Il tuo browser non supporta JavaScript!
Vai al contenuto della pagina

Libri di Massimo Mucchetti

Confiteor. Potere, banche e affari. La storia mai raccontata

Confiteor. Potere, banche e affari. La storia mai raccontata

Massimo Mucchetti, Cesare Geronzi

Libro: Copertina morbida

editore: Feltrinelli

anno edizione: 2013

pagine: 362

Il giornalista e il banchiere. Un duello fatto di domande e risposte, di ricostruzioni incrociate, retroscena confidenziali, analisi a volte contrapposte sui personaggi, i conflitti, le congiure, i denari di trent'anni della nostra storia. Dalla Banca d'Italia di Guido Carli al Banco di Napoli, dalla Cariroma a Capitalia, fino a Mediobanca e alle Generali, Cesare Geronzi è stato un protagonista assoluto della finanza italiana. Hanno fatto discutere le sue relazioni con Silvio Berlusconi, Massimo D'Alema e Antonio Fazio, le grandi operazioni bancarie culminate con la fusione del polo romano in UniCredit suggerita da Mario Draghi. E ancor più ha suscitato reazioni la sua ascesa alla presidenza dei templi della finanza del Nord. Nel dialogo serrato con Massimo Mucchetti, l'autore di "Licenziare i padroni?" e "Il baco del Corriere", prende corpo la "confessione" di un banchiere non pentito. Sono innumerevoli gli episodi mai raccontati che restituiscono la trama dei grandi affari: un continuo gioco di specchi che rimanda le mutevoli immagini dei vincitori. Indicato da Ciampi in Cariroma, Geronzi prese poi il potere sponsorizzando la Lazio come chiedeva il romanista Andreotti. Si sentì domandare da Enrico Cuccia, che nei suoi ultimi giorni voleva consolidare il suo delfino Maranghi in Mediobanca: "Vuol sempre bene a Vincenzino?". Ottenne da Giovanni Agnelli un soave: "Ma caro Geronzi, se lei non vuole, non si fa" con cui liquidare l'assalto alla Banca di Roma.
9,00

Confiteor. Potere, banche e affari. La storia mai raccontata

Confiteor. Potere, banche e affari. La storia mai raccontata

Cesare Geronzi, Massimo Mucchetti

Libro: Libro in brossura

editore: Feltrinelli

anno edizione: 2012

pagine: 362

Il giornalista e il banchiere. Un duello fatto di domande e risposte, di ricostruzioni incrociate, retroscena confidenziali, analisi a volte contrapposte sui personaggi, i conflitti, le congiure, i denari di trent'anni della nostra storia. Dalla Banca d'Italia di Guido Carli al Banco di Napoli, dalla Cariroma a Capitalia, fino a Mediobanca e alle Generali, Cesare Geronzi è stato un protagonista assoluto della finanza italiana. Hanno fatto discutere le sue relazioni con Silvio Berlusconi, Massimo D'Alema e Antonio Fazio, le grandi operazioni bancarie culminate con la fusione del polo romano in UniCredit suggerita da Mario Draghi. E ancor più ha suscitato reazioni la sua ascesa alla presidenza dei templi della finanza del Nord. Nel dialogo serrato con Massimo Mucchetti, l'autore di "Licenziare i padroni?" e "Il baco del Corriere", prende corpo la "confessione" di un banchiere non pentito. Sono innumerevoli gli episodi mai raccontati che restituiscono la trama dei grandi affari: un continuo gioco di specchi che rimanda le mutevoli immagini dei vincitori. Indicato da Ciampi in Cariroma, Geronzi prese poi il potere sponsorizzando la Lazio come chiedeva il romanista Andreotti. Si sentì domandare da Enrico Cuccia, che nei suoi ultimi giorni voleva consolidare il suo delfino Maranghi in Mediobanca: "Vuol sempre bene a Vincenzino?". Ottenne da Giovanni Agnelli un soave: "Ma caro Geronzi, se lei non vuole, non si fa" con cui liquidare l'assalto alla Banca di Roma.
18,00

Licenziare i padroni?

Licenziare i padroni?

Massimo Mucchetti

Libro: Libro in brossura

editore: Feltrinelli

anno edizione: 2004

pagine: 249

Negli anni 90, la privatizzazione delle imprese pubbliche e le inchieste di Mani pulite sembravano favorire l'aumento delle grandi imprese e un'economia basata sulla trasparenza e la concorrenza. Il capitalismo italiano, invece, ha meno protagonisti di prima. I padroni hanno usato i soldi del mercato per regolare i loro conti anziché investirli nella crescita. Tra il 1986 e il 2001, solo la Fiat ha distrutto ricchezza per 27 mila miliardi di lire, mentre la Fininvest, che ne ha guadagnati 11 mila, è un caso unico nel panorama italiano. Nel paese che sogna il diritto al licenziamento senza giusta causa dei lavoratori, l'autore si chiede se lo stesso principio possa essere applicato agli azionisti, quando le giuste cause sono così frequenti.
7,50

Inserire il codice per il download.

Inserire il codice per attivare il servizio.