Mondadori: Sentieri
Parla con me. Come stimolare il linguaggio dei bambini nei loro primi quattro anni
Deborah Auteri
Libro: Libro rilegato
editore: Mondadori
anno edizione: 2021
pagine: 240
Quando nasce un bambino, ogni giorno è una scoperta. Figuriamoci quando inizia a parlare! I primi versetti, le prime lallazioni, le prime parole... ogni tappa dello sviluppo del linguaggio è carica di sorprese e meraviglie, ma anche di ansie e preoccupazioni, talvolta immotivate. Comunicando, i bambini imparano a conoscere il mondo. Stimolare questa competenza è quindi uno dei regali più preziosi che possiamo fare ai nostri piccoli. Per questo la logopedista Deborah Auteri scrive il libro che migliaia di genitori, nonni, insegnanti ed educatori sognano: un pratico vademecum per accompagnare i bambini lungo lo straordinario viaggio all'interno della comunicazione e della parola. In queste pagine troverete tutto quello che c'è da sapere sul linguaggio dei bambini e potrete apprendere strumenti pratici, semplici e divertenti da applicare nella vita di tutti i giorni per stimolarli. L'autrice attinge inoltre alla sua esperienza di mamma per arricchire il libro di esempi e simpatici aneddoti. Ma prima di passare alla parte pratica, ripercorre le tappe dello sviluppo del linguaggio, che inizia dal grembo materno. Ci mostra come il linguaggio non coincida solo con l'articolazione di parole e frasi, ma sia una dimensione molto più ampia, che include tantissimi aspetti non verbali, e che, nonostante esistano tabelle e parametri di riferimento, ogni bambino è un universo a sé. Qui vengono sfatati falsi miti, evidenziati alcuni campanelli d'allarme da non ignorare, i vizi orali da evitare (riguardanti, ad esempio, l'uso del ciuccio e del biberon), senza mai dimenticare l'influenza della masticazione e dello svezzamento. «Da mamma mi rendo conto di quanto possa essere difficile affrontare certe tappe di sviluppo dei nostri bambini, sprovvisti di strumenti validi e bombardati da informazioni contrastanti. Da professionista credo nel potere della consapevolezza: nessuno meglio di un genitore informato e competente potrà fornire al proprio bambino gli strumenti di cui ha bisogno per crescere nel miglior modo possibile».
Pregiudizi inconsapevoli. Perché i luoghi comuni sono sempre così affollati
Francesca Vecchioni
Libro
editore: Mondadori
anno edizione: 2020
pagine: 156
Non siamo persone razziste, sessiste o omofobe, eppure ci piace tanto la nostra collega Margherita perché «è una donna con le palle», al contrario di Carlo che «al computer è un po' handicappato» e siamo frustrati perché «lavoriamo come n...» ma possiamo permetterci solo «cineserie». Insomma, forse a parole non siamo discriminatori, ma con le parole? Senza rendercene conto, siamo immersi in dinamiche linguistiche e comportamentali che rafforzano pregiudizi, stereotipi e discriminazioni. Luoghi comuni, modi di dire, comportamenti automatici hanno un duplice effetto: da una parte rischiano di compromettere la nostra percezione e dunque comprensione della realtà, influenzando i nostri giudizi e le nostre scelte, dall'altra ci portano a inserire gli altri in schemi precostituiti, che restituiscono un'immagine spesso deformata, banalizzata, inadeguata, e possono innescare meccanismi escludenti. Basandosi sugli studi di psicologia comportamentale più recenti, Francesca Vecchioni smaschera, con tono ironico e dissacrante, tutte le volte in cui senza volerlo cadiamo nella trappola degli stereotipi e ci aiuta a capire le nostre dinamiche cognitive, per individuare gli errori più frequenti in cui possiamo incorrere e quindi modificare il nostro sguardo sul mondo. Perché la mente spesso ci inganna. Ogni ragionamento è un percorso e visto che il nostro cervello tende a fare economia, ossia a ottenere la massima resa con il minimo sforzo, quei percorsi sono vere e proprie scorciatoie. Per esempio, la mente ci illude di avere capacità statistiche, è convinta di saper calcolare la probabilità che qualcosa si avveri, ma lo fa sulla base di dati che desume, seleziona e ricorda in maniera assolutamente arbitraria. E generalizza: se per noi le persone anziane sono lente, le donne non sanno guidare, gli stranieri sono pericolosi e i gay sono sensibili, lo penseremo di ogni singolo membro di quella categoria, malgrado i dati ci dicano che la nostra percezione è scorretta o sovrastimata. Essere consapevoli di questi meccanismi mentali, nonché conoscere gli errori a cui ci conducono, è il primo passo per comprendere meglio la realtà e le altre persone. E per rendere il mondo più inclusivo.
Sul filo di lana. Come riconnetterci gli uni con gli altri
Loretta Napoleoni
Libro: Libro rilegato
editore: Mondadori
anno edizione: 2020
pagine: 172
Il lavoro a maglia è una metafora perfetta, non solo per parlare di ricordi personali, vicende sentimentali e aneddoti familiari, ma anche, ampliando la prospettiva, per raccontare meccanismi globali economici e politici. Ce lo dimostra Loretta Napoleoni in questo libro che tratta di sociologia e di politica, ma è anche un doloroso viaggio alla scoperta di sé, dei propri limiti e delle proprie risorse. Il viaggio della maglia ha inizio tra il 6000 e il 4000 a.C., quando i nostri progenitori avevano messo a punto un metodo rudimentale per creare degli indumenti e ripararsi così dalle intemperie, e prosegue attraverso il medioevo e il rinascimento con le corporazioni di lavoratori dell'arte della lana e il successo in tutta Europa dei filati e tessuti italiani. Passa per la rivoluzione francese, con le sue "tricoteuses" che sferruzzavano sedute davanti alla ghigliottina, e per quella americana cui hanno contribuito le pioniere, le famose «api che sferruzzano», per arrivare alla Grande Guerra, quando gli indumenti di lana fatti a mano da chi stava a casa hanno contribuito a tener caldi i soldati in trincea, e alla seconda guerra mondiale, quando le spie-magliaie si sono servite della maglia come di un codice segreto per inviare messaggi che non dovevano essere intercettati. Dopo un periodo di stasi, il lavoro a maglia è poi tornato alla ribalta negli anni Sessanta con il movimento hippie, diventando uno strumento di rifiuto dell'omologazione e del consumismo imposti dal «sistema». In anni recenti le neuroscienze hanno scoperto che i tessuti fatti ai ferri sono ottimi per rappresentare concetti della fisica d'avanguardia difficili da ricreare con altri materiali, ma anche che lavorare a maglia ha sulla mente e sul fisico gli stessi effetti terapeutici calmanti e rilassanti dello yoga e della meditazione. E il movimento femminista ha infine smesso di considerare quest'attività un simbolo della sottomissione femminile, ma l'ha anzi rivalutata tramutandola in un segno di liberazione dagli stereotipi di genere. Oggi in tutto il mondo si assiste a fenomeni di mobilitazione spontanei come lo "yarn bombing" e l'"urban knittering", veri e propri gridi di protesta pacifici contro le diseguaglianze di ogni tipo, sociali, razziali e di genere, contro gli aspetti più deleteri della globalizzazione, l'ecodevastazione del nostro pianeta e la dilagante realtà virtuale, nel cui freddo cyberspazio siamo allo stesso tempo strettamente connessi e spaventosamente isolati. Siamo disorientati e abbiamo un disperato bisogno di strategie e strumenti per «guarire» la società in cui viviamo. Guardando al passato, ci accorgiamo che il lavoro a maglia è sempre stato un leit motiv, un filo conduttore, una sagola che ha permesso all'umanità di attraversare in sicurezza i mari tempestosi delle transizioni epocali. Ed è per questo che ancora oggi può aiutarci a intrecciare relazioni in modo più creativo e a ritrovare il bandolo della matassa delle nostre vite.
Fa bene o fa male? Manuale di autodifesa alimentare
Dario Bressanini
Libro: Libro rilegato
editore: Mondadori
anno edizione: 2023
pagine: 328
Dai salumi «cancerogeni» al famigerato olio di palma, dai misteriosi «zuccheri aggiunti» al temutissimo sale, oggi il cibo sembra più un nemico da cui difendersi che uno dei grandi piaceri della vita. Questo anche a causa del marketing, che sui temi dell'alimentazione si fa sempre più aggressivo, e della proliferazione di studi e articoli allarmistici che di scientifico hanno ben poco. È paradossale che, proprio quando abbiamo a disposizione un assortimento di cibo senza precedenti, non solo mangiamo troppo e male, ma siamo sempre più confusi e ansiosi rispetto a ciò che dovremmo o non dovremmo mettere nel piatto. La domanda che ci poniamo più spesso quando valutiamo un alimento è: «Fa bene o fa male?». E pretendiamo risposte facili, un sì o un no. Peccato che sia impossibile trovare una risposta senza prima comprendere come funzioni il motore della ricerca scientifica, come distinguere la scienza dalla pseudoscienza, o uno studio serio da una bufala di ultima generazione. In questo nuovo libro, perciò, Dario Bressanini ci dà una serie di strumenti per evitare di cadere nelle trappole dei media e della pubblicità. Lo fa prendendo in esame alcuni falsi miti, come la clorofilla che farebbe bene alla pelle e ai capelli, il cioccolato che «aiuta a dimagrire», ma anche a ottenere un premio Nobel, o il sale rosa dell'Himalaya che in realtà è prodotto in Pakistan. Avvalendosi di studi scientifici inoppugnabili, ci guida nella scelta di alcuni alimenti basilari, per insegnarci a distinguere le informazioni di cui abbiamo davvero bisogno da ciò che il marketing vuole darci a intendere. Con il linguaggio semplice e l'approfondimento scientifico che l'hanno sempre contraddistinto, Bressanini smonta a una a una le nostre paure alimentari, permettendoci di trovare da soli le risposte che cerchiamo e, quindi, di fare la spesa e sederci a tavola con più consapevolezza e serenità.
La salute in cucina
Martina Donegani
Libro: Libro rilegato
editore: Mondadori
anno edizione: 2022
pagine: 200
A volte sembra che mangiare sia la cosa più difficile del mondo: ogni giorno compare una nuova dieta che promette risultati miracolosi, alimenti che abbiamo sempre mangiato diventano improvvisamente veleni da evitare, per non parlare delle mode senza alcun fondamento scientifico che si susseguono a ritmo vertiginoso. Tutto questo ci fa perdere di vista la cosa più importante: il cibo non è un nemico da cui difendersi, ma un prezioso alleato che può aiutarci a vivere meglio, nonché uno dei più grandi piaceri della vita. In quest'ottica, Martina Donegani sgombera subito il campo da "metodi", mode e dicerie nocive e mostra come bastino pochi gesti quotidiani e quattro parole d'ordine – ascolto, equilibrio, varietà e allegria – per trasformare la dieta da una tortura a uno strumento per volersi bene. Si parte da una serie di test, che aiutano a chiarire alcuni concetti fondamentali della nutrizione, per poi passare alla costruzione di una dieta personalizzata, con dosi fatte su misura per ciascuno di noi. Seguono una serie di ricette semplici e golose, che si adattano non solo alla stagionalità dei prodotti, ma anche a tutti i gusti e le esigenze. Siccome l'alimentazione da sola non basta a definire uno stile di vita sano e sostenibile, è importante anche sapere come adoperare correttamente gli strumenti da cucina, come conservare il cibo affinché non perda le sue proprietà e come cuocerlo per non disperderne il gusto e i benefici, senza dimenticare l'attività fisica, il sonno e la gestione dello stress. Il segreto, però, è uno solo: "la dieta di successo è quella che… non ti fa sentire a dieta". Il primo passo per costruire un rapporto positivo con il cibo è rendere ogni pasto un piacere, poiché "il piacere è una dimensione fondamentale del benessere, e il benessere è la prima condizione della buona salute". Provare per credere.
Everyday English. L'inglese che non impari a scuola, una lezione al giorno
Elena Stefani
Libro: Libro rilegato
editore: Mondadori
anno edizione: 2022
pagine: 400
"I metodi tradizionali con me non hanno funzionato. Sono uscita dal liceo dopo tredici anni di inglese con ancora tanto, troppo, da imparare. Il mio modo di comunicare era basico e meccanico, il che mi faceva sentire spesso a disagio. Sognavo di esprimermi liberamente, senza rinunciare a tutte le sfumature che una lingua possiede e stabilendo connessioni più profonde con le persone, ma non ci riuscivo. Mi ci è voluto del tempo per capire che dovevo lasciar perdere la traduzione letterale e iniziare a pensare in inglese. Per aiutare anche voi a fare lo stesso, ho sviluppato un metodo di apprendimento nuovo. Si basa sulla scoperta dei modi di dire, delle espressioni e dello slang che ho imparato durante le mie esperienze all'estero, una figuraccia dietro l'altra! Perché solo padroneggiando quelli potrete finalmente comprendere qualunque conversazione ed esprimervi come vorreste. Ve ne propongo uno al giorno, per tutto l'arco dell'anno, accompagnato dai miei amatissimi memory tips, fun facts ed esempi di vita reale. Vi porterò con me in un percorso alla scoperta dell'inglese che parlano i madrelingua, totalmente diverso da quello che viene insegnato a scuola. Perché nello studio delle lingue cambiare prospettiva non solo è possibile, ma offre anche risultati migliori. Gli unici ingredienti che vi servono sono un pizzico di costanza, una buona dose di curiosità e tanta voglia di mettervi in gioco. Iniziate il percorso oggi stesso e vedrete. Con pochi minuti al giorno, costruiremo insieme il vocabolario che vi permetterà di accedere a nuove opportunità di intrattenimento, lavoro e relazione. Tra aneddoti, consigli, contenuti bonus e cruciverba, in 365 giorni la missione potrà dirsi compiuta: addio inglese da libro di testo, benvenuto everyday English!"

