Adelphi
Tempo di regali. A piedi fino a Costantinopoli da Hoek Van Holland al medio Danubio
Patrick Leigh Fermor
Libro: Libro in brossura
editore: Adelphi
anno edizione: 2017
pagine: 360
Munito solo di uno zaino da alpinista, un vecchio cappotto militare, scarponi chiodati, l'"Oxford Book of English Verse" e un passaporto nuovo di zecca che gli attribuisce la professione di studente (anziché, come avrebbe auspicato, quella di vagabondo), nel dicembre del 1933 Patrick Leigh Fermor abbandona Londra e una carriera scolastica sciagurata e ribalda. Ha appena diciotto anni, vaghe ambizioni letterarie, ma un progetto nitido e grandioso: attraversare l'Europa a piedi e raggiungere Costantinopoli. Quando vi arriva, il 1° gennaio 1935, è ormai un altro: non solo si è lasciato per sempre alle spalle disastri e misfatti, ma ha sviluppato una rara forma di nomadismo e l'arte, ancora più rara, di trasmetterlo agli altri. Che contempli lo splendore barocco dello Schloss Bruchsal o le nodose mani dei contadini fra cipolle tagliate, caraffe sbeccate e pane integrale; che dorma in un fienile steso come un crociato sulla tomba o nel "capanno da caccia" del barone Pips Schey a Kòvecses; che percorra il Reno su una colonna di chiatte che trasportano cemento o attraversi Vienna offrendosi come ritrattista a domicilio; tutto ci appare il dettaglio di un fantasmagorico affresco, tutto sembra ricomporsi in un gigantesco puzzle dove risorge il passato dell'Europa. E insieme scopriremo qui il modello ancora fragrante di quel modo di viaggiare (e di vivere) che sarà un giorno identificato con la fisionomia di un giovane amico di Leight Fermor: Bruce Chatwin.
Il teatro all'antica italiana
Sergio Tofano
Libro: Copertina morbida
editore: Adelphi
anno edizione: 2017
pagine: 236
I titoli, a volte, ingannano. Tanto più quando alludono a qualcosa di cui si è del tutto persa la memoria, come il teatro dei primi decenni del Novecento. Sergio Tofano, che ne è stato un grande protagonista, riesce infatti, miracolosamente, a trasformarlo in oggetto non già di uno studio tecnico e solenne, ma di una rievocazione affabile e appassionata, sapiente e arguta, appena attraversata da uno spiffero di nostalgia. Una rievocazione che del teatro d'anteguerra ci fa conoscere dall'interno non solo gli incantevoli e spesso ignoti protagonisti (direttori di compagnia, gigioni e mattatori, caratteristi, importatori, suggeritori e portaceste), ma l'intero sistema di lavoro e l'esistenza più intima: i copioni acquistati in Francia e tradotti con tanta fretta e imperizia da pullulare di dialoghi del tipo: «E scappato un ladro», «Ritenetelo, ritenetelo!»; i repertori dove si mescolano senza alcun intento programmatico D'Annunzio e Feydeau, Sardou e Ibsen, Cechov e Nino Berrini, teatro classico e digestivo, tragedia e Grand-Guignol; la voce di velluto di certe attrici, una recitazione in cui «le parole d'amore parevano squagliarsi in bocca come pasticche», e poi la carrettella e la padovanella, infallibili espedienti per strappare l'applauso; i lunghi viaggi in treno con la sporta delle vettovaglie, le stanze in affitto e i camerini inospitali e maleodoranti, eppure amati come si può amare «il guscio cui si è attaccati». Senza dimenticare il pubblico: appassionato, entusiasta, capace di un vero tifo da stadio - e di un fervore cui Tofano rivolge tutto il suo rimpianto. Con una Nota di Alessandro Tinterri.
Epepe
Ferenc Karinthy
Libro: Copertina morbida
editore: Adelphi
anno edizione: 2017
pagine: 217
Ci sono libri che hanno la prodigiosa, temibile capacità di dare, semplicemente, corpo agli incubi. "Epepe" è uno di questi. Inutile, dopo averlo letto, tentare di scacciarlo dalla mente: vi resterà annidato, che lo vogliate o no. Immaginate di finire, per un beffardo disguido, in una labirintica città di cui ignorate nome e posizione geografica, dove si agita giorno e notte una folla oceanica, anonima e minacciosa. Immaginate di ritrovarvi senza documenti, senza denaro e punti di riferimento. Immaginate che gli abitanti di questa sterminata metropoli parlino una lingua impenetrabile, con un alfabeto vagamente simile alle rune gotiche e ai caratteri cuneiformi dei Sumeri - e immaginate che nessuno comprenda né la vostra né le lingue più diffuse. Se anche riuscite a immaginare tutto questo, non avrete che una pallida idea dell'angoscia e della rabbiosa frustrazione di Budai, il protagonista di "Epepe". Perché Budai, eminente linguista specializzato in ricerche etimologiche, ha familiarità con decine di idiomi diversi, doti logiche affinate da anni di lavoro scientifico e una caparbietà senza uguali. Eppure, il solo essere umano disposto a confortarlo, benché non lo capisca, pare sia la bionda ragazza che manovra l'ascensore di un hotel: una ragazza che si chiama Epepe, ma forse anche - chi può dirlo? - Bebe o Tetete.
Gli dèi di Mr. Tasker
Theodore F. Powys
Libro: Copertina morbida
editore: Adelphi
anno edizione: 2017
pagine: 288
«... qualsiasi tentativo di inserire T.F. Powys tra gli epigoni del realismo è destinato a risultare vano o addirittura ridicolo non appena ci si renda conto che tutte le sue "storie" sono, in effetti, altrettante trasposizioni, in chiave di (apparente) verosimiglianza psicologica e sociale, di violenti schemi allegorici: che quel che conta, per lui, è soltanto o soprattutto il medioevale, insanabile dissidio tra Anima e Corpo, tra Bene e Male, e i suoi mercanti, preti, contadini, allevatori eccetera non sono tipi romanzeschi, ma prototipi o maschere di una sacra rappresentazione passata attraverso il setaccio laico della satira swiftiana». (Giovanni Raboni)
L'isola di Sachalin
Anton Cechov
Libro: Libro in brossura
editore: Adelphi
anno edizione: 2017
pagine: 464
«Per quanto si riferisce a me, non provo appagamento alcuno per il mio lavoro, perché lo trovo meschino» scriveva Cechov all'amico Suvorin nel 1888. «Se è ancor troppo presto per lamentarmi, non lo è mai abbastanza per domandarmi: mi occupo di una cosa seria o di sciocchezze?». Il viaggio che, armato solo del passaporto e di una tessera di corrispondente di «Novoe vremja», intraprenderà due anni più tardi per studiare la vita dei deportati nella colonia penale di Sachalin è la drastica risposta a questo interrogativo. Sbarcato ai confini del mondo, in un luogo dove Puskin e Gogol' sono incomprensibili e inutili e «l'anima è invasa da quel sentimento che, forse, ha già provato Odisseo mentre navigava per mari sconosciuti», Cechov riuscirà-malgrado il boicottaggio delle autorità e un clima che «predispone ai pensieri più foschi» - a penetrare nell'inferno della katorga e a denunciare, con una precisione e un'obiettività dietro le quali fremono pietà e indignazione, il fallimento di un sistema dominato da ingiustizia e corruzione, e colpevole di infliggere «il grado infimo di umiliazione sotto il quale un uomo non può scendere». Ma riuscirà anche a fissare nitidissime visioni di sconvolgente bellezza: le contadine che nella valle dell'Arkaj, per ripararsi dalla pioggia, si legano intorno al capo gigantesche foglie di bardana e «sembrano scarabei verdi»; le lunghe strisce di sabbia che separano il Golfo di Nyj dal mare tetro e malvagio; i giljaki, dai larghi sorrisi beati che possono lasciare posto a un'aria «dolorosamente pensierosa, un po' come le vedove»; le donne ainu dalle labbra tinte di blu, chine sui pentoloni come streghe a rimestare la zuppa di pesce.
Felici i felici
Yasmina Reza
Libro
editore: Adelphi
anno edizione: 2017
pagine: 168
Con una scrittura di acuminata precisione, capace di muoversi tra i registri più vari, Yasmina Reza è abilissima nel far affiorare, appena sotto la superficie smaltata delle apparenze, solitudine e violenza, disperazione e risentimento; e riesce a condurre la danza dei personaggi di questo romanzo - mogli inquiete e mariti perplessi, amanti insoddisfatte e libertini mediocri, giovani in fuga dalla vita e vecchi abitati dalla morte - senza mai allontanarsi dalla lucidità intransigente di chi cerca di dire senza orpelli qualcosa che è.
Volevo tacere
Sándor Márai
Libro: Copertina morbida
editore: Adelphi
anno edizione: 2017
pagine: 147
«Volevo tacere. Ma il tempo mi ha chiamato e ho capito che non si poteva tacere. In seguito ho anche capito che il silenzio è una risposta, tanto quanto la parola e la scrittura. A volte non è neppure la meno rischiosa. Niente istiga alla violenza quanto un tacito dissenso»: sono le parole che Márai incide sulla soglia di questo libro bruciante. Un libro di cui nel suo diario dice: «Non voglio che questa triste confessione, questo atto d'accusa nei confronti della nazione ungherese, venga letto anche da stranieri». Tant'è che si era deciso a pubblicarne solo una parte (la seconda: Terra, terra!...), e solo nel 1972. Un «testamento tradito», dunque? Non c'è dubbio. Come non c'è dubbio che (non diversamente che in altri, notevolissimi casi) ne sia valsa la pena: perché qui - in uno stile asciutto ed efficace, che non cela tuttavia l'amarezza di fondo - Márai racconta gli anni che vanno dall'Anschluss (quando lui era ancora un autore e un giornalista famoso) al giorno in cui i carrarmati tedeschi varcarono i confini ungheresi nel marzo 1944, e spinge lo sguardo fino ad altri giorni ferali: l'arrivo dei sovietici nel 1945, la scelta dell'esilio nel 1948. In quegli anni «una sorta di nebbia gialla era calata sugli occhi di una società in preda all'amok», una società che continuava a cullarsi in una «speranza autoingannatoria» senza rendersi conto di vivere «su un pantano ribollente sotto cui gorgogliava un vulcano». Il grande romanziere delle Braci ci consegna in queste pagine una appassionante testimonianza, che abbaglia per il modo in cui unisce la malinconia del ricordo alla precisione e all'acutezza delle analisi storiche.
La nuova stagione letteraria
Gottfried Benn
Libro: Libro in brossura
editore: Adelphi
anno edizione: 2017
pagine: 56
Benn si improvvisa cronista di una stagione letteraria, trafigge le banalità imperanti e rivendica l'essenza della letteratura, che è per lui la letteratura assoluta, come anche appare nell'alto pathos del discorso in memoria dell'amico Klabund. Due testi a cavallo degli anni Venti, dove sembra che l'inchiostro non si sia ancora asciugato.
Luce dei tantra. Tantraloka
Abhinavagupta
Libro
editore: Adelphi
anno edizione: 2017
pagine: 778
Non c'è area del pensiero indiano che susciti tanta curiosità e al tempo stesso tanti equivoci come il tantrismo. Ciò innanzitutto per le componenti scandalose ed estreme della dottrina, in particolare le pratiche sessuali. Ma forse ancor di più per una inadeguata conoscenza dei testi. Di fatto, solo negli ultimi decenni sono apparse edizioni autorevoli dei grandi testi tantrici: primo fra questi, per la sua fondamentale importanza, il "Tantraloka" di Abhinavagupta (X-XI sec.), maestro principe del tantrismo. L'opera si presenta come una gigantesca summa del sapere esoterico, in cui si tratta diffusamente di ogni possibile aspetto della via tantrica alla liberazione.
Origini. La storia scientifica della creazione
Jim Baggott
Libro
editore: Adelphi
anno edizione: 2017
pagine: 448
È possibile tracciare in un'unica, serrata narrazione la «storia materiale» dell'universo dal big bang all'evoluzione della coscienza di Homo sapiens? Sì, lo è, se al compito – ambizioso ai limiti dell'azzardo – provvede uno scienziato come Jim Baggott, con il suo approccio al contempo rigoroso e affascinante. Ricorrendo alle più recenti acquisizioni di tutte le discipline funzionali all'impresa – astrofisica e biologia evoluzionistica, cosmologia e genetica –, Baggott risale infatti, in puntuale successione cronologica, a tante «origini» correlate e distinte, ognuna inquadrata come una sequenza chiave: dalla formazione dello spaziotempo e della massa-energia, pochi istanti dopo il big bang, all'apparizione della luce, dalla genesi delle galassie fino al progressivo delinearsi della «nostra» porzione di universo con la nascita del sistema solare e della Terra. Nell'ambiente caldo e umido di quest'ultima si creeranno le condizioni per l'origine forse più misteriosa e imperscrutabile, quella della vita. Il manifestarsi dei primi organismi terrestri unicellulari, circa quattro miliardi di anni fa, innesca quel processo evolutivo che culminerà nell'emersione di Homo sapiens: un percorso lungo e tormentato, «interrotto a più riprese dalle imprevedibili brutalità del caso» – ere glaciali, eruzioni vulcaniche, impatti con asteroidi –, responsabili di periodiche estinzioni di massa. Non c'è romanzo di avventura più imprevedibile.
Lo stereoscopio dei solitari
J. Rodolfo Wilcock
Libro: Copertina morbida
editore: Adelphi
anno edizione: 2017
pagine: 181
«Simile ai favolisti delle antiche civiltà perdute, che prescindevano da qualunque tipo di moralità, limitandosi ai graffiti, Wilcock ha l'aria di ribellarsi ai precetti seguiti da un La Fontaine (o da un Fedro). Osserva il "possibile" delle combinazioni telluriche, terrestri o sociali, e annota il discrimine fra il simile e l'omologo, puntando sull'inafferrabile controversia dell'irrealtà che lotta con se stessa, per non apparire irreale. Non c'è bisogno quindi di trovargli una collocazione letteraria, un posticino accanto a Landolfi o a Flaiano, a Manganelli o a Ceronetti. Il suo posto se lo è fatto.» (Giacinto Spagnoletti)
Propizio è avere ove recarsi
Emmanuel Carrère
Libro: Libro in brossura
editore: Adelphi
anno edizione: 2017
pagine: 432
"Propizio è avere ove recarsi" è una delle risposte che fornisce, quando lo si interroga, l'I Ching, l'antico libro oracolare cinese. Seguendo questa preziosa indicazione, Emmanuel Carrère è partito innumerevoli volte, con una meta e uno scopo sempre diversi (e non necessariamente scelti da lui): è andato nella Romania del dopo Ceausescu sulle tracce del conte Dracula, nei tribunali della "Francia profonda" a seguire processi per atroci delitti, nella Russia di Putin a immergersi nell'infinito caos del postcomunismo, al Forum di Davos a "chiacchierare" con i potenti della terra, nel Nord dello Stato di New York a incontrare il fantomatico "uomo dei dadi" - imbattendosi non di rado in storie e personaggi sorprendenti, e a volte sconvolgenti, che avrebbero offerto materia a L'Avversario, Un romanzo russo, Limonov. Negli stessi anni faceva anche altri viaggi, per così dire, attorno alla sua mente: inventando soggetti di film che non avrebbe mai girato, riflettendo sul proprio modo di fare letteratura, scoprendo libri folgoranti o rileggendone altri immensamente amati. Questo, e molto altro, è ciò che troviamo nei testi qui raccolti, molto diversi tra loro eppure legati da un tono riconoscibilissimo e peculiare - a riprova di quanto Carrère ha sempre sostenuto, ossia che gli sembra vano contrapporre letteratura e giornalismo, e quel che gli importa è scrivere un reportage nello stesso modo in cui scrive i suoi libri: "alla prima persona, menando il can per l'aia e raccontando le cose in maniera un po' sinuosa". Quella che ci viene offerta qui è insomma una fondamentale via di accesso al laboratorio dell'autore. E soprattutto un appassionante autoritratto involontario.

