Bollati Boringhieri
In parole povere. I dialetti italiani tra memoria e futuro
Franco Brevini
Libro
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2026
pagine: 192
Quasi metà della popolazione italiana continua a fare riferimento al dialetto, ma sull'argomento persistono equivoci e frainte
Ti voglio bene, mi manchi
Susie Boyt
Libro
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2026
pagine: 192
Ruth, madre single, affronta con determinazione le complessità della maternità, divisa tra il difficile rapporto con sua figli
Alaska
Valentina Maini
Libro
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2026
pagine: 208
Maia ha vent'anni quando si innamora di Sergio, un uomo che - come si dice - potrebbe essere suo padre
La grammatica degli angeli. Pico della Mirandola e i magici poteri del linguaggio sublime
Edward Wilson-Lee
Libro
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2026
pagine: 240
Esiste una forma di discorso tanto potente da consentire a chi parla di esercitare un vero e proprio controllo su chi ascolta,
Lidia Poët e le prime avvocate
Alberto Nicòtina
Libro: Libro in brossura
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2026
pagine: 224
Torino, aprile 1884: la Corte di Cassazione nega alla ventottenne valdese Lidia Poët il diritto di esercitare la professione di avvocato perché donna. Sul momento, la vicenda sembra destinata all'oblio, ma il giovane giurista belga Louis Frank si imbatte nel caso e capisce che questa non è solo una storia individuale, ma il riflesso di un'Europa che esclude le donne dal diritto e dai diritti. Ben presto Frank diventa il fulcro di una rete transnazionale che collega Torino a Bruxelles, Parigi e Bucarest, intrecciando la vita di Lidia Poët con quella di donne altrettanto determinate a entrare nelle aule di tribunale: Marie Popelin, Jeanne Chauvin e Sarmiza Bilcescu. Se in Italia, Belgio e Francia le donne restano a lungo fuori dalle porte del Foro, in Romania Bilcescu riesce a infrangere il tabù, mostrando come quel divieto non fosse una necessità, ma una scelta politica. Le donne, in quell'epoca, «potevano anche dimostrare competenza, eloquenza, intelligenza, ma erano, semplicemente, fuori posto»: trattate come anomalie da una comunità, quella degli avvocati di fine Ottocento, chiusa, maschilista e refrattaria al cambiamento. Attraverso documenti d'archivio – tra cui un'autobiografia inedita di Lidia Poët – Alberto Nicòtina racconta la sfida organizzata al conservatorismo forense delle prime avvocate d'Europa. Una battaglia che, partendo dai tribunali, ha contribuito in modo decisivo a ridefinire il ruolo delle donne nella società. Il testo è arricchito dalla ricostruzione degli scambi epistolari tra Louis Frank e le protagoniste di questa vicenda: lettere che restituiscono il carattere umano, più che giudiziario, di un'impresa troppo a lungo dimenticata. A emergere dalla narrazione non è tanto il primato di singole «eroine», ma la fecondità degli scambi intellettuali e delle alleanze che hanno permesso a un piccolo gruppo di donne di assicurare un diritto per tutte. «È solo alla luce di questo cammino collettivo» – ribadisce l'autore –«che ha senso chiedersi chi sia stata la “prima”».
Medicina femminile plurale. Il sapere delle donne nella storia
Daniela Minerva
Libro: Libro in brossura
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2026
pagine: 368
Il contributo delle donne alla nascita e allo sviluppo della medicina è stato enorme. Ed è stato un'impresa corale. È possibile ricostruire lo sguardo di genere nella genesi della medicina moderna? Ha senso parlare di un modo «femminile» di fare scienza? Mediche di fatto prima ancora di essere riconosciute come tali, le donne hanno forgiato un sapere nato e cresciuto nell'alveo che esse hanno sempre occupato, ai margini della storia scritta dagli uomini e radicato nelle mansioni che le hanno tenute occupate: dalla preparazione del cibo e manipolazione dei vegetali, alla riproduzione e alla cura dei malati, fino alla gestione delle ultime fasi della vita. Negli anni le donne hanno fatto scoperte e costruito conoscenze che sono diventate la spina dorsale della nostra medicina. Sono state scienziate naturali, biologhe, chimiche, farmacologhe, ginecologhe. Figure riconoscibili nella storia degli uomini come l'ateniese Fanostrate, Trota da Salerno e Ildegarda di Bingen. E poi decine di altre, che questo libro racconta: Lady Mary Montagu e Joanna Stephens, Virginie Messager e Madame Boivin, Sibilla Aleramo ed Elizabeth Blackwell, fino ad arrivare a scienziate vicine a noi come Bernadine Healy, Rosalind Franklin, Dorothy Hodgkin, Barbara McClintock. Daniela Minerva non ne fa, però, delle icone. Per ricostruire lo sguardo femminile nella storia della medicina non servono miti. Perché si tratta di un'impresa collettiva, un «femminile plurale» che ha dato forma, in silenzio, alla modernità. L'autrice segue il filo rosso che unisce le raccoglitrici di erbe e le signore dei veleni, le alchimiste-farmacologhe e le scienziate moderne: un sapere che attraversa i secoli, dalla magia pre-ippocratica all'hi-tech della sanità contemporanea. Con la penna inflessibile della giornalista e lo sguardo attento alle fonti storiche, questo libro percorre le tappe di un lungo percorso che arriva fino a oggi, una tradizione culturale che mette le donne al centro della costruzione del sapere medico.
Le piante non sono animali verdi. L'intelligenza vegetale alla prova dei fatti
Marco Ferrari
Libro: Libro in brossura
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2026
pagine: 240
Piante intelligenti che comunicano tra loro, foreste interconnesse che «ragionano», alberi che si prendono cura dei propri figli, società vegetali più «giuste» della nostra. Da Avatar alle installazioni artistiche, dai fumetti ai romanzi bestseller, negli ultimi anni si è imposta una narrazione accattivante: quella delle piante come esseri straordinariamente sensibili, dotati di una forma di coscienza al pari degli animali o degli esseri umani. Un mondo affascinante, che ha successo proprio perché risponde al nostro bisogno di sentirci al sicuro, di ritrovare armonia e connessione con la natura. Ma questa visione, per quanto seducente, è scientificamente problematica. Le piante non si evolvono per un fine, non ragionano, non hanno coscienza: certo «sentono» – rispondono a stimoli ambientali in modi sofisticati –, ma non nel senso che si lascia intendere in certa letteratura. Con rigore e chiarezza, Marco Ferrari smonta le attuali fortunate mitologie sulla vita vegetale. Perché attribuire ad alberi e funghi comportamenti antropomorfi non è solo un errore scientifico: è un'operazione ideologicamente ambigua, che nasconde un sottile antropocentrismo. L'evoluzione non funziona secondo scale gerarchiche, non c'è bisogno di elevare le piante ad «animali verdi»:la loro è una diversità che va compresa nei suoi meccanismi reali, più che attraverso proiezioni umane. Sostenuto dal confronto con numerosi e autorevoli colleghi, l'autore ricompone con fedeltà i processi naturali e biologici, restituendo la specificità del mondo vegetale e dimostrando che le scorciatoie narrative e le semplificazioni – per quanto utili – finiscono per tradire la complessità del reale. La ricostruzione di Ferrari diventa anche un'indagine sul linguaggio della divulgazione scientifica e sulla necessità di cambiare narrazione, anche a costo di andare controcorrente. Serve una comunicazione informata, che rifugga il consenso del mito e delle mode e rimanga consapevole delle proprie responsabilità nei confronti del pensiero comune.
Il coniglio sulla luna
Jennifer Haigh
Libro: Libro in brossura
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2026
pagine: 288
Quattro anni dopo il loro amaro divorzio, Claire e Aaron Litvak ricevono la telefonata cui mai nessun genitore vorrebbe dover rispondere. La loro figlia ventiduenne, Lindsey, da qualche tempo in Cina per insegnare inglese, è stata vittima di un pirata della strada: gravemente ferita, è ricoverata in un ospedale di Shanghai. I genitori volano al suo capezzale, e nei giorni della veglia e dell'attesa, l'incidente riporta a galla una frattura ancora più profonda all'interno della loro famiglia: l'evento scioccante che ha distrutto il matrimonio dei Litvak e incrinato i rapporti tra Lindsey e i suoi genitori, convincendola a trasferirsi nel paese d'origine della sorellina adottiva, Grace. E mentre Claire e Aaron cercano di orientarsi nella caotica e affollata Shanghai, si trovano di fronte a enigmi sulla vita che Lindsey conduceva lì, una vita a loro sconosciuta e in cui nulla è davvero quello che sembra. Con la finezza e profondità psicologica che contraddistingue la sua scrittura, Jennifer Haigh costruisce un romanzo sulle emozioni di cui restano imbevuti i rapporti familiari anche dopo separazioni e allontanamenti, e sul leggendario filo rosso che unisce le anime affini, qui quelle di due sorelle adottive, attraverso il tempo e lo spazio.
Opere scelte
Albert Einstein
Libro: Libro in brossura
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2026
pagine: 800
Un Einstein sorprendente e plurale, colto nel vivo del suo lavoro di scienziato e del suo pensiero più profondo. Questo volume raccoglie alcuni tra gli scritti più significativi degli anni 1904-1917 – la stagione irripetibile in cui nascono la relatività, i quanti, la meccanica statistica – per poi proseguire fino agli anni cinquanta, e li organizza non come una semplice antologia, ma come un vero itinerario di lettura. Seguendo un criterio tematico, il libro compone un'immagine a tutto tondo di Einstein: il fisico rivoluzionario che ha sconvolto le basi della scienza novecentesca e il pensatore inquieto che ha interrogato senza sosta il senso della conoscenza, il ruolo delle teorie, il rapporto tra idee e realtà sperimentale. Il commento del curatore ricostruisce i nessi interni fra i testi, ne mette in luce le strutture portanti e li collega al più ampio paesaggio della cultura scientifica del Novecento, restituendo al lettore non solo «ciò che gli scienziati dicono di fare», ma soprattutto ciò che in concreto fanno. Ne risulta un volume unitario, rigoroso e insieme accessibile, che invita a entrare nel laboratorio mentale di Einstein e a seguirne passo dopo passo la straordinaria avventura intellettuale.
Freud, Jung, Sabina Spielrein e «la faccenda nazionale ebraica»
David Meghnagi
Libro: Libro in brossura
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2025
pagine: 288
È il 1913 quando si consuma la rottura definitiva tra Carl Gustav Jung e Sigmund Freud. Sopra le dispute teoriche che dividono i due psicoanalisti, legati da un rapporto amicale oltre che professionale, aleggia l'ombra della delicata «questione razziale». Freud – ateo convinto, severo critico di ogni religione – si riconosce profondamente nella tradizione dell'ebraismo. Teme però che la psicoanalisi venga percepita come una «faccenda nazionale ebraica», e cerca alleati che le diano respiro oltre i confini di quella comunità. Anche per questo apre a Jung, non ebreo, che nel 1910 diventa così presidente dell'Associazione psicoanalitica internazionale. Ma l'«erede designato» per lo sviluppo del movimento porta con sé un inquietante bagaglio di opinioni sull'ebraismo, frutto di un nodo irrisolto nel pensiero e nella cultura: per lui l'ebreo apparterrebbe a una psicologia altra, segno di una differenza radicata nella «razza», e le sue convinzioni finiscono per alimentare pregiudizi e stereotipi antisemiti. Lo scontro con Freud è inevitabile. «La frattura del movimento psicoanalitico», scrive David Meghnagi, «coinvolse poche decine di persone. Divenne però lo specchio di una tragedia più grande», un clima d'odio che l'ascesa al potere del nazismo avrebbe portato alle estreme conseguenze. In mezzo a questa frattura si colloca Sabina Spielrein, figura ponte tra i due maestri: paziente e amante di Jung, viene in seguito accolta da Freud nel gruppo viennese. Il suo Diario testimonia un'esperienza ambivalente, sospesa tra riconoscimento intellettuale e marginalizzazione, tra appartenenza al movimento e resistenza ai suoi paternalismi. Nel racconto dell'autore, attraverso i carteggi con Jung e Freud, prendono corpo le voci di colleghi come Sándor Ferenczi, Karl Abraham, Ernest Jones e soprattutto Erich Neumann – tra i più originali allievi di Jung, del quale criticherà apertamente le posizioni antisemite e l'iniziale collusione morale con il nazismo. Si ricostruisce così un quadro complesso: non solo lo scontro umano tra due amici, ma le profonde contraddizioni culturali e intellettuali di un'Europa davanti all'abisso.
Implacabile
Bollen Christopher
Libro: Libro in brossura
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2025
pagine: 272
Maggie Burkhardt, 81 anni, vedova di Milwaukee, è ormai da qualche mese ospite in una comoda suite del Royal Karnak di Luxor, Egitto, un albergo un po' délabré, testimone di un fasto passato, sulle rive del Nilo. Qui, sotto il caldo sole sahariano, tra meravigliosi tramonti e l'amicizia del direttore dell'albergo e degli altri ospiti «a lungo termine», Maggie è felice. Si sente amata, coccolata, e per tutti è semplicemente la vecchietta sola della stanza 309. Nessuno sospetta di un'anomalia nella vita di Maggie, un desiderio compulsivo che la porta a voler «sistemare» la vita delle persone che incontra sul suo cammino. Un desiderio che l'ha messa nei guai e costretta alla fuga dall'albergo svizzero dove soggiornava fino a qualche tempo prima. Una mattina Maggie nota l'arrivo di due nuove persone al bancone della reception: una giovane madre dall'aria tristissima, Tess, e suo figlio Otto, di otto anni. Maggie ne è intenerita, vuole prendersene cura, invitarli nel suo mondo, magari, un giorno, far parte della loro famiglia. Ma presto capisce che queste sue attenzioni hanno attirato la rivalità di un avversario totalmente inatteso. Maggie ha finalmente trovato chi le tiene testa, in un agguerrito gioco del gatto e del topo, dove si fatica a capire chi è l'uno e chi l'altro. Dall'acclamato autore di Orient e di Un crimine bellissimo, un nuovo romanzo pieno di colpi di scena costruiti su una tensione psicologica degna degli indimenticabili classici hitchcockiani, fino al climax totalmente inatteso e decisamente scioccante.
Le Alpi nel mondo antico. Da Ötzi al Medioevo
Ralph-Peter Märtin
Libro: Libro in brossura
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2025
pagine: 144
Le Alpi non sono mai state un confine invalicabile, ma un crocevia vitale di popoli, commerci e culture. In "Le Alpi nel mondo antico", lo storico tedesco Ralf-Peter Märtin ci conduce in un appassionante viaggio attraverso la storia di questa regione straordinaria, dall'Età del Bronzo fino alle soglie del Medioevo. Con uno stile vivido e coinvolgente, l'autore racconta la vita quotidiana nelle valli alpine, la nascita dell'agricoltura e della pastorizia, i primi commerci di rame, ferro e sale, le imprese epiche dei cimbri e l'avventura degli elefanti di Annibale, fino alla penetrazione del cristianesimo e alla fondazione dei primi monasteri. Un ritratto affascinante di uno spazio culturale unico, di una regione che è sempre stata ponte tra i mondi, la cui storia antica ancora modella il volto delle Alpi di oggi.

