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«Non correte! Andate piano!». Seguito da «lettere a mio figlio» di Ryszard Polanski

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«Non correte! Andate piano!». Seguito da «lettere a mio figlio» di Ryszard Polanski
Titolo «Non correte! Andate piano!». Seguito da «lettere a mio figlio» di Ryszard Polanski
Autore
Traduttore
Argomenti Biografie e storie vere Biografie generali
Arti, cinema e spettacolo Cinema, televisione e radio
Scienze umane Storia
Biografie e storie vere Diari e lettere
Collana La collana dei casi, 167
Editore Adelphi
Formato
Formato Libro Libro
Pagine 232
Pubblicazione 2026
ISBN 9788845941665
 
19,00 €

 
1 copia disponibile
presso Libreria L'ippogrifo (Piazza Europa, 3)
2 copie disponibili
presso L' Ippogrifo Bookstore (C.so Nizza, 1)
A nove anni Roman Polanski vide le SS portare via suo padre. «Fila!» gli intimò l'uomo, e il bambino obbedì - ritrovandosi da solo nelle strade del ghetto di Cracovia, dove sfuggì alla deportazione grazie all'intervento di un giovane polacco. «Mi piacerebbe sapere che fine ha fatto quel polacco. Che vita ha avuto. Forse è ancora vivo. Se c'è qualcuno che mi ha realmente salvato la vita, è senz'altro quel ragazzo» commenta. Sarebbero sopravvissuti entrambi, padre e figlio: Roman a tormentose peregrinazioni, da una famiglia all'altra, dalla città alla campagna e poi di nuovo alla città; Ryszard a due campi di concentramento, Plaszów e Mauthausen, ma a ciò che avevano vissuto non avrebbero più accennato: «Non avevamo nessuna voglia di parlarne. C'erano cose ben più interessanti e importanti: la vita e il futuro». Solo più tardi, quando decide di girareIl pianista, Roman ritorna su quelle vicende. Nel frattempo l'aveva fatto anche Ryszard, in due lettere indirizzate al figlio - che però aveva come rimosso. Finché, giunto a novantadue anni, ha ripercorso ancora una volta i suoi ricordi, accettando di metterli per iscritto - e di pubblicarli insieme a quelle lettere in una sorta di ricongiungimento postumo. Ha avuto ragione: se infatti il grande regista rievoca gli anni della guerra con la vivacità della narrazione orale, il padre racconta la sua traversata dell'inferno con uno stile magistrale, cinematografico, con un distacco a volte quasi agghiacciante e un'ironia feroce, senza mai cedere all'autocommiserazione - come se, varcata una certa soglia, solo ilsense of humour consentisse di trattare l'orrore.
 

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