Carocci: Biblioteca medievale
Roman de Fauvel
Chaillou De Pestain, Gervais Du Bus
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 1998
pagine: 398
Nella Francia di Filippo il Bello e del processo contro i Templari, un gruppo di autori, appartenenti alla Cancelleria Reale parigina, elabora una personificazione del male e della tirannide, affidandola ad una figura di cavallo, Fauvel. Originata da obiettivi precisi (difendere la stabilità e l'integrità del regno di Francia e del suo assetto sociale ripartito idealmente nei «tre stati» canonici), l'invenzione rinvia contemporaneamente a termini generali, che, su uno sfondo universale, vedono Fauvel in lotta contro Fortuna, figlia di Dio. Entrano allora in conflitto due diversi modelli del mondo: una concezione intitolata al «bene», che raccorda intorno agli elementi di una sfera culturale chiusa, si oppone ad una concezione del «male», che funziona nei suoi riguardi come «antimodello», aperto e distruttivo della sua chiusura. Di notevole interesse risulta tuttavia il modo con cui viene costruito questo «antimodello», che trova il proprio centro e motore in Fauvel: attivando cioè una serie di emblemi, ripresi dalla cultura «dotta» dell'epoca, come da quella folclorica e popolare (tali l'uso del colore o il ricorso a maschere malefiche e irridenti), che fanno del Fauvel uno dei testi più singolari della letteratura allegorica medievale.
Gli ornamenti delle donne. Testo latino a fronte
Quinto S. Tertulliano
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 1998
Perla. Testo inglese a fronte
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 1998
pagine: 135
Pearl: allegoria elegiaca e cortese, visione meravigliosa e beatifica, più ancora iniziazione e viaggio dell'anima. In questo raffinato poema del revival della tradizione allitterativa del Trecento inglese - forse dello stesso autore di Galvano e il cavaliere verde - il sognatore, "sconvolto e frustrato d'amore", addolorato per la perdita di una preziosa perla, è trasportato in un giardino edenico dove gli appare una Fanciulla-Perla, una candida piccola regina che lo guida alla rinascita spirituale, a una ritrovata infanzia di salvezza. Esperienza che colma e travolge: "Diletto entrò in me per gli occhi e per le orecchie; / la mia mente mortale cedette al delirio " Un poema enigmatico, statico e cangiante, perfetto come la perla da cui prende il nome.
Gli otto spiriti malvagi. Testo greco a fronte
Evagrio Pontico
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 1998
pagine: 88
Nel silenzio della cella dove il monaco è raccolto in meditazione un esercito di demoni scatena l'invisibile battaglia della tentazione. A questo assalto diabolico, foriero delle più ripugnanti malattie spirituali, l'anacoreta, come un combattente o un atleta, dovrà opporre una tattica opportuna. Egli spierà continuamente le mosse dell'avversario e si familiarizzerà con la sua arte, osservando in se sesso il susseguirsi dei cattivi pensieri, i tempi del loro intervento, momenti di tregua: in questo modo, potrà prevederli. Controbatterli, sconfiggerli. Evagrio Pontico (356-399) - monaco origenista del deserto, che ci ha lasciato scritti di altissima spiritualità - descrive minuziosamente in questo trattato sugli Otto spiriti malvagi le subdole tattiche con le quali i demoni della gola, della lussuria e degli altri vizi capitali ci insidiano, tentando di insinuarsi nella nostra anima. Sono schegge di folgorante sapienza psicologica, che oggi potremmo leggere in trasparenza come una sorta di impietosa "anatomia del vizio".
Viaggio nel regno del ritorno
Sana'i
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 1998
pagine: 133
Simile a certi paesaggi trasfigurati della miniatura persiana, dove la natura diviene cifra enigmatica di una realtà altra, questo Viaggio nel Regno del Ritorno, del grande mistico persiano Sanâ'î (1080 ca. - 1150 ca.), ci trasporta in un mondo «immaginale», sospeso tra sensibile e intelligibile, proiezione dei luoghi di luce e di tenebra dell'anima umana. Dopo un'apostrofe al vento-spirito, che colma di sla distanza che separa la terra dalle stelle e invita alla liberazione - "Liberati, o natura angelica, dalla morsa dell'acqua e del fuoco e innalza e tue tende sulla corona delle Pleiadi" - il pellegrino si inoltra, con il conforto di una Guida, negli spazi dell'Aldilà. Prima nell'inferno sublunare dei quattro elementi, brulicante di esseri putridi, mostruose, surreali, poi nel regno degli astri, popolato dai filosofi naturali, dai teologi, dagli astolatri, dagli ipocriti, il limbo della ragione e della sua impotenza, per giungere infine nell'immenso dominio della pura Luce. In questo sogno da svegli gli elementi del cosmo divengono eventi dell'anima, come in un racconto iniziatico e il pellegrino ritrova, per gradi, il segreto della propria origine.
Fatrasies. Testo francese a fronte
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 1998
pagine: 152
Raccogliendo nella parvenza di un breve racconto in versi gli agenti più disparati e gli svolgimenti più incongrui - "Un orso impiumato / fece seminar del grano / da Douvres a Wissant; / una cipolla pelata / era pronta / a cantare là davanti, / quando su un rosso elefante / arrivò una lumaca armata / che andava gridando loro: / "Figli di puttana. orsù, venite! / Faccio versi dormendo" - le fatrasies costituiscono uno dei generi più curiosi del medioevo francese. Ma il disordine e a disarticolazione non escludono una sorta di paradossale e grottesca coerenza: una fitta rete di corrispondenze "alogiche" ingloba l'intero universo e, per la loro affinità con il pensiero simmetrico, questi testi sembrano continuare fino all'estremo il discorso del mito, ritrovando anche l'altro mondo della morte e della follia. Attraverso immagini e sequenze che per quanto fantastiche e assurde restano estremamente terrene, la retorica della fatrasie ci ripropone, in un gioco ora buffonesco ora crudele, come nei limericks la misteriosa identità di conosciuto e inverosimile.
Vita di Barbato. Testo latino a fronte
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 1998
Il mondo violento e misterioso dell'Europa cristiano barbarica ha il suo specchio più fedele nell'agiografia. La breve ma esemplare Vita di Barbato (IX sec.), nell'intreccio di religione e politica, testimonia l'affermarsi dì un modello di santità non più imperniato sulla figura del monaco - asceta, ma su quella del vescovo-monaco-missionario. Rievoca l'assedio dei Bizantini a Benevento, nel 663, l'intervento miracoloso del vescovo, a salvare la città, l'evangelizzazione dei Longobardi. Ma all'autorità dell'uomo di Dio, forte dell'ausilio femminile - l'assistenza della Vergine Maria, ma anche la complicità della pia moglie del duca, Teodorata - i Longobardi oppongono una tenace fedeltà alle tradizioni avite all'idolo della vipera d'oro, al loro albero sacro. "Non lontano dalle muta di Benevento in una specie di ricorrenza adoravano un albero sacro al quale sospendevano una pelle d'animale; tutti coloro che lì si erano riuniti, voltando le spalle all'albero, spronavano a sangue i cavalli e si lanciavano in alla cavalcata sfrenata cercando di superarsi a vicenda. A un certo punto di questa corsa, girando i cavalli all'indietro cercavano di afferrare la pelle con le mani e, raggiuntala, ne staccavano un piccolo pezzo mangiandolo secondo un empio rito".
Sir Orfeo. Testo inglese a fronte
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 1998
Nel raffìnato romance inglese di Sir Orfeo (1300 ca,), in un'atmosfera magica, fairy rivivono e figure del mitico cantore greco, che con la sua arte ammansisce le fiere, e del biblico arpista, re Davide. Dopo il misterioso e ineluttabile rapimento di Darne Heurodis da parte del Re delle Fate, Sir Orfeo sì rifugia, disperato e solo con la sua arpa, nella foresta, e qui trascorre dieci anni nell'unica compagnia degli animali, stregati dalla sua musica. Ma un giorno entra in un castello di cristallo: "Allora prese a guardarsi attorno, / e vide che stava dentro le mura / gente che fu colà trasportata, / che era morta creduta, ma non lo era. / Alcuni erano senza testa / e altri non avevano braccia, / e certi il corpo avean tutto piagato. / taluni eran pazzi, tutti legati / ... / ìL egli vide la sua cara sposa, / Dama Heurodis, sua vita diletta, / sotto un albero addormentata" Non un atto di magia. ma la sola forza umana della musica riesce a vincere la morte - Sir Orfeo suona, e libera Heurodis - a trasformare un ostile mondo fatato in una civile comunità di ascoltatori, incantati, allora come oggi, dall´arte del cantore, e dalla swere melody del romance che racconta la sua storia.
Auberée. Testo francese a fronte
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 1998
Se il fabliau è un genere possibilista e senza una morale fissa, che predilige la beffa e il rischio, che premia la prontezza di spirito e l'ingegno, si può dire che Auberée (scritto nel Nord della Francia all'inizio del XIII sec., forse da Jean Renart) realizzi in modo perfetto, con leggerezza e ironia, tutti questi tratti. Con una capacità di manipolare gli altri che sfiora spesso il diabolico, la vecchia Auberée domina dall'inizio alla fine tutta l'azìone: sottrae la giovane moglie, facendola apparire infedele, al marito geloso, la fa incontrare con l'amante, la riconcilia con il marito, evitando un finale violento e preparando apertamente la possibilità di nuovi incontri amorosi. Al centro del suo imbrogliato e nitidissimo intrigo c'è il farsetto del giovane amante, portato, dimenticato, ritrovato in un letto dove non avrebbe dovuto essere... Auberée si inserisce in una grande dinastia di mezzane - Trotaconventos, Celestina, la Vecchia nel Roman de la rose... - e come loro è abilissima, temuta, autorevole. Inafferrabile e ambigua. Opera per conto dell'uomo, e per denaro, ma della donna, quando è oggetto e possesso dell'uomo, è sotterranea e istintiva adiuvante. È così che appare subito sulla scena: «La vecchia si chiamava Auberée; / non si potrebbe mai tenere chiusa una donna / senza che lei non riuscisse a tirarla fuori».
Il gufo e l'usignolo
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 1998
Nella fitta tradizione dei contrasti mediolatini e volgari Il gufo e l´usignolo (1200 Ca., in medioinglese) spicca per la vivacissima caratterizzazione dei contendenti, per la serrata e spesso sconcertante strategia argomentativa, per la mobilità dello stile, ora alto, ora stupendamente quotidiano. All´indole sozza e infida del Gufo, signore dell´inverno e della notte, sempre carico di greve tristezza e profeta di sventura, l´Usignolo contrappone il suo canto, così amato da tutti, e la sua natura gioiosa, per esser a sua volta accusato di leggerezza, di lussuria, di inutilità. Contro il canto chiaro e vano del rivale, contro la sua travolgente ed effimera festosità, il Gufo rivendica un canto più vero, che accompagna e consola gli afflitti e una dolorosa, occulta saggezza: «So tutto ciò che accadrà: / le carestie, le invasioni, / so se la gente vivrà a lungo, / se la sposa perderà lo speso, I so dove sarà odio e vendetta, / so chi verrà impiccato. / / Ciò che è caldo può raffreddarsi; / ciò che è bianco può sporcarsi; / ciò che piace può dispiacere; I ciò che è lieto può accigliarsi: I tutto ciò che non è eterno I passerà, e ogni gioia terrestre». Si incrociano le argomentazioni, con clamorosi colpi di scena: chi avrà la meglio nella disputa'
Farsa di Ines Pereira. Testo portoghese a fronte
Gil Vicente
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 1998
pagine: 224
Infatuata delle maniere di corte, scontenta del suo stato, Inês Pereira, giovane di bassa condizione e molto fantasiosa, contro i consigli delle persone esperte sogna come marito un gentiluomo galante, un "discreto" che sappia parlare bene e suonare la chitarra. Crede di averlo trovato, ma il nobile sposo si rivela uno squattrinato e rapace scudiero, capace solo dì villanie e di maltrattamenti, "perché l'uomo assennato / tiene la moglie soggiogata". La rovinosa scelta è scandita in un processo di feroce e lenta degradazione, ma presto "il nodo è sciolto": lo scudiero è fortunosamente ucciso da un pastore arabo in una scaramuccia e Inês subito si risposa con un contadino alquanto balordo, ma ricchissimo e docile a ogni suo capriccio (e la prima fantasia di Inês è quella di recarsi a far visita a un suo antico spasimante...). La «Farsa di Inês Pereira» (1523), del grande commediografo portoghese G. Vicente, gustosamente trapunta di proverbi e di allusive canzoni, è anche un apologo sull'ingresso nell'età adulta; esemplifica il valore dell'esperienza e del pragmatismo e, con la beffarda detronizzazione del secondo marito, evoca una sorta di rivincita femminile all'interno di un immutato sistema di potere.
La sposa delle spose
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 1998
A chi si avvicina dì più fra le eroine della passione e della morte, fra le grandi traviatrici della letteratura, fra le più celebri femmes fatales, la Sposa delle Spose' A Medea o a Circe, a Isotta o a Morgana, a Carmen o a Rosa Froehlich, a Milady de Winter o a Rossella O'Hara? Venuta al mondo, come Pandora, per la sventura del genere umano, la protagonista di questa tenebrosa e ammaliante storia araba, "più antica delle Mille e una notte", ha una sola missione da assolvere: quella di fare il male, di condurre inesorabilmente alla morte - mediante la frode, la truffa, il trucco, il tradimento., la finzione - tutte le vittime del suo fascino perverso. E lo strumento principale dei suoi inganni non è altro che la parola: la Sposa conosce letteratura e poesia, scienza e grammatica, cronache e storie, e della sua smagante fabulazione fa un'invincibile arma di seduzione. Questa «donna malvagia», come è subito chiamata, diventa così una sorta di incarnazione dello stesso «spirito del racconto». Nella disorientante costruzione narrativa a scatole cinesi - analoga a quella delle Mille e una notte- la Sposa, ora personaggio narrato ora io narrante, tesse e ritesse quel «bellissimo inganno» che è il racconto stesso. Il quale infine si avvita e richiude su di sé sito dell'ultimo stratagemma, che ha portato al barbaro assassinio di una giovane e innocente fanciulla, è la morte, anzi il suicidio della protagonista.

