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La locomotiva della memoria. L'intervista ritrovata

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La locomotiva della memoria. L'intervista ritrovata
Titolo La locomotiva della memoria. L'intervista ritrovata
Autori ,
Argomento Arti, cinema e spettacolo Musica
Editore Aliberti Editore
Formato
Formato Libro Libro
Pagine 144
Pubblicazione 2026
ISBN 9788866260073
 
14,90 €

 
0 copie disponibili
presso Libreria L'ippogrifo (Piazza Europa, 3)
2 copie disponibili
presso L' Ippogrifo Bookstore (C.so Nizza, 1)
Francesco l'emiliano, potrebbe intitolarsi questo libro. Perché è all'emilianità profonda ed essenziale del Guccio che è dedicato: un omaggio al Maestro da una casa editrice emiliana che con le sue canzoni-poesie è cresciuta e che da lui ha imparato tanto. La locomotiva della memoria è una lunga intervista che Guccini concesse a Francesco Aliberti nel 1998 per una piccola rivista, «Il Sicomoro», poi ripresa dal «Fatto Quotidiano» molti anni dopo. È una riflessione lucida e puntuale sulle radici, sull'identità geografica, linguistica (la grande passione del Guccio), culturale e perché no politica di uno degli autori-chiave della cultura "popolare" del dopoguerra italiano. Modena, Bologna, Carpi: la loro memoria si mescola in queste pagine ai luoghi fantastici di Borges, ai paesi e ai mari del Sud di Pavese, al Veneto di Meneghello e a Gadda. Si conferma una volta di più che quella di Guccini è una voce colta, come diceva Umberto Eco. Mai saccente, ma semmai erudita il giusto: perché l'erudizione, la filologia non è altro che una forma d'amore per la cultura, forse alla fine la più sincera, la più fedele. Per completare un volume sull'emilianità di Guccini, ci voleva un ricordo, pieno di affetto e con qualche punta di umanissimo rimpianto, dell'emiliano (novellarese come la casa editrice) Beppe Carletti, che con i Nomadi ha suonato e cantato il primo, folgorante, non sempre compreso Guccini. E poi le testimonianze di altri due emiliani-gucciniani, il giornalista Stefano Ferrari e il regista Alessandro Scillitani. Tutti concordi nell'affermare che, da oggi, Guccini è consegnato definitivamente, senza bisogno di consacrazioni, alla cultura italiana oltre che alla musica popolare: a maggior gloria sua e per il maggior beneficio delle generazioni presenti e future, che non hanno mai smesso di ascoltarlo e sempre lo ascolteranno. Prefazione di Beppe Carletti.
 

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