Libri di G. Girimonti Greco
La grande Beune
Pierre Michon
Libro: Copertina morbida
editore: Adelphi
anno edizione: 2020
pagine: 76
Quando una sera di settembre arriva in uno sperduto borgo della Dordogna non lontano da Lascaux - mentre torbide piogge sferzano le finestre e la Gran de Beune scorre melmosa giù, alla base della falesia -, il narratore, giovane maestro fresco di nomina, subito sa di aver varcato una misteriosa linea di demarcazione, e che per lui è iniziato un viaggio nel tempo, in «un passato indefinito» che suscita «un vago terrore». Glielo suggeriscono i pescatori e cacciatori che paiono usciti da antichi fabliaux, Hélène, la locandiera, «vecchia e massiccia come la Sibilla Cumana, come lei pensosa», e Yvonne, la tabaccaia, alta e bianca - «puro latte» -, abbondante e florida come le uri, corvina ma con gli occhi chiarissimi, che suscita in lui un lancinante, selvaggio desiderio. Il maestro la spia quando, regale come sempre, i tacchi alti che infilzano le foglie cadute, attraversa prati e boschi per raggiungere il suo amante, sogna di possederla, di sventrarla, tanto lussuria e ferocia primitiva si rivelano d'improvviso intimamente legate. Non a caso il sopraggiungere di Yvonne può essere annunciato da un corteo di bambini incappucciati che inalberano nel gelo della campagna il trofeo di una volpe morta e vi danzano intorno, e seguito da oscene visioni. Perché se Yvonne è il desiderio stesso in tutta la sua immane potenza, la sessualità come cerimoniale sciamanico e sacra trance, il borgo di Calstenau è il viscerame del mondo, l'incisione rupestre capace di riportarci ad antiche cosmogonie, all'animalità, al primitivo - all'immemorabile origine di tutto.
Proust a Grjazovec. Conferenze clandestine
Joseph Czapski
Libro: Libro in brossura
editore: Adelphi
anno edizione: 2015
pagine: 128
Tra il 1940 e il 1941 nel gulag di Grjazovec, quattrocento chilometri a nord di Mosca, un gruppo di ufficiali polacchi detenuti trova un modo decisamente inusuale, e quanto mai efficace, per resistere all'annientamento morale e intellettuale. A turno intrattengono i compagni di prigionia - accalcati in una stanza, esausti dopo le ore passate a lavorare all'aperto, nel gelo feroce dell'inverno russo - parlando di argomenti con cui hanno particolare dimestichezza. Ne nasce così una serie di vere e proprie lezioni, pressoché clandestine, sui soggetti più disparati: dalla storia del libro a quella dell'Inghilterra, dall'alpinismo all'architettura. Jozef Czapski, pittore di vaglia e scrittore, conversa di pittura francese e pittura polacca, nonché di letteratura francese. E soprattutto rievoca e commenta - citando a memoria, senza il minimo supporto cartaceo, e tuttavia con una precisione sorprendente - intere pagine della "Recherche" di Proust, opera che l'Unione Sovietica ha messo all'indice in quanto espressione paradigmatica della letteratura borghese decadente. E quello che ne scaturisce - cui abbiamo oggi accesso grazie alla trascrizione in francese che lo stesso Czapski realizza "a caldo" - non è soltanto una dimostrazione del potere del ricordo e la testimonianza di un modello singolarissimo di resistenza, ma anche una lettura di Proust di suprema finezza. Con un saggio di Wojciech Karpinski.

