Astrolabio Ubaldini: Civiltà dell'Oriente
Introduzione allo Dzogchen. L'essenza dell'atiyoga nel lignaggio di Patrul Rinpoche, Jigme Gyalwai Nyugu e Jigme Lingpa
Giuseppe Baroetto
Libro: Libro in brossura
editore: Astrolabio Ubaldini
anno edizione: 2024
pagine: 176
Questo libro è un’introduzione alla tradizione buddhista nota come dzogchen e atiyoga. Consiste nella traduzione commentata di alcuni brevi insegnamenti di tre maestri tibetani appartenenti in successione al medesimo lignaggio di trasmissione: Patrul Rinpoche, Jigme Gyalwai Nyugu e Jigme Lingpa. Il primo testo ha la rara qualità di enucleare in pochi versi incisivi il cuore imperituro dello dzogchen. Secondo Patrul Rinpoche, questi consigli essenziali riguardano il punto principale della pratica: “Prendete dimestichezza col punto chiave della comprensione della dissoluzione naturale! Se conoscete questo punto fondamentale, non avete bisogno di un altro modo di vedere e di un’altra meditazione”. I pensieri e le emozioni che alimentano l'ignoranza, il desiderio, l'avversione, l'invidia e l'orgoglio, le afflizioni principali, dovrebbero dissolversi da se stessi, in modo naturale, grazie al riconoscimento diretto della vera natura della coscienza, la consapevolezza di sé. Il testo successivo è letteralmente straordinario, in quanto costituisce il testamento spirituale comunicato da Jigme Gyalwai Nyugu dopo il suo trapasso. È un prezioso scrigno, custode di antichi segreti e ricco di sorprendenti scoperte. Anche questo insegnamento verte sul cuore dello dzogchen, ossia ciò che è assolutamente necessario comprendere per conseguire la liberazione dal saṁsāra: "Chi ha tale sicurezza dimora nello spazio originario". Il commento mette in luce il significato reale dei versi sulla base di un'opera del grande maestro Longchenpa. L’ultimo testo, trascritto dal visionario Jigme Lingpa, rivela la vera natura del ‘buddha primordiale’, la fonte prima dello dzogchen. È come acqua pura che sgorga da una sorgente di alta montagna. Ogni enunciato desta meraviglia per la limpidezza e la freschezza del messaggio. L'insegnamento evidenzia senza compromessi la modalità diretta peculiare dell'atiyoga: "Percorrendo sentieri e raggiungendo livelli, com’è possibile vedere la grande pervasione totale, che è la mia vera natura?". L’appendice è un saggio storiografico incentrato sulla suddivisione dello dzogchen nelle tre sezioni o serie chiamate in tibetano semde, longde e mennagde. A chi desidera approfondire il tema con mente aperta, questa ricerca offre un’inedita analisi documentale che getta nuova luce sulle origini e sugli sviluppi posteriori dell’atiyoga.
L'arte di trasformare la mente. La pratica tibetana del lojong
B. Alan Wallace
Libro: Libro in brossura
editore: Astrolabio Ubaldini
anno edizione: 2024
pagine: 264
Questa nuova edizione del Buddhismo come atteggiamento mentale è stata completamente rivista ed è stata ampliata dall’autore con la traduzione dal tibetano di tre brevi testi di Atisa. La vera natura della realtà, secondo una classica metafora buddhista, è simile a quella dell’arcobaleno: quanto più la si esamina da vicino, tanto più svanisce alla vista. I fenomeni, nell’ipotesi buddhista, non esistono in modo oggettivo e indipendente dalle nostre percezioni: c’è in essi una componente soggettiva senza la quale non esisterebbero. Una simile affermazione scuote le fondamenta stesse della visione occidentale della realtà. La pratica del lojong, che come ogni insegnamento buddhista si basa su questa concezione, è fondata su una serie di aforismi che costituiscono un vero e proprio ‘allenamento dell’atteggiamento mentale’ (da lo, che significa ‘atteggiamento, mente’, e jong, ‘allenare, purificare’). Insegnato dal saggio Atisa mille anni fa, l’Allenamento mentale in sette punti è contestualizzato da Wallace nell’ambito del mondo occidentale, risultando così del tutto attuale anche nel XXI secolo. Per non essere trascinati da problemi, angosce, fugaci desideri e frustrazioni della vita quotidiana sorge la necessità di ‘riallineare’ i nostri atteggiamenti, così come si ‘riallinea’ una spina dorsale storta. Il lojong costituisce in tal modo una sorta di breviario quotidiano da applicare concretamente in ogni situazione della vita, per trasformare ogni esperienza, positiva o negativa, in uno strumento di evoluzione spirituale. A proposito dell’allenamento mentale, Sua Santità il Dalai Lama ha affermato: “Questa pratica è tenuta in grande considerazione in Tibet, e nel corso dei secoli è stata commentata dai maestri di tutti i lignaggi. Essa racchiude l’essenza del buddhismo tibetano. Le tecniche semplici ma efficaci per allenare la mente a sviluppare l’attenzione per gli altri e a trasformare le avversità in vantaggio sono diventate di fatto parte dello spirito tibetano”.
I Mahasiddha. La vita degli ottantaquattro saggi dell'India
Abhayadatta
Libro: Libro in brossura
editore: Astrolabio Ubaldini
anno edizione: 2023
pagine: 224
Nell’epoca in cui si diffusero gli insegnamenti del Buddha denominati Grande Veicolo vissero in India molti maestri straordinari, in sanscrito mahāsiddha, o ‘grandi esseri perfetti’, che avevano conseguito le siddhi, o ‘perfezioni’. In questo testo, composto originariamente da Abhayadatta nel XII secolo dell’era cristiana e poi tradotto in tibetano da Meundrup Shérab, è narrata la loro vita: sono rnam thar, letteralmente ‘liberazioni perfette’, racconti che mirano a mostrare come un essere si è liberato e a incoraggiare il lettore a seguire lo stesso cammino. Non si tratta dunque di agiografie, né tantomeno di documenti storici, ma di una tradizione vivente di testi il cui scopo è mostrare come liberarsi dallo smarrimento e dalla sofferenza. La maggior parte dei racconti descrive esseri ai quali un bel giorno viene suggerito un nuovo atteggiamento possibile di fronte all’ingiustizia, al dolore, al disagio o alle contraddizioni da cui la mente è soggiogata. I racconti suggeriscono anche come, una volta effettuato un simile cambio di atteggiamento, quel che sembrava difficile si riveli meno complicato di quanto si credeva. Camaripa continua a cucire le sue calzature, Thaganapa a mentire, Ajokipa a rimanere sdraiato, Vīnapa a suonare. Anche quando ci si prefigge un compito tanto vasto quanto può essere quello di pervenire al Risveglio, tutto riconduce sempre al momento presente, alla disposizione mentale di ogni istante; alla decisione, qui e ora, di adottare un atteggiamento positivo e di reagire in modo sano. Avvenimenti esterni, spesso disturbanti e persino crudeli, vengono in sciami a turbare la nostra esistenza, ma l’effetto che producono dipende in gran parte dal nostro atteggiamento interiore. È in questo senso che, secondo l’insegnamento del Buddha, tutto dipende dalle nostre aspirazioni.
Essere. Essere consapevoli di essere coscienti Essere «io»
Rupert Spira
Libro: Libro in brossura
editore: Astrolabio Ubaldini
anno edizione: 2023
pagine: 174
La convinzione che la felicità dipenda da ciò che ci accade intorno, da ciò che vediamo oggettivamente nel mondo, è molto radicata. Non è del tutto priva di fondamento, perché ogni volta che riusciamo a ottenere un oggetto del desiderio o a evitare una situazione spiacevole sperimentiamo un instante di felicità. Tuttavia, non appena l’oggetto, l’attività, la relazione perdono forza o scompaiono, o quando la situazione che cercavamo di evitare si ripresenta, la felicità svanisce e la sofferenza o insoddisfazione di fondo riemerge. Così ci mettiamo di nuovo alla ricerca di qualche forma di esperienza oggettiva che riteniamo gradevole, diventando dipendenti da un ciclo senza fine di mancanza, ricerca e soddisfazione temporanea. Quando però ci si accorge che l’esperienza oggettiva non riesce a portare con sé una pace e una felicità durature, rimane una possibilità: far sì che la mente si rivolga su se stessa e indaghi la propria natura essenziale. È il ‘sentiero rivolto all’interno’, che alcune tradizioni spirituali chiamano ‘il ricordo del sé’, ‘l’indagine del sé’, ‘il dimorare nel sé’ o ‘la via della resa di sé’. Le brevi contemplazioni qui contenute, originariamente espresse a voce e intervallate da lunghi silenzi per dare il tempo agli ascoltatori di assimilarle nella loro esperienza, sono basate sugli insegnamenti della tradizione indiana dell’Advaita Vedanta. Loro intento è guidare il lettore al riconoscimento della propria natura essenziale, di là da ogni esperienza oggettiva e da ogni percezione, sentimento o pensiero, per attingere il sé più profondo, la nostra vera natura di coscienza a cui appartengono già, in essenza, la felicità, l’illuminazione e la pace. Conoscere la propria vera natura di pura coscienza è la guarigione ultima.
Scienza e filosofia nei classici buddhisti indiani. Volume Vol. 2
Gyatso Tenzin (Dalai Lama)
Libro: Libro rilegato
editore: Astrolabio Ubaldini
anno edizione: 2023
pagine: 526
Il secondo volume della serie concepita e redatta sotto la supervisione di Sua Santità il Dalai Lama, un’opera in quattro volumi che costituisce un compendio delle indagini scientifiche e filosofiche del buddhismo indiano sulla natura della realtà, prende in esame la scienza della mente. Il lettore è dapprima introdotto alle peculiari concezioni della mente e della coscienza nel buddhismo: la mente come un continuum di momenti mentali, in cui ogni momento sorge dal precedente in modo causale e a sua volta agisce come causa del momento successivo; le sei categorie di coscienza, cinque coscienze sensoriali e la coscienza mentale. Poi la presentazione tradizionale dei fenomeni mentali: l’analisi dei fattori mentali contenuta nei testi dell’Abhidharma, nella seconda parte del volume, assume particolare rilevanza per la psicologia e le neuroscienze contemporanee, e per quanti siano interessati a comprendere meglio le pratiche complementari di derivazione buddhista quali la mindfulness e l’addestramento alla compassione. Si passa poi all’epistemologia buddhista (pramāṇa), soprattutto quella sviluppata da Dignāga e Dharmakīrti, e alla prospettiva dei tantra buddhisti, secondo cui mente e corpo sono non duali, con i suoi livelli sottili di coscienza collegati alle energie sottili o ‘venti’ che scorrono lungo alcuni canali all’interno del corpo umano. Nell’ultima parte è esposta la cosiddetta ‘scienza contemplativa buddhista’, la psicologia alla base della meditazione con le teorie e i metodi dell’addestramento mentale, che comprendono la meditazione del calmo dimorare (śamatha), la meditazione di visione speciale (vipaśyanā) e la coltivazione della gentilezza amorevole e della compassione. Il volume raccoglie passi scelti da alcuni dei più grandi pensatori buddhisti indiani, come Asaṅga, Vasubandhu, Nāgārjuna, Dignāga e Dharmakīrti, e per fornire un contesto ai lettori occidentali, ogni parte del volume è introdotta da un saggio di John D. Dunne, professore di Filosofia buddhista e pratica contemplativa all’Università del Wisconsin. I saggi stabiliscono una connessione tra il materiale degli antichi filosofi indiani e i loro paralleli occidentali, entrando a pieno titolo nel dibattito contemporaneo.
La sintesi dello yoga. Volume Vol. 2
Aurobindo (sri)
Libro: Libro in brossura
editore: Astrolabio Ubaldini
anno edizione: 2023
pagine: 312
In occasione del 150° anniversario della nascita di Sri Aurobindo vede la luce una nuova traduzione in tre volumi del suo capolavoro, condotta sull’ultima edizione inglese delle opere complete, “Collected Works of Sri Aurobindo” (CWSA). Grazie al lavoro degli archivisti dell’Ashram di Pondicherry, molti refusi sono stati corretti e varie revisioni autografe ritrovate tra i manoscritti sono state vagliate e incorporate, finché si è giunti a un testo critico che può considerarsi definitivo. Questo secondo volume della nuova edizione contiene la seconda e la terza parte dell’opera, rispettivamente intitolate “Lo yoga della conoscenza integrale” e “Lo yoga dell’amore divino”. Per Aurobindo l’unica conoscenza che può definirsi tale è la conoscenza ultima, e tutta la sua trattazione è volta a indicare all’anima individuale la via verso la conoscenza unitiva con Quello, il sé universale. “Come obiettivo primario della nostra conoscenza”, scrive, “dobbiamo riconoscere la realizzazione del sé supremo in noi stessi, più che negli altri o quale Signore della natura o come il tutto; la priorità assoluta dell’individuo, infatti, è arrivare alla verità suprema del proprio essere, mettere ordine in se stesso, chiarire le proprie confusioni, riconoscere le proprie false identificazioni, arrivare alla vera concentrazione e alla vera purezza di quella verità in modo da conoscerne la sorgente e raggiungerla”. Il sé, che coincide con il Signore e con il brahman, è ciò che bisogna conoscere per conseguire l’unità con esso e per vivere immersi in questa unità. Lo yoga della conoscenza integrale si spinge poi oltre: il suo punto di arrivo è trasfondere la luce ricevuta dallo spirito nel regno della materia, del corpo, che diventa un veicolo perfetto per la manifestazione della coscienza, della forza e della gioia del Divino, generando così la condizione più alta dell’esistenza e dell’attività su questa terra. Questa conoscenza autentica stabilisce una connessione diretta con l’amore, poiché “la perfetta conoscenza conduce all’amore perfetto e la conoscenza integrale conduce a una ricchezza infinitamente varia e completa dell’amore”. L’amore è visto come il coronamento di tutto l’essere, l’apice della gioia più completa, la pienezza della beatitudine divina nell’unione.
Storie di miracoli buddhisti. La recitazione del Sūtra del Loto nel buddhismo coreano
Maurizio Riotto
Libro: Libro in brossura
editore: Astrolabio Ubaldini
anno edizione: 2023
pagine: 336
La prospettiva del miracolo per chi si trova in situazioni di difficoltà estreme e della ricompensa ultraterrena per chi continua a mantenere la fede in ogni frangente è un topos comune a molte religioni e culture. Il “Pophwa yonghomjon” (‘Racconti miracolistici del “Sūtra del Loto’”) è la raccolta di centodiciotto storie, compilata in Corea dall’altrimenti sconosciuto monaco Yowon alla fine del periodo Koryo (918-1392) e incentrata sulla fede nel potere supremo del Buddha, che premia, consola e scaccia gli spiriti malvagi attraverso l’opera dei ministri del suo culto. Il testo, che attinge a fonti cinesi e coreane molto più̀ antiche, viene qui tradotto per la prima volta in Occidente ed è un esempio emblematico della ricchissima, ma ancora poco conosciuta, letteratura agiografica del buddhismo. L’opera, evocativa di immagini e circostanze che potremmo definire ‘dantesche’, era destinata a restituire fede e speranza al popolo di una Corea allora in gravissima crisi politica, ideologica e istituzionale. Ciò̀ che accomuna i vari racconti è la fede nel “Sūtra del Loto” o, più̀ estesamente, “Sūtra del Loto della Buona Dottrina” (Saddharmapundarīka-sūtra), celeberrimo classico del buddhismo mahāyāna composto in varie fasi probabilmente durante l’impero Kushana, tra il I e il II secolo. Verso il 286 fu tradotto per la prima volta in cinese e presto divenne in Estremo Oriente un’autentica scrittura salvifica, capace di elargire ricompense ultraterrene con la sua sola devota recitazione. Intorno a esso fiorì una congerie di racconti didattici ed edificanti ad usum populi, volti a risvegliare la mente e a guidare i perplessi sulla retta via del Dharma. Si tratta di un documento unico e prezioso non solo per la storia del buddhismo coreano, ma per tutti i cultori delle religioni e delle filosofie dell’Estremo Oriente.
I movimenti magici di corpo, respiro e mente nello yoga tibetano
Alejandro Chaoul
Libro: Libro in brossura
editore: Astrolabio Ubaldini
anno edizione: 2023
pagine: 264
Che in Tibet esista una forma di yoga autoctono può sorprendere persino chi conosca il bön e il buddhismo tibetani, giacché gli insegnamenti giunti dal Tibet in Occidente, anche in tempi piuttosto recenti, si concentrano per lo più sulle pratiche di addestramento mentale, come la concentrazione e la visualizzazione. Dal punto di vista tibetano, quella del movimento magico è una tecnica per potenziare la meditazione rimuovendo gli ostacoli mentali e fisici, ma al lettore occidentale non deve sfuggire che nelle discipline asiatiche la ‘magia’ non ha molto a che fare con incantesimi e sortilegi, riguarda piuttosto gli stati interiori di trasformazione. Il movimento magico crea una trasformazione interiore e ha il potere di modificare l’esperienza del praticante e il suo stato mentale. Questo libro presenta il lignaggio del movimento magico descritto nel trattato bön dzogchen Trasmissione aurale dello Zhang Zhung, e in particolare nella “Quintessenza delle istruzioni orali”, redatta intorno all’XI o XII secolo, che insieme alla Trasmissione esperienziale di Drugyalwa Yungdrung e al Commentario dell’inizio del XX secolo di Shardza Tashi Gyaltsen (la cui traduzione è riportata in Appendice), costituisce la fonte principale degli insegnamenti per gli odierni praticanti bön, laici e monaci. Uno degli elementi che contraddistingue lo yoga tibetano è la funzione del respiro durante i movimenti; corpo e respiro non sono infatti il mero sostegno a una pratica incentrata sulla mente: ne sono l’oggetto principale; il praticante trattiene il respiro mentre muove il corpo, e lo rilascia solo alla fine del movimento, aprendo la possibilità di riconnettersi con il proprio stato mentale naturale. Solo da poco il movimento magico è praticato in Occidente, e Alejandro Chaoul, che lo ha studiato a fondo per oltre trent’anni, guida il lettore alla scoperta dei suoi segreti, illustrandone in dettaglio le pratiche e i benefici. Da ricercatore ha infatti condotto, in collaborazione con l’Istituto MD Anderson del Texas, diversi studi sugli effetti della pratica di questi movimenti in pazienti oncologici, che hanno messo in luce risultati promettenti, come la riduzione dello stress, l’eliminazione dei pensieri invasivi e una migliore qualità del sonno. Introduzione di Tenzin Wangyal Rinpoche.
Yijing. Una guida
Joseph A. Adler
Libro: Libro in brossura
editore: Astrolabio Ubaldini
anno edizione: 2023
pagine: 216
Considerato da sempre l’espressione più profonda del pensiero tradizionale cinese, e simbolo dell’esplosione della spiritualità orientale in Occidente a metà del secolo scorso, l’Yijing (o I King o I Ching, a seconda del sistema di trascrizione utilizzato) sta vivendo una rinascita anche nella Cina contemporanea. Nato come manuale di divinazione basato su diagrammi a sei linee chiamati ‘esagrammi’, ne viene attribuita l’origine al mitico saggio Fuxi, uno dei primi ‘eroi civilizzatori’, vissuto all’incirca nel terzo millennio a.C., nella cosiddetta ‘alta antichità’ cinese. Ogni esagramma, concepito per rappresentare un modello o un tipo di situazione in base alla sua particolare configurazione di yin e yang, è dotato di un nome e di un breve commento enigmatico, chiamato ‘sentenza’ o ‘delucidazione sull’esagramma’. Le delucidazioni sono tradizionalmente attribuite a re Wen, primo re della dinastia Zhou (1045-256 a.C.), e rappresentano una successiva stratificazione del testo originario. Dal VI al III secolo a.C. circa vennero aggiunti diversi altri strati che furono infine attribuiti a Confucio, alcuni con valenza di veri e propri saggi filosofici che sviluppano la filosofia del mutamento alla base del sistema divinatorio. L’introduzione di Adler a questo grande classico della letteratura cinese offre al lettore la narrazione approfondita delle sue origini, la storia della sua interpretazione dal primo millennio a.C. fino alla contemporaneità, la sua funzione di testo sacro e divinatorio, il significato che assume nella storia del pensiero cinese e le sue trasformazioni moderne.
Meditazioni buddhiste guidate. Le pratiche essenziali sul sentiero graduale
Thubten Chodron
Libro: Libro rilegato
editore: Astrolabio Ubaldini
anno edizione: 2023
pagine: 216
Addestrare la mente è un processo graduale: proprio perché in netto contrasto con i ritmi della vita quotidiana, può guidare attraverso un profondo percorso di conoscenza di sé e trasformazione. L’antico sistema del lamrim, termine tibetano che significa appunto ‘sentiero graduale’, propone un metodo progressivo di addestramento mentale attraverso la meditazione, il cui significato e la cui comprensione dipendono dal grado di consapevolezza di chi sceglie di percorrere questa via. Nella prima parte del libro, l’autrice offre una panoramica completa degli stadi progressivi, illustrando nel dettaglio i passi necessari a stabilire una pratica quotidiana: dall’organizzazione di un altare alle due tipologie di meditazione (stabilizzante e analitica), dalla preparazione del corpo e della mente per la meditazione alla pratica della consapevolezza del respiro. La seconda parte del libro presenta le meditazioni del lamrim: quella preparatoria sul Buddha e quelle analitiche sul sistema del lamrim; include inoltre versi aggiuntivi da recitare prima della sessione di meditazione. Nella terza parte vengono presentati materiali supplementari che possono essere di aiuto alla meditazione sul sistema del lamrim: uno schema generale del sentiero graduale verso l’illuminazione, istruzioni per lavorare sulle distrazioni, antidoti alle afflizioni mentali, indicazioni per i principianti e consigli su come approfondire la pratica del Dharma. Tutti i materiali presentati, viene esplicitamente sottolineato, sono adatti ai principianti, ai praticanti di livello intermedio ma anche a chi ha già raggiunto un livello avanzato. Completano il libro due brevi testi di Je Tsongkhapa (1357-1419), tra i primi ad aver dato una forma strutturata al sistema del lamrim, autore dell’imponente opera Lamrim Chenmo (“Il grande trattato sul sentiero graduale verso l’illuminazione”).
Perchè non sono buddhista
Evan Thompson
Libro: Libro in brossura
editore: Astrolabio Ubaldini
anno edizione: 2023
pagine: 204
Grande tradizione religiosa e intellettuale dell’umanità, nel corso della sua storia il buddhismo ha fornito un contributo fondamentale all’idea di società cosmopolita, arricchendo la sfera religiosa, intellettuale e artistica delle società pluralistiche in cui è stato accolto. Certamente questa spinta è ancora oggi attiva, grazie ai praticanti e ai maestri arrivati dall’Asia e alle persone che si sono convertite al buddhismo in Europa e in America, dando vita a nuove comunità, nuovi rituali e nuove opere d’arte. Ciò nonostante, il filone prevalente del buddhismo moderno, noto come ‘modernismo buddhista’, è pieno di idee che gravitano attorno a quello che l’autore definisce ‘eccezionalismo buddhista’, ovvero la credenza secondo cui il buddhismo sarebbe superiore alle altre religioni per via del suo carattere intrinsecamente razionale ed empirico; o ancora, la convinzione secondo cui il buddhismo non sarebbe tanto una religione quanto una ‘scienza della mente’, confermata dalle recenti ricerche neuroscientifiche: una sorta di ‘buddhismo neurale’ in cui l’‘illuminazione’ sarebbe uno stato del cervello, la pratica della mindfulness consisterebbe in un addestramento del cervello, e le scienze cognitive andrebbero a corroborare la visione secondo cui non c’è un sé. L’‘eccezionalismo buddhista’ presenta le teorie buddhiste sulla mente come se fossero descrizioni di valore neutro, quando in realtà si tratta di teorie normative (cioè basate su giudizi di valore etici) e soteriologiche (ovvero riguardanti la salvezza o la liberazione) ma, afferma Thompson, le teorie buddhiste della mente perdono il loro senso se estrapolate dalla cornice normativa e soteriologica propriamente buddhista. Se il buddhismo contemporaneo di stampo occidentale abbracciasse con maggiore convinzione l’idea cosmopolita, che fra l’altro fornisce un punto di vista alternativo da cui valutare la complessa relazione tra religione e scienza, si potrebbero apprezzare meglio l’originalità e le intuizioni che hanno contraddistinto, e continuano a contraddistinguere, questa antica tradizione che non cessa di evolversi.
Dodici esempi di illusione
Jan Westerhoff
Libro: Libro in brossura
editore: Astrolabio Ubaldini
anno edizione: 2023
pagine: 212
Secondo il pensiero buddhista, i fenomeni che percepiamo nel mondo e che costituiscono l’esperienza umana hanno, in ultima analisi, una natura illusoria: sono simili a un trucco di magia, alla luna riflessa nell’acqua, a un sogno, un’eco o un miraggio. La disquisizione sulle illusioni gioca un ruolo fondamentale nella letteratura della “Perfezione della saggezza”, perché quei testi affermano che fra l’esistenza dell’illusione e l’esistenza della sofferenza c’è una stretta correlazione. Nella visione buddhista, l’esistenza della sofferenza non è una caratteristica necessaria del mondo, né la conseguenza di un fatto specifico del passato (come, ad esempio, la caduta di Adamo), ma è dovuta piuttosto a un errore intellettuale che travisa il modo in cui le cose esistono. La sofferenza è prodotta da una visione errata del mondo, talmente inerente al nostro modo abituale di pensare che non siamo più consapevoli della sua natura prospettica. Westerhoff prende le mosse da un’enciclopedia tibetana del XVIII secolo ed esplora in modo approfondito ciascuno dei dodici esempi di illusione da essa elencati: le illusioni magiche, la luna riflessa nell’acqua, le distorsioni visive, i miraggi, i sogni, gli echi, la città dei gandharva, le illusioni ottiche, gli arcobaleni, i fulmini, le bolle d’acqua e il riflesso nello specchio. Il testo, caratterizzato da un linguaggio chiaro e accessibile a un vasto pubblico, si avvale dei contributi di numerose discipline, tra cui la filosofia e le scienze cognitive, la storia della scienza, l’intelligenza artificiale, l’ottica, l’economia e la teoria letteraria, gettando luce sulla complessa relazione fra realtà, apparenza, percezione e inganno. Penetrando a fondo nel significato di ognuna di queste immagini dell’illusione, si comprende meglio come lo scopo del buddhismo sia giungere a un completo cambiamento del modo in cui percepiamo e concettualizziamo i fenomeni. È la via per recidere l’ignoranza e dissipare ogni sofferenza.

