Einaudi: I coralli
Dance dance dance
Haruki Murakami
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 1996
pagine: 450
Un noir giapponese. Un giornalista free lance di 34 anni, cercando una ragazza squillo sparita senza lasciare traccia, torna sul luogo del loro ultimo incontro, il Dolphin Hotel di Sapporo. Ma il piccolo albergo nel quale l'uomo aveva alloggiato con la ragazza si è trasformato in un lussuoso hotel dove, prendendo l'ascensore del personale, può capitare di essere trasportati in uno spazio buio e gelato abitato da presenze inumane. All'interno di questa dimensione paurosa comincia a delinearsi un intreccio diabolico di morte, corruzione e follia, ma anche di abissale solitudine.
Un anno
Jean Echenoz
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 1996
pagine: 100
Victoire si sveglia un mattino nel letto che divide con Felix e lo scopre morto. Non ricordando nulla della sera precedente e temendo di poter essere accusata dell'omicidio, la ragazza decide di fuggire, iniziando una lunga peregrinazione e trascurando via via la sua persona fino a scivolare dolcemente verso un piccolo inferno provvisorio.
Estremi orienti
Amitav Ghosh
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 1996
pagine: 144
In questi intensi reportages Ghosh parte alla scoperta di Cambogia e Birmania, per studiare le terribili ferite che la storia di questo secolo ha inferto ai due Paesi. Oltre agli interessi storici e culturali, sono anche le ragioni politiche a spingere Ghosh, narratore e antropologo, alla ricerca. In Cambogia, tra il 1975 a il 1979, è avvenuto uno dei più spaventosi genocidi della storia. Pol Pot, studente simpatizzante del marxismo a Parigi, poi feroce comandante dei Khmer rossi in patria, aveva scelto a modello il Robespierre che nel dramma di Buchner dice: la virtù è terrore, il terrore virtù. Il caso della Birmania è forse meno tragico ma altrettanto importante per il discorso di Ghosh.
L'inventore di sogni
Ian McEwan
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 1994
pagine: 89
Peter Fortune è un sognatore a occhi aperti, un ragazzino che inventa avventure rocambolesche per sfuggire alla noia e alla normalità della sua vita. Immagina così di poter entrare nel corpo del gatto di casa e viverne per qualche giorno la vita, oppure di possedere una "pomata svanilina" capace di far scomparire tutta la famiglia. Con questo libro McEwan ritorna ai suoi luoghi d'origine, quando nella prima stagione della sua produzione dava forma alle inquietudini del mondo familiare, di cui bambini e adolescenti erano vittime, ma anche carnefici. Oggi però il modo con cui l'autore affronta i fantasmi e le paure dell'infanzia è cambiato; ne emerge una storia di intimità domestica caratterizzata da un tono sereno e sdrammatizzante.
Scrivere il cielo. Poesie al contrario
Roberto Vecchioni
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 296
È la vita di Roberto Vecchioni che si dispiega in questi versi. Ma è un viaggio al contrario: dalla voce luminosa della vecchiaia a quella incantata del ragazzino che scrive le prime liriche sui quaderni di scuola. Quello che balza subito agli occhi è che le poesie scritte nell’arco di un’intera esistenza – quasi tutte inedite – dialogano tra loro in un duetto infinito: come se l’uomo di oggi parlasse al ragazzo di ieri, e il ragazzo rispondesse. Ne nasce una voce sola, intima e unica, capace di attraversare il tempo e di restituire la vita nella sua sostanza più vera: memoria, musica, morte, desiderio, destino. «Roba, questa, che si chiama amore». Si comincia dall’ultimo approdo: un’età matura che Roberto Vecchioni racconta senza maschere. «Quanto mi resta, sentinella, per navigare, scuotere, grattare?» È una veglia ostinata, inquieta, dove il dolore e la gioia si parlano, dove l’addio si fa carezza e la vita commuove sopra ogni cosa. Risalendo indietro negli anni incontriamo le donne amate: «Voglio vivere nella perenne attesa di un amore negato come il cantante che sono, che trema a ogni prima di non avere fiato». E incontriamo anche il Vecchioni civile e ironico, capace di trasformare il disincanto in gioco e l’intelligenza in leggerezza: «Abbiamo perduto ben altre battaglie, faremo quadrato, triangolo e riga infinita». Sono gli anni del confronto, del gesto pubblico, in cui l’introspezione diventa voce collettiva e si apre al mondo. E ancora più indietro, all’inizio, si affacciano i primi versi: giovani e impetuosi, nutriti di classici e di mito. Sono pagine febbrili, attraversate da visioni, gioie e smarrimenti, in cui già si riconosce una voce che non smetterà mai di interrogare la vita: «Chissà perché, come relitto a mare, l’uomo placido avanza». Lungo il viaggio, poi, non manca certo la musica: arpe, mandolini, chitarre, cori che affiorano nei versi come in una partitura parallela. È la lingua sotterranea che accompagna ogni stagione, la trama invisibile che lega il canto alla parola. Perché le poesie di Roberto Vecchioni hanno la stessa forza delle sue canzoni ma, forse, un segreto in più.

