Neri Pozza
L'artista della fuga
Freedland Jonathan
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2023
pagine: 400
Auschwitz, 1944. La zona è un cantiere edile e rimbomba del rumore sordo del legno, dei cani che abbaiano e delle grida delle SS e dei Kapò. Walter Rosenberg controlla con cura la machorka, il tabacco russo infilato nelle fessure delle assi della catasta di legno perché i cani trovino l’odore repellente. È nascosto con Alfred Wetzler in quella catasta da tre giorni. Ha udito migliaia di stivali che calpestavano il terreno, gli ufficiali che imprecavano, i cani con la bava alla bocca alla ricerca del minimo, fragile, trepidante segno di vita umana e, ora che l’anello esterno delle torri di avvistamento è sgombrato, è il momento giusto per scappare. Fuggire da Auschwitz a diciannove anni insieme con Fred, l’amico bohémien conosciuto a Trnava, in Slovacchia. Due ragazzi ebrei prigionieri dell’orrore nazista. Cosí comincia una fuga che è senza precedenti nella tragica vicenda della Shoah, una fuga che farà di Rudolf Vrba, – il nome che prenderà Walter Rosenberg peregrinando nei paesi dell’Europa dell’Est governati dagli alleati dei nazisti – un testimone meritevole di stare accanto ad Anna Frank, Oskar Schindler e Primo Levi. È una storia che mostra «come le azioni di una sola persona, anche adolescente, possano piegare l’arco della Storia, se non verso la giustizia, almeno verso la speranza». Rudolf Vrba racconterà, infatti, in maniera dettagliata e precisa, dello sterminio e del progetto della «soluzione finale». Non sarà creduto, sulle prime. Le trentadue pagine del suo rapporto arriveranno, tuttavia, fino a Roosevelt, a Churchill e al Papa e diventeranno poi il documento chiave del processo di Norimberga. La sua impresa è raccontata in questo libro perché «si esibisca in un’ultima fuga: sottrarsi all’oblio ed essere ricordato».
Nei mari di Ulisse. Sulle tracce di Omero alla scoperta di Palmira
Maria Teresa Giaveri
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2023
pagine: 240
Il 5 maggio 1750 il trealberi Matilda salpa da Napoli per le terre del Levante; a bordo, tre gentiluomini inglesi appassionati di Omero, decisi a ritrovarne le tracce, e un valente artista italiano, grazie ai cui disegni l’Europa riscoprirà le meraviglie del mondo antico. Il viaggio era stato progettato a lungo: sognato in eleganti interni inglesi, fra legni lucenti e scoppiettii aromatici nei caminetti, messo a punto nelle dolcezze di un autunno romano, è infine intrapreso con l’arrivo, nel porto di Napoli, della nave noleggiata a Londra – un trealberi fornito di tutte le comodità indispensabili al benessere di giovani aristocratici e di un’invidiabile biblioteca. La spedizione, che si protrae fino all’estate del 1751, percorre le coste del Mediterraneo, da Smirne a Costantinopoli, dalla piana di Troia all’Egitto, trasformandosi in carovana armata per penetrare nell’interno, accumulando marmi e dati archeologici, deviando dal percorso per scoprire e rivelare al mondo le meraviglie di Palmira e di Baalbeck. Giaveri ricostruisce l’affascinante avventura che inaugurerà una nuova stagione d’amore e di studi per l’antichità classica, congiungendo il Secolo dei Lumi con quello del Romanticismo. Un libro storicamente preciso e letterariamente libero. Perché leggere una storia di mare navigando su quello stesso mare può condurre i giovani avventurosi a mirabili scoperte ma anche a discussioni divertite e irriverenti sui grandi testi omerici. Il viaggio è infatti accompagnato dalla lettura dell’Odissea. Mentre i tre raffinati grecisti di Oxford discutono di poesia orale o dell’esistenza stessa di Omero, il disegnatore piemontese pone un quesito ingenuo che scatena un’indagine serrata e impertinente: «L’avventuriero che giunge a Itaca e rivendica il trono si chiama davvero Ulisse?»
Nessuna come lei. Katherine Mansfield e Virginia Woolf. Storia di un'amicizia
Sara De Simone
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2023
pagine: 428
Nel luglio del 1916, Garsington, la villa di campagna della patrona delle arti Ottoline Morrell, non è solo un rifugio per obiettori di coscienza in piena Prima guerra mondiale, ma un vero e proprio teatro dove, settimana dopo settimana, approda «una compagnia di giro», pronta a esibirsi senza pudore. C’è chi legge Keats ad alta voce, chi dipinge nudi en plein air, chi alleva maiali, chi scrive opuscoli contro la leva obbligatoria. E poi c’è lei, Katherine Mansfield, detta anche Lili Heron, Elizabeth Stanley, Julian Mark, Boris Petrovsky, Matilda Berry: tutti nomi con cui è solita firmare i suoi racconti e poesie. Lytton Strachey, l’eccentrico scrittore del circolo di Bloomsbury, la trova «decisamente interessante», Bertrand Russell la definisce «una mente brillante», per Leonard Woolf è «straordinariamente divertente». L’unica che sembra non subire il suo fascino è proprio Virginia Woolf. «Mi tampina da tre anni» dice con aria snob, a proposito di quella «straniera» che arriva dalle colonie, indossa gonne corte e intona black spirituals accompagnandosi con la chitarra. Ma è questione di pochi mesi: nonostante le iniziali resistenze, qualcosa di misterioso e intenso scatta fra le due scrittrici, qualcosa che le uní a tal punto da fare di Katherine Mansfield una delle prime autrici pubblicate dalla Hogarth Press, la casa editrice dei coniugi Woolf. Qualcosa che Virginia stessa avrebbe definito come una «stranissima sensazione di eco». Questo libro, arricchito di numerosi materiali inediti in Italia, è la storia di quel nucleo misterioso e intenso al cuore della loro amicizia.
Sul baratro. Città, artisti e scrittori d'Europa alla vigilia della seconda guerra mondiale
Marina Valensise
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2022
pagine: 208
Un continente sull’orlo dell’abisso, incredulo, preso alla sprovvista dall’accelerazione dei fatti e dalla spirale di eventi imprevedibili e ingovernabili che ne derivano. Il 1938 e l’ultimo anno di un’apparente pace nell’Europa che ha vissuto male i vent’anni che la separano dalla fine della Grande guerra. La Germania nazista vuole imporle la sua egemonia. Marina Valensise coglie mirabilmente l’ansia segreta, l’inquietudine, il tormento o la semplice indifferenza che aleggiano sul Vecchio continente. Per farlo, sceglie la chiave solo apparentemente rapsodica di un viaggio attraverso le sue capitali, da Vienna a Budapest, da Berlino a Parigi, da Praga a Bucarest, passando da Vilna e Varsavia, Mosca e Leningrado, e poi ancora da Riga a Drohobyč, da Salisburgo a Lucerna, da Roma sino all’approdo finale a Bruxelles. In ogni città si fa accompagnare da un personaggio che la rappresenti, ricostruendo cosi il destino di quindici scrittori, artisti, poeti, intellettuali, con i loro drammi, le passioni, i sogni, le ambizioni e le angosce nell’imminenza della guerra. Allora molti capirono, alcuni fraintesero, altri fuggirono. I fili di tanti destini si intrecciano di continuo senza mai confondersi. Ci sono amici come Anna Achmatova e Osip Mandel’štam, poeti uniti dal patimento per la persecuzione subita durante il terrore stalinista. Ci sono semplici conoscenti, come Sigmund Freud e Stefan Zweig, l’ebreo viennese esule a Londra già prima dell’Anschluss, che nell’estate del 1938 sarà fra i primi, col pittore Salvador Dali, a dare il benvenuto al fondatore della psicoanalisi espatriato in Inghilterra. Ci sono emuli e seguaci, come Licy von Wolff-Stomersee, l’aristocratica del Baltico e psicoanalista, moglie di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che resistette al cambio di regime psicoanalizzando un bolscevico nel suo castello in Lettonia. Ci sono stranieri in patria come Bruno Schulz, nato polacco nella Galizia orientale consegnata prima all’Ucraina, poi all’Unione Sovietica, e infine ai nazisti, o come Czesław Miłosz, nato suddito dello zar in Lituania e mai diventato del tutto polacco. Ci sono artisti e poeti in fuga come Arturo Toscanini dalla Bayreuth di Winifred Wagner, o come Wystan H. Auden e Alberto Moravia che partono per l’Estremo Oriente e si ritrovano a vagare per le strade di Pechino mentre in Europa sta per scoppiare la fine del mondo. E ci sono apolidi che scelgono l’esilio come Odon von Horvath, nato a Fiume suddito asburgico e morto a Parigi una sera di giugno per un incidente assurdo che è il simbolo stesso del trauma europeo. In questo libro si agitano le anime di grandi intellettuali, scrittori e artisti del Novecento, con i loro sogni, le illusioni, i pensieri. Le loro inquietudini increspano le pagine come fossero onde di un mare sconvolto e ricordano al lettore contemporaneo quanto sia vulnerabile la liberta europea e quanto fragile sia la civiltà che ne e il fondamento.
Dear Mussolini
William J. Cornwall
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2022
pagine: 464
Ha venticinque anni, è l’erede di molte miniere di carbone in Galles, la madre londinese è una regina di cuori nell’alta società, il padre fiorentino è in continua fuga da tribunali e amanti imbrogliate. Laureato a Cambridge in letteratura medievale, si chiama George Glenville per l’impero britannico e Giorgio Del Bello per il Regno d’Italia. A fine maggio del 1940 a lui si rivolge Winston Churchill, appena nominato alla guida del governo di sua maestà, per recapitare una lettera segretissima a Mussolini. Il primo ministro inglese propone al duce un patto di mutua assistenza pur restando fieri nemici. George effettua la consegna al termine di una rocambolesca partita a tennis sul campo di villa Torlonia, la residenza romana della famiglia Mussolini. Incomincia così una spy story, che abbraccia la Seconda guerra mondiale fino al 1945. George diventa l’agente di fiducia di Churchill per le operazioni in Italia: lo portano a incrociare gli intrighi dei Savoia e il declino del fascismo, le prime intese sotterranee da Londra a Roma e i preparativi per lo sbarco alleato in Sicilia nel luglio ’43. A ogni missione cresce il legame fra Churchill e George, curiosamente uniti dallo stesso dolore: essere stati abbandonati da un genitore invano inseguito da entrambi. Nelle sue incursioni in Italia George s’invaghisce della contessa Paola Torresani: sono due naufraghi nel mare in tempesta, speranzosi di potersi confortare, viceversa diventano l’uno un problema per l’altra. L’armistizio dell’8 settembre, il tacco tedesco sulla Penisola complicano i rapporti, costringono George e Paola a esporsi sempre di più finché la situazione non precipita del tutto. George è convocato da Churchill per una missione fuori da ogni regola: incontrare Mussolini di nascosto. Ormai prossimo alla disfatta, il duce ha chiesto al premier inglese di essere aiutato in cambio della restituzione della lettera recapitatagli proprio da George. Nei mesi finali del conflitto George gioca, per conto di Churchill, una partita tanto delicata quanto disperata. I suoi faccia a faccia con Mussolini non sortiscono risultati; la furia nazifascista gli infligge perdite dolorose. L’estremo inseguimento del prezioso documento lo conduce a incrociare Mussolini nella prefettura di Milano il 25 aprile e ad assistere alla sua esecuzione il 28 a Mezzegra. Una fine che lascia un’inquietante domanda: in quali mani sarà finita la lettera di Churchill?
Doppio cieco
Edward St. Aubyn
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2022
pagine: 400
Nel 2012 Edward St Aubyn pubblicò Lieto fine, l’ultimo capitolo della saga dei Melrose, e a numerosi critici apparve subito chiaro che uno scrittore di immenso talento aveva fatto il suo ingresso sulla scena letteraria internazionale. Alcuni videro nei suoi romanzi l’opera di una specie che si pensava estinta con Evelyn Waugh: l’anatomista dell’upper class. Altri colsero opportunamente nella sua scrittura, in cui la vasta gamma dei sentimenti che la anima non sfugge mai allo humour e all’ironia, «una densità filosofica» (Zadie Smith) rara nella narrativa contemporanea. Doppio cieco è, per profondità di pensiero e accuratezza dello stile, l’opera di St Aubyn più accostabile al ciclo narrativo dei Melrose. Apparentemente è un libro alla maniera di Ian McEwan – uno dei suoi personaggi minori è, non a caso, il dottor McEwan, neurochirurgo – in cui la letteratura si cimenta con i temi propri della scienza. Biochimica, botanica, immunoterapia, schizofrenia ed etica dei placebo sono, infatti, tra gli argomenti trattati. In realtà, è un’opera sulla contemporaneità e sul conflitto tra determinismo e libertà che la caratterizza. Spiccano, nella galleria dei personaggi che vi compaiono e ne fanno un romanzo corale, le figure di Olivia e Lucy, amiche sin dalla loro frequentazione di Oxford. Olivia è una biologa che si innamora di Francis, un naturalista incontrato a un convegno sulla megafauna, il quale, per conto di ricchi mecenati, si occupa di «ricreare» la spontaneità della natura. Lucy si innamora, invece, di Hunter Sterling, un capitalista megalomane e immaginifico che vuole «ricreare» l’esperienza dei mistici con il suo «casco Nirvana». Attorno a loro, un coro di figure minori, rappresentanti perfetti del caos della contemporaneità: accademici saccenti, impostori ammantati di linguaggio pseudoscientifico, schizofrenici, psicoanalisti, e sacerdoti come l’indimenticabile padre Guido, spedito a casa di Hunter dal Vaticano, incuriosito dalle sue mirabolanti invenzioni. Nell’universo tecnoscientifico dominato dalla «Medusa del determinismo» irrompe a un certo punto la fragilità della vita umana, la sua finitezza in cui solo consiste la libertà, la possibilità, ciò, di decidere e di prendersi cura dell’esistenza
Il brigante
Giuseppe Berto
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2022
pagine: 336
Nel 1951, l’anno in cui pubblica "Il brigante", Berto è già uno scrittore affermato. I due libri precedenti, "Il cielo è rosso" e "Le opere di Dio", composti nell’isolamento del campo di prigionia di Hereford e apparsi tra il 1947 e il 1948, erano stati accolti favorevolmente in Italia e all’estero, dove la stampa non aveva mancato di accostare lo scrittore ai maestri del neorealismo cinematografico italiano. Con "Il brigante", Berto decide dunque di rendere aperto omaggio al romanzo al cui centro vi siano scottanti problemi sociali – dirà successivamente di aver scritto un libro «marxista» –, alla maniera dei narratori che, come mostra Gabriele Pedullà nello scritto che accompagna questa edizione, orbitano, in quella stagione letteraria, «attorno a Elio Vittorini e si riconoscono genericamente in un movimento neorealista dalle molte facce diverse». Traendo ispirazione da un fatto di cronaca, Berto narra la vicenda di Michele Renda, giovane reduce di guerra che, tornato nel villaggio natio tra i monti della Calabria, ingiustamente accusato di omicidio, si dà alla macchia e diventa un brigante. Una storia che consente all’autore del "Cielo è rosso" di porre in risalto «il conflitto assoluto di Bene e di Male, lo scandalo della virtú perseguitata, la riscossa delle vittime innocenti» (Gabriele Pedullà), e di comporre pagine particolarmente felici sulla vita delle campagne calabresi in un momento di radicale trasformazione. Come, tuttavia, Berto farà notare nella prefazione all’edizione del 1974, "Il brigante" non è un romanzo interamente ascrivibile al neorealismo, al movimento culturale, cioè, che mirava alla «rigenerazione morale del paese» e al «raggiungimento d’una decente giustizia sociale». Michele Renda, il suo protagonista, è un «sorpassato», un uomo «indissolubilmente legato al mondo arcaico dell’odio, del tradimento, della vendetta» e la comunità in cui si muove, animata da dicerie, è quanto di piú lontano dal grande mito della «comunità organica». In realtà, gli elementi psicologici propri della scrittura di Berto, quelli che troveranno la loro massima espressione nel Male oscuro, sono già presenti in questo romanzo in cui un eroe, estraneo e irriducibile al suo mondo, è mosso da un universo interiore nel quale bene e male sono divisi soltanto da un esile filo. Nel 1961, Renato Castellani trasse dal Brigante un film giudicato da Berto il migliore di tutti i film tratti dai suoi romanzi, e dalla critica odierna un capolavoro della cinematografia italiana.
Il principe di Bombay
Sujata Massey
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2022
pagine: 384
India, novembre 1921. Per le strade di Bombay infuria la protesta contro l’arrivo in città del principe Edoardo, l’erede al trono d’Inghilterra destinato a reggere anche le sorti del subcontinente indiano. Non appena la sfarzosa parata di accoglienza allestita dal governo locale termina, e il corteo con il principe si allontana, la protesta non violenta indetta da Mohandas Gandhi sfocia in scontri feroci. Perveen Mistry, prima donna avvocato di Bombay, professionista fiera e appassionata, assiste agli incidenti senza sorprendersi piú di tanto. Il popolo in India soffre da tempo il giogo inglese e l’arrivo di Edoardo, principe di Galles ma non certo di Bombay, è come un getto di benzina sulle braci di una rivolta inevitabile. Sotto le tribune del Woodburn, Perveen scorge, a un certo punto, un corpo senza vita. Una tragica fatalità, a prima vista, una ragazza forse scivolata dal balcone di un edificio. Quando però Perveen si avvicina e scopre che la giovane è Freny Cuttingmaster, studentessa diciottenne che, appena il giorno prima, le ha chiesto come gli alunni del Woodburn College potessero boicottare la parata senza subire gravi conseguenze legali, il suo cuore sobbalza, come se volesse uscirle dal petto. Perché non ha dedicato alla ragazza l’attenzione che meritava? Perché non la ha trattenuta piú a lungo? Nascondeva forse altri timori, per rivolgersi a lei? Nei giorni successivi, l’indagine su quella morte inaccettabile si rivela tutt’altro che semplice: a Bombay dilaga la rivolta e i ribelli attaccano chiunque sembri avere un legame con la Corona. In particolare chi, come Perveen, ha tutto l’aspetto di una donna sola e indifesa. Per giungere alla verità stavolta saranno necessari coraggio e determinazione inusitati. Nuovo capitolo delle inchieste di Perveen Mistry, "Il principe di Bombay" è una storia di indipendenza e di ribellione, che mette in luce la forza e la passione di una straordinaria, e ostinata, eroina.
L'uomo che coltivava le comete
Angela Nanetti
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2022
pagine: 144
Il bambino è nato in una giornata in cui il sole spuntava oltre le cime dei larici e invadeva la stanza: una giornata cosí bella da spezzare il cuore. Perciò la quindicenne Myriam, sua madre, non è riuscita a risolversi a lasciarlo andare. Ha voluto tenerlo con sé, anche se era ancora una bambina lei stessa, anche se sarebbe dovuta andare a scuola, anche se possedeva solo due pecore da latte e una casetta fatiscente. Per questo ha dato al bambino il nome di un eroe, un cavaliere coraggioso: Arno. E Arno è diventato un bambino dall'animo puro, capace istintivamente di vedere il cuore delle cose, ma inquieto come l'acqua dello stagno di Isbue, «che basta una nuvola a farle cambiare colore», Per questo Arno aspetta la cometa, una cometa eccezionale, a cui esprimere il desiderio che più gli appesantisce lo spirito: veder tornare il proprio padre. Intanto la vita al paese continua, giorno dopo giorno, stagione dopo stagione, fra la madre Myriam, bellissima ragazza di origine zigana che ama cantare e ballare; il fratellino Bruno, tanto allegro e spensierato quanto lui è riflessivo e pensoso; Nenele, il fantasma di una vecchia nonna dalle sembianze di una strega; Cocò, la pecorella intelligente che lo accompagna dappertutto come un buffo cane lanoso, e il signor Lorenz, fornaio e sindaco del paese, che offre a questa piccola famiglia lavoro, ciambelle calde, protezione e disciplina. Fino a quando Arno non fa un incontro inaspettato. Uno straniero, che abita nella baita abbandonata nel bosco. No, non è suo padre, Arno ne è sicuro: non ha i suoi occhi chiari né i capelli biondi. Eppure ha una certa eleganza, un modo strano di parlare, e uno strano mestiere: dice di coltivare le comete. Con "L'uomo che coltivava le comete", Neri Pozza riporta in libreria il libro, corredato dalle suggestive tavole di Germano Ovani, con cui Angela Nanetti ha superato sé stessa. Una favola candida e commovente che racconta di sogni e di perdita, di dolcezza e di gioia, piena al tempo stesso di realtà e di poesia.
Venezia. Nascita di una città
Sergio Bettini
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2022
pagine: 324
Che cosa fa di Venezia Venezia? Qual è l’intenzione artistica, la forma che concede a Domenico Theotocopuli di Candia o ad Antonio Vassilachis di Milo, Giorgione di Castelfranco, Tiziano di Pieve di Cadore di sentirsi perfettamente veneziani e di parlare artisticamente in veneziano? Ritenuto unanimemente il capolavoro di Sergio Bettini, Venezia. Nascita di una città, che qui ripresentiamo in una nuova edizione con un ricco apparato iconografico, costituisce certamente un unicum nella cultura italiana, oltre che il compendio dell’opera di uno studioso che appare oggi come uno dei più originali pensatori del nostro Novecento. Mostrando come Venezia obbedisca attraverso i secoli a un suo Kunstwollen, a una sua propria intenzione artistica, Bettini illumina la città lagunare come una sola, coerente e viva opera d’arte. La nascita, e il divenire storico di Venezia, la sua struttura urbana, le architetture tutte risolte in facciata, le superfici lucenti dei mosaici e le ombre ribattute delle polifore rispondono a una forma che contesta gli ordini della geometria e le costruzioni della prospettiva, sovverte le gerarchie della statica, ignora le rigide simmetrie e si tiene in bilico, quale ostinato miracolo, tra le superfici illimitate dell’acqua e del cielo. Tutto, spiega Bettini, a Venezia è luce e ritmo, o meglio «tempo», dimensione incomparabile in cui questa forma attesta nei secoli la sua esistenza. E Venezia davvero esiste soltanto se non viene da noi «contemplata» – né ridotta, come accade, a lugubre museo, spettacolo miserabile, vile cartolina – ma propriamente vissuta.
Delitto/Colpa/Castigo
Ferdinand von Schirach
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2022
pagine: 400
Friedhelm Fähner, rispettabile medico ultrasettantenne, massacra senza motivo la moglie a colpi d’ascia dopo quarant’anni di matrimonio. La giovane Theresa Tackler uccide l’amato fratello per salvarlo dalla vita. Una donna è accusata di aver ammazzato il marito in un piccolo villaggio bavarese, a seguito di una pratica sessuale estrema. Un giovane fa a pezzi il cadavere di un uomo trovato in casa sua, pensando che sia stata la sua fidanzata ad assassinarlo. Un uomo senza nome elimina a mani nude due skinhead armati di coltello e mazza da baseball per legittima difesa: è un killer di professione. Un altro viene assolto dopo aver ferito la sua ragazza: voleva mangiarla, ci riproverà. I membri di una banda di paese, bravi padri di famiglia, durante una festa di piazza si tramutano in mostri. Per la sua intera esistenza, Ferdinand von Schirach si è occupato delle infinite manifestazioni del male. Non soltanto per gli oltre ottocento procedimenti penali che lo hanno visto nel ruolo di avvocato della difesa, ma anche per il suo desiderio di fare i conti, come molti della sua generazione, con le pagine oscure della storia nazionale. La sua ricerca, umana ancor prima che professionale, tende alla comprensione di quell’attimo in cui il male può impadronirsi, senza motivo e senza preavviso, di un uomo o una donna inducendoli a perdersi, a infliggere dolore, a uccidere. Da questo lungo viaggio è nato uno dei piú noti scrittori tedeschi contemporanei. I racconti dei suoi veri casi, per la prima volta qui riuniti in un unico volume, parlano con una lingua scarna eppure empatica dell’abissale solitudine dell’essere umano, dell’orrore verso sé stesso di chi commette un crimine, del vuoto spaventoso che ogni morte violenta lascia dietro di sé. E del continuo, necessario interrogarsi sui temi della colpa, dei motivi di un delitto, dell’adeguatezza della pena, fino alla resa di fronte all’irriducibile complessità dell’esperienza umana.
Amore nero
Maria Pace Ottieri
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2022
pagine: 192
Quando la protagonista atterra nel 1981 in Alto Volta, quello che oggi si chiama Burkina Faso, non è la prima volta che vede l’Africa. Ci è già stata in precedenza, e ora è tornata per salutare l’amico e batterista Azou. L’Africa da tempo le pare «una grande periferia dove si accumulano i materiali» del mondo che qui sono ancora mobili e non circoscritti, malleabili, carichi di potenzialità infinite e capaci di ricomporsi in infinite varianti. È una terra di sterminata savana e polvere rossa, dove i bambini stanno seduti a grappoli e le donne preparano insieme il tô, una sorta di polenta dura che è la base del pasto quotidiano. Ma anche una società che ha sempre sacrificato l’individuo a sé stessa, liquida, dove i rapporti fra uomini e donne, vecchi e bambini, scorrono come un flusso ininterrotto. La protagonista osserva tutto con l’occhio dell’antropologa, affascinata da quanto le sta intorno e dal proprio modo di reagire a quello, per farne poi un piccolo diario che, ritornata in Italia, affida alle mani di un grande editore. Il quale le conferma che sí, si tratta di un libro, un libro vero, e non solo di un diario senza pretese, e tale che, pubblicato nel 1984, vince nello stesso anno il Premio Viareggio Opera Prima. Neri Pozza ripropone oggi quel libro, l’esordio di Maria Pace Ottieri: un volume che contiene un mondo, narrato con una lingua attenta e precisa anche quando è metaforica, in cui lampi di riflessione e consapevolezza si fanno largo tra la fitta descrizione di paesaggi, avvenimenti, villaggi o città, cortili interni o chiese cattoliche. Una dichiarazione d’amore per l’Africa, racconto di un viaggio in quel vasto continente ma soprattutto di un modo di percepire l’altro, di entrare, col cuore prima che con la testa, nella sua cultura. Nelle parole dell’autrice stessa: «Li guardo vivere, mi piace cercare di capire dalle forme, come un disegno di cui si possano leggere solo i contorni, togliere ogni giorno sottili strati di mistero».

