LIM: De Sono-Tesi
L'Accademia della Morte di Ferrara. L'oratorio e il primato di Giovanni Battista Bassani
Enrico Scavo
Libro
editore: LIM
anno edizione: 2024
pagine: XVIII-404
L’Accademia della Morte di Ferrara, emanazione dell’omonima Confraternita, costituisce una delle istituzioni laicali meglio documentate del Seicento italiano. Questo volume, avvalendosi di numerose fonti inedite, propone la prima ricostruzione della sua storia, dagli esordi cinquecenteschi alla dissoluzione settecentesca. Essendo andato disperso l’archivio delle composizioni liturgiche, l’indagine musicologica è stata rivolta all’ingente corpus di libretti oratoriali pervenuti. Tre delle rare partiture superstiti sono di pugno del maestro di cappella Giovanni Battista Bassani che, seppur tra i più importanti compositori del secolo, resta ad oggi ancora una figura da approfondire. Il saggio contribuisce in modo significativo ad arricchire il quadro dell’associazionismo musicale laicale dell’Italia barocca e a rivalutare la posizione della Ferrara papale nel panorama musicale seicentesco della penisola, in particolare nel processo di diffusione dell’oratorio in area padana.
I quartetti per archi di Malipiero. Storia, poetica e percorsi d'analisi
Daniele Di Virgilio
Libro
editore: LIM
anno edizione: 2024
pagine: 264
Gli otto quartetti per archi presenti nel catalogo di Gian Francesco Malipiero (1882-1973) — a cui si aggiunge un nono scritto in gioventù — sono uno dei contributi tra i più rilevanti del Novecento musicale nel genere specifico. Scritti tra il 1920 e il 1964, permettono di percorrere l’intera parabola musicale del poliedrico artista indagandone tutte le principali caratteristiche poetiche e compositive. Questo studio, il primo dedicato all’argomento, mira a inserire le opere nel contesto storico-culturale in cui sono nate, proponendone un’analisi approfondita e comparata. L’autore tenta inoltre di ridimensionare alcuni luoghi comuni che circondano la figura di Malipiero, rivelando così diverse sfumature che contribuiscono a ridisegnare l’immagine del compositore tramandata dalla critica.
Una nuova drammaturgia per l’opera napoletana. L’Arbace di Gaetano Sertor e Francesco Bianchi (1781)
Davide Pulvirenti
Libro
editore: LIM
anno edizione: 2022
pagine: 260
Nel 1781 il Teatro di San Carlo mette in scena con successo il dramma per musica L'Arbace di Gaetano Sertor e Francesco Bianchi. Un manoscritto inedito conservato presso la Biblioteca Nazionale di Napoli tramanda sia la versione originaria del libretto, sia le modifiche operate dal revisore Luigi Serio. Le sue carte costituiscono un vero e proprio laboratorio dal quale emergono tagli, tentativi appena abbozzati, pezzi incompleti, numeri in più versioni e richieste del compositore. Lo scrutinio di queste tracce rare e preziose ha permesso di entrare nella 'fucina' di Sertor e, insieme, di osservare da vicino il modus operandi di Serio, consentendo di ricostruire in dettaglio la genesi del testo poetico e le tortuose metamorfosi che hanno portato al suo assetto definitivo. Nel volume ampio spazio è riservato all'inquadramento dell'opera all'interno del sistema produttivo partenopeo, nonché alla definizione del profilo dei suoi autori.
Orizzonti della musica italiana a Costantinopoli nel primo Ottocento. Tre storie
Vittorio Cattelan
Libro
editore: LIM
anno edizione: 2021
pagine: 293
Questa ricerca, avvalendosi di fonti in gran parte inedite, documenta il grande rilievo che la musica italiana ebbe a Costantinopoli durante le riforme Tanzimat attraverso tre storie parallele, negli anni compresi tra il 1828 e il 1856. La prima è quella di Giuseppe Donizetti, fratello di Gaetano, direttore della musica alla corte del sultano Mahmud II e di suo figlio Abdülmecid. La seconda ha come protagonista il dragomanno armeno Giovanni Eremian, che tradusse in turco volgare il Metastasio sacro rileggendolo alla luce delle antichissime tradizioni mistiche dei poeti-cantori dei popoli caucasici. La terza storia è quella del giovane Angelo Mariani, esule nella metropoli sul Bosforo per tre anni, che in veste di direttore d'orchestra al Teatro Naum di Pera sperimentò quella rivoluzionaria concezione del ruolo del direttore che cambiò il corso della storia dell'interpretazione dell'opera italiana.
L’operetta parigina a Milano, Firenze e Napoli (1860-1890). Esordi, sistema produttivo e ricezione
Elena Oliva
Libro
editore: LIM
anno edizione: 2020
pagine: 333
A partire dalla primavera del 1866 un’improvvisata troupe di comici e saltimbanchi proveniente dalla Francia tocca le principali piazze italiane, proponendo ogni sera, nel suo piccolo teatro di legno, le nuovissime (per l’Italia) operette buffe di Offenbach e Hervé. Il successo è dirompente, e l’operetta parigina si impone ben presto come uno dei generi prediletti dal pubblico italiano. La sua ampia diffusione comporta non solo una riconfigurazione della geografia sociale dei teatri, ma, più in generale, nuove modalità di produzione e consumo della spettacolarità. Il libro ricostruisce gli esordi (1860-90) dell’operetta parigina a Milano, Firenze e Napoli, le città d’importanza strategica nell’affermazione del genere, evidenziando le diverse modalità di produzione e di adattamento ai contesti locali, nonché le reazioni da parte della critica e del pubblico.
La musica nel mecenatismo di Ippolito II d'Este
Giuliano Danieli
Libro
editore: LIM
anno edizione: 2018
pagine: XXIII-235
Figura di spicco nella curia romana, protettore degli interessi dei re di Francia e dei duchi di Ferrara, il cardinale Ippolito II d’Este (1509-1572) fu uno dei prìncipi della Chiesa più ammirati del suo tempo. Il suo impegno sul piano diplomatico non fu certamente inferiore agli sforzi profusi in qualità di mecenate, nella consapevolezza — tipicamente rinascimentale — che una corte magnifica costituisse l’irrinunciabile corredo del potere, la migliore strategia di esaltazione della propria identità. Il saggio ricostruisce la storia e le dinamiche interne della splendida cappella musicale del cardinale, di cui finora erano noti solamente alcuni episodi macroscopici, quale la protezione offerta da Ippolito a Giovanni Pierluigi da Palestrina. I dati inediti di natura musicale emergenti dallo studio dei registri e delle lettere conservati presso l’Archivio Estense di Modena sono interpretati entro una prospettiva di ricerca allargata alle altre forme artistiche patrocinate dal prelato e alle dinamiche quotidiane della sua corte. Emerge un quadro di grande complessità: la cappella musicale, come il resto della corte, era un organismo fluido, diviso in tanti tronconi quante erano le sedi diplomatiche del cardinale (Roma, Ferrara, Fontainebleau).
Il barone di Dolsheim di Felice Romani e Giovanni Pacini. Fortuna e tradizione testuale (1818-1840)
Alice Tavilla
Libro
editore: LIM
anno edizione: 2017
pagine: 372
Nell'autunno del 1818 va in scena al Teatro alla Scala Il barone di Dolsheim di Giovanni Pacini su libretto di Felice Romani. Se già le prime rappresentazioni milanesi ottennero un buon successo, la fortuna dell'opera è confermata dall'elevato numero di riprese successive all'esordio: verrà infatti riproposta al pubblico in ben ottantaquattro occasioni fino al 1840. La storia della sua tradizione testuale mostra con chiarezza come nel corso del tempo sia intervenuta una serie di varianti strutturali – riguardanti interi numeri o singole sezioni di essi – che possono essere classificate in tre differenti categorie in base al loro grado di cristallizzazione: varianti persistenti, che si ripresentano pressoché costantemente, varianti effimere, che occorrono solo sporadicamente, e varianti intermittenti, che pur comparendo con regolarità mantengono un ampio margine di mobilità nel collocarsi in vari momenti dell'opera – o luoghi del testo – e in forme quasi ogni volta differenti.