitti finiscono sul banco degli imputati”.
Processo alla minigonna. Da Coco Chanel a Mary Quant l'impero della moda tra genio e follia
Oriana Fallaci
Libro: Libro rilegato
editore: Rizzoli
anno edizione: 2025
pagine: 276
Tutto comincia quando Oriana viene spedita a casa dell'uomo del secolo: Christian Dior. Lei lo aveva già intervistato nel 1949 dopo averlo braccato nella hall di un albergo fiorentino. Dieci anni dopo è a Parigi pronta a non cedere: «Quando gli chiedo perché sia ancora scapolo, mi risponde con voce finalmente decisa: "Mademoiselle, dedico alle donne quattro quinti della mia vita. Quando entro in casa, non voglio più vederle né sentirne parlare". Infatti non ho visto che camerieri». La cultura pop che si fa largo nel mondo risorto dal dopoguerra scopre, insieme ai divi del cinema e del jet set internazionale, anche gli stilisti. Oriana, allora una delle poche donne nelle redazioni italiane, non ha nessun interesse per argomenti e personaggi così frivoli, ma intuisce il potenziale politico delle dichiarazioni anche dei grandi nomi della sartoria, alcuni già transitati sugli scranni del Parlamento come Emilio Pucci. Da Coco Chanel a Yves Saint-Laurent, da Roberto Capucci a Mary Quant, ognuno di questi incontri diventa un'occasione per rileggere il mondo, per mettere a confronto il punto di vista del couturier con quello degli appassionati che si indebitano per acquistare i vestiti della sua linea di moda. «Un tempo la moda la facevano i ricchi e i vestiti indicavano il grado di ricchezza o la posizione sociale. Oggi la moda la fanno le ragazzine, le duchesse vestono come le dattilografe.» È la fine di un'epoca che una giovanissima Oriana racconta con lo stesso talento con cui poi darà voce alle grandi tragedie della Storia. Prefazione di Maria Grazia Chiuri.
Craxi. L'ultimo vero politico. I racconti e le immagini
Aldo Cazzullo
Libro: Libro rilegato
editore: Rizzoli
anno edizione: 2025
pagine: 280
«A un tratto, la ruota del destino diede un giro. La vicenda di Craxi entrò nella fase finale, quella della vita e della morte. In poche settimane la situazione sarebbe precipitata, in modo insieme epico e grottesco. Iniziava una tragedia. Che tanti in principio considerarono una farsa. Perché l’Italia è convinta di essere un Paese comico, al più melodrammatico. Invece la storia unitaria del nostro Paese è una storia tragica.» Aldo Cazzullo atterra a Tunisi a fine ottobre del 1999. In Italia è appena arrivata la notizia del ricovero di Bettino Craxi. Il leader socialista, dal 1994 ad Hammamet per sfuggire a Mani Pulite e all’arresto, sarebbe morto pochi mesi dopo. Parte dalla fine, da questi ricordi personali vissuti sul campo del giornalismo – la malattia di Craxi, il disperato intervento chirurgico, la morte, il funerale –, il racconto dell’uomo e del politico che più di ogni altro ha rappresentato la modernizzazione dell’Italia repubblicana e la caduta del sistema dei partiti. Un ritratto in chiaroscuro. Un profilo biografico impreziosito da aneddoti personali e da un apparato fotografico unico, che punta a ricostruire la storia del giovane militante, l’ascesa al potere del segretario socialista, i rapporti con i leader nazionali e internazionali del suo tempo, dando conto della dimensione umana e intima del politico che fu Craxi anche nei mesi concitati dell’epilogo della sua parabola, senza nascondere gli errori e le responsabilità. Fino a tracciare un’analisi della sua eredità, quel nodo mai sciolto della fine della Prima Repubblica che forse trova proprio in Bettino la sua plastica rappresentazione: uomo di potere osannato e odiato, capro espiatorio della stagione del malaffare, esiliato illustre per alcuni, latitante per altri (e per la giustizia italiana). L’ultimo vero politico, scrive Cazzullo a venticinque anni dalla scomparsa di Bettino Craxi, con una formula su cui non si riesce a porre un solo accento: è stato l’ultimo uomo di Stato italiano dotato di spessore e di visione; ma ha pagato un prezzo altissimo alla sua spregiudicatezza. Ingombrante financo sul piano fisico, è diventato il bersaglio grosso: da statista a «Cinghialone». Un simbolo della Prima Repubblica, che ha avuto – come ha riconosciuto il suo nemico della vita, Eugenio Scalfari – «la grandezza della fine».
Il dovere della speranza. Le guerre, il disordine mondiale, la crisi dell'Europa e i dilemmi dell'Italia
Romano Prodi
Libro: Libro rilegato
editore: Rizzoli
anno edizione: 2024
pagine: 312
“Sono tutti buoni a parlare con san Francesco, il problema è quando devi parlare con il lupo.” Romano Prodi ne ha incontrati tanti di lupi, ma ha sempre saputo che è necessario parlare anche con i dittatori, tenendo ferme le proprie ragioni. La vera questione è la nostra perdita di orizzonti sui grandi problemi che affliggono le democrazie. Custodire e promuovere “il dovere della speranza” vuol dire non arrendersi alla progressiva evanescenza europea. Vuol dire continuare a credere in una politica internazionale che non sia solo uno strumento dottrinario di rese dei conti. Perché il rischio di perdere tutto è incredibilmente concreto. “Nessuno si ingegna per provare a salvare le conquiste che hanno reso l’Europa la terra dei diritti e delle libertà solidali” afferma Prodi. “Nessuno pensa a preservare e rilanciare l’eredità buona del XX secolo, che ci ha lasciato le due più immani sciagure di sempre, cioè le due guerre mondiali, ma ci ha anche donato la più grande invenzione delle democrazie moderne, cioè il Welfare State.” E in questa lunga conversazione con Massimo Giannini sulla posta in gioco del mondo che verrà, emergono tutti i principali nodi conflittuali di oggi: autocrazie contro democrazie, civiltà contro barbarie, la dea incompiuta e irrisolta dell’Europa fino a toccare i nervi scoperti dei problemi interni al nostro Paese. Il risultato è un confronto serrato su tutti i grandi mali che rischiano di polverizzare il lungo lavoro di costruzione politica della pace. Con una certezza: abbiamo ancora “il dovere di sperare”, soprattutto per i giovani, perché questa è la vera sfida per il futuro.
Polveriera Tunisia. Cronache di un Paese al collasso
Sara Giudice
Libro: Libro in brossura
editore: Rizzoli
anno edizione: 2024
pagine: 240
Dopo aver acceso la miccia della primavera araba, la Tunisia è stata l’unica nazione del Nord Africa e del Medio Oriente ad avviare un processo di transizione democratica. A dieci anni dalla Costituzione adottata dopo la cacciata di Ben Alì, quel processo già fragile e faticoso, aggravato dalla crisi economica, dall’inflazione galoppante, dall’afflusso sempre più massiccio di africani subsahariani, ha subito una pesante regressione. L’attuale presidente Kaïs Saïed ha ben presto mostrato il suo volto illiberale, accentrando su di sé il potere, limitando diritti e libertà, mettendo a tacere il dissenso, violando i principi ispiratori della «rivoluzione dei gelsomini » e ponendo fine a ogni speranza di crescita e di giustizia sociale. Sara Giudice ci guida in un Paese che oggi si trova nel caos anche nelle sue azioni quotidiane più fondamentali come garantirsi beni di prima necessità, stritolato dalla crisi, infiammato dalle proteste, incattivito dal razzismo verso i migranti subsahariani, sempre più sedotto dalle tentazioni islamiste. Con sguardo acuto e toccante Sara Giudice scruta gli affanni di chi non crede più che qualcosa possa cambiare, di chi un tempo scendeva in piazza e oggi preferisce mettere molti soldi e la propria vita nelle mani di un trafficante e scappare al di là del mare. Attraverso un mosaico di storie che non possono lasciare indifferenti, compone il ritratto di una terra pronta a esplodere a poche miglia dalle coste siciliane, la cui instabilità non può che preoccupare e avere ripercussioni dirette sui Paesi europei, primo fra tutti l’Italia, che tra Piano Mattei e dossier migratorio ha individuato nella Tunisia un interlocutore cruciale della sua strategia nel Mediterraneo.
La versione di Giorgia
Alessandro Sallusti, Giorgia Meloni
Libro: Libro rilegato
editore: Rizzoli
anno edizione: 2023
pagine: 256
Poche settimane dopo l’incarico alla guida del Governo, durante un veloce scambio di auguri con Giorgia Meloni, Alessandro Sallusti si lascia scappare una battuta: «Peccato che un presidente del Consiglio in carica non possa pensare di scrivere un libro per raccontare i suoi progetti». E lei: «E perché non può farlo?». Sallusti, preso in contropiede, la butta lì: «Non lo so esattamente, ma ci sarà un motivo se nessuno l’ha mai fatto». Lei: «Dovresti sapere che fare quello che hanno fatto tutti gli altri non è esattamente la mia specialità». Nasce così l’idea di questa conversazione in cui Giorgia Meloni rivela la sua visione autentica della vita e del mondo. Un racconto appassionato in cui fa i conti con le sfide del presente – dalla guerra in Ucraina alla crisi energetica, dalla transizione ecologica all’inflazione – e che ha il coraggio di puntare sulla responsabilità individuale, sul libero spirito d’iniziativa, sulla difesa della natura, su investimenti mirati per favorire la crescita e dunque ridurre il debito, su un’Europa protagonista nel mondo e vicina alle esigenze dei suoi abitanti, su un “Piano Mattei” in grado di portare opportunità e sviluppo in Medio Oriente e in Africa. “È fondamentale”, dice Meloni a Sallusti, “che gli italiani vedano un governo che, per carità, ha i suoi limiti e difficoltà, magari fa perfino degli errori. Ma ce la mette tutta, in buona fede, con umiltà e amore. Un governo che non ha amici da piazzare, lobby da compiacere, potenti da ripagare. Che non guarda in faccia a nessuno, che non intende fregarti, che ha il coraggio di dirti anche quello che non si può fare in un dato momento o contesto.” È il progetto che Giorgia Meloni sta sottoponendo al giudizio degli italiani e alla prova dei fatti, che alla fine saranno gli unici giudici indipendenti.
Il fronte russo. La guerra in Ucraina raccontata dall'inviato tra i soldati di Putin
Luca Steinmann
Libro: Libro in brossura
editore: Rizzoli
anno edizione: 2023
pagine: 352
Quando il 18 febbraio 2022 Luca Steinmann entra nel Donbass attraverso la Russia non immagina che poche ore dopo Mosca avrebbe chiuso le frontiere di quella regione, impedendo l’ingresso ad altri giornalisti e osservatori che avrebbero potuto testimoniare l’attacco che stava per lanciare. “Quello che doveva essere un breve viaggio si è trasformato in una drammatica avventura che ancora continua, in Ucraina e all’interno del mondo russo.” Steinmann è stato quasi l’unico testimone occidentale dietro le linee nemiche: un inviato tra i soldati di Putin che però pubblica su media occidentali, quel mondo che si è schierato compatto dalla parte dell’Ucraina. Per diversi mesi ha seguito le truppe nella loro avanzata: prima trincea dopo trincea nelle steppe intorno a Donetsk, poi dentro la città di Mariupol, in prima linea a documentare gli scontri armati dentro l’acciaieria di Azovstal (e non solo) e a vivere i drammi inimmaginabili della popolazione civile lì rimasta intrappolata. Poi più a Nord, nella regione di Lugansk. E ancora in Crimea e nel Sud dell’Ucraina, dove è stato il primo a entrare nella centrale atomica di Zaporizhya mentre bombe e missili piovevano pericolosamente intorno ai reattori nucleari. E infine di nuovo a Donetsk a testimoniare l’annessione definitiva alla Russia come anche i pesanti bombardamenti dell’esercito di Kiev sulla città. “In tanti si chiederanno come sia stato possibile lavorare sul lato dei russi” scrive Steinmann. “Qualcuno potrebbe dubitare della nostra indipendenza, accusandoci di stare dalla parte del nemico” dice l’autore. Eppure in questo libro racconta le storie reali di uomini, donne, bambini, soldati, volontari, rifugiati, insieme alle pressioni subite durante i controlli, descrivendo con precisione il volto feroce di una guerra tragica e fratricida.
Nel cuore di Odessa. L'orgoglio di una città al centro della storia
Ugo Andrea Poletti
Libro: Libro in brossura
editore: Rizzoli
anno edizione: 2022
pagine: 208
Ci sono città che, pur non essendo sedi del potere politico, riescono a offuscare con la loro vitalità culturale ed economica le stesse capitali nazionali. Odessa è una di queste. Dalla sua fondazione, alla fine del Settecento, è stata un punto d’incontro e fusione di etnie, fedi religiose, costumi e avanguardie politiche, artistiche e culturali. Da lì passano gli scambi con l’Europa, la Russia e tutta l’Asia, il presente e il futuro della relazione tra Est e Ovest. Il suo porto, il più importante dell’Impero russo e oggi dell’Ucraina, è l’obiettivo di Putin, come lo è stato durante la Prima e la Seconda guerra mondiale. Chi lo controlla, controlla il Mar Nero e le sue preziose esportazioni di grano. La “Praga sul mare”, per storia e tradizioni, è diversa dal resto del Paese. È la città dell’amore e dello humour, dei ladri e degli scrittori satirici, dei sindaci francesi e greci. Cosmopolita ed ebraica, è la più liberale e anticonformista delle città ucraine. Spensieratamente russofona, ma orgogliosamente resistente all’invasione russa. È lo scenario di un film che ha fatto la storia del cinema, La corazzata Potëmkin, e di una delle grandi opere della letteratura russa del Novecento, i Racconti di Odessa di Isaac Babel. Pochi però nel nostro Paese conoscono il fascino della città che a fine Ottocento riuscì nel miracolo di unire una crescita vorticosa con una grazia particolare e indimenticabile. Ed è un paradosso: Odessa sembra un pezzo d’Italia sul Mar Nero, fondata da un nobile napoletano e arricchita dall’ingegno e dalla laboriosità di architetti e imprenditori italiani, grandi protagonisti della città fino alla rivoluzione bolscevica. Odessa oggi è il cuore della guerra tra Russia e Ucraina, il simbolo di una crisi che affonda le sue radici in secoli di spargimenti di sangue, dominazione straniera e divisioni interne. Ugo Poletti, che a Odessa vive e lavora, racconta cosa sta accadendo non solo sul campo di battaglia ma nella testa e nel cuore della gente: illustra le motivazioni del conflitto; spiega cos’è e come nasce il nazionalismo ucraino e ripercorre la storia di un Paese, giovane e antico allo stesso tempo, che fino allo scoppio di questa guerra era ancora in bilico tra un passato oppressivo ma rassicurante e un futuro incerto, e all’indomani dell’attacco si è risvegliato unito contro l’invasore.
Non è storia senza i vinti. La memoria negata della guerra civile
Giampaolo Pansa
Libro: Libro rilegato
editore: Rizzoli
anno edizione: 2022
pagine: 320
«Se Giampaolo Pansa è stato un giornalista stimato per la sua onestà, un giornalista “democratico e di sinistra”, se i suoi libri e i suoi articoli sulla Resistenza gli hanno procurato persino il riconoscimento di Grande Ufficiale della Repubblica da parte del presidente Ciampi, come è possibile che, per aver completato la verità sul “biennio fatale 1943-45”, si sia trasformato in un falsario o, per i suoi peggiori detrattori, nientemeno che in un fascista?». "Non è storia senza i vinti" nasce dalla volontà di trovare una risposta a questo quesito, espresso in modo quanto mai diretto nell'introduzione di Adele Grisendi Pansa. Perché quanto accaduto nel dibattito storico-politico del nostro Paese in seguito ai libri cosiddetti «revisionisti» di Pansa necessita di essere riproposto. In queste pagine si cerca di farlo pubblicando, insieme ad alcune pagine che compongono il suo «ciclo dei vinti», una parte delle recensioni e delle interviste che i maggiori giornali italiani – di diverso orientamento – hanno dedicato a "I figli dell'Aquila" (2002), a "Il Sangue dei vinti" (2003), a "I tre inverni della paura" (2008) e alle altre opere pansiane che, nei primi anni Duemila, hanno svelato per intero quanto accaduto tra il 1943 e il 1945, comprese le responsabilità dei «resistenti». In una guerra civile fatta anche di crimini e vendette e uccisioni da entrambe le parti, di omicidi mirati proseguiti almeno fino al 1948. La «lezione» di Pansa, così influente sotto il profilo storico quanto della memoria collettiva, trova qui la sua evoluzione a partire dai primi anni Duemila. Riusciamo così a seguire l'accendersi del dibattito sulle «scomode» verità di un giornalista decisamente antifascista, e le reazioni spesso veementi e sdegnate degli ormai ex «compagni» e dei movimenti che cercarono – inutilmente – di silenziarne la voce. Al tempo stesso, cogliamo la sintonia dei tanti, intellettuali e semplici lettori, che hanno trovato nel coraggio di Giampaolo Pansa la restituzione all'Italia di un pezzo di memoria fino ad allora negata.

