Einaudi: Frontiere Einaudi
Custer
Larry McMurtry
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 128
25 giugno 1876: la clamorosa sconfitta sul Little Bighorn sembra aver concesso a George Armstrong Custer fama imperitura
Racconti del tè verde
Miyako Watanabe
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 224
Nel cuore di Kyoto c'è un luogo dove, da piú di trecento anni, si tramanda la cultura del tè, con i suoi rituali e i suoi segr
Le sei donne che amarono Picasso
Sue Roe
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 320
Lui il genio, loro le sue muse
A cavallo con i poeti
Igort
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 152
Il Giappone per Igort è un luogo dell'anima, un luogo dove ripensare la bellezza e il suo prendere forma nel disegno
Rubare la scena. Balie, musici, delinquenti, popolane, filosofi, gente comune nel mondo di Shakespeare
Nadia Fusini
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 152
Escono dalle quinte per poche, folgoranti battute
Piccolo manuale di comicità femminista
Luisa Merloni
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 160
In questo esuberante vademecum, Luisa Merloni ci mostra come funziona la comicità e come usarla per fare una piccola rivoluzione. Mica bruscolini. D’altronde, per far ridere occorre prendersi un po’ sul serio. Serissima, Merloni attinge alla sua lunga esperienza teatrale, alla folgorante lettura dei testi femministi e al fervido e costante dialogo con altre donne – amiche, studiose e grandi comiche del passato. Comiche, infatti, non si nasce, lo si diventa. E nel diventarlo, si possono scoprire uno sguardo fresco sul mondo e un seme di gioia nel corpo. Che le donne amino ridere lo si è sempre saputo, che sappiano far ridere, invece, è un tabù che si è infranto di recente. Se in passato la pratica della comicità da parte delle donne si svolgeva soprattutto nella sfera privata, da qualche anno, grazie in parte al successo della stand-up comedy, sono sempre più numerose le comiche che salgono alla ribalta, che fanno sentire la propria voce in un panorama finora dominato dagli uomini. Tra loro anche Luisa Merloni che, conscia dell’occasione storica, in queste pagine si chiede come convenga porsi, in quanto nuovo soggetto comico. Dopo un lungo e ricco percorso teatrale, che l’ha portata a diventare autrice dei propri testi, si rende infatti conto che non basta essere ammesse in un sistema di regole stabilito da qualcun altro: una comicità delle donne dovrebbe cambiarle, quelle regole. Per acquisire questa consapevolezza e trovare il coraggio necessario, i testi della tradizione femminista si rivelano uno strumento imprescindibile. Prima però occorre superare proprio lo stereotipo della femminista, quella donna un po’ sciatta, ancora vestita come negli anni Settanta, sempre arrabbiata e con le ascelle pelose. La vedete? Bene, perché anche lei può diventare una perfetta maschera comica. L’incontro tra comicità e femminismo fa scintille che non risparmiano nessuno. In questo brillante volumetto, pieno di idee, battute, aneddoti spassosi e riflessioni filosofiche, Luisa Merloni parte da questi presupposti e dal proprio vissuto per spiegare con grande chiarezza ed efficacia i meccanismi della comicità. A mo’ di esempio ricorda spesso maestri e maestre della tradizione comica italiana: Franca Valeri, Totò, Monica Vitti e Massimo Troisi, per citare solo i principali (in ordine di apparizione). Ma affronta anche i temi più scottanti del presente, come la “vexata quaestio” del politicamente corretto. Il risultato è un saggio poetico, militante e godibile insieme, stringente come un monologo teatrale, che nel fornire preziosi consigli a chiunque voglia far ridere traccia un’idea più aperta e femminista di società.
Il Il dentifricio radioattivo e altre scorie di famiglia
Joe Dunthorne
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 224
Quando scova in un cassetto le memorie del bisnonno, brillante chimico e inventore del dentifricio radioattivo, Joe Dunthorne è convinto di portare alla luce l’epopea di una famiglia ebreo-tedesca in fuga dalle persecuzioni naziste. Presto, però, si rende conto che quella che sta dissotterrando è una storia ben diversa, un intreccio di menzogne e non detti volti a nascondere un’altra, indicibile realtà. Joe Dunthorne dà vita a un memoir di commovente tenacia, che affronta con sagacia ed empatia gli scheletri e i fantasmi in grado di tenere sotto scacco intere esistenze. Quando Joe Dunthorne si sposa, la madre gli regala un anello: un eliotropio nero screziato di rosso che, a detta della donna, era «scampato ai nazisti» nel 1935 – o forse no? A poco a poco, Dunthorne comincia a sospettare che le cose non siano andate esattamente come ha sempre pensato, e che la storia della sua famiglia ebreo-tedesca in realtà sia una narrazione creata ad arte per nascondere qualche segreto particolarmente scomodo. Mentre rovista in casa della nonna alla ricerca di documenti d’archivio, si imbatte in un corposo faldone intitolato “Le memorie di Siegfried Merzbacher”. Siegfried è il suo bisnonno, che grazie all’invenzione del dentifricio radioattivo aveva ottenuto un posto importante in un laboratorio di armi chimiche a Oranienburg, «il borgo sonnolento in cui Berlino nascondeva i suoi segreti», ed è proprio in quelle carte che sono sepolte tutte le “scorie di famiglia”. Nelle pagine di quelle memorie, tra una ricostruzione storica e un aneddoto d’infanzia, Dunthorne scopre che Siegfried ha nascosto una lunga confessione, che getta un’ombra scura sulla sua parabola esistenziale: piano piano, prende forma un’indagine in cui coesistono sensi di colpa e tentativi di autoassoluzione, ammissioni e omissioni – un’indagine senza esclusione di colpi, in cui Dunthorne accetta di rinunciare alla narrazione eroica a cui aveva sempre preferito credere pur di «capire qual è il cemento che tiene insieme le mie verità». Con l’estro di un giallista, la precisione di uno storico e, soprattutto, la verve comica di un romanziere che sa fare dell’ironia un vero e proprio motore narrativo, Dunthorne dà vita a un memoir familiare di straordinaria effervescenza, capace di tenere col fiato sospeso fino all’ultima pagina. Senza mai cedere al pathos, scava tra le carte di Siegfried, le biblioteche pubbliche e le macerie del nazismo, e un po’ alla volta dissotterra la storia che la sua famiglia aveva tentato di seppellire – una storia che abbraccia Germania, Turchia, Scozia e Stati Uniti, e che si staglia sullo sfondo di una domanda esistenziale: su quali menzogne abbiamo costruito la nostra vita e quanta verità siamo disposti a sopportare?
Cavallo Pazzo
Larry McMurtry
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2025
pagine: 144
Dalla pagina eroica nella battaglia del Little Bighorn alla fine tragica a Fort Robinson, Cavallo Pazzo è vissuto negli ultimi anni in cui il popolo sioux poteva considerarsi ancora libero, ed è morto quando quell’epoca era ormai finita. Con grande passione e forza narrativa, Larry McMurtry si muove tra verità e leggenda, facendo affiorare il ritratto di un guerriero indomito, risoluto, schivo e altruista. Un uomo che ha lottato fino allo stremo per la sopravvivenza del suo popolo e del suo modo di vivere. Abbiamo più informazioni su Alessandro Magno, vissuto oltre duemila anni prima di lui, che su Cavallo Pazzo, morto poco meno di centocinquant’anni fa. Questo perché Cavallo Pazzo visse gran parte della sua esistenza da solo nelle praterie, cacciando, vagabondando e sognando, conducendo, insomma, la vita libera degli indiani delle Pianure. Non amava parlare con le persone e tanto meno con i bianchi, che si spingevano sempre più a ovest, minacciando con la loro presenza le riserve di selvaggina e la sopravvivenza stessa delle tribù. È questa una delle prime verità in cui si imbatte Larry McMurtry quando si accinge a scrivere una biografia di Cavallo Pazzo. Romanzieri, storici professionisti e dilettanti, affascinati dal tragico destino di uno dei più audaci resistenti indiani, gli hanno dedicato pagine su pagine, alcune anche splendide, sulla base di un esiguo numero di interviste ad anziani Sioux che l’avevano conosciuto, e dei documenti risalenti agli ultimi quattro mesi della sua vita, quando entrò infine in contatto con i bianchi e «la loro ansia di scrivere lettere e registrare tutto». Un po’ come la famiglia di scultori Ziolkowski sta facendo lentamente emergere dalla roccia di Thunderhead Mountain il profilo di Cavallo Pazzo, in questo testo breve ma incisivo Larry McMurtry sbozza la materia del mito tirando fuori la figura dell’uomo: Tashunka Uitko, come lo chiamavano i suoi. L’effetto di questo procedimento di sottrazione è sorprendente. Quando arriviamo alla battaglia del Little Bighorn, in cui Cavallo Pazzo svolse un ruolo importante se non decisivo, e ancor di più al resoconto dei suoi ultimi giorni di vita, ci sentiamo stringere la gola da un sentimento tragico. Solo un grande narratore come Larry McMurtry poteva attingere all’epica sfrondando il mito.
Dove vuole andare, sensei? Un viaggio nel cuore del Giappone
Antonietta Pastore
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2025
pagine: 248
Quello tra Antonietta Pastore e il Giappone è un rapporto di lunghissima data, dal primo viaggio, nel 1974, fino a oggi. In queste pagine lievi eppure ricche di aneddoti istruttivi, con voce partecipe, ironica e generosa, Antonietta Pastore ripercorre la sua appassionante scoperta di un paese ignoto e lontano, conducendoci dentro le case dei giapponesi, oltre il gradino del “genkan” che segna la soglia dell’intimità domestica. È un Giappone inatteso, meno formale e ordinato di come lo immaginiamo di solito, in cui tradizione e modernità convivono in un equilibrio mobile e umanissimo. Conoscere veramente un posto, soprattutto quando si tratta di un paese per noi esotico e lontano come il Giappone, è il frutto di un processo lento, articolato, non sempre lineare. Questo ci dice Antonietta Pastore fin dai titoli delle tre parti in cui è diviso il libro – scoprire, comprendere, ritrovare –, che corrispondono a tre diversi momenti della sua vita: il primo viaggio in Giappone, per la luna di miele; i sedici anni trascorsi lì; e poi l’ultimo dei tanti viaggi compiuti per rivedere gli amici, nella primavera del 2024. In tutto, un arco temporale di mezzo secolo. Non sono molte le persone che possono vantare una conoscenza tanto approfondita del Giappone, eppure nel tracciare questo squisito affresco della vita quotidiana dei giapponesi, nel descrivere case, oggetti, usanze e spiegarne l’origine, Antonietta Pastore sceglie di raccontare la propria conoscenza nel suo farsi, mostrando scherzosa dubbi e inciampi, entusiasmi, gaffe e adattamenti. Siamo al suo fianco quando spia il comportamento del marito per capire se può scartare subito un regalo di nozze; arrossiamo con lei nello scoprire che non avrebbe dovuto svuotare la vasca dopo essersi fatta il bagno per prima; comprendiamo la sua scelta di portare il kimono solo in casa, come vestaglia, e di chiuderlo come le pare, in barba alle regole tradizionali. Il grande vantaggio di una frequentazione tanto lunga è la possibilità di vedere come cambia un paese e di capirlo, anziché coglierne solo un fotogramma, e quindi anche di individuare quello che, nonostante il passare del tempo, rimane uguale. Scopriamo per esempio che, sebbene ormai nella maggior parte delle case giapponesi di stanze con il pavimento in tatami ce ne sia solo una, perché la lavorazione della paglia è diventata troppo costosa, le persone continuano comunemente a misurare le stanze in tatami. Distratti da tablet e altri gadget tecnologici, i bambini giapponesi, come quelli di tutto il mondo occidentale, non hanno piú le buone maniere di una volta ma, richiamati all’ordine, sono in grado di inchinarsi in modo grazioso e sincero. Raccontandoci tutto questo con grande partecipazione, Antonietta Pastore ci offre un’immagine molto viva, toccante e attuale della società giapponese, e la rende al contempo più vicina e comprensibile.
Mai fidarsi delle donne insonni
Annabel Abbs
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2025
pagine: 272
Sono anni che Annabel Abbs soffre d’insonnia: per lei però l’invincibile veglia è il punto di partenza di un viaggio straordinario. Dal Sussex al Polo Nord, dalla Manica a Singapore, Abbs lascia il suo letto per girare il mondo in compagnia delle parole e delle opere di artiste, scrittrici, filosofe e attiviste che nelle tenebre hanno trovato coraggio, ispirazione e indipendenza. “Mai fidarsi delle donne insonni” è un’irresistibile passeggiata al chiaro di luna che ci fa riscoprire la notte come momento di riflessione e libertà: non preparazione al giorno ma tempo dalle infinite possibilità. Di notte siamo persone diverse. Il battito cardiaco diminuisce, il metabolismo rallenta, i muscoli si rilassano, la temperatura corporea scende, produciamo ormoni specifici. E, di solito, dormiamo. A meno che non soffriamo d’insonnia, come Annabel Abbs, che sin da piccola è abituata a passare le notti in bianco. E che perciò quando nell’inverno del 2020 viene travolta da una serie di lutti improvvisi sa che l’insonnia a cui era abituata si aggraverà. È preparata a girarsi e rigirarsi nel letto. Spera solo che i farmaci l’aiutino a conquistare almeno qualche ora di sonno discontinuo. Invece tutto cambia, e Abbs si trova catapultata in un viaggio inatteso, che un tempo l’avrebbe terrorizzata: «un viaggio che non ho scelto: mi è capitato». All’improvviso, Abbs comincia ad aspettare con trepidazione la solitudine e il silenzio notturni che le consentono di stare sola con i propri pensieri, elaborare il lutto senza dissimulare il dolore. Dapprima prende in esame le teorie di neurologi, scienziati, progettisti illuminotecnici, ma presto capisce che non le basta. Così decide di alzarsi dal letto, uscire di casa, e incontrare di persona le creature delle tenebre: falene, pipistrelli, lucciole, pesci fluorescenti. Ma soprattutto artiste, scrittrici, attiviste; da Virginia Woolf a Georgia O’Keeffe, da Jean Rhys a Louise Bourgeois, e poi Mary Webb, Laura Cereta, Lee Krasner. «Tessitrici notturne», che nella notte hanno vissuto, creato, sperimentato. È l’inizio di un’avventurosa esplorazione in cui Abbs assapora l’eterna oscurità del Polo Nord, s’immerge nelle acque gelide del Canale della Manica, dorme all’addiaccio nelle foreste, osserva l’aurora boreale dal ponte di una nave, percorre in lungo e in largo i litorali del Sussex con un unico, fedele compagno: il Sé Notturno. Una controfigura chimicamente alterata, emotivamente potenziata, tutt’uno col proprio corpo e la propria mente. Un alter ego più fantasioso, più disobbediente, più rabbioso, più irrequieto. È proprio questo che Abbs consegna alle donne: un invito a indagare la faccia nascosta della luna, del buio, del sé. E agli uomini, un consiglio: «mai fidarsi delle donne insonni».
La luce e l'onda. Cosa significa insegnare?
Massimo Recalcati
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2025
pagine: 168
Questo libro è un elogio del maestro. In modo originale Massimo Recalcati torna a interrogare la pratica dell’insegnamento. Incontrare un maestro è incontrare una luce e un’onda. Dieci anni dopo “L’ora di lezione”, Recalcati ritorna sul grande tema della Scuola. Ogni maestro è una luce e un’onda nello stesso tempo: è una luce perché allarga l’orizzonte del nostro mondo sospingendoci verso la necessaria soggettivazione del sapere; è un’onda poiché incarna l’impatto dell’allievo con qualcosa che resiste, con una differenza che non può essere pareggiata e che, proprio per questo, ci costringe a trovare un nostro stile singolare: quello che è stato scolasticamente acquisito deve essere ripreso in modo singolare, riaperto, reinventato. Se questi due movimenti del maestro non sono attivi, il sapere si devitalizza. Poi c’è il grande capitolo della Scuola al quale questo libro dedica molta attenzione. Come è possibile conservare nel suo dispositivo istituzionale la grazia della luce e dell’onda? Come è possibile non ridurre la sua azione a quella di una trasmissione tecnica di saperi più o meno specializzati per salvaguardare invece il suo compito più ampiamente formativo che è quello di contribuire in modo decisivo a dare una forma singolare alla vita dei nostri figli?
La vita a metà conosciuta. Viaggi in cerca del paradiso
Pico Iyer
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2025
pagine: 192
Il paradiso: giardino incantato, dimora finale, miraggio di eterna beatitudine. Ma cos’è davvero, e soprattutto dove si trova? Pico Iyer si propone di rispondere a queste domande impossibili con una ricerca possibile: si mette sulle tracce del paradiso non seguendo evanescenti traiettorie celesti, bensí esplorando questo nostro mondo, dall’Iran al Giappone, dal Kashmir alla Corea, da Gerusalemme allo Sri Lanka, da Belfast a Varanasi. Tra monumenti sacri millenari, territori attraversati da profondi conflitti religiosi, orizzonti mistici, Pico Iyer compie un personalissimo pellegrinaggio che illumina il paradiso in tutta la sua straordinaria, quotidiana, umana semplicità. Si può ancora contemplare la speranza di un paradiso oggi? Ma cos'è davvero il paradiso, e soprattutto dove si trova? Pico Iyer si propone di rispondere a queste domande impossibili con una ricerca possibile: si mette sulle sue tracce non seguendo evanescenti traiettorie celesti, bensì esplorando questo nostro mondo, dall'Iran al Giappone, dal Kashmir alla Corea, da Gerusalemme allo Sri Lanka, da Belfast a Varanasi. Entra in chiese, moschee, templi, interroga statue del Buddha e tombe di poeti, si immerge tra i vicoli delle città vecchie e costeggia le rive del Gange, visita il Santo Sepolcro e il Museo della rivoluzione islamica. In ogni luogo Iyer dà vita a straordinari affreschi sinestetici in cui odori, rumori, sapori si mescolano a meraviglie architettoniche, ai racconti delle persone che incontra, a un oceanico sentimento di sacralità. In questo affascinante vagabondare spirituale, Iyer raggiunge di volta in volta la meta prefissata, con il sospetto di non essersene mai allontanato: perché forse il paradiso non fluttua in un vento etereo, né ha la forma di uno spazio delimitato da confini precisi, ma assomiglia piuttosto a una particolare dimensione interiore che esiste in ognuno di noi. “La vita a metà conosciuta” è un diario di viaggio unico, un inno a un particolare modo dell'essere, radicato nel rispetto profondo per ciò che non si conosce, nella capacità di mettere in discussione ciò che si crede di conoscere, e nel desiderio di conoscere sempre di più, del mondo, di noi stessi e degli altri.

