Cesati: Strumenti di letteratura italiana
Corpi nudi e pellicce: la ricerca poetica di Pavese nella trilogia La bella estate
Yvonne Hauser-Rüegger
Libro
editore: Cesati
anno edizione: 2004
pagine: 269
Il poeta che parla ai poeti. Elementi danteschi nella poesia italiana ed anglosassone del secondo Novecento
Ronald De Rooy
Libro
editore: Cesati
anno edizione: 2003
pagine: 281
In questo volume l'autore si propone di fare un'esplorazione del variegato panorama delle presenze e tracce dantesche nella poesia italiana e anglosassone della seconda metà del Novecento, soffermandosi in particolare su alcune delle voci poetiche più significative di questi due universi culturali e letterari e cercando di incorporare nella ricerca l'interazione tra la ricezione di Dante nella cultura italiana e in quella anglosassone. Più in particolare segue le variegate presenze e tracce di Dante nell'opera di quattro grandi poeti italiani, Giorgio Caproni, Edoardo Sanguineti, Mario Luzi e Giovanni Giudici, nell'opera del poeta irlandese Seamus Heaney, in quella del poeta caraibico Derek Walcott e in Richard Wilbur e Robert Pinsky.
Una semiotica della ri-lettura. Guido Gozzano, Aldo Palazzeschi, Italo Calvino
Anthony Julian Tamburri
Libro
editore: Cesati
anno edizione: 2003
pagine: 114
E 'l riso e 'l pianto et la paura et l'ira. L'opera di Angelo Beolco tra poetica e psicoanalisi
Mauro Canova
Libro
editore: Cesati
anno edizione: 2003
pagine: 373
La biblioteca di Febo. Mitologia e allegoria in Petrarca
Luca Marcozzi
Libro
editore: Cesati
anno edizione: 2003
pagine: 313
«Il real fu dolore e l'ideal sogno». Arrigo Boito e i limiti dell'arte
Costantino Maeder
Libro
editore: Cesati
anno edizione: 2002
pagine: 161
Anton Francesco Grazzini e le ombre del Rinascimento
Agnese Amaduri
Libro: Libro in brossura
editore: Cesati
anno edizione: 2023
pagine: 112
Nel magma politico, culturale e religioso del Cinquecento, Firenze vive una fase di splendore e difficoltà. Anton Francesco Grazzini (1505-1584), detto il Lasca, fu un commediografo, un poeta comico burlesco e un autore di novelle, protagonista della vita culturale fiorentina in questo momento storico di tensioni istituzionali e religiose. Legato per tutta la vita a Firenze, Grazzini cercò di mantenere la propria indipendenza culturale scontrandosi con Cosimo I de’ Medici, soprattutto nei primi anni del suo ducato, quando la restaurazione medicea entrò in conflitto con le resistenze repubblicane. Vicino ad ambienti eterodossi, l’autore prese anche parte al dibattito religioso del tempo. Fondatore dell’Accademia degli Umidi, poi divenuta Accademia fiorentina, e negli ultimi anni della sua vita anche dell’Accademia della Crusca, Grazzini fu personalità emblematica di quella cultura della crisi che rappresenta uno degli aspetti fondanti del Rinascimento italiano.
Scrivere al tempo della globalizzazione. Narrativa italiana dai primi anni Duemila
Silvia Contarini
Libro: Libro in brossura
editore: Cesati
anno edizione: 2019
pagine: 180
Nell’arco di un quarto di secolo, ondate migratorie successive hanno trasformato un fenomeno episodico in una condizione strutturale dell’Italia contemporanea. I flussi (di persone ma anche di merci e culture) hanno avuto (e hanno tuttora) notevolissimo impatto su società, politica, economia, demografia, cultura. E sulla letteratura? È cambiata in questi ultimi vent’anni la letteratura italiana? Interroga il mondo in trasformazione? Si adatta? Reagisce? Innesca la propria forza diagnostica? La risposta a queste domande non è semplice, implica privilegiare approcci interdisciplinari e considerare gli effetti della globalizzazione su rapporti egemonici, geopolitica della conoscenza, cultura, lingua e canone nazionali. Le problematiche con cui dialogano le produzioni letterarie italiane ipercontemporanee, di cui nel presente volume si propone una lettura critica, sono il riflesso di un’Italia che (non) cambia, di un Paese attraversato da trasformazioni mondiali più subite che volute, cui talvolta resiste, talvolta si arrende, ma di cui sa anche approfittare per rinnovarsi e reinventarsi. In questo spazio evolutivo e cangiante, l’immaginario letterario è luogo privilegiato di decostruzione e creazione. In questo spazio, nuove prospettive teorico-critiche, collegando temporalità e spazialità, passato e presente, colonizzazioni, migrazioni, Sud endogeno e Sud del mondo, ridefinizioni identitarie e circolazione mondiale di culture omologanti, aprono fertili piste di riflessione.
La poesia antilirica. Edoardo Sanguineti, Adriano Spatola e Pier Paolo Pasolini tra gli anni Cinquanta e Sessanta
Fabiano Gritti
Libro: Copertina morbida
editore: Cesati
anno edizione: 2019
pagine: 99
Il volume prende in considerazione "Laborintus" per cogliere i caratteri fondamentali dell'antilirismo della poesia di Sanguineti, e far risaltare il confronto tra la poesia antilirica di Spatola e Pasolini, che invece vi si oppongono seguendo ognuno vie alternative. Le scelte stilistiche di Spatola e Pasolini, seppure nella loro diversità, paiono avere punti di tangenza che si cerca di cogliere concentrando l'attenzione sulle soluzioni ibride del primo Spatola, soprattutto del periodo tra "L'oblò" e "L'ebreo negro", e gli sviluppi estremi della poetica di Pasolini. Il passaggio di Pasolini dalla letteratura alle tecniche cinematografiche viene comparato all'evoluzione della poetica di Spatola dalla poesia lineare alla "poesia totale", proponendo così anche una possibile interpretazione delle ultime fasi della poetica pasoliniana che vada oltre ai soliti giudizi critici riduttivi che ne decretano l'esaurimento o la sconfitta senza appello.
Ecce video. Tv e letteratura dagli anni Ottanta a oggi
Costanza Melani, Monica Venturini
Libro: Libro in brossura
editore: Cesati
anno edizione: 2018
pagine: 287
«Il libro di Melani e Venturini copre un periodo che va dalla conclamata conquista dell'egemonia mediale da parte della tv, all'inizio degli anni Ottanta, sino ai nostri anni, in cui l'abdicazione verso rete e new media — attesa come nella Fortezza Bastiani lo erano i Tartari — non è ancora intervenuta. Sono i decenni in cui il dibattito è passato dagli ultimi fremiti apocalittici sulla «cattiva maestra» a interrogativi meno superficiali e moralistici sul modo in cui la tv costruisce e modella ciò che presenta e rappresenta. [...] Dalla televisione come male, flagello che cí sferza dall'esterno per soggiogarci, alla televisione come forma di modellizzazione sociale, che ridisegna e ridefinisce gerarchie e ruoli attraverso il criterio unico dell'intrattenimento. [...]. L'«Ecce Video» letterario è diventato così un «Ecco a noi»: un modo per chiederci quale sia l'acqua in cui siamo immersi e in cosa consista il nostro flagello, attuale e virtuale al tempo stesso.» (dalla Prefazione di Stefano Bartezzaghi)
Manzoni. Il linguaggio delle passioni
Elena Maiolini
Libro: Copertina morbida
editore: Cesati
anno edizione: 2018
pagine: 419
Rappresentare e narrare le passioni sui palcoscenici o nei romanzi è uno strumento di corruzione morale o una via verso la verità dell'uomo? La questione è vitale, e Manzoni vi riflette a lungo, confrontandosi idealmente con i filosofi morali del Seicento francese che avevano messo in guardia dal «langage des passions». Commentatore di Corneille, Racine e Shakespeare, Manzoni, drammaturgo e romanziere, risponde elaborando un lessico largamente debitore nei confronti di quegli stessi filosofi, «osservatori profondi e sottili» dell'interiorità. Ricostruito il dibattito tra Sei e Ottocento sulla legittimità morale della letteratura, il libro allestisce una sorta di lessico ideologico manzoniano intorno agli ambiti semantici della superbia, dell'"amour-passion" e dell'ira, muovendosi su tre poli uniti da consonanze significative: la trattatistica secentesca (Pascal, Bossuet, Nicole, Bourdaloue e Massillon), i drammi commentati dal Manzoni critico teatrale e gli scritti creativi del Manzoni drammaturgo e romanziere. Nella seconda parte un'antologia di testi ripercorre l'opera letteraria e argomentativa dell'autore attraverso cinque parole chiave che coincidono con cinque vizi capitali: la superbia (con due varianti sul tema nelle categorie del morso e del punto), l'invidia, l'ira (inseguita anche dalla declinazione del furore), la lussuria e l'accidia. Il linguaggio delle passioni manzoniano è così ricostruito all'interno di uno scavo che incrocia, con il romanzo e il teatro, la critica letteraria e teatrale, e la filosofia. Ne emerge una volta di più il respiro europeo di un'arte sostanziata di pensiero.

