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Sellerio Editore Palermo

Melody

Melody

Martin Suter

Libro: Libro in brossura

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2025

pagine: 316

In una villa sulle colline di Zurigo vive un «burattinaio». Peter Stotz ha 84 anni, una vita di potere e successo alle spalle, è stato consulente del governo svizzero, influente membro di partito, consigliere di amministrazione di numerose grandi aziende. Breve è il tempo che ha davanti a sé, lungo e denso il passato. Vuole mantenere il controllo fino all'ultimo, gestire quello che un giorno si dirà di lui, dare un ordine, il suo ordine, al racconto che la morte consegnerà al futuro. Per organizzare il suo archivio Stotz assume Tom Elmer, 34 anni, doppio master in giurisprudenza e urgente bisogno di trovare un lavoro. Tom si trasferisce nella villa, passa ore nell'archivio, cataloga, legge, conserva o distrugge carta dopo carta, documento dopo documento. La giornata è scandita da eccellente cibo italiano e da larghe bevute, tra vino, sherry e cognac delle migliori annate, e dagli inviti di Stotz a sedere davanti al camino ad ascoltare i suoi racconti che riguardano sempre e soltanto una donna. Nella casa si intravedono ovunque suoi ritratti, che rivelano una giovane di origini marocchine, attraente, enigmatica. Si chiama Melody - libraia, grande lettrice, artista di ricami astratti ed ermetici -, era la fidanzata di Stotz. Fino al giorno del matrimonio. Tom si immerge prima con circospezione, poi con passione, nella vita dell'altro. Gli affascinanti racconti dell'anziano non sempre trovano riscontro nelle carte, negli articoli di giornale, nelle corrispondenze private. Tom comincia a chiedersi se Stotz sia davvero chi dice di essere, mentre la presenza di Melody, continuamente evocata nelle parole, nelle immagini e negli oggetti che la riguardano, sembra prendere corpo. Il giovane ne è sempre più affascinato, probabilmente il suo vero compito non è mettere ordine nell'archivio di lui, ma ricreare e ritrovare lei. In una scrittura tesa e ironica, con dialoghi serrati, moltiplicando diversioni e dettagli enigmatici, intrecciando presente e passato, Martin Suter accumula lentamente la tensione, finché non appare l'altro lato del quadro: una dichiarazione d'amore all'arte dell'inganno che difficilmente potrebbe essere più lucida.
17,00

Tutti i miei fantasmi

Tutti i miei fantasmi

Uwe Timm

Libro: Libro in brossura

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2025

pagine: 328

Uwe Timm, come un Philip Roth tedesco, riesce a fissare sulla pagina un'epoca, una generazione, un popolo, senza mai alzare il racconto oltre l'orizzonte delle storie private, dei personaggi incontrati. Siamo nel dopoguerra, a metà degli anni Cinquanta, il padre dell'autore è un pellicciaio che, pur amando i libri, ritiene che il figlio debba proseguire la sua attività, e lo arruola quattordicenne, appena finite le medie, come apprendista in un laboratorio di pellicce. È qui, nella grande bottega del signor Levermann, a metà tra il pregiato artigianato e la manifattura industriale, che avviene la crescita del protagonista-narratore negli anni che corrono dall'adolescenza all'università. Un apprendistato che attraversa i segreti e le insidie di quest'arte, e le pagine dedicate alla precisione del mestiere sono una esaltazione del lavoro dell'artigiano come processo che genera significato: «Voglio descrivere tutto ciò in modo dettagliato perché il lavoro si sta estinguendo o si è già estinto». Ascolta le storie dei colleghi: il vecchio socialista Kruse, per cui «il lavoro politico e le doti di artigiano sono un tutt'uno»; il giovane Erik che ha attraversato l'America come Jack Kerouac e che lo introduce al jazz; Johnny- Look col suo tenero rispetto per gli animali finiti in pelliccia, verso di loro «l'obbligo di trasformare la vita in bellezza»; il gigantesco Jensen che lo infila nel divertimento di espedienti avventurosi. E poi tanti altri tipi umani, ognuno animato da un contagioso fermento, per finire con la piccola Lilith, la movimentata sessualità che è come un congedo verso gli anni Sessanta dell'università. Cosa ha imparato da tutti loro? Oltre al mestiere, oltre ai libri, alle poesie, alla grande letteratura, Uwe ha appreso cosa significhi conservare e tenere in vita la memoria di una generazione che ha attraversato il dolore del Nazismo ma ha consegnato ai suoi figli un desiderio travolgente di vita e di esperienze nuove. I suoi fantasmi sono stati gli spiriti che lo hanno trasportato dalle rovine di città vuote di speranza a un'epoca di ricostruzione, ricostruzione di se stessi e dei legami sociali. Con "Tutti i miei fantasmi" Uwe Timm si conferma come uno degli scrittori maggiormente capaci di traghettare con profondità e delicatezza il racconto del Novecento nel nostro secolo.
16,00

La fame del Cigno

La fame del Cigno

Luca Mercadante

Libro: Libro in brossura

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2025

pagine: 416

Domenico Cigno è un cinquantenne super obeso, redattore sportivo dell'edizione del sud di un importante quotidiano. Vive le sue giornate tra pasti debordanti e articoli copia-incolla. Senza moglie né figli, un passato da pugile di belle speranze e un inizio di carriera giornalistica di tutto rispetto, Cigno ha già lasciato il meglio della vita dietro di sé. Abita in una cascante villetta con giardino sul litorale domitio, un tratto della costa che da Napoli arriva fino al confine col Lazio. Cinquanta chilometri bassi e sabbiosi, stretti tra un mare che d'inverno si fa gelido e poco frequentato e campagne paludose solcate da canali limacciosi. Oggi ci sono alberghi abbandonati, basi militari in rovina, palazzine che sembrano evacuate. Un territorio di immigrazione clandestina, bande camorristiche poco organizzate e sistemica violenza. A pochi giorni dal Natale, in uno dei canali viene ritrovato il corpo di una ragazza. Potrebbe trattarsi di una studentessa universitaria torinese, attivista e influencer da centinaia di migliaia di follower, venuta a indagare la condizione delle donne nigeriane. È scomparsa da qualche giorno e tutta l'Italia la sta cercando. Cigno è per caso il primo ad arrivare sul posto e come un dinosauro che prova a non estinguersi tenta il riscatto attaccandosi a questa storia con tutte le sue forze. Che non sono molte. Un protagonista dolente e maldestro, intelligente e individualista, a volte in bilico su un segreto pozzo di ferocia; un mondo che ricorda il Texas degli alligatori, le terrificanti oscurità di True Detective, e che esiste realmente, lungo il litorale campano. Un romanzo con una voce tanto ironica quanto amara, che sa tenere assieme il cinismo della sopravvivenza e l'umanità di chi ha perso tutto, mettendo in scena una feroce critica al vecchio e al nuovo giornalismo e, più in profondità, alla discrepanza tra ciò che avremmo voluto essere e quello che siamo diventati.
17,00

I figli del duca

I figli del duca

Anthony Trollope

Libro: Libro in brossura

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2024

pagine: 1016

Nell'ultimo romanzo del «ciclo Palliser» continuano le vicende di Plantagenet Palliser Duca di Omnium e della sua famiglia. Pagine che confermano la struttura perfetta dei romanzi di Trollope che sono insieme saga familiare, romanzo di formazione, satira sociale, critica del potere nelle sue degenerazioni, con lo splendore della Londra vittoriana sullo sfondo. Lo scrittore, tra i grandi vittoriani, più fluviale in tutto (per il procedere della sua prosa, per la mole delle opere, per la vastità dei temi), il meno giudicante e forse il più romanzesco, grazie al numero di storie e personaggi che si distendono, si annodano, ritornano sottintesi, riprendono da dove eravamo arrivati. Anthony Trollope è tutto questo, e con I figli del duca chiude il Ciclo Palliser, o Ciclo Politico, incentrato nella Londra metropoli della grande aristocrazia dominante. Plantagenet Palliser, Duca di Omnium, è all'apice del suo splendore. Ora, però, è morta Glencora, la sua sposa, dama contraddittoria e brillante come un colore acceso quanto lui è stabile, coscienzioso e grigio. E il duca si scopre fragile, spaesato, un inetto in un ambiente che dovrebbe sovrastare per l'immensa ricchezza e il rango preminente. Il severo Henry James scriveva che nessuno come Trollope «riusciva a sentire tutte le cose del quotidiano oltre che vederle». Nei suoi romanzi l'ovvio si rivela per ciò che realmente è per chi lo vive: unico, misterioso, stupefacente. Così per il Duca di Omnium la condotta sconsiderata dei figli squarcia le sue convinzioni. Il primogenito, Silverbridge, si è candidato tra le file dei conservatori, nonostante la loro famiglia sia da sempre liberale. Il figlio più piccolo, Gerald, è dedito al gioco d'azzardo e si è fatto espellere dal college. E l'unica femmina, Mary, si è innamorata irrimediabilmente di un parvenu senza rango né patrimonio. Le deprecabili scelte degli eredi fanno vacillare la visione dell'esistenza del duca, lo espongono a vergogna e lo costringono a specchiarsi nelle proprie contraddizioni. Trollope non salva nessuno; non ci sono eroi tra coloro che non hanno ereditato altro che la vocazione a «sperperare patrimoni e reputazione». Si salva qualche personaggio femminile, a cui è affidata, pur nella frustrante impotenza della loro sorte sociale, tutta l'inquietudine di un'epoca. Eppure, a risaltare è la meravigliosa riscoperta della lettura calma e appagante. È «un viaggio meraviglioso in compagnia del più amabile dei narratori generosamente dotato di acume e di umorismo» scrive Rossella Cazzullo nella sua Notizia. «L'autore crea e popola un mondo di ampiezza e varietà tale da soddisfare i gusti più esigenti; intreccia vicende pubbliche e storie private, ritrae la vita di campagna e quella della metropoli, parla di potere, politica e amore, presenta personaggi credibili e umanissimi che non di rado sfuggono alle pagine per prendere residenza tra i nostri ricordi».
22,00

Babbo Natale giustiziato

Babbo Natale giustiziato

Claude Lévi-Strauss

Libro: Libro in brossura

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2024

pagine: 120

Torna in una nuova edizione con una Nota inedita di Gianfranco Marrone il saggio divertente e arguto dell'antropologo francese Claude Lévi-Strauss che, a partire da un incredibile fatto di cronaca, ricostruisce le origini, i simboli e i rimandi che si celano dietro la figura di un personaggio quasi divino. «Babbo Natale è vestito di scarlatto: è un re. La sua barba bianca, le sue pellicce e i suoi stivali, la slitta sulla quale viaggia evocano l'inverno. Incarna l'aspetto benevolo dell'autorità degli anziani. Ma in quale categoria bisogna collocarlo dal punto di vista della tipologia religiosa? Non è un essere mitico, poiché non c'è mito che renda conto della sua origine e delle sue funzioni; e non è nemmeno un personaggio di leggenda, poiché non è collegato a nessun racconto semistorico. Appartiene piuttosto alla famiglia delle divinità. È la divinità di una sola fascia di età della nostra società e la sola differenza tra Babbo Natale e una vera divinità è che gli adulti non credono in lui, benché incoraggino i propri figli a crederci. Babbo Natale è dunque, anzitutto, l'espressione di un codice differenziale che distingue i bambini dagli adolescenti e dagli adulti». Nel Natale del 1951, sul sagrato della cattedrale di Digione, un fantoccio di Babbo Natale viene impiccato e poi bruciato, per manifestare agli occhi di tutti i bambini il rifiuto, da parte del clero, della «paganizzazione» della festa cristiana. Lévi-Strauss, fondatore dell'antropologia culturale e padre nobile dello Strutturalismo, trasse dalla notizia l'occasione per questo saggio, straordinario per intelligenza e ironia. Uno scritto intensamente divertente, perché fa rivolgere - divergere, appunto - lo sguardo da Babbo Natale, figura abituale e innocente, alle sue profondità di significato più recondite, arcaiche e perenni. Partendo dalle «coerenti illogicità» di questo culto - prima di tutto il fatto di essere forse l'unica credenza in cui gli adulti non credono pur spingendo i bambini a crederci - Lévi-Strauss scava in questa divinità dei non-iniziati, ovvero i bambini, che li demarca e li riunisce periodicamente agli iniziati. Perché cosa sono i bambini fin da sempre, e i loro riti di passaggio, e i morti, e i vivi-morti, nelle rappresentazioni incise nelle culture umane? L'episodio di Digione diventa così un momento di riflessione sulla categoria sociologica e antropologica che Gianfranco Marrone, nella sua Introduzione, chiama «natalizzazione». Categoria che, come mostra Antonino Buttitta nello scritto che chiude il volume, viene ricompresa all'interno delle tradizionali simbolizzazioni del «contratto sociale» iniziatico tra i vivi e i morti.
13,00

Animali in giallo

Animali in giallo

Andrej Longo, Alicia Giménez-Bartlett, Marco Malvaldi, Gaetano Savatteri, Simona Tanzini, Luca Mercadante, Samantha Bruzzone

Libro: Libro in brossura

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2024

pagine: 384

Animali assassinati o assassini; bestie domestiche, di allevamento o di laboratorio; macchine semoventi come voleva Cartesio o persone antropomorfizzate; usati come copertura di misfatti o bersaglio di delitti; esempio di una natura violentata o membri effettivi dell'antropocene; sono l'Altro del crimine, l'innocenza assoluta. I sette splendidi tori da corrida sono stati fucilati con tiro preciso per mascherare l'omicidio del loro guardiano o è il contrario? Questo è il dilemma di Marta e Berta Miralles, le disparate sorelle poliziotto di Alicia Giménez-Bartlett, con cui inizia questa raccolta di racconti. Saverio Lamanna è alle prese con il grosso Socrate, un altro povero cane garrotato, e una signora scomparsa: piste che permettono all'ironico Gaetano Savatteri, il creatore della coppia Lamanna-Piccionello, di imbastire un giallo brillante. Domenico Cigno, giornalista molto sovrappeso nato dalla penna di Luca Mercadante, fa il suo esordio in questa raccolta (e un nuovo romanzo uscirà presto per i nostri tipi): un bracciante senegalese è morto nel casertano, dilaniato da un branco di cani, il «Mucchio randagio», o così sembra; si apre la caccia e, dietro il massacro annunciato, Cigno con inutile pietà scopre un'altra verità. Una scia di morti sbranati indica al candido e sveglio agente Acanfora - il detective napoletano di Andrej Longo - un'ipotesi di strana vendetta. Un asino e una capra, il primo placido e l'altra birichina come natura comanda, osservano l'inchiesta della giornalista Viola - la protagonista dei gialli scritti da Simona Tanzini affetta da un pittorico disturbo della percezione -; lei scava in un odio antico, finito nel sangue per bizzarre cause naturali. Una specie di racconto della camera chiusa è quello di Marco Malvaldi e Samantha Bruzzone: mentre la chimica Serena è in Giappone in viaggio di piacere, la sua amica poliziotta Corinna la coinvolge da lontano in un caso di omicidio dentro un laboratorio, perché Serena sa di veleni, precisamente di «batracotossine». Nella Casa di Ringhiera, protagonista ambientale delle ciniche storie condominial-criminali della penna di Francesco Recami, una massaggiatrice cinese è stata dilaniata da una forza sovrumana: il commissario Ametrano pensa a un gorilla o a un orangotango come nel racconto di E. A. Poe, in mancanza di altre soluzioni. Il sentiero che questa nuova raccolta di racconti in giallo cerca di percorrere è quello del detective messo di fronte, mentre affronta un mistero criminale, a un mistero ancor più grande e affascinante: il rapporto tra gli uomini e gli altri animali.
16,00

Un Natale in giallo

Un Natale in giallo

Libro: Libro in brossura

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2024

pagine: 328

Torna in libreria la prima delle antologie con i protagonisti dei gialli editi da questa casa editrice, investigatori professionali e dilettanti che non sono solo macchine per risolvere enigmi, ma personaggi letterari a tutto tondo: colti nel loro contesto ambientale, muniti di una spiccata personalità delineata da pensieri, ideologie e contraddizioni, di ognuno di essi si potrebbe scandagliare nel profondo la psicologia. Riesce ovvio pensare addirittura che una parte del grande successo delle loro storie è dovuta al legame che questi eroi hanno stretto nel tempo con noi lettori. In Un Natale in giallo Petra e Fermín, Enzo Baiamonte, Primo detto Terzo, Amedeo Consonni, Massimo e i vecchietti del BarLume, Martin Bora e Lorenzo La Marca, fanno i conti con la solitudine o con la chiassosa compagnia, con le tenebre del delitto o con le troppe luci di un giorno di festa. È il Natale dei nostri detective, e come lo trascorrono è la storia che racconta questo libro.
12,00

Panorama

Panorama

Tommaso Pincio

Libro: Libro in brossura

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2024

pagine: 344

"Una rapporto epistolare interrotto, una donna improvvisamente scomparsa, il vuoto determinato dall'assenza. Nasce così questo romanzo che attraverso la voce raffinata e malinconica di Tommaso Pincio ci fa guardare il mondo, presente e futuro, senza alcuna retorica, scoprire paure e fragilità, speranze e disillusioni. Tutto in questo libro è una dichiarazione d'amore: alla letteratura, alla lettura, alla vita che sempre sorprende, all'atto stesso di amare. «Per circa quattro anni ho avuto un rapporto epistolare con una ragazza fuori del comune. Lettrice vorace ma senza particolari ambizioni letterarie, era piena di stranezze e sofferenze ma anche molto affascinante. Panorama ha cominciato a nascere nel momento in cui lei, senza preavviso, ha disattivato il suo profilo. Da un giorno all'altro scomparve dalla mia vita e io ho provato un vuoto, un'angoscia inaspettati. Dopo qualche settimana pensai che un modo di elaborare questo insolito lutto fosse quello di scrivere un racconto su di lei ma nel quale io non comparissi». Così ha raccontato Tommaso Pincio rivelando nella realtà di eventi personali l'origine di Panorama, uscito nel 2015 per NN Editore e diventato presto un caso editoriale e un libro di culto. Da quella realtà personale sono scaturiti vicende e personaggi di una storia vertiginosa. Ecco allora Ottavio Tondi, la sua ossessione per la lettura come implacabile e marginale ragione di vita, il suo talento speciale «nel non incidere sulle cose», il conflitto col padre, fino alla piega inattesa dell'esistenza: l'incontro con il direttore editoriale di una importante casa editrice, la lettura di manoscritti su manoscritti, poi il successo improvviso, i bestseller, il potere di decidere della fortuna di un romanzo, i festival letterari tra l'adorazione del pubblico e l'invidia di molti. Ed ecco Maddalena, con cui Ottavio avvia una relazione in cui convivono molte cose, «forse perfino l'amore». E Ligeia, che conosce sul social network «Panorama», con la quale per quattro anni si manda messaggi. Le ore trascorse in una utilitaria, a vagare sul grande anello che circonda la città, e il silenzio di un letto vuoto e disfatto, o di risposte che non arrivano. Mentre il tempo tutto travolge e trasforma, e i libri diventano una passione clandestina e pericolosa. Questa nuova edizione contiene anche l'opera di uno dei suoi personaggi, Acque chete di Mario Esquilino, irreperibile per anni perché autoprodotta. Accompagnati dalla voce raffinata e malinconica di Pincio nelle pagine di Panorama guardiamo il mondo, presente e futuro, senza alcuna retorica, scopriamo paure e fragilità, speranze e disillusioni. Tutto in questo libro è una dichiarazione d'amore: alla letteratura, alla lettura, alla vita che sempre sorprende, all'atto stesso di amare."
16,00

Storia di Venezia. Dalle origini al 1400. Volume Vol.

Storia di Venezia. Dalle origini al 1400. Volume Vol.

John Julius Norwich

Libro: Libro in brossura

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2024

pagine: 560

«A Venezia più che in qualsiasi altro luogo al mondo il tutto è più grande della somma delle singole parti». Con questa premessa, lo storico J.J. Norwich invita a leggere il suo racconto della magnifica città di Rialto (in questo primo volume, dalla controversa fondazione fino all'età d'oro) partendo dall'immediato incanto che Venezia imprime in quanto tutto unitario, completa realizzazione dei secoli. Una storia in cui ogni evento è coniugato con il suo spazio, una chiesa, un monumento, un simbolo d'arte. La cui cifra è quella di un'impressione di grandezza, di laboriosa resistenza fatta di opere oltre che di armi, di novità nella forma istituzionale e nel rapporto dei cittadini con il potere. Quali i caratteri fondativi di questa unicità? La Repubblica di Venezia seppe restare veramente indipendente e ferma in se stessa per più di mille anni, più di qualsiasi altro governo. I suoi cittadini mantennero sempre il sospetto, «una fobia per il più tenue sintomo di culto della personalità». Si tenne impermeabile alle correnti epocali che potessero minacciare il suo ordine repubblicano, immune dall'«incubo delle confuse lotte politiche dell'Italia medievale». E «rimase apparentemente estranea al sistema feudale». Imbevuta ben presto di un senso basilare di equilibrio nella forma di governo. La ricostruzione corre tra dogi, fatti bellici, organizzazione civica, espansione urbanistica, opere d'arte cittadine, artisti, innovazioni economiche. La prosa è garbata e piana come una colta conversazione. Norwich precisa sempre che il suo modo di fare storia non è erudito e non ha la pretesa di uno studio accademico. Ma questa rinuncia non è un abbandono della saggezza dello studioso che evita di scadere nel romanzesco, nel sensazionalismo, nella banalizzazione. Così Norwich ha inventato una storiografia che si fa racconto, sempre ricca di documenti e competente, capace quindi di rendere familiare a ognuno la cultura del passato, il metodo rigoroso di comprendere gli eventi, la visione storica della realtà.
17,00

Il vescovo e il ciarlatano. Inconscio e letteratura: l'incontro con Ernst Bernhard

Il vescovo e il ciarlatano. Inconscio e letteratura: l'incontro con Ernst Bernhard

Giorgio Manganelli

Libro: Libro in brossura

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2024

pagine: 200

Nel 1973, di fronte a una sbalordita platea di psicoanalisti e studiosi di psicologia, convenuti a Roma per discutere di Jung nella cultura europea, Giorgio Manganelli pronunciò una memorabile apologia dell'incubo, del carattere luciferino e visionario della letteratura, dell'isolamento sociale dello scrittore. Una dichiarazione di guerra al senso comune e alla «psicologia» (junghianamente intesa come l'antitesi della «visione») che cinquant'anni dopo potrà apparire come l'ultimo grande «manifesto» del Novecento. Ed anche una singolare maniera di mettersi a nudo, come un animale notturno venuto a sfidare le ottimistiche certezze della «cultura» e le banalità della «cattiva letteratura». Non è certo un caso, inoltre, che un autoritratto tanto lucido e convincente prenda forma all'interno di un discorso su Jung e sulla psicologia del profondo. Era stato un allievo di Jung, il leggendario apolide Ernst Bernhard, frequentato a Roma all'inizio degli anni Sessanta, ad aprire a Manganelli le porte di quello «spazio psichico» del quale e dal quale non si stancherà mai di scrivere, dall'esordio dell'Hilarotragoedia fino al capolavoro postumo, La palude definitiva. I saggi e gli articoli raccolti in questo libro sono la testimonianza esplicita di interessi profondi, che innervano di sé, in modo più segreto, anche tutte le pagine maggiori di Manganelli. Con una sospetta perizia da autentico esperto, e sempre accompagnato dalle innumerevoli risorse di uno stile impareggiabile, lo scrittore indaga sui libri e le vite di Bernhard, di Freud, di Jung, di un Oliver Sacks appena scoperto; ripercorre qualche celebre caso clinico, discorre dei sogni, di un possibile «galateo» per attraversare indenni le loro foreste di simboli...
14,00

Romanzo russo

Romanzo russo

Alessandro Barbero

Libro: Libro in brossura

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2024

pagine: 704

Chi si ricorda, oggi, che cos'era la Russia di Gorbaciov? Quando la glasnost, la trasparenza, dava improvvisamente voce al dissenso, quando si aprivano gli archivi e affiorava la memoria sepolta delle tragedie del passato, quando esisteva ancora l'Unione Sovietica e nell'immenso paese convivevano, senza sforzo apparente, russi e ucraini, azeri e armeni, e sotto la facciata del comunismo ortodosso ribolliva di tutto, dall'affarismo mafioso all'integralismo islamico. In quella Russia in bilico fra ingenue speranze e oscuri presentimenti si muovono la giovane storica Tanja, impegnata in una tesi su un argomento fino a poco tempo prima proibito; il giudice Nazar, che cerca di non perdere la sua umanità mentre indaga su crimini efferati; e l'attore Mark, ossessionato dal romanzo che sta scrivendo sullo sterminio degli ebrei di Odessa. Tre trame in apparenza separate che finiranno tutte per riunirsi, come in un intrigo di le Carré, svelando verità nascoste e lasciando intuire i torbidi che avanzano. Alessandro Barbero racconta questa storia con un ritmo e un modo di rivolgersi al lettore che ricorda volutamente i grandi russi, come Gogol' e Bulgakov. La firma del Barbero narratore di Storia e inventore di storie si legge nell'immersione dei fatti nel tessuto fitto dei tempi in cui sono ambientati. Con lo straordinario risultato di mostrare un'epoca attraverso il vissuto più quotidiano, i personaggi più svariati, i pensieri e le memorie, così consueti e diversi; attraverso lo spessore delle lenzuola dei letti, l'umidità delle pareti, le strategie amorose, il pigiarsi della folla in metropolitana, la congestione della novità delle riunioni aperte, gli sguardi scambiati nei giardini pubblici. Così Romanzo russo racconta l'ultimo ambiguo decennio dell'Unione Sovietica: dove alla conclusione delle storie di Tanja, del giudice Nazar Kallistratovič e di Mark Kaufman sarà inevitabile fiutare, come ammonisce un verso del poeta Mandel'štam, vittima di Stalin, «i futuri supplizi».
19,00

Il passato è un morto senza cadavere

Il passato è un morto senza cadavere

Antonio Manzini

Libro: Libro in brossura

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2024

pagine: 576

Quando viene chiamato su una strada di montagna, al vicequestore Rocco Schiavone basta uno sguardo per capire di trovarsi di fronte a una rottura del decimo livello della sua personalissima classifica. Un ciclista, infatti, è stato vittima di un incidente. Il morto si chiama Paolo Sanna, un cinquantenne che da un po' di tempo abita in zona ma che apparentemente nessuno conosce. Dai primi accertamenti risultano subito delle stranezze. Sanna era abbiente se non addirittura ricco, ma senza occupazione, nel tempo aveva cambiato periodicamente residenze in tutto il Nord Italia, sporadiche e superficiali amicizie, qualche amore senza conseguenze, parenti lontani e poco frequentati: insomma, «una specie di ectoplasma ai margini della società». A complicare le cose, c'è il rebus del taccuino trovato nella sua abitazione, una lista di nomi, sigle e numeri indecifrabili. Il quadro è quello di un uomo in fuga. Ma una fuga lunga, senza fine, se non fosse stato per quell'urto in montagna. Per vederci chiaro bisogna indagare nel passato, andando il più a fondo possibile, un passato che fa sprofondare il vicequestore di Aosta negli anni di gioventù di un gruppetto affiatato. Rocco vorrebbe procedere come al solito, pesante come un pugno e sottile come uno stiletto, ma è di sottigliezza che ha soprattutto bisogno, anche perché si fa sempre più drammatico il timore per la scomparsa inspiegabile di una persona, una donna, a cui qualcosa di intenso lo lega.
17,00

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