Orientexpress: Studi storico-religiosi
L'I Ching a Eranos. Wilhelm, Jung e la ricezione del classico dei mutamenti
Matteo Sgorbati
Libro
editore: Orientexpress
anno edizione: 2021
pagine: 326
Con la fine dell’Impero nel 1911, l’Yijing (I Ching, o Classico dei mutamenti), un antico testo divinatorio e cosmologico cinese, ricevette una nuova interpretazione grazie alla traduzione commentata di Richard Wilhelm. Influenzato da alcuni letterati conservatori, egli vide in esso un libro di saggezza senza tempo capace di rinnovare l’Occidente. Questo ideale risuonò in Europa con l’approccio junghiano ai testi religiosi e trovò il suo catalizzatore nei colloqui di Eranos. Concepiti nel 1933 quale «Luogo d’incontro per l’Oriente e l’Occidente», sono tuttora organizzati annualmente ad Ascona. Come risultato di questi incontri nuove idee e pratiche associate all’Yijing furono rese intellegibili da e per persone che, spesso, non erano mai state in Cina e non avevano accesso al testo nella lingua originaria. Esaminando numerose fonti della prima metà del ’900 questo volume ricostruisce gli sforzi fatti per adattare l’Yijing alla psicologia analitica fino a conferirgli una nuova identità. Prefazione di Amina Crisma e Vittorio Capetti.
Il linguaggio simbolico di Maria Maddalena Martinengo
Alessandro Vetuli
Libro
editore: Orientexpress
anno edizione: 2019
pagine: 284
Il XVIII secolo si presenta come il ‘crepuscolo dei mistici’, un’epoca nella quale ciò che per gli autori spirituali apparteneva all’ordine dell’analogico e del metaforico si solidifica ormai nelle formule del tangibile, del verificabile. Tuttavia, restano alcuni bagliori in sussurrato dialogo con l’Invisibile, cellule di rarefatto pensiero che tentano di annotare i passaggi di quel Dio troppo vasto per il perimetro delle parole. Tra queste custodi dell’Indicibile vi è la mistica bresciana Maria Maddalena Martinengo, la quale attinge all’immaginario tecnico-scientifico per elaborare raffinate strategie simboliche atte a illustrare la vita dello spirito: vi sono alambicchi che esalano i vapori d’un Io fatto aria pura, contrappesi che scandiscono le leggi dell’exaltatio e dell’annihilatio, pennelli che irrorano di colore la tela dell’anima. Non manca nemmeno l’immaginario elementare di fuoco, di onde, di vento con cui l’autrice narra la propria esperienza del divino e le sue dinamiche trasformanti. È un pensiero visivo che sembra voler riaprire le fenditure del percettibile, nella contemplazione di ciò che non si può dire né di-mostrare se non avvolgendolo dentro le immagini.
Giuseppe De Lorenzo e il Buddhismo
Antonio Salvati
Libro
editore: Orientexpress
anno edizione: 2017
pagine: 272
Giuseppe De Lorenzo fu geologo, traduttore di testi buddistici e di Schopenhauer, grande lettore di Shakespeare e senatore del Regno. Una figura poliedrica che è stata discussa e anche oggetto di critiche, ma che di fatto resta di grande interesse sia per la storia della cultura napoletana agli inizi del Novecento che per la storia del buddhismo in Italia. Non a caso, quando nel 1981 l’editore Laterza ha ripubblicato, in stampa anastatica, il suo "India e buddhismo antico", la cui prima edizione risale al 1904, un sanscritista del valore di Raniero Gnoli ha scritto: «Molto, indubbiamente, è stato fatto dagli inizi del secolo fino ad oggi nel campo della buddhologia, ma la presentazione e l’analisi del Buddhismo del De Lorenzo resta a tutt’oggi sostanzialmente esatta».
L'antica natura titanica. Studi sull'antropogonia orfica
Giuliana Scalera McClintock
Libro
editore: Orientexpress
anno edizione: 2016
pagine: 210
Il mito antropogonico orfico fu costruito su riti che, sul piano più strettamente purificatorio, preparavano alla morte. La somiglianza tra rituali agrari del vino e riti funebri osiriaci aveva consentito l'organizzarsi di pratiche bacchiche che mettevano in scena il destino di morte dell'uomo. Come Osiride, Dionisio era fatto a pezzi, decomposto dalla Morte, e come Osiride era ricomposto e ricostituito in una dimensione spirituale da divinità amorevoli. Nella letteratura orfica gli uccisori del dio divennero figure gigantesche e demoniche, materializzatesi dai recessi dei primordi e assimilate alle antiche divinità titaniche già sprofondate da Zeus nel Tartaro. In virtù di associazioni e spostamenti la vicenda elementare di morte e rinascita si trasformò in un mito genetico. Gli uomini erano i Figli della Morte e dalla Morte ereditavano la componente violenta e distruttiva.