Libri di Marina De Chiara
Sud immaginari. Colonialità del potere, chicane ribelli, interferenze blues
Libro: Libro in brossura
editore: Universitas Studiorum
anno edizione: 2019
pagine: 146
In questo viaggio tra letteratura, visualità e suoni incontriamo Sud immaginari da attraversare con sguardo decoloniale; ricordando, cioè, che la modernità si fonda sugli squilibri imposti dall'impresa coloniale (Quijano). Testualità inquiete ed Alter/Native interrogano le subalternità e le separazioni tra nord e sud del mondo. Lo squilibrio tra padrone e selvaggio risuona nel racconto del nativo Ishi (James Clifford); il confine tra Stati Uniti e Messico genera epistemologie per un'altra americanità (Gloria Anzaldúa, Guillermo Gómez-Peña, José Saldívar). La Vergine di Guadalupe, l'intoccabile del culto chicano e messicano, è ora una ribelle (Cherríe Moraga, Alma López e Sandra Cisneros). Tra futuro e passato, nell'utopia speculativa di Marge Piercy, viaggia una giovane chicana emarginata. E nei ghetti di bronx immaginari, tra blaxploitation e cine-sceneggiata, un Sud afro-diasporico alberga ad Harlem quanto nel Sud Italia, dove Napoli dà voce alla sua anima nera.
Oltre la gabbia. Ordine coloniale e arte di confine
Marina De Chiara
Libro: Libro in brossura
editore: Meltemi
anno edizione: 2018
pagine: 172
Impadronirsi del mondo non solo attraverso il potere delle armi, ma anche grazie all’invenzione di storie che descrivono lo sconosciuto, il diverso, come qualcosa da addomesticare, da imprigionare in una gabbia. Dalla “scoperta” di Colombo, che in queste pagine ritorna nelle scritture poetiche di Salman Rushdie, Carlos Fuentes, Robert Viscusi, Guillermo Gómez-Peña, la cultura dell’Occidente ha inaugurato una vera arte della rappresentazione dell’ignoto e dell’altro, creando un proprio “ordine” del mondo e del sapere. Da "Robinson Crusoe" di Daniel Defoe e "Cuore di tenebra" di Joseph Conrad, agli esempi filmici di Werner Herzog e Peter Greenaway, fino alla presenza di un’ombra nei memoir di Marie Cardinal e Clarice Lispector, e soprattutto all’arte di frontiera dei chicani Guillermo Gómez-Peña (di cui troviamo in queste pagine il primo consistente studio italiano) e Coco Fusco, l’autrice, nell’ottica interdisciplinare offerta dagli studi culturali e dalle recenti teorie postcoloniali, esplora le connivenze tra scrittura e ideologia coloniale, mostrando come la rimozione del nero e del “selvaggio” ricorra in tutta la storia della cultura occidentale e come alcuni testi, letterari e non, attraverso l’immagine del cannibale (immortalata da Shakespeare in Calibano), rimandino al mito fin troppo attuale dell’eccezionalismo e dell’innocentismo americano. Lo smascheramento del radicato eurocentrismo occidentale mette così a nudo una modernità che ama pensarsi liberale, emancipata, illuminata, ma che resta ossessionata dal suo “cuore di tenebra”.
La traccia dell'altra. Scrittura, identità e miti del femminile
Marina De Chiara
Libro
editore: Liguori
anno edizione: 2001
pagine: 180
Oltre la gabbia. Ordine coloniale e arte di confine
Marina De Chiara
Libro: Copertina morbida
editore: Meltemi
anno edizione: 2005
pagine: 167
Impadronirsi del mondo non solo attraverso lo smisurato potere delle armi, vera supremazia tecnologica dell'uomo bianco europeo, ma anche attraverso l'invenzione di storie che descrivono l'altro, lo sconosciuto, il diverso, come qualcosa da addomesticare, da imprigionare. La cultura dell'Occidente ha sviluppato una lunga tradizione in quest'arte della rappresentazione, per poter imporre il proprio monopolio economico-culturale sui paesi non occidentali. Nell'ottica transdisciplinare proposta dagli studi culturali e postcoloniali, l'autrice interroga alcuni classici della letteratura in lingua inglese, complicando i percorsi della critica tradizionale, offrendo una mappa problematica all'interno della critica contemporanea.
Oltre la gabbia. Ordine coloniale e arte di confine
Marina De Chiara
Libro: Copertina morbida
editore: Booklet Milano
anno edizione: 2005
pagine: 167
Impadronirsi del mondo non solo attraverso lo smisurato potere delle armi, vera supremazia tecnologica dell'uomo bianco europeo, ma anche attraverso l'invenzione di storie che descrivono l'altro, lo sconosciuto, il diverso, come qualcosa da addomesticare, da imprigionare. La cultura dell'Occidente ha sviluppato una lunga tradizione in quest'arte della rappresentazione, per poter imporre il proprio monopolio economico-culturale sui paesi non occidentali. Nell'ottica transdisciplinare proposta dagli studi culturali e postcoloniali, l'autrice interroga alcuni classici della letteratura in lingua inglese, complicando i percorsi della critica tradizionale, offrendo una mappa problematica all'interno della critica contemporanea.