Libri di Giacomo Falconi
Calcio e fascismo. Lo sport come strumento di propaganda: il lato oscuro del «gioco più bello del mondo»
Cristóbal Villalobos Salas
Libro: Libro in brossura
editore: Hellnation Libri
anno edizione: 2024
pagine: 216
Il calcio è un gioco, una passione, una forma di aggregazione sociale, un business; e, per tutto ciò, anche un efficace strumento di controllo sulle masse. Grazie alla sua ineguagliabile capacità di creare miti e alla sua intrinseca epica, questo sport è stato sfruttato fin dai suoi albori come arma di propaganda ideologica. I primi a intuire l’immenso potere di suggestione del calcio furono i regimi totalitari del XX secolo che, nella volontà di penetrare trasversalmente in tutti gli strati della società, utilizzarono il «gioco più bello del mondo» come rudimentale ma potente strumento di marketing politico. Il libro di Villalobos Salas raccoglie gli episodi più significativi dell’inquietante simbiosi tra calcio e dittature fasciste: aneddoti e imprese – talvolta tragiche, altre volte bizzarre – in cui il calcio è stato utilizzato come benda per coprire gli occhi della gente o come veicolo di indottrinamento nell’ambito di deliranti disegni propagandistici ideati da despoti di mezzo mondo: dall’Italia di Mussolini alla Germania di Hitler, dalla Spagna di Franco al Portogallo di Salazar, fino alle dittature latinoamericane.
Amazzonia. Viaggio al centro del mondo
Eliane Brum
Libro: Libro in brossura
editore: Sellerio Editore Palermo
anno edizione: 2023
pagine: 460
«La lotta per la foresta è la lotta contro il patriarcato, contro il femminicidio, contro il razzismo, contro il binarismo di genere. E anche contro la centralità della persona umana. Questo libro, in più di un senso, porta con sé il desiderio di rendere l'Amazzonia una questione personale per chi lo legge». «Ho imparato a osservare Altamira per capire ciò che stava accadendo nel mondo - e per prepararmi», scrive Eliane Brum. Il suo libro è una feroce testimonianza, un testo appassionato e trascinante, in cui la voce della scrittrice si mescola a quella dell'attivista politica per gridare l'assoluta urgenza, per l'Amazzonia e per il futuro del pianeta, di prendere misure che invertano le politiche di sfruttamento selvaggio del territorio e di deportazione delle popolazioni dell'Amazzonia, che hanno trovato sostegno durante la presidenza di Luiz Inácio Lula e che si sono consolidate negli anni del governo Bolsonaro, accusato di genocidio, nell'ambiguo disinteresse del mondo intero. Brum racconta la natura e gli elementi, gli animali e le persone, mette in gioco se stessa senza pudori e in un'autoanalisi cruda. Ci narra il suo trasferimento da São Paulo alla città di Altamira, lungo il fiume Xingu, devastata dalla costruzione di una delle dighe più grandi al mondo. Qui inizia a percepire il saccheggio della natura come il saccheggio del suo stesso corpo, a sentirsi parte di una realtà più grande, a identificarsi negli abitanti della foresta, nelle loro lotte, e poi nella foresta stessa, perché l'Amazzonia le salta dentro «come un anaconda che attacca», scompone la sua identità, le cambia il linguaggio, la struttura del pensiero, in un processo sorprendente. «È importante non sentirsi a proprio agio», scrive. «Ciò che non ci sorprende non ci trasforma». E la sorpresa, fino all'estremo del disagio e della paura, è una delle energie fondamentali che attraversano il suo discorso, che tutto mette in discussione: la possibilità di essere bianchi senza essere violenti, l'ipocrisia dell'economia equa e solidale, la falsità di una produzione ecologicamente sostenibile. È una illuminante testimonianza che edifica un pensiero poetico e politico, e che sancisce con forza e vitalità quanto l'Amazzonia, come realtà e come simbolo, sia essenziale alla continuità e allo sviluppo dell'umanità e del pianeta che la ospita.

