Edizioni Pendragon: Linferno
La nube ardente. Autunno 1944 a Monte Sole
Chiara Ghigi
Libro
editore: Edizioni Pendragon
anno edizione: 1996
pagine: 192
Un sorriso senza fine
Anna Assenza
Libro
editore: Edizioni Pendragon
anno edizione: 1996
pagine: 160
Un silenzio perfetto
Massimo Vaggi
Libro
editore: Edizioni Pendragon
anno edizione: 1996
pagine: 160
Rilievi genovesi. Una città scolpita a parole
Marco Biraghi
Libro
editore: Edizioni Pendragon
anno edizione: 1995
pagine: 96
Moto a luogo. L'ultimo grand tour
Alfredo Antonaros
Libro
editore: Edizioni Pendragon
anno edizione: 1994
pagine: 144
Ultima pagina. Volevo fare il giornalista
Claudio Cumani
Libro: Libro in brossura
editore: Edizioni Pendragon
anno edizione: 2026
pagine: 144
Bologna, 1980. Quando viene assunto nell’Ufficio Provincie di un quotidiano locale, Milordino ha venticinque anni, una laurea in tasca, una fidanzata che non ama e un sogno mal riposto: fare il giornalista. Ancora non sa che il luogo nel quale si troverà a lavorare è conosciuto come lo Stanzone: un girone redazionale popolato da giovani alle prime armi, redattori ormai sul viale del tramonto, aspiranti seduttori e maestri del cazzeggio. Lì dentro si lavora (poco), si sbraita (molto), si ride (tantissimo) e si sopravvive alla vita di redazione tra fuorisacco, fax sbiaditi e tipografia con caratteri in piombo. Intanto, al di fuori, la Bologna appena uscita degli anni Settanta ribolle, inconsapevole di essere alla soglia di due delle tragedie che più la segneranno: il disastro di Ustica e la bomba alla stazione. È questo il tempo in cui Millo inizia a fare i conti con l’ambizione, la paura di fallire, le scelte, il peso delle aspettative e soprattutto con la propria identità da costruire.
Una seduta scomoda
Mauro Mazzoni
Libro: Libro in brossura
editore: Edizioni Pendragon
anno edizione: 2026
pagine: 271
Mentre la voce di tuono del Duce risuona nelle piazze, “pugni sui fianchi e bacino ostentato, pose erotizzate, istrioniche”, Sigmund Freud si perde nella selva di rovine antiche, catturato da una Roma magnifica e grandiosa che amplifica le sue inquietudini. Accanto a lui la figlia Anna, più che mai sospesa tra devozione filiale e un desiderio di emancipazione silenziosa, ma con lo sguardo sempre rivolto al padre. È il teatro di questa vicenda immaginaria, che entra nel vivo quando il Duce decide di rapire Freud per farsi psicanalizzare. I due si fronteggiano e finiscono per rispecchiarsi l’uno nell’altro. Freud affonda nell’abisso di Benito Mussolini e di sé, mentre Anna indaga il proprio corpo e desiderio. Le sedute divengono presto monologhi, confessioni attraverso cui il Duce rivela come da sempre tenti di scolpire la propria persona: dannunzianamente, un’opera d’arte; ma forse solo una maschera lucente su un’anima corrosa. Le sue azioni sono innescate da un istinto di morte, distruttivo e autodistruttivo. Il terrore del vuoto interiore viene riempito da un ego ipertrofico, un Io che mangia, beve, seduce, depreda e domina, aspettando il momento di deflagrare.

