66thand2nd
Non pensare, cara. Amare e abbandonare la danza classica
Alice Robb
Libro: Libro in brossura
editore: 66thand2nd
anno edizione: 2025
pagine: 300
La danza classica è sinonimo di bellezza ed eleganza. Con i loro corpi eccezionali, la loro grazia e la capacità di sopportare il dolore celandolo dietro una maschera di leggerezza, le ballerine paiono incarnare l’ideale della femminilità. Un ideale che si fonda su perfezionismo, sacrificio e obbedienza. «Non pensare, cara. Fai e basta» intimava George Balanchine, fondatore della prestigiosa School of American Ballet. Alice Robb da bambina fu ammessa proprio alla Sab, e se ne allontanò nell’adolescenza, una volta compreso di non poter raggiungere e mantenere gli elevatissimi standard di quel mondo. Gli allievi delle accademie di danza che riescono a tradurre i propri studi in una carriera professionale sono una manciata, tuttavia molti di loro, soprattutto le donne, vivono quell’esclusione come un fallimento esistenziale. In questo memoir appassionato e feroce l’autrice narra la propria esperienza, intrecciandola a quella di ballerine celebri come Misty Copeland (prima danzatrice afroamericana dell’American Ballet Theatre) e Alicia Alonso (stella ipovedente del Ballet Nacional de Cuba), ma racconta anche le storie delle sue ex compagne di corso, costrette subdolamente a digiunare o licenziate dopo aver danzato per un’intera stagione su un alluce fratturato. All’indomani dell’esplosione femminista del #MeToo e della rivolta contro il patriarcato, Alice Robb si interroga sul significato della danza classica nella società contemporanea, confrontandosi con la natura duplice di questa forma d’arte, e di vita, capace di sviluppare in chi la pratica comportamenti ossessivi e autolesionisti ma anche di regalare un modo di abitare pienamente il proprio corpo per farne una bussola e un baluardo contro le pressioni del mondo esterno.
L'anno che ti ho detto addio
Chiara Fiorentini
Libro: Libro in brossura
editore: 66thand2nd
anno edizione: 2025
pagine: 210
Bea vive a Ginevra, è una giornalista che ha smesso di scrivere quando il fratello Edo, giovane architetto, si è improvvisamente ammalato. La morte di Edo, annunciata troppo tardi e arrivata troppo presto, coglie tutti di sorpresa. A qualche mese dalla sua scomparsa, Bea e Matti, il compagno di Edo, si ritrovano a fare i conti con un lascito inaspettato, che getta un'ombra sugli ultimi mesi di vita di Edo. Perché non ha detto la verità, nemmeno alle persone che per lui contavano di più? La strada di Bea si incrocia quindi con quella di Nico, un ricercatore sotto inchiesta per il tentato suicidio di un partecipante al suo studio sull'Alzheimer. Mentre Bea tenta con Matti di dipanare entrambi gli enigmi, gli altri membri della sua famiglia sembrano smarrirsi. Le cose si sistemeranno oppure tutto andrà alla deriva? "L'anno che ti ho detto addio" si interroga sul tempo che comincia dopo la perdita: come si fa a dire addio a qualcuno che non c'è più, a prendersi cura di quanto ci ha lasciato senza che questo ci blocchi inevitabilmente nel passato? E quanta verità ci serve per amare qualcuno? Infine, come sopravvivere alle cose che ci hanno fatto male, e al male che abbiamo fatto agli altri?
Il grande Dirk Nowitzki, alla conquista della NBA
Claudio Pellecchia
Libro: Libro in brossura
editore: 66thand2nd
anno edizione: 2025
pagine: 252
Il 12 giugno 2011, sul parquet dell’American Airlines Arena di Miami, i Dallas Mavericks festeggiano la vittoria del primo titolo Nba della loro storia. Ma il leader della squadra, Dirk Nowitzki, unico europeo a potersi fregiare fino ad allora del premio di Mvp della lega, non c’è: a pochi istanti dall’ultima sirena è scappato negli spogliatoi e lì è rimasto per un tempo che è sembrato interminabile, ripercorrendo in solitudine il viaggio che lo ha portato da Würzburg, una piccola cittadina nel cuore della Baviera, alle Nba Finals, che lo hanno appena visto battere gli Heat, il superteam di LeBron James, Dwyane Wade e Chris Bosh. Dirk non può fare a meno di pensare che quel momento – per cui ha giocato, lottato e sofferto tutta la vita – sia la chiusura di un cerchio che ne contiene molti altri, un’opera bellissima costruita un pezzo alla volta, con l’aiuto di Holger Geschwindner, il suo scopritore e mentore, quasi una guida spirituale, e poi con il sostegno di alcune figure chiave dei Mavs – Mark Cuban, Don Nelson e Rick Carlisle, Steve Nash e Jason Kidd. Un lavoro durato oltre vent’anni, fino a raggiungere la perfezione, la parabola di un tiro che scuote la retina senza nemmeno sfiorare il ferro. Un tiro rigorosamente su una gamba sola e in fade-away, un gesto di formidabile eleganza e tremendamente efficace, il sigillo del campione.
In cerca di Transwonderland. Il mio viaggio in Nigeria
Noo Saro-Wiwa
Libro: Libro in brossura
editore: 66thand2nd
anno edizione: 2025
pagine: 336
Da bambina le vacanze in Nigeria erano l’incubo di Noo: estati fatte di caldo e zanzare, senza elettricità né acqua corrente. Per lei e i suoi fratelli, abituati alla frescura del Surrey – un paradiso traboccante di Twix, cartoni animati e alberi rigogliosi –, il villaggio d’origine era una sorta di «gulag tropicale». Poi nel 1995 suo padre, l’attivista Ken Saro-Wiwa, viene assassinato e tutto finisce. Niente più vacanze, niente più estati torride, un esilio volontario che dura molti anni, finché Noo decide di tornare per scrivere una guida sui generis. Prima tappa Lagos: traffico, bancarelle, okada che schizzano a velocità assassina, minibus stracolmi assediati da predicatori e venditori. E ancora l’asettica Abuja e l’arido Nord musulmano, i bronzi dell’antico Impero del Benin, le splendide statuette di Nok, i monoliti di Ikom e il parco dei divertimenti Transwonderland, con le sue giostre fatiscenti, specchio della decadenza di un paese minato dalla corruzione e dai conflitti interni. Nel corso del viaggio l’autrice si infuria, si rammarica, con sguardo occidentale critica e disapprova, ma la Nigeria è pur sempre la sua terra e i nigeriani il suo popolo. È il momento di riconciliarsi con loro e con il ricordo del padre.
Vertical, il romanzo di Gigi Riva
Paolo Piras
Libro: Libro in brossura
editore: 66thand2nd
anno edizione: 2024
pagine: 192
Per molti, nella storia del calcio italiano, Gigi Riva è stato l’ultimo degli eroi. Ai suoi tempi, tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, la televisione non aveva ancora cancellato l’epica dello sport, il racconto dei testimoni contava più delle immagini. E Riva, nel breve volgere della sua straordinaria carriera, è riuscito a trasformarsi davvero in un personaggio epico, cantato e raccontato da compagni e avversari, tifosi e non tifosi, giornalisti e scrittori. Gianni Brera lo ha chiamato «Rombo di Tuono», ma è stato Gianni Mura a trovare la definizione più calzante, più letteraria: «Hombre Vertical». Un uomo che non si piega ai guadagni facili, alle lusinghe dei potenti, alle scelte di comodo. Ancora oggi il nome di Riva evoca insieme la forza e la correttezza, il talento e l’integrità. Un’isola intera, la Sardegna, lo ha eletto per sempre a monumento della propria identità – lui che non era nemmeno sardo, ma lombardo di Leggiuno, «sponda magra» del lago Maggiore. Perché? Bisogna dipanare con pazienza e stupore tutto il filo della sua romanzesca avventura, dai lutti dell’infanzia allo scudetto vinto col Cagliari (il primo di una squadra del Sud), dalle leggendarie imprese messicane al cammino esemplare come team manager della Nazionale, per capire appieno il percorso di un uomo che ha attraversato la povertà, il dolore, la rabbia, la gioia, la sfortuna, la gloria, l’orgoglio, la serenità, senza mai smettere di essere vertical.
Black bazar
Alain Mabanckou
Libro: Libro in brossura
editore: 66thand2nd
anno edizione: 2024
pagine: 240
Il Sederologo si aggira affranto per rue Saint Denis, Chateau-Rouge, dove il melting pot – un bazar nero di razze, lingue, stili, musiche, danze – sembra una diaspora africana in miniatura: congolesi, ivoriani, camerunensi, maghrebini e antillani ovvero «i negri albini», j’accuse vivente ai neri d’Africa che li vendettero come schiavi. Tutti insieme a riempire condomini e bar chiassosi come il Jip’s. Esule della Repubblica del Congo, raffinato dandy, cultore della scienza dei sederi – dimmi come cammini e ti dirò chi sei –, membro della Società dei Sapeur – i neri che amano vestire bene perché anche «se l’abito non fa il monaco, è comunque dall’abito che si riconosce il monaco» –, il Sederologo è stato piantato dalla donna per l’Ibrido, un primitivo suonatore di tam tam in un gruppo che non conosce nessuno. Il Sederologo, fedele alter ego dell’autore, ricorre allora alla scrittura – tormentata, diaristica, colorita – per attutire il dolore dell’abbandono, la delusione della paternità sfumata. Mabanckou, con umorismo e ironia, mescola finzione e ricordi autobiografici per dire la sua sulla condizione dei neri nella Francia di oggi, specchio di un’integrazione progredita ma difficile: neri divisi come in patria e senza leadership, scettici sull’Unione Africana, ma sempre e comunque fratelli. I «piccoli bianchi» rimangono sullo sfondo come appunti dimenticati, ingabbiati nei loro pregiudizi piccolo-borghesi. È una parabola esistenziale quella del Sederologo, una autofiction camuffata in cui Mabanckou si muove con disinvoltura alternando uno stile potente intriso di citazioni alla lingua viva della banlieue, perché «la lingua francese non è di proprietà della Francia, ma di chi la parla».
Michael Jordan, la vita
Roland Lazenby
Libro: Libro in brossura
editore: 66thand2nd
anno edizione: 2024
pagine: 792
Nel marzo del 1982 un diciannovenne di Wilmington, North Carolina, segna i due punti che regalano il titolo nazionale ai Tar Heels. Inizia così la leggenda di Michael Jordan, un ragazzo destinato a trasformarsi di lì a poco in un’icona della cultura americana, capace di trascendere lo sport e di abbattere le barriere etniche e generazionali. Il suo stile sarebbe stato imitato da milioni di ragazzi che sognavano di essere «like Mike», come recitava uno spot del Gatorade, celebre quanto i video girati per la Nike con Spike Lee. Le sue acrobazie e il suo «sesto senso cinestetico» hanno rivoluzionato la Nba, che MJ disertò all’apice del successo, in seguito all’omicidio del padre, per tornarvi dopo due anni e conquistare una serie di primati senza precedenti. Ma per quanto perfetta nelle sue epifanie sul campo, l’immagine di Jordan nascondeva delle zone d’ombra – la passione per il gioco d’azzardo, i contrasti in seno alla famiglia – che questa biografia esplora per tentare di ricomporre la doppia personalità del campione, dalla quale scaturiva quel feroce agonismo con cui soggiogava avversari e compagni di squadra. Di Michael Jordan, l’«arcangelo dei canestri», Roland Lazenby ci offre un ritratto completo, partendo dall’infanzia trascorsa con l’indomito bisnonno Dawson, contrabbandiere di whisky e zatteriere, per arrivare all’avventura deludente come manager, senza mancare di ricostruire da ogni punto di vista la straordinaria epopea dei Chicago Bulls, ovvero la cavalcata sportiva più avvincente di tutti i tempi.
Magic Johnson, la vita
Roland Lazenby
Libro: Libro in brossura
editore: 66thand2nd
anno edizione: 2024
pagine: 696
Non certo per caso Magic Johnson è uno degli atleti più amati e discussi della storia. All'inizio degli anni Ottanta il suo straordinario talento e il suo inconfondibile sorriso risollevano il basket professionistico americano: prima di lui era uno sport minore con bassi ascolti, grazie a lui e a Larry Bird la Nba sale alla ribalta (per poi esplodere in tutto il pianeta con Michael Jordan). Magic è un campione assoluto e un maestro dello spettacolo, col suo carisma e i suoi passaggi senza guardare dirige il gioco dei Lakers «Showtime» e li porta a successi ed eccessi epici. Nel 1991, quando la sua carriera e la sua influenza sono all'apice, sconvolge il mondo confessando di aver contratto il virus dell'Hiv. Prima sostiene di non sapere come sia potuto succedere, poi ammette di aver avuto rapporti sessuali non protetti con centinaia di donne. Si ritira dal basket, poi torna a giocare, per dare quindi il definitivo addio al suo sport con il leggendario Dream Team delle Olimpiadi di Barcellona 1992. Roland Lazenby ha dedicato anni a studiare l'eccezionale parabola di Johnson, e in questo libro la sua storia diventa più grande di quella di un uomo solo. È una saga che coinvolge generazioni diverse e che rivela molto sull'America. Attraverso centinaia di interviste con allenatori, compagni di squadra, avversari, amici e persone care, nonché con lunghe interviste allo stesso Johnson nel corso del tempo, Lazenby ha prodotto la biografia definitiva, che nulla tace di pregi e difetti, di Earvin «Magic» Johnson, Jr.: il giocatore rivoluzionario, l'icona globale, l'uomo.
Corpi che contano
Nadeesha Uyangoda
Libro: Libro in brossura
editore: 66thand2nd
anno edizione: 2024
pagine: 128
Percepire il proprio corpo, prenderne coscienza, mapparne le cicatrici, provando a ricordarsi di quando da bambini si pedalava in bicicletta o si nuotava in piscina, confrontando la propria esperienza limitata con quella dei grandi atleti che hanno fatto delle loro abilità fisiche una professione, e servirsi di questa nuova consapevolezza per scardinare pregiudizi di razza, genere e classe. Partendo da una simile urgenza, Nadeesha Uyangoda indaga il tema complesso del rapporto tra corpo e pratica sportiva, alternando il racconto autobiografico alla narrazione di alcuni momenti storici chiave, in cui lo sport – strumento di dominio politico e di egemonia culturale, ma anche grimaldello per abbattere muri e smontare falsi miti – ha contribuito in modo determinante a costruire le nostre identità. Esistono davvero gli sport «da femmine» e quelli «da maschi»? Quanto è radicato il razzismo nelle piste di atletica o nei campi da calcio? È vero che certi gruppi etnici hanno una naturale predisposizione alla velocità, alla resistenza, alla sopportazione del dolore? Quanto incide la condizione economica nel determinare l’accesso allo sport? E perché lo ius soli sportivo ha saputo guadagnarsi una certa dignità nel dibattito pubblico, al contrario della sua applicazione generalizzata? Il corpo dell’atleta – allenato, modificato, disciplinato, valutato e mercificato: reso un oggetto – diventa così un prezioso canovaccio su cui vengono incisi i segni della cultura e della biologia, «il confine ultimo tra individuo e società».
La squadra che sogna. Storia dell'Italia di Julio Velasco
Giuseppe Pastore
Libro: Libro in brossura
editore: 66thand2nd
anno edizione: 2024
Alla fine degli anni Ottanta, apparentemente all’improvviso, dopo un lungo periodo di sconfitte e mediocrità, la Nazionale italiana maschile di pallavolo fa uno strepitoso balzo in avanti e si trasforma nella squadra più forte del mondo. Cambiano le teste, i risultati, le prospettive: cambia la vita. L’allenatore argentino Julio Velasco, con metodi innovativi e soprattutto con grande abilità psicologica, motiva un gruppo di giocatori che, in una progressione irresistibile, si scoprono campioni. I nomi di Bernardi, Cantagalli, Gardini, Giani, Lucchetta, Papi, Tofoli e Zorzi diventano noti a tutti gli italiani, la pallavolo entra nelle case di milioni di nuovi appassionati e si fa fenomeno di costume. Per anni giochiamo meravigliosamente, vinciamo sempre e vinciamo tutto. Quasi tutto, perché ci sfugge il traguardo che Europeo dopo Europeo, Mondiale dopo Mondiale, World League dopo World League, si trasforma in ossessione: la medaglia d’oro alle Olimpiadi. Come accadde nel calcio con l’Ungheria del 1954 e l’Olanda degli anni Settanta, questo non è certo l’unico caso paradossale di una squadra troppo forte per raggiungere il massimo obiettivo. Quell’oro ci è sfuggito ma, per citare una delle frasi più famose del nostro ct, «quien me quita lo bailado», nessuno ci toglierà mai i balli che abbiamo ballato. E infine quel trofeo è arrivato, a Parigi 2024, conquistato dalle Azzurre allenate da Velasco e guidate da Paola Egonu. Con piglio vivace e competenza sicura, mettendo lo sport sempre al centro ma senza dimenticare la società, Giuseppe Pastore racconta la «Generazione di Fenomeni». Racconta un gruppo indimenticabile di atleti che ha scritto la storia di uno degli sport più amati del nostro paese, a cominciare da Julio Velasco, maestro psicologo filosofo, del gioco e della vita.
Kolossal Milan. Gli anni 2001-2009
Giuseppe Pastore
Libro: Libro in brossura
editore: 66thand2nd
anno edizione: 2024
pagine: 432
Se il Milan sfacciato e irruento di Arrigo Sacchi era la Tesi, se il Milan maturo e manageriale di Fabio Capello era l’Antitesi, il Milan di Carlo Ancelotti è la Sintesi: estetico ma anche pragmatico, spettacolare ma anche concreto, ancorato a una difesa spesso inespugnabile – ancora la migliore al mondo, capitanata dall’incrollabile Maldini – e impreziosito da una nuova parata di campioni italiani e stranieri, che si danno il cambio tra il campo e la panchina: Pirlo, Seedorf, Rui Costa, Kaká, Shevchenko, Crespo, Inzaghi, fino alle comete Ronaldo e Ronaldinho e al giovanissimo Pato. Un Milan talmente forte da dissipare ciò che nessuno riteneva possibile, una finale condotta per 3-0 all’intervallo e poi persa ai rigori nella drammatica notte di Istanbul; ma in grado anche di conquistare due Champions incredibili, vinte contro ogni pronostico, battendo gli antichi rivali bianconeri ed esorcizzando i nuovi fantasmi del Liverpool. Tutto si tiene in questo ciclo colossale che s’intreccia, ancora una volta, con la storia d’Italia e le vicende politiche e personali di Silvio Berlusconi, l’uomo che ha cambiato l’immagine e la sostanza del club. Con il suo ritmo incalzante e spregiudicato, Giuseppe Pastore, grande narratore e formidabile milanologo, tesse insieme cronache di partite ormai entrate nella leggenda, aneddoti, curiosità, colpi di scena, citazioni cinematografiche, per raccontarci l’epopea dell’ultimo squadrone italiano capace di dominare in Europa, protagonista di un altro decennio di «bel giuoco»; un Milan fenomenale che, in forme nuove, rinnova le gesta del Milan «col sole in tasca» degli anni Ottanta e Novanta.
Il Milan col sole in tasca. Gli anni 1986-1994
Giuseppe Pastore
Libro: Libro in brossura
editore: 66thand2nd
anno edizione: 2024
pagine: 528
L’avventura del Milan di Berlusconi inizia tra ironie e scetticismo, viene interpretata come la follia presuntuosa di un uomo tanto ricco quanto inesperto di calcio vero. La squadra però cambia radicalmente corso dal 1987 e la sua ascesa viene scandita dal ritmo dei trofei italiani e internazionali e da un’impronta di gioco spettacolare, piuttosto lontana dalla tradizione difensivista italiana. Il «bel giuoco» chiesto dal presidente è realizzato da Arrigo Sacchi, allenatore visionario, geniale e troppo esigente (con gli altri e ancora di più con sé stesso), e da una rosa lussuosa, coronata dalla difesa più forte di ogni tempo (Baresi, Maldini, Costacurta, Tassotti) e dai tre magnifici olandesi: Gullit, Rijkaard, Van Basten. Agli anni della ricerca ossessiva della perfezione seguono gli anni della maturità e del pragmatismo, sotto la guida decisa di Fabio Capello e di una società sempre più punto di riferimento mondiale. Giuseppe Pastore, grande narratore e formidabile milanologo, racconta i mille destini e le mille storie che si incrociano, fra trasferte rischiose in campo e fuori, discorsi ispirati, battute memorabili, incidenti che avrebbero potuto essere fatali e notti insonni per l’ansia o i festeggiamenti. Il culmine di quella squadra dorata viene raggiunto nella Finale Perfetta: Milan-Barcellona 4-0, 18 maggio 1994, in una notte in cui le vicende sportive e politiche di Silvio Berlusconi, passato dalla presidenza del Milan a quella del Consiglio dei ministri, si fondono come nel più avvincente e spregiudicato dei romanzi. Ma è tutto vero: è storia, è leggenda, è il Milan col sole in tasca.

