Einaudi
Il tao delle buone maniere
Elisa Motterle
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 144
Le buone maniere non sono affatto un elenco sterile di norme che ci ingabbiano, bensì uno strumento sofisticato e potentissimo
L'età fragile
Donatella Di Pietrantonio
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 192
Non esiste un'età senza paura
Di ora in ora
Giorgio Falco
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 192
Esistono regole per diventare un artista? È possibile allenare il proprio talento come fosse un muscolo? Per capirlo, e per ri
Verso casa
Pat Barker
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 304
Dopo dieci, sanguinosi anni la guerra è finita e Agamennone può tornare a Micene
Materialismo gotico. Vivere e morire al tempo delle macchine
Mark Fisher
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 312
Viviamo nell'epoca del materialismo gotico
La mano mozza
Blaise Cendrars
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 376
«Leggendo un capolavoro come "La mano mozza" di Blaise Cendrars è impossibile non sentirvi la continuità con opere di Céline c
Le avventure di Huckleberry Finn
Mark Twain
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 416
«Il più grande ribelle della letteratura americana, una voce indimenticabile, unica, modernissima» (Marco Rossari)
Il castello
Franz Kafka
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 384
«Una parabola universale sull'esclusione dell'Altro, che piú di un secolo dopo ancora ci interroga e ci inquieta» (Melania G. Mazzucco). L'agrimensore K. contempla il simbolo del potere. Ogni sua azione e ogni suo pensiero sono rivolti a quell'incombente castello: la sua unica aspirazione è mettersi al servizio del Conte che vi dimora. Ma le difficoltà sono insormontabili. Quando tutti gli sforzi di K. si saranno rivelati vani, il caso gli offrirà l'occasione, tuttavia egli sarà troppo stanco per continuare la sua lotta. La solitudine, l'incapacità di trovare nella trama dei gesti quotidiani un senso plausibile, la consapevolezza che a dominare è una finalità insensata perché senza un fine. “Il castello” - uguale e contrario del “Processo” - denuda i punti cardine del pensiero di Kafka, incastonandoli in una tensione narrativa che ci costringe a riflettere sul senso del nostro esistere.
Lezioni sull'odio
Michela Murgia
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 128
Una riflessione radicale, icastica e originalissima, concepita da una delle menti più luminose e illuminanti che la cultura italiana abbia conosciuto. L’odio è uno dei pochi tabù che non si riescono a infrangere, più del sesso o della morte. Eppure tutti lo proviamo: «Io da due a sei volte alla settimana, e così spero di voi», scherza Michela Murgia in questo libro irriverente, nato da una serie di lezioni pubbliche tenute qualche anno fa. La sua tesi è che l’odio possa essere una virtù, dipende da come lo pratichiamo. Per esempio, con “Odio gli indifferenti” Antonio Gramsci ha mostrato che, se riconosciuto e disciplinato, questo sentimento non è per forza distruttivo. Passando dalle maledizioni sarde ai salmi biblici, da Grazia Deledda alle lettere di san Paolo, Murgia smonta i nostri pregiudizi e rivendica il diritto di odiare – specialmente i prevaricatori, i prepotenti, tutti coloro che non credono nella responsabilità collettiva del bene. E compie così il miracolo di parlare ancora del nostro tempo, che dall’odio distruttivo è inquinato; sembra rivolgersi proprio a noi che continuiamo ad abitarlo, con la consueta ironia e la lucidità profetica di una voce che nulla potrà mai spegnere. «Chi sa di provare l’odio vive continuamente in un contesto che gli vieta, per via della presenza del tabù, di dirlo, di manifestarlo, di dichiararlo, di praticarlo. Deve vivere come un fuorilegge. Io vivo malissimo, ve lo dico: le mie giornate sono terribili, perché due terzi del mio tempo lo devo passare (o lo dovrei passare) a inventare scuse per camuffare quello che in realtà provo – che è l’odio, appunto. Gli analfabeti relazionali che mi circondano credono di vedere odio in certe cose normali che faccio o dico, come per esempio quando addito l’ipocrisia dei vincoli censori e delle disorganizzazioni in cui il loro, di odio, si trasforma in autogiustificazione o violenza. Allo stesso tempo neanche immaginano il vero, autentico odio che coltivo, e che devo nascondergli perché altrimenti risulterei sgradevole, stridente e isterica – cioè donna».
La fine della fine
Davide Ferrario
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 128
Nell’era della serialità ci siamo abituati a vedere storie senza una fine, non sentendo il fatto come una mancanza. Viviamo in un tempo, influenzato dall’immediatezza consentita dalla tecnologia, che non ha più la pazienza di aspettare quello che da sempre è lo sviluppo naturale di una narrazione. Davide Ferrario, da cineasta e intellettuale, si interroga su che cosa è oggi la narrazione per immagini, attingendo alla sua esperienza diretta e alle sue riflessioni teoriche, applicate allo “storytelling” quanto alla società. Perdendo i riferimenti a un «prima» e un «dopo», finiamo per essere immersi in un «adesso» perenne e disorientante.
Il cuoco giapponese
Lucia Visonà
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 200
Il cuoco giapponese in realtà non è giapponese, si chiama Hugo ed è arrivato a Parigi da un paesino sperduto nel cuore della Francia. Una sera, mentre prepara omelette in uno chalet di legno tra gli alberi del Bois de Vincennes, due occhi azzurri e furbi gli si posano addosso. Madame Laval è una vecchietta eccentrica, decisamente gourmand e mentitrice seriale: non appena lo vede, chissà perché, si mette in testa di trasformarlo in un grande chef. È l’inizio di un’amicizia strampalata, tenera, che nasconde dentro di sé limpidi gesti di cura. Insieme, il cuoco giapponese e Margot conoscono una città nella città, “Paname”: un labirinto di piatti raffinati e vini leggendari, di cucine esotiche o tradizionalissime, di ristoranti mitici e nobili decaduti che si presentano per cena. Un mondo attraversato da storie che profumano di segreti, burro e champagne. Lucia Visonà ha scritto un libro delizioso, leggero solo all’apparenza, che ci ricorda l’importanza di fermarci un attimo e goderci la vita – anche quando ci sembra di aver dimenticato come si fa. Quando Hugo si trasferisce a Parigi per l’università, capisce ben presto che le lezioni alla Sorbona non fanno per lui: molto meglio passare le giornate a bighellonare tra i boulevard, le piazze, gli arrondissement. Nel frattempo, mentre aspetta di capire cosa farà da grande, sbarca il lunario friggendo patatine nella scalcagnata “guinguette” di un parco appena fuori dalla città. Una sera, poco prima della chiusura, lo avvicina una vecchia signora dall’aria teatrale, avvolta in una pelliccia che ha conosciuto tempi migliori. Madame Laval, che presto lui imparerà a chiamare Margot, ha «uno sguardo divertito, in cui gli sembra di leggere le tracce di una vita interessantissima ma anche la promessa di nuove meraviglie». Mangia e beve a quattro palmenti, lo sommerge di parole, lo chiama «chéri» come se si conoscessero da sempre e poi, con un gioco di prestigio, scompare senza pagare il conto. Da quel momento diventeranno inseparabili: assaggeranno piatti sofisticati, correranno in lungo e in largo alla ricerca di ciò che rimane della Festa mobile, scapperanno da ristoranti costosissimi senza mai passare dalla cassa e stapperanno bottiglie sontuose. Con il suo “savoir vivre”, Madame Laval farà di Hugo un cuoco sopraffino, gli insegnerà ricette dimenticate, inviterà a cena personaggi che sembrano appartenere a epoche lontane. Anche le amicizie gaudenti e conviviali come la loro, però, devono fare i conti con le incomprensioni, con le mezze verità e con i bocconi amari che, proprio come a tavola, possono rovinare ogni banchetto. L’esordio di Lucia Visonà è una fiaba metropolitana agrodolce come in fondo devono essere i piatti più saporiti. Nelle sue pagine lievi e brillanti, al fascino di una Parigi sempre riconoscibile ma contemporanea si mescola la dolcezza di due personaggi dipinti con l’acquerello, a cui sarà facilissimo voler bene.
Le linee d'ombra
Amitav Ghosh
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 336
Un grande romanzo di memoria e identità. Un viaggio attraverso frontiere invisibili, che separano e uniscono, tra Calcutta e Londra, infanzia e storia. Un narratore senza nome, cresciuto nella Calcutta del dopoguerra, ricostruisce i frammenti della propria storia familiare attraverso la figura magnetica di Tridib, il cugino maggiore capace di trasformare ogni luogo in un territorio dell'immaginazione. È lui a insegnargli che il mondo non si scopre soltanto viaggiando, ma anche immaginando: che si può conoscere un luogo senza averlo mai visto, purché lo si sappia desiderare davvero. Intorno a questa lezione si intrecciano voci e generazioni - la severa nonna, la cosmopolita cugina Ila, la musicista inglese May Price - in un racconto che attraversa decenni e continenti. Dalla Calcutta degli anni Sessanta alla Londra bombardata degli anni Quaranta, passando per Dacca e i confini mobili del subcontinente indiano, il racconto compone un affresco di memorie che interrogano il significato stesso di casa, confine, appartenenza. Con una scrittura luminosa e precisa, Ghosh costruisce un romanzo di rara profondità, in cui le vicende intime si fondono con le grandi trasformazioni del Novecento.

