Adelphi: PICCOLA BIBLIOTECA ADELPHI
Perdersi negli altri e nelle cose. Lettere scelte
Benedetto Croce
Libro
editore: Adelphi
anno edizione: 2026
pagine: 214
Costretto, nel 1942, ad abbandonare Napoli, Croce confessa a un amico che a tormentarlo, oltre all'assenza della sua bibliotec
Risveglio di primavera. Una tragedia di adolescenti
Frank Wedekind
Libro
editore: Adelphi
anno edizione: 2026
pagine: 132
Ci furono anni, meno remoti di quanto si vorrebbe, in cui la sessualità era davvero un problema - un problema che toccava le r
L'abolizione dell'uomo
Clive S. Lewis
Libro: Libro in brossura
editore: Adelphi
anno edizione: 2026
pagine: 107
L'approdo al cristianesimo, per Lewis – «un pagano convertito in un mondo di puritani apostati», come lui stesso amava definirsi –, affonda le radici in tutto quanto nella filosofia, nei miti e nella letteratura lo aveva ammaliato, quasi che Platone e le saghe nordiche, i Salmi e le avventure di Artù e Merlino fossero indissolubilmente intrecciati. Ed è a difesa dell'antica sapienza che Lewis, con queste conferenze tenute al King's College di Newcastle nel 1943 e presto divenute un caposaldo della critica alla modernità e al suo culto della tecnologia, volle lanciare una generale chiamata alle armi. Prendendo le mosse dall'innocuo paragrafo di una grammatica per le elementari, Lewis, con la chiarezza del logico aristotelico, l'umorismo polemico di Chesterton e Swift e la forza immaginativa dello scrittore di fantascienza, bracca il relativismo che serpeggia velenoso nella nostra società, nei modelli educativi, nella propaganda e nel mercato dei consumi, e delinea l'ormai ineluttabile trionfo di una sinistra distopia tecnocratica. È possibile inventare nuovi valori in nome del progresso? Che cosa accomuna scienza e magia? Quale tirannide si annida in un sistema che recide i nessi con la tradizione universale e condiziona le coscienze? E soprattutto: che cosa significaessere e restare esseri umani? Interrogativi che si sono imposti prepotentemente nell'èra digitale, ma che Lewis aveva formulato con profetica chiarezza più di ottant'anni fa.
Il flauto magico. Ediz. italiana e tedesca
Emanuel Schikaneder
Libro: Libro in brossura
editore: Adelphi
anno edizione: 2025
pagine: 274
A pochi mesi dalla morte, Mozart viene contattato a Vienna da un vecchio amico bavarese, Emanuel Schikaneder, sotto la cui nomea di «avventuriero» e di «guitto» si nasconde un geniale arruffone dai mille talenti; attore, librettista, impresario dal fiuto sopraffino. Proporrà a Mozart (che accetterà entusiasta) di musicare il libretto «esoterico» a cui sta lavorando, avviando la composizione di un'opera sublime –Il flauto magico – ancora oggi in larga parte impenetrabile: un labirinto vertiginoso di sensi riposti e allusioni, che il presente volume cerca di decodificare con due contributi risolutivi. Se Pietro Citati, analizzando la sterminata rete dei testi consultati da Mozart e Schikaneder, chiarisce le ragioni del re-sacerdote Sarastro e l'ambivalenza irriducibile della Regina della Notte, che domina l'opera con «la sua sopravveste brillante di atro splendore», Jurgis Baltrušaitis identifica nel Flauto magico una delle sequenze-chiave di quel percorso sinuoso che l'«Egitto assoluto» e Iside stessa hanno compiuto nei millenni lungo l'immaginario occidentale. L'ultimo tentativo di evocare la «leggenda dell'Egitto», che Mozart e Schikaneder fanno rivivere con la grazia e l'incanto di una favola per bambini. Prefazione di Pietro Citati. Con un saggio di Jurgis Baltrušaitis.
Una spia in esilio
Alan Bennett
Libro: Libro in brossura
editore: Adelphi
anno edizione: 2025
pagine: 130
Ogni paese ha i suoi panni sporchi che, pur controvoglia, a volte è costretto a esibire. È quanto accadde in Inghilterra con il clamoroso scandalo dei Cambridge Five, i diplomatici che nel secondo dopoguerra trafugarono documenti top secret e li consegnarono ai sovietici. C'è chi, come Guy Burgess, si diede alla macchia, seminando il panico e alimentando fantasiose leggende prima di essere stanato oltrecortina. E chi, come Anthony Blunt, ordì il sabotaggio dal cuore più sacro e in teoria inviolabile del Regno Unito. Una manna per Alan Bennett. Per nulla interessato allo spionaggio ma avido di pettegolezzi, non si lascerà sfuggire l'occasione di portare in scena i due reprobi. "Una spia in esilio", ispirato a un episodio realmente accaduto, racconta la paradossale missione dell'attrice Coral Browne, che il vanesio Burgess, incapace di rassegnarsi allo squallore moscovita, incarica, non senza averla armata di metro a nastro, di fargli confezionare un abito dal suo sarto di fiducia a Londra. Un problema di attribuzione ruota intorno alla controversa autenticazione di un Tiziano appartenente a Sua Maestà – anche se forse, più del dipinto, è Sir Anthony in persona a essere sottoposto a un severo scrutinio. «Senza dubbio, rispetto a noi, Blunt, Burgess e compagnia erano ancora capaci di nutrire illusioni. Avevano qualcosa a cui votarsi». Questo non tratterrà Bennett dall'infilzare come tordi e mettere sulla graticola l'«innocente all'estero» e l'algido curatore della collezione reale, due pericolosissimi idealisti annidati nel cuore marcio della Guerra Fredda.
L'Africa che dicono misteriosa
Georges Simenon
Libro: Libro in brossura
editore: Adelphi
anno edizione: 2025
pagine: 171
Negli anni del suo apprendistato letterario Simenon sfornava a un ritmo forsennato romanzi popolari, molti dei quali ambientati in luoghi esotici, a lui del tutto ignoti, con il solo aiuto di un mappamondo e di un'enciclopedia. Il mondo che creava era bello, perché, dichiarerà in seguito, era «artificiale». Un giorno, però, gli viene voglia di vedere com'è fatto davvero, il mondo. Cominciando dall'Africa. Si imbarca quindi, insieme all'inseparabile Tigy, per Il Cairo, da dove raggiunge Assuan; da lì sorvolerà il Sudan, per poi discendere il Congo fino a Kinshasa, e sulla via del ritorno fare scalo a Port-Gentil, Libreville e Conakry. Solo dopo essere rientrato in Francia ricaverà da questo lungo viaggio i reportage qui raccolti – nei quali non solo non indulge all'esotismo, ma soprattutto assume un tono di denuncia che a molti, all'epoca, farà storcere il naso. «L'Africa ci manda al diavolo» scrive Simenon «e fa bene!». Quello che ha visto non gli è piaciuto affatto – anzi, il più delle volte lo ha profondamente disgustato. Certo, alcuni degli aneddoti che racconta, con la verve che gli conosciamo, lo hanno stupito, a momenti anche divertito; e, con quella voracità impudica che è nella sua natura, non ha perso occasione di scattare fotografie (più di settecento). Tuttavia non nasconde in alcun modo, della realtà coloniale, il fondo più torbido e atroce: né il disprezzo che i bianchi nutrono nei confronti dei neri, né lo sfruttamento e la violenza di cui questi sono vittime – né tantomeno il sordido abbrutimento dei coloni stessi, che Simenon descriverà, a caldo, in quel formidabile romanzo che è "Colpo di luna".
Il dito in bocca
Fleur Jaeggy
Libro: Libro in brossura
editore: Adelphi
anno edizione: 2025
pagine: 103
Di fronte a Lung, la giovane protagonista di questo romanzo, i medici, e non solo loro, restano perplessi: non ha mai abbandonato l’abitudine di mettersi il dito in bocca, risponde alle domande mostrando lo smalto delle unghie, racconta lucidamente, leggermente, i fatti della sua vita, ma la chiarezza è apparente ed è facile perdersi fra le sue parole, peraltro scarse; quanto ai fatti, potrebbero far rabbrividire, se non si fosse distratti dal tono agile, sconsiderato e preciso della narratrice. Lo zio-padre Jochim, la madre Marween, le tragiche storie del piccolo fiammiferaio e dell’amica Armance, l’incontro laconico con un grande filosofo, la scimmia albina, lo strano caso del professor Walter, l’enigmatico e sapiente Nathan – con l’aiuto di tutti questi elementi Lung ci presenta un puzzle che non si chiude da nessun lato, e che possiamo tentare di ricostruire solo perché ci sentiamo guidati con discrezione e talento algebrico. Lung attraversa le sue storie senza fermarsi mai, in uno stato di continua sospensione, di dubbia identità, con un passo che ci sembra di vedere per la prima volta – di sonnambula o di veggente –, lasciando dietro di sé una costellazione di emblemi aforistici e la traccia di una presenza dimenticata e fondamentale della letteratura: l’ironia romantica.

