Libri di Pietro Gibellini
Storia della colonna infame
Alessandro Manzoni
Libro: Libro in brossura
editore: Garzanti
anno edizione: 2023
pagine: 208
A Milano nell'anno 1630 non è solo la peste a infuriare. Il terrore dell'epidemia alimenta false credenze, come quella che il morbo sia il prodotto di «arti venefiche» e che a diffondere il contagio siano loschi figuri per mezzo di sostanze infette. È in questo clima che matura il processo ai cosiddetti «untori», che porterà al patibolo l'ispettore della sanità Guglielmo Piazza e il barbiere Gian Giacomo Mora, accusati da un'umile donna del popolo senza altra prova che le confessioni estorte loro con la tortura. Concepita in origine come digressione all'interno del Fermo e Lucia, poi estrapolata e ampliata sino a diventare un vero e proprio saggio, laStoria della colonna infame (1842) ricostruisce con accuratezza la terribile vicenda giudiziaria e denuncia la corruttibilità della giustizia umana così facilmente soggetta a errori, abusi e pregiudizi. Per Manzoni lo scandalo di quel processo-farsa non è frutto dell'oscurità dei tempi o della inadeguatezza delle istituzioni, ma chiama in causa la responsabilità individuale dei giudici: quando viene smarrito il senso più alto della giustizia e tradita la verità anche il diritto può essere pervertito in strumento del male.
Novelle
Gabriele D'Annunzio
Libro: Libro in brossura
editore: Garzanti
anno edizione: 2023
pagine: 544
Il volume raccoglie le novelle giovanili di D'Annunzio, in parte confluite, dopo un'accurata selezione e revisione, nelle "Novelle della Pescara" (1902). L'esordio come prosatore, non ancora ventenne, avviene nel 1882 con uno smilzo libretto di racconti, "Terra vergine", modellato su "Vita dei campi" di Verga. Ma mentre lo scrittore siciliano dipinge una società di umiliati e vinti, D'Annunzio celebra l'energia vitale e l'eros di uomini non «imbastarditi dalla civiltà», immersi nella natura lussureggiante dell'Abruzzo. Nuove suggestioni (Flaubert, Zola, Maupassant) affiorano nelle raccolte successive: se nel "Libro delle vergini" (1884) l'autore indaga come l'istinto e la forza della natura interagiscano con i condizionamenti culturali e sociali, nelle novelle di "San Pantaleone" (1886) tratteggia non senza una certa carica polemica i costumi pubblici e privati della borghesia di provincia. Lungi dall'essere la testimonianza di una fase artistica ormai superata, le prose di queste raccolte giovanili, con la loro varietà di registri stilistici – dall'epico all'elegiaco al satirico –, possono essere considerate i cartoni preparatori dei futuri romanzi. Il volume comprende le raccolte: "Terra vergine", "Il libro delle vergini", "San Pantaleone", "I violenti".
Alcyone
Gabriele D'Annunzio
Libro: Libro in brossura
editore: Garzanti
anno edizione: 2006
pagine: 512
Introduzione e prefazione di Pietro Gibellini. Note di Maria Belponer. Alcyone, pubblicato nel 1903, è il terzo libro delle Laudi, incompiuto ciclo poetico di D'Annunzio formato da cinque raccolte di liriche dedicate alle Pleiadi, le mitiche fanciulle trasformate in stelle che ritmano il tempo degli umani: una laudatio del creato senza creatore ispirata da un sentimento panteistico della natura. Dopo l'avventura ellenica di Maia che trasfigura un viaggio in Grecia dell'autore nella celebrazione di un'Ellade senza tempo, e dopo l'esaltazione di eroi immortali in Elettra, ad Alcyone sono affidate le lodi della terra e del cielo. Vertice poetico dell'intero ciclo, l'opera narra la parabola di un'estate in Versilia in cui si inscrivono l'elogio pagano della natura e la metamorfosi dell'uomo nel paesaggio e nel mito. Nelle liriche che compongono la raccolta il canto si libera in pura musica sensuale, fatta di atmosfera e sensazioni: dalle suggestioni simboliste della Sera fiesolana all'inebriante simbiosi di umano e vegetale della Pioggia nel pineto, ai nostalgici accenti dei Sogni di terre lontane.
Le vergini delle rocce
Gabriele D'Annunzio
Libro: Libro in brossura
editore: Rizzoli
anno edizione: 2010
pagine: XXIII-195
"Certo, ci sentiamo molto lontani dal culto del 'dominatore', e il sogno di restaurare la gloria di Roma mediante i propri lombi, incerti nella scelta di tre improbabili principesse di razza stanca, ma in trepida attesa, urta il nostro intelletto etico. Ma che del suo stile D'Annunzio fosse, sì, dominatore assoluto, questo è arduo negarlo. E mentre cade il sogno folle del Re di Roma, resta, superbo, il Signore dell'Officina, che ha vergato con mano febbrile l'affascinante manoscritto delle "Vergini delle rocce"." (Pietro Gibellini)

