Libri di Hadewijch
Canti. Testo nederlandese medio a fronte
Hadewijch
Libro: Libro in brossura
editore: Le Lettere
anno edizione: 2025
pagine: 458
Intorno al 1250, nel ducato del Brabante, Hadewijch compone quarantacinque Liederen, Canti, un testo di grande rilevanza della mistica renano-fiamminga o renano-brabantina. I Canti sono la prima, vera, grande opera poetica della letteratura in lingua nederlandese. Di lei, forse una beghina, sappiamo pochissimo ma questi straordinari versi, destinati a essere cantati, se da un lato si inseriscono nella tradizione della mistica dell’amore dei movimenti religiosi femminili, sorta in Francia nel XIII secolo, dall’altro svelano un unicum straordinario, per spiritualità e poesia, di erudizione, profondità, vena poetica, originalità ed empatia. Hadewijch si propone, con ardore, libertà espressiva e spirito critico, come umile guida spirituale, legge le Scritture in luoghi pubblici e scrive in volgare in un mondo in cui tali argomenti erano dibattuti solo da uomini ed esposti in latino, per condurre le sue amiche nella fede verso l’unione con Dio.
Canti
Hadewijch
Libro: Libro rilegato
editore: Marietti 1820
anno edizione: 2022
pagine: 240
I quarantacinque canti d’amore spirituali di Hadewijch di Anversa, qui proposti per la prima volta in italiano in forma integrale, costituiscono un unicum in tutto il Medioevo occidentale. Mistica e poetessa fiamminga, vissuta probabilmente nel ducato del Brabante tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo in uno dei gruppi che hanno preceduto i beghinaggi, Hadewijch fu tra le principali figure della letteratura volgare europea di quel periodo. Le sue liriche, che esprimono una cultura raffinata, nutrita di spiritualità agostiniana e cisterciense, esaltano l’esperienza mistica e lo slancio verso l’amore divino.
Poesie miste. Testo brabantino a fronte
Hadewijch
Libro: Libro in brossura
editore: Marietti 1820
anno edizione: 2007
pagine: 116
Le poesie qui raccolte, datate a cavallo tra il XIII e il XIV secolo, sono opera di una contemplativa, una beghina fiamminga anonima. Gli studiosi l'hanno voluta chiamare Pseudo-Hadewijch o Hadewijch II a motivo della parentela con i testi della grande beghina, poetessa e mistica Hadewijch. Di alto valore poetico e di grande bellezza e purezza, queste poesie presentano i temi della mistica dell'Essenza nei modi in cui si diffusero nel movimento medievale femminile delle beghine.
Poesie visioni lettere
Hadewijch
Libro
editore: Marietti 1820
anno edizione: 2000
pagine: 160
Di Hadewijch conosciamo solo il nome e la nuda opera. Gli anni della nascita e della morte ci sono ignoti: nata probabilmente ad Anversa da una famiglia aristocratica, visse tra le Fiandre e il Brabante, tra la fine del 1100 e la metà del 1200, contemporanea o poco più giovane di san Francesco d'Assisi. Fu beghina, non sappiamo se in un beghinaggio o nella sua casa. Ci restano di lei tre gruppi di opere: un gruppo nutrito di liriche, provenzaleggianti nella forma, ma ispirate non dal suo amore di donna per un uomo o viceversa, bensì dal suo amore di donna per Dio; una raccolta di trentun lettere, in cui ad amiche che potevano intenderla (forse beghine anche loro) racconta le sue pene e le sue gioie di innamorata di Dio; infine, quattordici visioni, nelle quali con più diretta immediatezza narra le sue mirabili esperienze mistiche. Romana Guarnieri, che è stata la prima studiosa che ha tradotto in italiano questi testi, ha selezionato cinque poesie, cinque lettere e cinque visioni che vengono qui proposte come esempio di uno dei vertici letterari raggiunti dalla letteratura mistica del XII e XIII secolo.

