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Violenza speculativa. Come l'IA ci sta abituando all'orrore

novità
Violenza speculativa. Come l'IA ci sta abituando all'orrore
Titolo Violenza speculativa. Come l'IA ci sta abituando all'orrore
Autore
Argomenti Società, scienze sociali e politica Politica e governo
Informatica Scienza dei calcolatori
Società, scienze sociali e politica Società e cultura: argomenti d'interesse generale
Collana Maverick
Editore Einaudi
Formato
Formato Libro Libro
Pagine 256
Pubblicazione 2026
ISBN 9788806274450
 
19,00 €

 
2 copie disponibili
presso Libreria L'ippogrifo (Piazza Europa, 3)
3 copie disponibili
presso L' Ippogrifo Bookstore (C.so Nizza, 1)
La Striscia di Gaza trasformata con un clic in una scintillante riviera, ma senza nemmeno un palestinese in giro. Il presidente degli Stati Uniti in versione top gun che bombarda con lo sterco i suoi oppositori. Politici di tutto il mondo che condividono contenuti palesemente falsi in cui le nostre città sono invase da orde di musulmani. Questo è il «ridicolo» presente in cui viviamo. E non c'è niente da ridere. Viviamo in un mondo inondato da immagini generate dall'intelligenza artificiale, ormai quasi indistinguibili dalla realtà. Le consumiamo come intrattenimento, le liquidiamo come meme o satira. Eppure c'è poco da ridere. Queste immagini sono diventate uno dei piú efficaci strumenti di propaganda del nostro tempo, che tutti - dai capi di stato agli utenti anonimi - possono usare. Sono capaci di convertire fantasie oscene in programmi politici: come la visione della Striscia di Gaza trasformata in un resort turistico di lusso, entrata nel giro di pochi mesi nel dibattito pubblico e poi concretizzata in un piano che non è di pace ma di conquista e deportazione. Queste immagini sintetiche non sono prodotti neutri, ma il frutto di infrastrutture controllate da un intreccio di potere finanziario, politico e industriale che specula sull'immaginazione del futuro - e persino sulla sua sparizione, se questo può portare a nuovi profitti. Non devono essere archiviate come provocazioni o curiosità estetiche, né banalizzate, ridotte a scherzo o cattivo gusto: sono ormai parte integrante di progetti reazionari, razzisti, dittatoriali, genocidari. Sono armi di una guerra cognitiva che ci coinvolge tutti: plasmano la percezione, orientano il desiderio e preparano la sensibilità collettiva ad accettare quello che fino a ieri era impensabile, e che oggi prende la forma di leggi, politiche pubbliche, pratiche istituzionali, operazioni militari. Vedere l'orrore nella sua forma anestetizzata e patinata, tradotto in immagini seducenti, lo rende accettabile: che riguardi la guerra, la deportazione o il genocidio. Dobbiamo capire chi progetta l'orizzonte del possibile, a quali sogni è dato di concretizzarsi, quali mondi vengono resi desiderabili e, proprio per questo, reali. Il futuro non è uno scenario remoto: è una partita che si gioca adesso, sotto i nostri occhi, nel campo dove estetica, ideologia e potere convergono. Comprenderlo significa reclamare il diritto di intervenire nell'immaginazione del domani, producendo immagini che non addestrino alla resa, ma schiudano possibilità. Perché la posta in gioco è il mondo che abiteremo.
 

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