Libri di M. G. Massafra (cur.)
L'inprevedibile leggerezza della materia. L'arte della ghisa tra Ottocento e Novecento
Libro: Copertina morbida
editore: Barbieri Selvaggi
anno edizione: 2011
pagine: 136
Tra la seconda metà dell'800 e i primi decenni del '900 molti manufatti destinati all'illuminazione e all'arredo urbano, come pure vari complementi per l'architettura, furono realizzati in fusione di ghisa: con la loro presenza contribuirono a trasformare il volto delle città divenendo anche una delle espressioni più significative della nascente industrializzazione. La tutela della memoria urbana, che si concretizza nella conservazione e nell'esposizione al pubblico di questi particolari oggetti, è il principio ispiratore della Fondazione Neri - Museo Italiano della Ghisa, nata come semplice collezione privata all'inizio degli anni Ottanta del Novecento e divenuta nel tempo un importante centro di documentazione e di ricerca, riconosciuto a livello sia nazionale che internazionale.
In nome della rosa. La rosa tra liberty e Decò, simbolismi e geometrie nelle arti applicate del primo Novecento
Libro: Copertina morbida
editore: Silvana
anno edizione: 2010
pagine: 64
Nell'arte applicata del primo Novecento, la rosa, di derivazione goticheggiante e preraffaellita, è tra i temi più rappresentati. Simbolo di grazia e purezza, di caducità e di passione, la regina dei fiori si addice sia al naturalismo dell'Art Nouveau, sia al successivo linguaggio geometrico dell'Art Déco. Attraverso quaranta opere - ceramiche, porcellane, vasi di vetro o di bronzo, arredi, gioielli di corallo, oro e avorio, vetrate e cartoni preparatori - provenienti dalla collezione permanente della Casina delle Civette di Roma, da collezioni private e da raccolte di importanti istituzioni specializzate - quali il Museo Richard-Ginori delle Porcellane di Doccia o il Museo Stibbert di Firenze -, il volume indaga la presenza della rosa nell'arte della prima metà del XX secolo, il suo significato iconografico e la sua fortuna. Il catalogo è introdotto da un testo di Andreina d'Agliano.

