Mondadori: Oscar storia
Il sangue del Sud. Antistoria del Risorgimento e del brigantaggio
Giordano Bruno Guerri
Libro: Copertina morbida
editore: Mondadori
anno edizione: 2011
pagine: 293
In questo libro, ricco di un'avvincente documentazione, Giordano Bruno Guerri rilegge la vicenda del Risorgimento e del brigantaggio come una "antistoria d'Italia": per liberare i fatti dai troppi luoghi comuni della storiografia postrisorgimentale (come la pretesa arretratezza e miseria del Regno delle Due Sicilie al momento della caduta) e per evidenziare invece le conseguenze, purtroppo ancora attualissime, della scelta di affrontare la "questione meridionale" quasi esclusivamente in termini di annessione, tassazione, leva obbligatoria e repressione militare. Il Sud è stato trattato come una colonia da educare e sfruttare, senza mai cercare davvero di capire chi fosse l'"altro" italiano e senza dargli ciò che gli occorreva: lavoro, terre, infrastrutture, una borghesia imprenditoriale, un'economia moderna. Così, le incomprensioni fra le due Italie si sono perpetuate fino ai nostri giorni. Alcuni briganti spiccano per doti - umane e di comando - non comuni, come Carmine Crocco, che per tre anni tenne in scacco l'esercito italiano; e così le brigantesse, donne disposte a tutto per amore e ribellione; altri rientrano più facilmente nel cliché del bandito o dell'avventuriero, ma tutti contribuiscono a dare volti e nomi a una triste e sanguinaria pagina della nostra storia, che si voleva cancellare. "Non si tratta di denigrare il Risorgimento, bensì di metterlo in una luce obiettiva, per recuperarlo - vero e intero - nella coscienza degli italiani di oggi e di domani".
Tutankhamon. Il ragazzo dietro la maschera
Charlotte Booth
Libro: Libro in brossura
editore: Mondadori
anno edizione: 2011
pagine: 159
Il nome di Tutankhamon riporta alla mente immagini di tesori favolosi, tombe nascoste, tremende maledizioni. Ma la vita di questo leggendario faraone rimane per lo più avvolta dal mistero. Cosa ne ha causato la morte, oltre tremilatrecento anni fa? Perché la sua tomba è stata chiusa così accuratamente, tanto da rimanere quasi intatta fino al 1922? E quali rapporti aveva con la famiglia, la moglie, gli alleati? Insieme ai ricchi oggetti rinvenuti da Howard Carter, nella tomba ci sono cibo e molti effetti personali (abiti, giochi). Tali ritrovamenti, qui mostrati al vasto pubblico, gettano nuova luce su questo sovrano e sul mondo in cui è vissuto. Si scopre così che, unico sopravvissuto a un morbo che colpì la sua famiglia, salì al trono poco più che fanciullo regnando in un momento particolarmente turbolento della storia dell'Egitto antico, cercando di garantire, per il breve periodo del suo regno, unità interna e pacificazione con i popoli vicini. E lasciando in eredità agli studiosi contemporanei una serie di interrogativi che solo ora iniziano a trovare risposta.
Il regno del Nord. 1859: il sogno di Cavour infranto da Garibaldi
Arrigo Petacco
Libro: Copertina morbida
editore: Mondadori
anno edizione: 2011
pagine: 177
Italia federale o Italia nazionale? L'interrogativo, oggi di attualità, fu posto già agli albori del Risorgimento. Anzi, alla vigilia dell'Unità nazionale, la Federazione italiana sembrava cosa fatta. Cavour aveva in progetto, infatti, di "piemontesizzare" il Nord Italia e suddividere la penisola in tre Stati federali: il Regno di Sardegna, lo Stato della Chiesa e il Regno delle due Sicilie, sotto la virtuale presidenza del Papa. Così Cavour nel 1859, prima della fine della seconda guerra d'Indipendenza, si era accordato in gran segreto con il governo borbonico: il Regno di Sardegna avrebbe inglobato il Lombardo-Veneto, l'Emilia e la Toscana, al Regno delle due Sicilie si sarebbero aggiunte l'Umbria o le Marche, tolte allo Stato della Chiesa mentre Roma sarebbe diventata capitale dell'Italia federale. Tutto pareva organizzato, mancava soltanto l'approvazione di Francesco II, re di Napoli, che però, da devoto e timorato di Dio qual era, quando fu informato che il suo Regno si sarebbe arricchito delle due regioni papaline gridò al sacrilegio. E il piano andò in fumo.
Cortés. L'inventore del Messico
Juan Miralles
Libro: Copertina morbida
editore: Mondadori
anno edizione: 2011
pagine: 529
Di Hernán Cortes, uno dei più celebri conquistadores il cui nome è indissolubilmente legato alla storia del Messico, si conosce ben poco. Già l'infanzia e la giovinezza rimangono avvolte nel mistero, tanto sono scarse, frammentarie e contraddittorie le notizie che ci sono pervenute. La cosa certa è che nacque a Medellin, in Estremadura, da una famiglia di hidalgos, il gradino più basso della nobiltà dell'epoca, e che incarnò i pregi e i difetti tipici della sua condizione sociale e della Spagna del tempo: orgoglio di casta, ambizioni e virtù militari, sete di potere e pregiudizi razzisti. Chi fu, dunque, Hernán Cortes? Un avventuriero senza scrupoli, animato solo da spirito di rivalsa? Un uomo colto (pare fosse laureato in giurisprudenza), affascinato dall'idea di scoprire terre inesplorate? O un fedele soldato, disposto a sacrificare la propria vita per convertire nuove popolazioni alla fede del suo cattolicissimo re? Juan Miralles tenta di dare una risposta a tutte queste domande, rifuggendo i luoghi comuni o le comode interpretazioni a posteriori e lasciando spesso la parola ai cronisti, alcuni dei quali (in particolare Bernal Diaz del Castillo e Bartolomé de Las Casas) vissero insieme al conquistador le vicende più esaltanti - o più tragiche - della vittoriosa spedizione spagnola oltreoceano.
Le frasi celebri nella storia d'Italia. Da Vittorio Emanuele II a Silvio Berlusconi
Antonello Capurso
Libro: Copertina morbida
editore: Mondadori
anno edizione: 2011
pagine: 414
"Bixio, qui si fa l'Italia o si muore!" disse Garibaldi al suo generale che proponeva la ritirata durante la difficile battaglia di Calafatimi. Così almeno riportano molti manuali di storia. In realtà, quella frase non fu mai pronunciata. Ed è in buona compagnia: molti altri celebri detti, infatti, sono stati semplicemente inventati, oppure attribuiti a personaggi o circostanze sbagliate... In queste pagine Antonello Capurso ripercorre le vicende d'Italia degli ultimi centocinquant'anni, dalle lotte risorgimentali ai primi anni di governo unitario, dalla Grande Guerra al ventennio fascista, dal boom economico fino a oggi. Dal "Non expedit" di Pio IX a "La grande proletaria si è mossa" di Pascoli, dal "Chi si ferma è perduto" mussoliniano a "Il potere logora chi non ce l'ha" di Giulio Andreotti fino alle "convergenze parallele" coniate non da Aldo Moro ma da Eugenio Scalfari e al "contratto con gli italiani" di Silvio Berlusconi, le frasi e i motti celebri di uomini politici, papi, poeti e intellettuali hanno scandito i momenti chiave della storia nazionale. E in questa raccolta, sgombrato il campo da falsi miti e da errori, offrono una panoramica del tutto inedita sul nostro passato e sul nostro presente.
Pio IX. L'ultimo papa re
Andrea Tornielli
Libro: Copertina morbida
editore: Mondadori
anno edizione: 2011
pagine: 461
È stato l'ultimo "papa re", l'estremo protagonista del potere temporale della Chiesa, spesso presentato come un ottuso conservatore, incapace di comprendere il corso della storia, chiuso a ogni novità. La sua figura rimane schiacciata sulle vicende risorgimentali che l'hanno visto protagonista, prima come "papa liberale", poi come intransigente custode del regno papale. In realtà Pio IX è stato un pontefice poco incline alla politica, costretto dalla storia a giocare un ruolo che non si era scelto, e invece animato da un profondo spirito religioso. Il suo pontificato, infatti, il più lungo da Pietro in poi, ha visto una fervida attività missionaria, la proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione, l'apertura del Concilio Vaticano I, la nascita di molti nuovi ordini religiosi, la fondazione di associazioni e istituti culturali tutt'ora vivi. Questa biografia, priva di intenti revisionistici o agiografici, offre oggi la possibilità di conoscere davvero papa Mastai, rileggendone la figura e l'operato alla luce delle più recenti scoperte documentaristiche e interpretazioni storiografiche. E di comprendere meglio un personaggio e un'epoca di nodale importanza per la nostra storia nazionale.
Il Terzo Reich al potere. 1933-1939
Richard J. Evans
Libro: Copertina morbida
editore: Mondadori
anno edizione: 2011
pagine: 846
Per la sua rovinosa e devastante incidenza sul corso del XX secolo, la Germania nazista ha posto e continua a porre agli storici numerosi interrogativi, che hanno avuto finora risposte solo parziali o non del tutto convincenti. Come ha potuto il regime hitleriano, nella sua breve vita (appena dodici anni) e nella patria di Goethe e Beethoven, allestire praticamente indisturbato una mostruosa macchina di sterminio che ha annientato milioni di ebrei e di altri individui di razze "inferiori"? Come ha potuto una nazione uscita distrutta dalla prima guerra mondiale dotarsi di una forza militare in grado di occupare quasi tutto il Vecchio Continente e minacciare la conquista dell'intero pianeta? Dopo "La nascita del Terzo Reich", in cui ha individuato e indagato le radici del nazionalsocialismo come ideologia politica, Richard J. Evans esamina ora l'evoluzione del regime nazista nel periodo cruciale che va dal suo insediamento al potere all'invasione della Polonia e, quindi, all'inizio del secondo conflitto mondiale. Attingendo a un'impressionante quantità di materiale documentario, fonti bibliografiche e testimonianze dirette, l'autore dimostra come i nazisti siano riusciti a piegare ogni aspetto dell'organizzazione sociale e della vita quotidiana - struttura economica, ordinamento giuridico e scolastico, mezzi di comunicazione, politica eugenetica e razziale, attività culturale, ricerca scientifica e fede religiosa - a un unico obiettivo: la preparazione di un'offensiva bellica.
Cavour. L'uomo e l'opera
Italo De Feo
Libro: Copertina morbida
editore: Mondadori
anno edizione: 2011
pagine: 520
Convinto che la conoscenza del passato fosse strumento imprescindibile per guidare la condotta del presente, Italo de Feo ha dedicato a Camillo Benso conte di Cavour questa classica e biografia. In queste pagine l'autore interpreta e accosta tutte le tessere disponibili del mosaico, integra la dimensione pubblica dell'uomo con quella privata, segue la parabola intera di un'esistenza entro un ambiente e un mondo rievocati con amore e con efficacia letteraria. Soprattutto, egli sottolinea la coerenza e la fermezza dei principi che ispirarono lo statista piemontese: una grande passione per il progresso civile e una profonda fede nei valori liberali, spesso poste in secondo piano, nell'opinione corrente, rispetto all'abilità e alla flessibilità del politico. Dalle pagine di questa vivace, minuziosa biografia emergono quegli elementi della politica cavurriana che ancora oggi appaiono attuali: lo spirito laico, il patriottismo, l'apertura ai motivi migliori della cultura europea, e infine una spregiudicatezza nell'azione che non si degradò mai a trasformismo, restando sempre fedele alle ragioni ideali e al compito storico che Cavour si era prefisso.
Dux. Benito Mussolini: una biografia per immagini
Pasquale Chessa
Libro: Libro in brossura
editore: Mondadori
anno edizione: 2010
pagine: 396
Il fascismo fu vera dittatura, ma anche, se non una farsa, certamente un grande spettacolo. E Mussolini ne fu il regista unico: regista di se stesso e del suo pubblico. Molto più del cinema, dell'arte figurativa o dell'architettura, la fotografia, al pari della parola, è stata il principale veicolo del consumo totalitario. Con essa l'immagine del duce diventa personale, portatile, trasferibile, riproducibile e collezionabile. Questo primato della fotografia, però, non è stato finora rappresentato in maniera adeguata negli studi sul fenomeno fascista, cosicché sappiamo tutto del cinema, della radio, dell'architettura, ma è ancora difficile trovare il bandolo dell'immagine che il Ventennio ha lasciato impressa su migliaia di vetrini, fatta stampare su milioni di cartoline, pubblicata sui giornali e diffusa all'estero, regalata alle madri dei caduti come ai bambini. Piano piano, al principio in maniera spontanea e naturale, l'immagine del duce si è radicata nel paesaggio urbano e nelle campagne, funzionando come un messaggio pubblicitario, prima di diventare propaganda prodotta in serie dalla macchina del consenso. Anche quando l'esito disastroso della seconda guerra mondiale minò il carisma di Mussolini, la fotografia sembrò rimanere l'unico suo contatto diretto con l'esperienza della realtà. Fino all'adunata di piazzale Loreto, quando egli partecipò per l'ultima volta da protagonista, sotto gli obiettivi dei fotografi accorsi in gran numero.
La strana guerra. 1939-1940: quando Hitler e Stalin erano alleati e Mussolini stava a guardare
Arrigo Petacco
Libro: Copertina morbida
editore: Mondadori
anno edizione: 2010
pagine: 204
Al principio la definirono "strana guerra". Era cominciata il 1° settembre 1939, dopo che Francia e Inghilterra avevano aperto le ostilità contro la Germania, impadronitasi di mezza Polonia, non contro l'URSS, che si era presa l'altra metà. L'esercito francese, considerato il più forte del mondo, cui si era aggiunto il corpo di spedizioni britannico, era schierato dietro la linea Maginot (anch'essa la più forte del mondo). Quello tedesco, molto più debole poiché il grosso era impegnato in Polonia, stava dietro la linea Sigfrido. Ma per mesi non si sparò un solo colpo: entrambi gli schieramenti facevano il possibile per non irritare il nemico. Evidentemente aspettavano qualcosa. Ma cosa? A dicembre il cannone cominciò a tuonare, ma molto più lontano, nel profondo Nord: era scoppiato il conflitto russo-finnico, che si rivelò subito una guerra "vera". Tutti i corrispondenti accorsero in quelle gelide terre, e per qualche tempo si ebbe l'impressione che il destino del mondo fosse in gioco lassù e non lungo la linea Maginot. Accadde cosi che gli occidentali fecero più sforzi per salvare la Finlandia che non l'alleata Polonia. Anche l'Italia, con grande dispetto di Hitler si unì alla crociata antibolscevica. Cosa stava dunque accadendo? Erano diventati tutti pazzi? Arrigo Petacco torna a occuparsi di storia contemporanea in un saggio che svela come in quei mesi in molti ambienti politici ed economici occidentali il nemico da battere era Stalin, e non Hitler.
Volevamo uccidere Hitler. L'ultimo testimone dell'operazione Valchiria racconta il complotto del 20 luglio 1944
Philipp von Boeselager
Libro: Libro in brossura
editore: Mondadori
anno edizione: 2010
pagine: 134
18 luglio 1944. Philipp von Boeselager, ufficiale di cavalleria sul fronte orientale, ha una missione per i suoi 1200 uomini a cavallo, una missione che conosce solo Philipp: tornare a Berlino in tutta fretta e occupare i centri di potere del Terzo Reich. Perché Hitler sta per essere assassinato e lui fa parte di quel complotto, che vuole salvare la Germania dal disastro della guerra e dall'infamia dei crimini nazisti. Figlio di una nobile famiglia renana, Philipp von Boeselager è entrato nell'esercito tedesco per tradizione familiare: come molti suoi colleghi, non ha intuito la reale pericolosità di Hitler, ma quando le prove dell'orrore nazista sono diventate inequivocabili non ha potuto ignorare ciò che si commetteva in nome della sua amata patria. Ed è diventato una parte attiva del piccolo gruppo di alti ufficiali che hanno deciso che l'unica via di salvezza per la Germania è l'uccisione del Führer. Tuttavia il 20 luglio 1944 il complotto, denominato operazione Valchiria, fallisce: lo scoppio della borsa esplosiva collocata nella sala riunioni della Wolfsschanze, il quartier generale di Hitler nella Prussia orientale, uccide tre persone, ma non il capo supremo del Reich. Von Stauffenberg e i suoi complici vengono individuati e giustiziati, mentre Philipp si salva. Muore il 1° maggio 2008 lasciando questa testimonianza. Una storia che sembra frutto dell'invenzione di un romanziere, caratterizzata al tempo stesso da una onestà storica che non indulge nella retorica o nel racconto edificante.
La lancia, il gladio, il cavallo. Uomini, armi e idee nelle battaglie dell'Italia antica
Marco Scardigli
Libro: Copertina morbida
editore: Mondadori
anno edizione: 2010
pagine: 485
Dal mitico duello tra Enea e il re etrusco Mesenzio fino alla battaglia di Gualdo Tadino, che nel 552 d.C. segnò la sconfitta degli Ostrogoti da parte dell'imperatore bizantino, scorrono in queste pagine oltre mille anni di storia dell'Italia antica narrata attraverso gli scontri militari. I vari fatti d'arme non sono però raccontati con pedanteria o compiacimento, ma diventano una finestra attraverso cui guardare un intero mondo, lo specchio di un'evoluzione sociale, culturale e religiosa. Scardigli mette al centro della scena gli uomini, i soldati con le loro armi, l'addestramento, la paura e la fame, la brama del bottino e il desiderio primordiale di rimanere in vita. E nel narrare, con doti di grande affabulatore, tattiche e manovre ricostruite con rigore, riesce a far sentire al lettore cosa si provasse durante una carica di cavalleria o a fargli udire il clangore di migliaia di scudi urtati dalle spade.

