Aion
L'Italia di Thomas Jefferson. Il viaggio in Italia
Maria Cristina Loi
Libro: Copertina morbida
editore: Aion
anno edizione: 2021
pagine: 240
Il presente studio, frutto di un più ampio progetto di ricerca svolto negli anni e ancora in corso, è incentrato su un tema specifico, l'influenza della cultura italiana nell'opera architettonica di Thomas Jefferson (1742-1826). Thomas Jefferson amava l'Italia. Ne amava la natura, ritrovandovi, a tratti, caratteristiche simili a quelle della Virginia, sua terra d'origine. E ne amava la storia millenaria, l'arte, la musica, la letteratura. Nel corso della sua lunga e intensa esistenza, nell'opera pubblica come nella vita privata, innumerevoli sono le occasioni che testimoniano questa passione. Ne troviamo riflesso, più o meno esplicito, nell'intenso scambio epistolare con politici e intellettuali, in molti scritti politici, nei disegni di legge, nelle proposte per la diffusione della cultura, nella scelta dei libri che acquistava per la biblioteca personale e per la collezione dell'Università della Virginia, nei numerosi progetti architettonici elaborati, eseguiti o rimasti sulla carta. L'intera esistenza di Jefferson sembra percorsa da un continuo, sempre crescente, interesse verso l'Italia, un interesse che lo portò a costruire una fitta rete di scambi, un dialogo a più voci in cui molteplici punti di vista si intersecarono, influenzandosi reciprocamente. Cruciale per i rapporti di Jefferson con l'Italia fu il breve viaggio nel nord della penisola, compiuto dal 14 aprile al 1° maggio del 1787. In questa manciata di giorni possiamo individuare il nucleo centrale di un sistema che vede la Italian connection di Thomas Jefferson nascere già nei decenni precedenti e poi svilupparsi e crescere in quelli seguenti. Il viaggio è raccontato attraverso le sue stesse parole, commenti e impressioni fissati nelle pagine di un diario e negli altri scritti riferiti a questa esperienza, che rimase unica e irripetuta. La pubblicazione degli esiti di questo studio è prevista in due fasi successive. In questo primo libro è descritto il viaggio in Italia di Thomas Jefferson, compiuto durante i cinque anni trascorsi a Parigi per l'incarico diplomatico di ministro plenipotenziario, fase che sembra segnare uno spartiacque nella visione che Jefferson matura sull'architettura. Nel secondo libro saranno illustrati gli aspetti che caratterizzano gli sviluppi successivi al suo ritorno in patria, negli anni della presidenza e della progettazione del Campidoglio di Washington e dell'Università della Virginia, con l'intento di meglio comprendere in che misura l'Italia ha continuato a influenzare la sua attività di architetto.
Aión. Rivista internazionale di architettura. Volume Vol. 25
Libro
editore: Aion
anno edizione: 2021
Archéa. Mapping the city on urban spaces. An atlas of Bologna and Aachen
Lamberto Amistadi, Enrico Prandi, Uwe Schröder, Valter Balducci, Tomasz Bradecki
Libro
editore: Aion
anno edizione: 2021
Quinto Martini. Scultore
Libro
editore: Aion
anno edizione: 2021
pagine: 128
Il volume è il catalogo della mostra di Palazzo Grifoni (San Miniato (Pisa), 6 novembre - 28 novembre 2021).
Sergej Vasiliev. Uno sguardo indiscreto sull'URSS nascosta
Libro: Libro in brossura
editore: Aion
anno edizione: 2021
pagine: 130
Tre lezioni. Un'ora di architettura
Carlo Moccia, Uwe Schröder, Renato Rizzi
Libro
editore: Aion
anno edizione: 2021
pagine: 48
Il progetto di architettura e il patrimonio archeologico
Claudia Sansò, Manuela Antoniciello
Libro
editore: Aion
anno edizione: 2021
Praga. La città ebraica tra mito e storia
Domenico Chizzoniti
Libro
editore: Aion
anno edizione: 2021
Figure urbane nell'antico. Progetti per Akragas
Renato Capozzi, Federica Visconti
Libro
editore: Aion
anno edizione: 2021
Aión. Rivista Internazionale d'Architettura. Nuova serie. Volume Vol. 22
Libro
editore: Aion
anno edizione: 2021
Il quarto spazio. Scritti scelti
Uwe Schröder
Libro
editore: Aion
anno edizione: 2020
pagine: 144
"Non c’è, per quanto concerne l’architettura, quasi alcun argomento sensato che dia ragione a coloro che puntano unicamente su un moderno staccato dalla storia. Non c’è tuttavia neanche un argomento che giochi a favore di chi vuole riallacciarsi solamente a ciò che storicamente ha preceduto il moderno. Il moderno è storia. E l’architettura dovrebbe ancora rispecchiare la sua storia, tutta la sua storia però, di cui essa è continuazione in senso molto più ampio di quanto un tempo le corte linee della tradizione degli apologeti del moderno volevano avere. Con la sua rivendicazione esclusiva e inizialmente radicale sul futuro tuttavia, il moderno sembra talvolta ancora oggi farci credere che anche noi, che noi potremmo essere ancora parte di questa ora zero di un presunto nuovo inizio, la quale apparentemente si estende sempre più avanti – fino al nostro presente. All’interno di questo ciclo tuttavia non esistono né strada né obiettivo, né di certo l’obiettivo di un futuro ancora da riscattare. Già da sola questa parola «futuro» fa sorgere un disagio ed evitiamo il suo utilizzo ovunque possiamo. A quale futuro poi ci si riferirebbe? Ma esiste addirittura un futuro, nel caso in cui noi volessimo ancora attribuire al concetto una connotazione collettiva? «La» architettura ha futuro?" (Uwe Schröder). Introduzione Massimo Fagioli.

