Libri di Luciano Curreri
Perdonaci, Padre, perché peccheremo. (Un testo dalla rivolta)
Luciano Curreri
Libro: Libro in brossura
editore: Nerosubianco
anno edizione: 2025
pagine: 126
È un testo distopico e rastremato che racconta, quasi come fosse un soggetto cinematografico, la rivolta dei nuovi schiavi che combattono e conquistano la penisola italiana, svuotandola delle famiglie, dei boss, dei criminali, dei politici, dei tecnici piangenti, dei fanatici militari e di altre, (in)umane tipologie. Affidato volutamente alla parca descrizione di una carica iterata, ovvero a una marcia detta senza troppi fronzoli, che si gonfia via via e muove da Sud a Nord, tra paesi e città, e cui fa da contraltare la rappresentazione grottesca dei potenti che delinquono e perdono, il testo presenta un punto d’approdo che è un ‘cul de sac’, una strada chiusa. La rivolta si è estesa all’Europa – si intuisce alla fine del librino – ma è la rivolta a perdere, insieme a quell’Europa che ha saputo soltanto osteggiarla. Il vecchio continente sarà così facile preda degli USA(-UK), della Russia, della Turchia e del finto ma verosimile MATLE (cioè Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto) e dei fantomatici – ma sulla scena da tempo – Stati uniti sauditi e israeliani...
«I'vo pensando, et nel penser m'assale». Piccolo elogio del lutto di sé stessi: sopravvivere con Petrarca
Luciano Curreri
Libro: Libro in brossura
editore: Mauvais Livres
anno edizione: 2024
pagine: 142
Il volume è dedicato a Petrarca (1304-1374) e in particolare tenta di abbozzare un piccolo elogio del lutto di sé stessi a partire dalla rilettura di «I’ vo pensando, et nel penser m’assale...», lo spinoso e poliedrico testo che apre la seconda parte del Canzoniere. Attraverso una veloce ricognizione della storia della critica, affrontando il tema della morte e del lutto, questo saggio tenta di valutare fenomenologicamente l’approccio di Petrarca all’essere «dato a se stesso» (Maurice Merleau-Ponty): un approccio che non prevede soltanto la solita «separazione degli amanti» e una anticipata e quasi conseguente «fenomenologia della morte» (Igor A. Caruso) ma – più precisamente – un piccolo elogio del lutto di sé stessi e una fenomenologia del sopravvivere simile a quella che viviamo ancora oggi. Perché? Per essere in grado di assumere di nuovo il peccato di vivere senza la colpa, senza l’immediata, inevitabile condanna a morte che affrontiamo in questa vita; cioè accettare qui e ora il tempo e lo spazio di una vita senza coloro con i quali avevamo stretto amicizie e animato passioni. Prefazione di Alessandro Barbero.

